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Le tre del mattino
 
Le tre del mattino 2018-01-16 12:09:16 eugrizzo
Voto medio 
 
3.8
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
4.0
eugrizzo Opinione inserita da eugrizzo    16 Gennaio, 2018
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Educazione sentimentale a Marsiglia

Leggere l’ultimo romanzo (breve) di Gianrico Carofiglio, Le tre del mattino, quasi di getto, nel cuore della notte, mi ha lasciato al termine una sensazione che non provavo da almeno cinque anni, ovvero lasciarmi andare senza pensieri al piacere della lettura, tra pensieri confusi e, un viaggio più “esistenziale” che fisico.
Nel 2011 in Costa Azzurra a circa un centinaio di chilometri da dove si svolge gran parte del romanzo del magistrato, nel cuore della notte, in albergo, scrivevo la dannazione di personaggi ambigui ma non per questo dotati di grande umanità che mi avevano guidato nel dedalo di viuzze della città “universitaria” alta di Antibes sino alla meta, Sophia Antipolis.
In quell’occasione, seppur in maniera meno “intima”, di quello che avrebbe provato il protagonista, avevo percepito un’atmosfera convulsa, euforica, propria della leggerezza e della joie de vivre francese.
Una joie che è il fine ultimo de Le tre del mattino, un pretesto di una strana epilessia che colpisce Antonio, liceale diciottenne, riservato e timido, amante del disegno ed estremamente dotato in matematica. La ricerca di una cura “definitiva” alla malattia porta Antonio e suo padre, docente di matematica, a Marsiglia, da un luminare del settore.
Il primo viaggio è elusivo e quasi frutto di un non detto. Due giorni con padre e madre (separati) divisi tra ospedale e cure per una terapia basata su pillole quotidiane, pesante, terribile che non farà altro che condurre il giovane alla prostrazione e depressione.
Poi di nuovo, tre anni dopo la terapia, un altro viaggio, un ritorno, per capire. Questa volta da soli. L’ex moglie ha un importante convegno, meglio che non lo salti. Allora padre e figlio partono per Marsiglia sperando in una cura differente dal quotidiano dosaggio farmacologico.
E qui avviene l’ arabesco del destino, l’intoppo, il pretesto: dal programmato rientro in giornata, “il soggiorno” si prolunga, su indicazione del luminare, forzatamente per altri due giorni. Due giorni in cui Antonio non dovrà dormire (una terapia d’urto abbastanza usuale negli anni ottanta) ma mantenersi desto con qualche “stimolante”. In caso non si palesino fenomeni di crisi evidente, allora vorrà dire che, parole del medico, il giovane potrà riprendere la sua normale “vita” senza più cure farmacologiche, come un comune adolescente.
Nasce così un incontro. Perché Le tre del mattino altro non è che questo. Una leggera nota di amarezza, irrompe nell’animo di Antonio, contrastato tra il timore di domande sempre più intime a un padre mai conosciuto realmente e la sua precaria instabilità emotiva, soffusa dal piacere della luce del mattino che interrompe la notte della vita.
In un gioco di sguardi, non a caso ambientato tra i Calanques e il Vieux Port, la Gabieniere, le zone della città più sensuali, “sporche”, vere, il padre “diventa” giovane mostrando tutte le fragilità della vita adulta di cui ha rimpianti e debolezze e il figlio, per converso, scopre l’amore, il sesso, la vita adulta, liberandosi dal pesante quanto opprimente fardello di “malato” in lotta contro il mondo.
Ma soprattutto, perdendosi entrambi, i due impareranno a riconoscersi.



Scrive Carofiglio:
Così cercammo di imparare a perderci. In breve ci colse una leggera febbre dell'anima: pensavamo in modo diverso, vedevamo cose - dentro e fuori di noi - di cui altrimenti non ci saremmo mai accorti.
Ecco quindi che Le tre del mattino oltre che dall’evidente matrice del romanzo di formazione, assume la valenza di un viaggio, non meramente spaziale quanto temporale.
Un viaggio tra due generazioni che si confrontano in un’atmosfera irreale (quasi eliottiana) dai toni sospesi di parole non dette, di silenzi che comunicano un affetto pregnante, significativo.
Un viaggio da cui padre e figlio usciranno profondamente cambiati, nella prospettiva delicata ed intimista di un’esperienza che rimarrà per sempre impressa nel cuore di Antonio, anche dopo la morte.

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