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Il vizio della solitudine
 
Il vizio della solitudine 2021-07-02 13:39:59 Bruno Izzo
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Bruno Izzo Opinione inserita da Bruno Izzo    02 Luglio, 2021
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Ognuno sta solo sul cuor della terra

Questo è un romanzo attuale, moderno, ci parla del comune sentimento della giustizia, un sentimento elementare, innato in ciascuno di noi, e di come ognuno la sente nel proprio animo, quale pensa sarebbe il modo più equo e giusto per applicarla, senza però considerare che la giustizia è tale solo se rispetta la legge. Troppo spesso ci accade davanti ad una palese ingiustizia di sentirci beffati dall’applicazione della legge, che non provvede a rimettere le cose a posto come equità vorrebbe, allora ti senti prudere le mani, vorresti procedere da solo ed in maniera esemplare a ristabilire la correttezza dei fatti, ma non si può, resteresti beffato due volte perché quella stessa legge finirebbe per rivolgerti contro, aggiungendo ingiustizia ad ingiustizia.
Quindi, spesso legge e giustizia non coincidono, ma sono in aperto contrasto tra loro, ma a ben pensarci è la vita stessa che è così, non esiste il Bene ed il Male in assoluto rigorosamente distinti, ma esistono piuttosto infinite sfumature di toni dall’uno all’altro dei due estremi.
Raoul Montanari va però oltre, non ci offre un trattato su queste distinzioni, piuttosto un racconto veloce, rapido, avvincente, ben scritto con uno stile concreto e creativo ad un tempo, che delinea praticamente le differenze di cui sopra, ci fa leggere una storia vera, concreta, pragmatica, ben scritta che enfatizza il paradosso della convivenza civile, dove quello che è equo può non essere lecito, e viceversa, e lo fa riportandoci una certa realtà italiana, nascosta e relegata ai margini, che talora sfugge ai più, o viene poco considerata nel profondo come se ipocritamente fingessimo di non vedere, quasi non appartenesse al nostro tempo.
Perché tutti noi comuni mortali, per indole, siamo portati a pensare alla legge, alla giustizia, alla violenza, agli scontri a fuoco come un evento lontano dalla nostra quotidianità, che non ci riguarda, non ci appartiene e neanche ci compete, tutto quello che sappiamo in proposito ci viene dal cinema e dalla televisione, normalmente non ci tocca se abbiamo la buona sorte di non esserne mai coinvolti.
Raul Montanari ci presenta una vicenda normale, per certi versi, all’apparenza del tutto normale soprattutto per il protagonista coinvolto, l’ex poliziotto Ennio Guarnieri, perché fa parte del suo vissuto, della sua esperienza, Guarnieri è un uomo che sa benissimo che la realtà non è romanzesca, è verosimile, fortemente cruda, conosce come è davvero nei fatti il crimine, con i suoi connotati di violenza, tanto diffusa e facile da usare, quanto assurda e foriera di tragiche complicanze.
Che coinvolgono legge e giustizia in pari e discordante misura.
Fatti i dovuti distinguo, questo è un romanzo hard boiled, come le storie d’oltreoceano che vedono protagonisti personaggi notissimi per gli appassionati del genere, come il Sam Spade di Hammett o il Philip Marlowe di Chandler, gente che va per le spicce, non guardano tanto per il sottile, reagiscono duramente e d’istinto nell’esercizio del loro mestiere, e quindi nelle loro storie non mancano mai violenza e scontri a fuoco.
Il caratteristico detective hard boiled ha, difatti, un atteggiamento da "duro", ed effettivamente lo è, una durezza necessaria per cavarsela in ambienti dove disperazione e sopraffazione vanno di pari passo. Solo che la nostra storia è ambientata in Italia, trattasi di un hard boiled all’italiana, quindi.
In verità, “Il vizio della solitudine” di Raoul Montanari sarà pure un romanzo noir o un hard boiled, ma prima di ogni altra cosa è il racconto della vicenda umana di un comune ex poliziotto, un giovane entrato nelle file delle forze dell’ordine quasi per caso, e nell’esercizio delle sue funzioni si è reso conto di quanto possa essere difficile e paradossale la vita, come possa usualmente ritrovarsi completamente solo un poliziotto che desidera semplicemente fare bene il suo lavoro al servizio della collettività. Ennio Guarneri è entrato in Polizia quasi in punta di piedi, ed è stato un operativo per anni, per le strade, sulle volanti, a contatto con la malavita di ogni livello e con le mille incombenze con cui deve scontrarsi un uomo in divisa al servizio della collettività.
Giunge fino al grado di ispettore, ma già dai primissimi tempi in servizio impara, con amarezza e a sue spese, come spesso accade, che per quanto lui sia un esponente delle forze dell’ordine a cui spetta di far rispettare le leggi, esiste una differenza fondamentale tra legge e giustizia.
Le due cose non coincidono mai, praticamente, rispettare pedissequamente una legge non significa necessariamente essere nel giusto, quasi mai le vittime di una trasgressione giuridica ricevono giustizia, un delinquente abituale può continuare impunemente a delinquere anche se già consegnato alla giustizia, perché la legge stessa gli ha permesso di utilizzare un cavillo giuridico cui appellarsi per essere rilasciato senza che venga fatta giustizia, e via così.
Cose note, è un dilemma antico questo non sovrapporsi perfettamente l’una sull’altra di legge e giustizia, e i primi a saperlo, perché lo vivono a loro spese, sono proprio gli operatori addetti.
I poliziotti sono uomini come tutti, hanno per indole e per etica professionale un’anima onesta, leale, specchiata, sono però loro malgrado testimoni di ingiustizie quotidianamente, a cui le leggi non sanno porre rimedio. È semplicemente umano che questi fatti li scandalizzano, creino frustrazioni, indignano loro per primi, cercano di porvi rimedio in qualche modo, sempre tenendo presente che non ci si può improvvisare giustizieri, è un reato grave farsi giustizia da soli, oltre certi limiti non si può andare, non fosse altro che per la salvaguardia del loro posto di lavoro.
Tuttavia, in certi casi, è altrettanto umano sbottare, i cavalli scappano, la pazienza si esaurisce, la rabbia ha il sopravvento, occorre reagire, ripristinare in qualche modo un minimo di equità dove la legge e la giustizia non arrivano.
Per cui Ennio insieme ai fidatissimi amici e componenti del suo nucleo operativo, si premura di fornire fuori servizio a infimi delinquenti una lezione di buone maniere, a futura memoria.
Niente di drammatico, nessuna esecuzione stile giustiziere della notte, ma una sana scarica di botte che rende edotto il convenuto, per esempio uno spacciatore uso a farsi pagare brutalmente in natura dalle clienti minorenni, spaurite e terrorizzate, che forse è il caso di non reiterare l’insana abitudine. Come dire, fare un tagliando ad una vecchia autovettura, cosicché almeno per un po' di tempo fili diritto. Senonché un giorno Ennio, malgrado il parere contrario dei suoi colleghi di lavoro e di meccanici d’ autofficina fuori servizio, fa un tagliando a chi non doveva fare, il solito pusillanime ma con babbo mammasantissima e inviperito che gode di amicizie altolocate, con le conseguenze del caso che lo portano a dover lasciare il servizio.
Ennio Guarneri si trova così nel mezzo del cammino della sua vita completamente solo, non è riuscito a formarsi una famiglia, non ha più il lavoro che lo teneva occupato e dava un senso alla sua esistenza, trascorre le sue giornate in casa tenendosi splendidamente in forma fino a stordirsi con gli attrezzi ginnici, è affetto da un vizio della solitudine che però non gli pesa oltre una certa misura, vive la sua vita al meglio che gli riesce, con ordine, con disciplina, non a caso la sua abitazione è sempre a posto, pulita, spartana e in ordine come una caserma. Ha compiuto le sue scelte di vita, ne prende atto, non è tipo da crogiolarsi o autocommiserarsi, è un uomo con la sua umanità, la durezza che l’avvolge come un sudario altro non è che l’abito indispensabile per poter giostrare in certe indispensabili situazioni.
Raoul Montanari nella descrizione maniacale del suo personaggio, non ne fa un uomo vittima di solitudine, ma crea un eroe viziato dalla solitudine perché questa è la condizione degli eroi.
Lo scrittore è un maestro di creatività, ha fatto di Ennio Guarnieri come dire il protagonista di una poesia di Camillo Sbarbaro, tanto per intenderci, l’ex ispettore ha vissuto normalmente, conta amici, amori, colleghi, sconta le conseguenze delle sue scelte con dignità, la sua vita rispecchia la rassegnazione per come sono andate le cose, ma non sta a rimuginarci sopra più di tanto, la sera si stende nel suo letto sapendo che poteva andargli peggio e invece del letto ritrovarsi in una bara, riposa senza incubi, gode quanto può godere della vita, anche del semplice piacere di una passeggiata solitaria tra la boscaglia sulle sponde del Ticino.
Proprio durante uno di questi giri, la sua vita cambia radicalmente, e d’improvviso, come sempre succede. Assiste per caso ad una esecuzione tra malavitosi; d’istinto interviene, viene sfiorato da un proiettile, risponde rapido al fuoco per difendersi, e uccide il killer.
Mal gliene incoglie; l’uomo che ha ucciso è certo un malavitoso, ma è soprattutto, per ironia della sorte, una specie di buono, un aggregato ad una setta di giustizieri, manco a farlo apposta. Montanari rende attuale la storia introducendovi una realtà tanto triste quanto attuale, quella della tratta dei migranti. Perché i poveri disgraziati che si avventurano per mare a cercare fortuna altrove, sono come è risaputo vittime prima ancora di essere migranti, sono vessati, derubati, sfruttati, torturati dalla spregevole progenie degli scafisti. Contro costoro è sorta una associazione di vendicatori, persone a loro volta violente e brutali proprio perché sopravvissuti che si premurano di punire con la morte coloro che sono stati i loro primi aguzzini e persecutori. Ennio disgraziatamente ha ucciso, per pura autodifesa, uno di questi vendicatori, tra l’altro fratello di un capo, quindi condannato a sua volta a meno che non accetti di essere arruolato come killer, assai prezioso perché di razza bianca, non esistono infatti migranti ansiosi di vendetta di pelle chiara, per cui non darebbe adito a sospetto mentre avvicina gli scafisti da eleminare. Le cose andranno poi in un certo modo nel proseguo del libro, Raul Montanari ce lo racconta in maniera chiara, fluida, scorrevole, ha uno stile di scrittura cinematografico, le azioni si susseguono sulla carta come fotogrammi di un film, con in sottofondo, per colonna sonora, non il rumore degli spari o l’ululato delle sirene, ma il pensiero del protagonista.
Un pensiero che oscilla tra il giusto ed il lecito, l’iniquo ed il sotterfugio, l’incontro con la sua antica maestra delle elementari, con il ricordo di quando era uno scolaro con i sogni e i desideri di un qualsiasi bambino, il riscoprire l’amore ed il desiderio con una giovane simpatizzante della sinistra, il tutto al confronto della realtà attuale che sta vivendo, tra sangue, violenze e vendette, quasi un confronto tra Bene e Male, tra quello che era e che voleva diventare e quello che è.
L’ex ispettore Ennio Guarnieri si sente questa volta sperduto, stavolta non per vizio ma per scelta forse errata ma oramai effettuata, si trova spalle al muro, in piena solitudine, si rende conto davvero, magari chissà ispirato dalla sua antica maestra, che ognuno sta solo sul cuor della terra, a rischio di essere trafitto da ingiusto proiettile.
Niente di più errato: per ognuno c’è qualcuno sempre.
A salvarci tutti dal vizio della solitudine c’è un altro vizio, una vera ossessione nella vita, un vizio assurdo: l’amore. Ogni specie di amore: quello della tua vecchia maestra, quello di una ragazza che vende un giornale di sinistra, quello di uno strano tipo di sicario in impermeabile bianco, quello di ex colleghi e amici per la pelle. L’amore richiede l’altro, non la solitudine; non è un vizio, non è una scelta, non puoi sfuggirgli, l’amore c’è per tutti, è una legge di natura, un istinto naturale, arriva d’improvviso, ti prende e ti porta via, ti salva.
Nessuno sta solo sul cuor della terra.

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Raoul Montanari
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Commenti

4 risultati - visualizzati 1 - 4
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Bello!!! Sto pensando al Borgna
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Bruno Izzo
03 Luglio, 2021
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Felice ti sia piaciuto! Un caro saluto!
Bellissima recensione per un libro che anche a me è piaciuto parecchio.
In risposta ad un precedente commento
Bruno Izzo
17 Settembre, 2021
Segnala questo commento ad un moderatore
Grazie, ne sono davvero lieto ti sia piaciuto sia il mio commento che, soprattutto, il libro! In genere, mi riferisco a quanto scrivo come fosse un mio pensiero, perchè in verità scrivo molto, forse troppo per una recensione! Grazie ancora, un caro saluto!
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