Dettagli Recensione
Complesso passaggio interlocutorio
Recensione davvero difficile, perché è un po' come giudicare il lavoro di una persona che stimi molto, ma che questa volta non ti convince appieno. Eppure il romanzo mi è comunque piaciuto, e non per indulgenza nei confronti dell'autore.
Diciamo che fare meglio del precedente, decisamente pessimo, era piuttosto semplice, oltre che auspicabile.
Tutto parte dall'omicidio apparentemente inspiegabile di un uomo dall'identità nebulosa, che sembra vivere in fuga da qualcosa o da qualcuno. L'indagine trascina Schiavone in una vecchia storia risalente ai tempi del servizio militare, in un paesino dove tutti sanno tutto e dove certi segreti devono rimanere tali a qualunque costo.
Il tutto si complica ulteriormente con la scomparsa di Sandra, un'assenza che Schiavone fatica a spiegarsi e che lo spinge a indagare anche al di fuori dei binari ufficiali, scontrandosi con una famiglia tutt'altro che collaborativa e che sembra custodire segreti di cui non vuole parlare.
In questo romanzo troviamo Schiavone forse al punto più basso del suo rapporto, già tutt'altro che idilliaco, con il mondo circostante. Stanco, disilluso, amareggiato: verrebbe quasi da definirlo depresso.
Se parliamo del piacere di lettura, il microcosmo costruito da Manzini non perde colpi e continua a essere godibile, grazie soprattutto ai personaggi e alle dinamiche che ormai conosciamo bene. Il problema, semmai, è la struttura del giallo, decisamente rivedibile: una vicenda complessa e prolissa, nella quale tutto finisce per essere collegato a tutto, con il risultato di generare situazioni poco credibili e qualche svarione dell'autore, soprattutto nel finale.
La sensazione è che Manzini si trovi in una fase di incertezza narrativa: da una parte, la necessità di dare una conclusione degna di questo nome alle vicende del suo personaggio più riuscito; dall'altra, la tentazione di trovare nuove svolte che restituiscano linfa alla serie, senza però scivolare in operazioni commerciali fini a sé stesse.
Il rischio è quello di trascinare troppo a lungo una storia che avrebbe bisogno di trovare una direzione chiara. Anche perché, dopo la conclusione delle vicende legate a Sebastiano, a dir poco indegna, il credito nei confronti dell'autore non è più illimitato.
Resta il piacere di ritrovare Schiavone, ma comincia a farsi sentire il bisogno di qualcosa in più: una trama solida, una maggiore coerenza narrativa e, soprattutto, il coraggio di arrivare a una conclusione che sia davvero all'altezza del personaggio.





























