Dettagli Recensione
Scoprirsi madre
Con questo romanzo ho ritrovato un Carrisi diverso dal solito. La componente thriller e la suspense, che normalmente sono il motore delle sue opere, qui passano decisamente in secondo piano. Il libro è soprattutto il racconto di una donna, Serena, delle sue contraddizioni e del suo rapporto con una maternità che non aveva desiderato.
È proprio questo, secondo me, l’aspetto più interessante del romanzo. La protagonista, donna in carriera, poco incline al sentimentalismo e un po’ “voglio, posso, ottengo”, diventa madre senza averlo scelto e svolge il proprio ruolo con grande senso di responsabilità, ma anche con una certa distanza, quasi in modo asettico, come se essere madre fosse soprattutto un dovere da assolvere. Non manca mai ciò che deve fare, ma sembra mancare quella componente emotiva che forse lei stessa non è in grado di riconoscere e accettare fino in fondo.
La bambina va in vacanza sulle nevi in Svizzera con alcune sue coetanee, ma una notte scoppia un incendio nella struttura che ospita le bambine. Si salvano tutte, seppur con un grande spavento, mentre di Aurora non c’è traccia e si suppone che la violenza dell’incendio abbia fatto sparire qualunque traccia del suo corpo.
Ed è paradossalmente la perdita della figlia a costringere Serena a comprendere quanto fosse profondo quel legame. È dopo averla persa che ciò che durante il percorso aveva vissuto quasi automaticamente assume un significato completamente diverso: il “dono” non viene scoperto attraverso la maternità, ma attraverso il dolore della sua assenza. Ed è probabilmente questa la contraddizione più interessante del personaggio.
Alla ricerca della verità, Serena torna più volte in Svizzera, affrontando la diffidenza di una piccola comunità chiusa e rigida e incontrando un personaggio tormentato quanto lei, che finirà per esserle di grande aiuto nella sua ricerca.
Senso di colpa, disperazione, voglia di riscatto, il rifiuto di accettare una versione ufficiale poco convincente, dubbio e un disperato bisogno di ritrovare quel legame spingono Serena a mettere in pericolo la propria vita. E proprio attraverso questa ricerca scoprirà che forse esistono molti modi in cui una madre può cercare disperatamente di esserlo.
Peccato però che, soprattutto nella parte centrale, il romanzo soffra di frequenti cali di ritmo. Chi cerca il Carrisi più thriller potrebbe rimanere deluso: la tensione c’è, ma non è il vero centro della storia e lascia spesso spazio all’analisi della protagonista e della sua vita.
La svolta finale mi ha convinto poco. L’ho trovata un po’ forzata e frettolosa, quasi come se fosse necessario arrivare alla conclusione troppo rapidamente.





























