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Nulla si distrugge
 
Nulla si distrugge 2024-04-13 20:17:30 Bruno Izzo
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Bruno Izzo Opinione inserita da Bruno Izzo    13 Aprile, 2024
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Tutto si crea

Questo di Marco Vichi non è la più recente uscita editoriale dello scrittore fiorentino, è però l’ultimo in ordine di tempo che annovera a protagonista il suo personaggio seriale più noto, il commissario di polizia Franco Bordelli. Gli anni giovanili e della piena maturità vedono Bordelli impegnato in prima persona negli eventi bellici del secondo tragico conflitto mondiale, sia in divisa da graduato militante nel glorioso Battaglione San Marco, sia successivamente nelle file della lotta partigiana.
Nel secondo dopoguerra, presterà servizio come funzionario della squadra omicidi della questura di Firenze, nel disbrigo con esito sempre felice delle indagini su omicidi e affini.
Sul finire degli anni Sessanta, sarà congedato ancora assai giovane per i canoni odierni, avendo però raggiunto i limiti d’età di messa a riposo richiesti all’epoca, e per fortuna sua, aggiungeremmo noi, visto che oggi l’età minima per lasciare il servizio professionale attivo in ogni campo si allunga sempre più verso l’alto. In questo romanzo, siamo nel 1970, un ancor giovane Bordelli è fresco pensionato, ma per niente un vecchietto decrepito, tutt’altro. Che persona è Franco Bordelli?
Un testimone del suo tempo, un uomo che osserva, ascolta, raccoglie, poi filtra quando riceve secondo regole elementari di buon senso, di giustezza, di coscienza civica.
Bordelli è persona comune di normale intelligenza, non un eroe o un tipo eccezionale, meno che mai un investigatore acuto, somiglia invece molto di più ad un segugio ostinato dal fiuto allenato. Esattamente come il suo pet personale, Blisk, un orso maremmano, vale a dire un cane dalle fattezze di un plantigrado delle banchise polari, dotato certamente di un buon fiuto, ma dal cuore ancora più buono. Quello che caratterizza il poliziotto è il suo io interiore, con il quale interagisce di continuo, sempre Bordelli pare pensare ad alta voce rivolto a sé stesso ma in realtà si indirizza a chi lo legge per raccontargli ciò che ha visto, che ha vissuto, con chi o cosa ha interagito nel bene e nel male, descrive con prosa semplice, mai complicata, dialogata, i tipi di varia umanità con cui ha a che fare.
Non solo, ma fa parlare anche con loro i lettori, perciò i romanzi di Marco Vichi non raccontano solo quello che accade a Bordelli, ma anche le storie degli altri personaggi, ciascuno estrinseca il suo vissuto. Non a caso, il clou dei romanzi di Vichi con Bordelli attore principale, vede sempre in primo piano l’ allegra convivialità favorita dalla gustosa gastronomia toscana. Bordelli ed i suoi amici più cari, pochi all’inizio fino ad aggiungerne man mano altri ed arrivare ad una decina di avventori, si riuniscono periodicamente nel casale del commissario, ed il solo lasciapassare per sedere al tavolo e gustare le leccornie approntate da alcuni dei commensali, è che ognuno racconti una storia, vera o inventata che sia. Ne consegue una forma di moltiplicazione dei pani e dei pesci, di storie e di novelle, Marco Vichi non sforna romanzi con Bordelli, scrive invece i racconti del commissario, i suoi libri sono decameroni, infarciti di storie nella storia, di racconti nel racconto, di aggiunte, divagazioni, nuovi aneddoti, aggiornamenti vari.
Vichi, e Franco Bordelli per suo tramite, narrano all’unisono ed a più voci delitti e memorie, fatti e fattacci, prosa, amori, poesie, in particolare il funzionario di polizia si fa forte di tutto quanto ha ricavato assistendo la vita nel momento che accade, oppure, come in questo caso, nel momento che accadeva, giacché “Nulla si distrugge” allude ad un cold case, la scoperta casuale di uno scheletro rivelatore di un delitto occorso tempo addietro.
Nulla si distrugge, è vero, e nulla si crea, i motivi che inducono al delitto ed al malaffare sono sempre gli stessi; tuttavia, non se ne può fare una valutazione standard, Bordelli ha ricavato dalla sua e dall’altrui esistenza lezioni di vita semplice, a misura di persona, facendone tesoro.
Da sbirro aveva sempre tenuto conto di quanto la giustizia potesse diventare ingiusta, se applicata con i paraocchi. Non a caso ha un rapporto di stretta amicizia, direi di fratellanza ed intimità, con un ex ladro alla Robin Hood, non ritenendo sbagliato voler vivere dignitosamente invece di arrabattarsi nella miseria. E se per riuscirci si sottrae ai ricchi quel che per loro sono solo spiccioli, non suona poi così immorale. Perciò nell’esercizio delle sue funzioni è uomo rigoroso, ma non intransigente, è determinato ma non ossessivo, comprende che la tolleranza, la giusta misura applicata al singolo caso è la sola che ristabilisce un minimo di equità civica. In sintesi, Franco Bordelli è personaggio che si spende in prima persona seguendo comunque, in vari tempi e modi, una propria etica di legge e di giustizia, di rettitudine e lealtà. Rischia e si mette in gioco, con coraggio ed umiltà, sa di non essere un santo o un giustiziere, ma una persona imperfetta che ragiona talora più con il cuore che con il cervello. Lo confessa lui stesso, ha sempre detestato i soprusi, fin da bambino, ha lasciato andare più di un assassino. Mai come in “Tutto si distrugge” devia dalla correttezza ottusa, non manda a marcire in galera chi ha commesso omicidi del tutto giustificabili, chi ha tolto di mezzo esseri spregevoli e difficili da incriminare, arrestare e condannare. Si schiera dalla parte di chi subisce, non di chi umilia, oltraggia, maltratta, infanga. Da persona che adora i libri, sa benissimo che l’ignoranza e la miseria sono le più efficienti fabbriche di mostri. Il tutto, entro certi limiti: è inflessibile, infatti, è Nemesi per chi delinque con disumana crudeltà, con gli adulti senza un apparato morale, incapaci di sopportare la sconfitta, di accettare la volontà e i desideri degli altri, e contro coloro che si arrogano privilegi e misfatti travolgendo tutti i derelitti con arroganza e prepotenza, quasi fossero carri armati guidati da bambini. A modo suo Bordelli è poco più che un piccolo borghese, non un eroe benché coinvolto per indole e rigore morale in condotte di rischio e di coraggio, ma un uomo comune che svolge al meglio i suoi compiti secondo come gli detta la propria coscienza di persona buona, di cuore seppur rigida e determinata, con principi etici ben precisi. Il territorio dell’etica si impara a conoscerlo crescendo, è una conquista della coscienza, e a seconda di come si è nati si prende una strada o un’altra: talora è una scelta forzata, talaltra è deliberata, Bordelli perseguita chi volutamente sceglie il male, pur potendo evitarlo tranquillamente, solo loro, e non altri.
Marco Vichi è un ottimo scrittore, piace ai lettori non perché le sue siano storie, o multi-storie, di alta levatura letteraria, Vichi certamente scrive bene e chiaro, non si dilunga ma mette in luce, non mistifica ma porge con cura, tuttavia la sua fortuna è altro, è che soprattutto Vichi racconta.
La letteratura è una lunga catena, e il primo anello si perde nella notte dei tempi, quando, a fine giornata, intorno al fuoco ci si raccontava le giornate, e quindi la vita.
Vichi eccelle perché affabula, novella, è un cantastorie, un menestrello di corte letteraria, un aedo, incanta con il suo dire, nulla distrugge ma tutto reinventa, mette a fuoco i punti nodali del suo personaggio e la sua indole di persona perbene, onesta, di buona educazione, a suo agio con ex prostitute di postribolo, commesse innamorate, questori, agenti semplici, piantoni intenti a disbrigarsi nelle parole crociate, filosofi e medici legali, ex ladri ed agenti dei servizi segreti. Con Marco Vichi si discute di letteratura con chi la sforna, come parlare di farina con un fornaio, si leggono libri e si incontrano dal vivo gli autori preferiti, come, non so, Alba De Cespedes, per esempio, alternando tempi e luoghi, fatti e memorie, intrecciando i mille fili del raccontato a costituire non un gomitolo aggrovigliato, ma un tessuto dalla trama calda, avvolgente.
Bordelli come Vichi è schietto e sincero come sanno essere i fiorentini purosangue, quelli del popolo, i“ maledetti toscani” in senso buono, quelli cioè che sventurati non sono, bensì gioiosi, arguti, positivi.
Che non si distruggono.





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Commenti

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Sono assolutamente d'accordo Bruno e, ahimè, non avrei saputo descriverlo meglio di così!
Hai colto pienamente tutte le sfaccettature del personaggio e l'intento dell'autore.
Anch'io lo adoro perchè mi coinvolgono le sue storie e di più i suoi pensieri, sempre egregiamente espressi.
Grazie per la tua recensione
Un saluto
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