Narrativa italiana Romanzi Le tre del mattino
 

Le tre del mattino Le tre del mattino

Le tre del mattino

Letteratura italiana

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Antonio è un liceale solitario e risentito, suo padre un matematico dal passato brillante; i rapporti fra i due non sono mai stati facili. Un pomeriggio di giugno dei primi anni Ottanta atterrano a Marsiglia, dove una serie di circostanze inattese li costringerà a trascorrere insieme due giorni e due notti senza sonno. È così che il ragazzo e l'uomo si conoscono davvero, per la prima volta; si specchiano l'uno nell'altro e si misurano con la figura della madre ed ex moglie, donna bellissima ed elusiva. La loro sarà una corsa turbinosa, a tratti allucinata a tratti allegra, fra quartieri malfamati, spettacolari paesaggi di mare, luoghi nascosti e popolati da creature notturne. Un viaggio avventuroso e struggente sull'orizzonte della vita. Con una lingua netta, di precisione geometrica eppure capace di cogliere le sfumature più delicate, Gianrico Carofiglio costruisce un indimenticabile racconto sulle illusioni e sul rimpianto, sul passare del tempo, dell'amore, del talento.

Recensione della Redazione QLibri

 
Le tre del mattino 2017-10-22 17:26:08 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    22 Ottobre, 2017
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Padri e figli

Era appena adolescente, Antonio, quando gli è stata diagnosticata la patologia dell’epilessia idiopatica. Dopo un primo consulto in Italia, il giovane, con il padre, matematico ed insegnante, e la madre, docente di lettere, ormai separati, decide di recarsi in Francia, a Marsiglia, presso lo studio del Dottor Gastaut, un luminare nel settore della malattia de qua. A seguito di questo la vita del paziente torna ad essere “quasi normale”, può riprendere gran parte di quelle abitudini a cui era stato costretto a rinunciare e la sindrome sembra ormai essere sotto controllo. Trascorsi tre anni (siamo circa nel 1983), padre e figlio – ormai diciottenne – tornano in quel de la ville francese per il responso ultimo: sarà Antonio definitivamente guarito oppure dovrà continuare a sottoporsi alla terapia?
Apparentemente, il ragazzo sembra essersi ristabilito, il medico però, decide di sottoporlo ad un’ultima prova, la cd “prova da scatenamento” (oggi vietata e sconsigliata negli ambienti clinici). Padre e figlio, obbligati a causa di quest’ultima, a restare svegli per ben 48 ore consecutive (senza farmaci curativi e supportati soltanto da sorta di pillole a contenuto anfetaminico, atte e necessarie a evitare che il sonno sopraggiunga), si conosceranno, forse, per la prima volta, e, in questo colloquio inaspettato, riusciranno a mettersi a nudo, con le loro paure, forze e fragilità. Un’intimità, quella ritrovata, che Antonio, ricorda ormai da uomo adulto, con un vigore e una forza tale da far supporre che quei giorni siano celati in tempi brevi e non nei recessi della memoria.
Il tutto è avvalorato da una penna briosa, rapida, fluente e affatto impegnativa. La prima sensazione che coglie il lettore nello scorrimento delle vicende è, infatti, la leggerezza, nonostante, i contenuti, siano di indubbia riflessione. Carofiglio si distingue dal suo solito modus operandi ed anche se è percepibile la sua impronta “dietro” il componimento, non si può non apprezzare il tentativo di rinnovamento che in esso è racchiuso. Significativo anche il dato di provenienza delle vicende, liberamente ispirate a fatti realmente accaduti.
Una storia intensa, meditativa che tocca le corde più intime dei rapporti umani e familiari.

«Ero scettico e lui per convincermi ha citato un grande matematico polacco, Stefan Banach: diceva che i buoni matematici riescono a vedere le analogie ma i grandi matematici riescono a vedere le analogie tra le analogie. E’ una definizione geniale, e il mio amico diceva che la stessa cosa vale per i giuristi: quelli bravi colgono le analogie, le omogeneità e le disomogeneità, i grandi le analogie fra le analogie. Sono capaci di portare il discorso su un livello diverso.»

«Se la gente crede che la matematica non sia semplice, è soltanto perché non si rende conto di quanto complicata sia la vita»

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Le tre del mattino 2018-01-28 22:49:13 mariaangela
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mariaangela Opinione inserita da mariaangela    29 Gennaio, 2018
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Non bisogna buttar via il talento.9 è meglio di 10

La storia, quella di Antonio e di suo padre e dell’umanità che li circonda.

A sette anni iniziano a manifestarsi i primi sintomi di una epilessia idiopatica, un “innominabile disturbo” per i suoi genitori, che faticano a prendere cognizione della nuova situazione venutasi a creare. Questa ignorante chiusura avrà effetti deleteri sul ragazzo e sul suo carattere che, con il passare del tempo, e con l’acuirsi delle crisi, arriverà sempre più a chiudersi in se stesso e a tralasciare gli interessi che avevano iniziato ad appassionarlo.

Inizialmente il fulcro del racconto sembra essere il Centre Saint-Paul a Marsiglia dove il professore Henri Gastaut, uno dei migliori specialisti del settore, infonde buone speranze di guarigione.

L’autore è dettagliato nelle descrizioni e nelle spiegazioni, anche mediche, prima di raccontare ha lui stesso fatto ricerche sull’argomento. Nulla è lasciato in sospeso e nessun dubbio sorge in chi legge.
Superficialità e approssimazione non sono concetti che gli appartengono.

Tutto ruota attorno a queste figure tristi e sperdute nella loro solitudine. Un padre e un figlio, all’apparenza diversissimi,hanno ciascuno dell’altro una reciproca superficiale conoscenza.
La loro simbiosi è talmente evidente da essere commovente. Ma loro ancora non lo sanno.

Mi colpisce come questa Marsiglia, inizialmente ostile e pericolosa e paurosa, che sembra continuamente spiarli da qualche meandro buio durante le loro passeggiate notturne, si sposi perfettamente col carattere di Antonio e di suo padre, con i loro imbarazzi,il loro essere schivi e misurati, con i loro dialoghi fatti per coprire i silenzi. Marsiglia buia e pericolosamente tranquilla si rispecchia nei loro animi; bisogna guardarsi le spalle da quella città e non solo, ma non hanno il coraggio di dirselo. Ancora una volta sono sulla stessa lunghezza d’onda…

"Le merveilleux nous enveloppe et nous abreuve comme l'atmosphère; mais nous ne le voyons pas."
C. Baudelaire

E’ l’estate del 1983.
Il confine tra il prima e il dopo.
La prova che va affrontata insieme. Violentemente insieme, perché solo insieme può avere successo, bisogna che ciascuno vegli che l’altro stia a sua volta vegliando. E succede. Succede che lo vede sorridere. Succede che non aveva mai notato la fossetta sotto il mento, le ciglia lunghe, la cicatrice sul sopracciglio sinistro. Si guardano. Si vedono. Si riconoscono. E allora c’è il jazz, la musica suonata e la musica ascoltata senza vergogna ma anzi con fierezza e con orgoglio, il pornoshop perché in fondo “se fossimo stati in compagnia di amici, beh saremmo certamente entrati”, la bellezza e la spiaggia e Adèle e Lucie e Marianne.

“In qualche momento chiudeva gli occhi, in qualche momento oscillava avanti e indietro. Le sue mani erano agili e veloci: il loro movimento comunicava un senso di essenzialità che era molto bello, come una metafora ben riuscita, un ideale di stile, un modo di essere al mondo. … Quando finì, inseguendo il senso di ciò che aveva suonato in due scale conclusive e malinconiche, scoppiò un applauso pieno di simpatia. E anch’io applaudii e continuai a farlo finché non fui sicuro che mi avesse visto, perché cominciavo a capire che esistono gli equivoci e non volevo che ce ne fossero in quel momento.”

“Nella vera notte buia dell’anima sono sempre le tre del mattino.”
F. Scott Fitzgerald

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Le tre del mattino 2018-01-21 17:02:46 Simona P.
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Simona P. Opinione inserita da Simona P.    21 Gennaio, 2018
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Il momento di parlare

Con stile piacevole e toccante, con linguaggio sottile e profondo, con la sua solita elegante narrazione, Carofiglio si allontana dal genere giallo-legal thriller, per affrontare una storia più intima e introspettiva; il racconto nei punti più salienti, si sviluppa principalmente di notte, a Marsiglia, attraente città portuale che viene rappresentata nella sua bellezza ma anche nella parte più malfamata e fatiscente; questa città marittima, vivace e multietnica, è anche molto amata dagli scrittori noir, proprio per i suoi aspetti oscuri e misteriosi.
'Ho compiuto cinquantuno anni, l'età che aveva mio padre allora. Così ho pensato che era arrivato il momento per scrivere di quei due giorni e di quelle due notti'
Inizia così la storia di Antonio, un ragazzo diciottenne che ha per molto tempo convissuto con l'epilessia in una forma abbastanza lieve che però lo ha costretto ad assumere farmaci. Il ragazzo teme la malattia e ha dovuto affrontare limitazioni nello sport, nello studio e nella vita privata. Il dottor Gastaut, il medico che lo cura, si trova a Marsiglia e gestisce un centro specializzato. Gastaut non solo aiuta Antonio affinchè si senta 'normale' ma è quasi il demiurgo della storia; seguendo una particolare cura, 'impone' a padre e figlio di trascorrere dei giorni da soli, a Marsiglia, insonni.
I genitori di Antonio sono separati, il padre, un brillante matematico, se ne è andato di casa quando il figlio era piccolo; tra padre e figlio non c'è mai stata molta sintonia. Saranno proprio quei giorni che porteranno Antonio e suo padre a dialogare, conoscersi, confrontarsi e anche divertirsi. Emergono gli aspetti maschili più importanti della vita: gli interessi, lo studio, il talento, le donne, la musica, il sesso, il passato, le esperienze. Un padre che si ritrova nel filgio, un figlio che si forma attraverso il padre. Mi sono piaciuti molto i pensieri più intimi di Antonio, l'autore descrive con delicatezza un adolescente confuso, impaurito dalla vita, dalla sua malattia ma anche curioso, desideroso di vivere e scoprire, amante della lettura, ribelle ma insicuro. La dolcezza dei pensieri contrasta con i quartieri malavitosi, i vicoli bui, i locali notturni della fascinosa città francese; si avvicendano giornate al mare, feste e incontri con donne omosessuali, cene, cibo e vino, locali jazz, citazioni, racconti del passato e confessioni dei due protagonisti; pensieri sulla vita e sulla ricerca dell'armonia. Le debolezze del padre, la crescita del figlio, la vita che va avanti; nella staffetta dell'esisistenza, il passaggio del testimone.
Il finale? semplice, sincero, toccante e commovente.

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Le tre del mattino 2018-01-16 12:09:16 eugrizzo
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eugrizzo Opinione inserita da eugrizzo    16 Gennaio, 2018
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Educazione sentimentale a Marsiglia

Leggere l’ultimo romanzo (breve) di Gianrico Carofiglio, Le tre del mattino, quasi di getto, nel cuore della notte, mi ha lasciato al termine una sensazione che non provavo da almeno cinque anni, ovvero lasciarmi andare senza pensieri al piacere della lettura, tra pensieri confusi e, un viaggio più “esistenziale” che fisico.
Nel 2011 in Costa Azzurra a circa un centinaio di chilometri da dove si svolge gran parte del romanzo del magistrato, nel cuore della notte, in albergo, scrivevo la dannazione di personaggi ambigui ma non per questo dotati di grande umanità che mi avevano guidato nel dedalo di viuzze della città “universitaria” alta di Antibes sino alla meta, Sophia Antipolis.
In quell’occasione, seppur in maniera meno “intima”, di quello che avrebbe provato il protagonista, avevo percepito un’atmosfera convulsa, euforica, propria della leggerezza e della joie de vivre francese.
Una joie che è il fine ultimo de Le tre del mattino, un pretesto di una strana epilessia che colpisce Antonio, liceale diciottenne, riservato e timido, amante del disegno ed estremamente dotato in matematica. La ricerca di una cura “definitiva” alla malattia porta Antonio e suo padre, docente di matematica, a Marsiglia, da un luminare del settore.
Il primo viaggio è elusivo e quasi frutto di un non detto. Due giorni con padre e madre (separati) divisi tra ospedale e cure per una terapia basata su pillole quotidiane, pesante, terribile che non farà altro che condurre il giovane alla prostrazione e depressione.
Poi di nuovo, tre anni dopo la terapia, un altro viaggio, un ritorno, per capire. Questa volta da soli. L’ex moglie ha un importante convegno, meglio che non lo salti. Allora padre e figlio partono per Marsiglia sperando in una cura differente dal quotidiano dosaggio farmacologico.
E qui avviene l’ arabesco del destino, l’intoppo, il pretesto: dal programmato rientro in giornata, “il soggiorno” si prolunga, su indicazione del luminare, forzatamente per altri due giorni. Due giorni in cui Antonio non dovrà dormire (una terapia d’urto abbastanza usuale negli anni ottanta) ma mantenersi desto con qualche “stimolante”. In caso non si palesino fenomeni di crisi evidente, allora vorrà dire che, parole del medico, il giovane potrà riprendere la sua normale “vita” senza più cure farmacologiche, come un comune adolescente.
Nasce così un incontro. Perché Le tre del mattino altro non è che questo. Una leggera nota di amarezza, irrompe nell’animo di Antonio, contrastato tra il timore di domande sempre più intime a un padre mai conosciuto realmente e la sua precaria instabilità emotiva, soffusa dal piacere della luce del mattino che interrompe la notte della vita.
In un gioco di sguardi, non a caso ambientato tra i Calanques e il Vieux Port, la Gabieniere, le zone della città più sensuali, “sporche”, vere, il padre “diventa” giovane mostrando tutte le fragilità della vita adulta di cui ha rimpianti e debolezze e il figlio, per converso, scopre l’amore, il sesso, la vita adulta, liberandosi dal pesante quanto opprimente fardello di “malato” in lotta contro il mondo.
Ma soprattutto, perdendosi entrambi, i due impareranno a riconoscersi.



Scrive Carofiglio:
Così cercammo di imparare a perderci. In breve ci colse una leggera febbre dell'anima: pensavamo in modo diverso, vedevamo cose - dentro e fuori di noi - di cui altrimenti non ci saremmo mai accorti.
Ecco quindi che Le tre del mattino oltre che dall’evidente matrice del romanzo di formazione, assume la valenza di un viaggio, non meramente spaziale quanto temporale.
Un viaggio tra due generazioni che si confrontano in un’atmosfera irreale (quasi eliottiana) dai toni sospesi di parole non dette, di silenzi che comunicano un affetto pregnante, significativo.
Un viaggio da cui padre e figlio usciranno profondamente cambiati, nella prospettiva delicata ed intimista di un’esperienza che rimarrà per sempre impressa nel cuore di Antonio, anche dopo la morte.

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Le tre del mattino 2017-12-08 17:42:50 Pelizzari
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Pelizzari Opinione inserita da Pelizzari    08 Dicembre, 2017
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Balikwas

Il rapporto tra un figlio ed un padre è al centro di questa storia tutta italiana, stranamente ambientata nella confusa, poliedrica ed anche un po’ violenta Marsiglia. E’ forse l’essere fuori dall’ordinarietà, per un motivo comunque familiare, che permette questo avvicinamento tra padre e figlio. O forse, più che un avvicinamento è una conoscenza, una scoperta, perché i due, complice una piccola terapia di deprivazione del sonno, arrivano ad un punto inatteso di confidenze. E’ l’effetto baliwkas, una parola straniera che significa saltare all’improvviso in un’altra situazione. In questa storia si salta dall’avere un padre e un figlio abituati ad interagire tra loro in modo ordinario, secondo i classici schemi familiari, all’avere due adulti alla pari, che fino a due giorni prima quasi non si conoscevano nella loro individualità, ma che, in modo estremamente naturale e libero, si svelano l’uno all’altro, in un rapporto maturo figlio-genitore, che è una delle cose più belle che si può desiderare di avere dalla vita. La storia è potente, piena di sentimenti, di affetto, di tenerezza e la scrittura di Carofiglio ci prende per mano e ci conduce piano piano ad un finale, che, in poche righe, riassume in modo magistrale uno dei tasselli più importanti del puzzle della nostra vita.

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Le tre del mattino 2017-11-12 15:09:39 Giulian
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Giulian Opinione inserita da Giulian    12 Novembre, 2017
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Breve, ma intenso

Inizialmente ho avuto l’impressione che l’argomento principale fosse l’epilessia da cui è affetto il giovane protagonista; solo dopo qualche capitolo è stato chiaro che la malattia e la ricerca di una cura efficace non erano che un pretesto: nella storia determinano le circostanze che permettono ad un figlio adolescente e ad un padre separato di incontrarsi e di conoscersi praticamente per la prima volta. L’intimità emotiva ed intellettuale che si instaura tra i due è davvero coinvolgente, ti assorbe, tocca spesso corde sensibili in chi, come me, ad una certa età ripensa con malinconia e affetto ad un genitore ormai perduto.
La scrittura di Carofiglio è sempre chiara, intelligente, ricca. Le frequenti citazioni colte, che potrebbero apparire stucchevoli, hanno qui una ragion d’essere, se si tien conto che il padre del protagonista è un docente universitario.
Consiglio vivamente la lettura di questo romanzo, breve ma intenso.

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Le tre del mattino 2017-11-05 17:47:49 cesare giardini
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    05 Novembre, 2017
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Un padre, un figlio e due notti a Marsiglia.

Un figlio diciottenne alle soglie dell’Università, con problemi di salute e un padre docente di matematica, separato, tutto preso dall’insegnamento, partono per Marsiglia, dove un illustre clinico dovrà chiarire e risolvere i problemi del figlio. Ed a Marsiglia sono costretti, prima di avere una diagnosi definitiva, a passare due giorni e due notti insieme, sempre svegli per la terapia imposta dal famoso luminare al figlio. I due, come tanti figli e tanti padri, non hanno mai avuto momenti di confidenza, chiusi in sè stessi, con una incomunicabilità tipica in tante famiglie, che non riescono a comprendere i problemi reciproci e vivono in una routine stanca, fatta di abitudini e di silenzi. Ma i due, soli, a tu per tu, sembrano sciogliersi, tentano di capirsi, vivono esperienze nuove che in ambito familiare sembrava quasi impossibile vivere. Visitano Marsiglia, si perdono in ristorantini del centro, si scambiano opinioni, desiderano quasi come una necessità impellente recuperare il tempo perduto e farsi confidenze mai fatte ed inaspettate. E le notti (due sole) sono tutte per loro. Nella prima finiscono in un locale della periferia dove è in corso una jam sessioni di jazz : il padre, che sembra ringiovanito, si esibisce in un assolo di pianoforte tra gli applausi e lo stupore del figlio. Nella seconda, dopo una giornata al mare, finiscono in un party, dove il figlio prova una nuova esperienza e rinsalda un rapporto con il padre che sembrava perduto da anni. Alla fine, dopo il responso medico, i due rientrano a casa, in Italia: il muro tra i due sembra abbattuto, l’avvenire forse sarà più roseo. Gianrico Carofiglio affronta il complesso e difficile rapporto tra padri e figli con una vena malinconica, intrisa di nostalgia , e con la consapevolezza che il destino è sempre in agguato. In una citazione dell’ultimo capitolo, c’è tutto il succo del romanzo: chi sostiene che la matematica non è semplice, non si rende conto di quanto sia complicata la vita.

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I romanzi di Gianrico Carofiglio.
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Le tre del mattino 2017-11-02 15:19:21 Lonely
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Lonely Opinione inserita da Lonely    02 Novembre, 2017
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Tutto cambia alle tre del mattino

Un padre e un figlio passano due giorni e due notti, insonni, insieme a Marsiglia, malfamata città del sud della Francia.
Antonio, diciottenne, è lì per un controllo medico da un famoso neurologo francese: ha avuto diversi episodi da bambino di epilessia, ma in cura da qualche anno, è riuscito a tenere a bada la sua malattia.
Il medico per dichiararlo definitivamente guarito, gli suggerisce di stressare il suo fisico al limite, arrivando a proibirgli di dormire per due notti di seguito.
Il padre, un professore di matematica, lo accompagna in questo viaggio e in pratica i due sono costretti a trascorrere questo tempo insieme per le strade buie della città, da un locale all’altro, incontrando personaggi ambigui cercando alternative pur di rimanere svegli.
Ma in realtà questo diventa un viaggio interiore per entrambi, che dà loro modo di conoscersi meglio; tutto cambia, i giudizi, le percezioni, i punti di vista anche sugli eventi della loro vita , e i due si scoprono differenti, scoprendo appunto di avere anche affinità e talenti che non avevano mai notato prima.
E’ un dialogo serrato, fatto di sguardi, gesti e parole, sulla vita e sulle scelte di vita che inevitabilmente compiamo nei gesti quotidiani.
Il figlio ritrova un padre profondamente diverso da come lo aveva creduto e inizia finalmente ad accettarlo e ad apprezzarlo.
Insegnamento ed esperienza di vita è la conseguenza di questo breve ma intenso percorso “Se la gente crede che la matematica non sia semplice, è soltanto perché non si rende conto di quanto complicata sia la vita”.
Un romanzo intenso, commovente a tratti, che ti rapisce in questo viaggio, avvolto anche da una leggera, pur penetrante suspence, senza i risvolti del giallo, come invece è solito Carofiglio nei suoi romanzi con protagonista Guerrieri.
Un linguaggio, quello dello scrittore, sempre preciso e coinvolgente.
Una storia che ti cattura perché può anche essere la tua, perché spesso viviamo delle dinamiche familiari che crediamo agiscano in un modo, e che invece realizziamo poi , andando più a fondo, essere completamente diverse da come pensavamo.
Tutto cambia alle tre del mattino perché «Nella vera notte buia dell’anima sono sempre le tre del mattino»

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Le tre del mattino 2017-10-19 15:20:58 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    19 Ottobre, 2017
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Alla riscoperta di un padre

La nota di Gianrico Carofiglio al suo nuovo libro Le tre del mattino, è alquanto singolare, e dice che:
“Questo libro e i suoi personaggi (uno escluso) sono frutto di finzione narrativa. La storia si ispira però a fatti realmente accaduti. Ringrazio chi me li ha raccontati.” .
Una storia vera, dunque, mentre il titolo riecheggia le parole di Scott Fitzgerald ne Tenera è la notte, dove afferma che:
“Nella vera notte buia dell’anima sono sempre le tre del mattino.”
Una vicenda che:
“aveva dischiuso una porta su stanze nascoste.”
Ambientato per la maggior parte a Marsiglia, città che:
“si trasformava a vista d’occhio in una metropoli africana, presidiata a ogni angolo da prostitute e magnaccia, percorsa da gruppi di ragazzi magrebini dagli sguardi famelici, punteggiata da botteghe strapiene come bazar in miniatura, da negozi sbarrati con assi di legno, da ristoranti che emanavano odore di spezie e fritture, da caffè equivoci, da cinema porno. I luoghi comunicavano un sentimento ambiguo, che oscillava tra un’atmosfera quasi familiare, (…), e un senso di pericolo latente ed aspro.”
Il personaggio vero è anche l’io narrante, Antonio, il quale diventato adulto, ricorda un episodio accaduto anni prima, quando non era nemmeno diciottenne, vale a dire quando ha potuto conoscere meglio il proprio padre, che se ne era andato di casa. Complice un viaggio della speranza a Marsiglia, dove padre e figlio sono costretti a stare insieme due giorni e due notti senza mai dormire per verificare se l’epilessia idiopatica di cui il ragazzo soffre da sempre sia stata veramente curata definitivamente . Deve fare una “prova da scatenamento”, come viene chiamata in termine tecnico, pratica psichiatrica talmente violenta da essere stata in seguito vietata dai protocolli. Che consiste nel costringere il paziente a sottoporsi a un enorme stress privandolo del sonno per due notti, senza farmaci curativi e solo con l’aiuto di pillole che lo aiutino a rimanere sveglio, probabilmente anfetamine. E’ l’inizio dell’avventura per il giovane uomo e il suo genitore.
Il nuovo lavoro di Gianrico Carofiglio è un capolavoro in assoluto. Scritto con brio, scioltezza, brevità precise ed attente, nessuna sfumatura. Il rapporto tra il padre e il figlio è paragonato ad
“entità frammentate: una sequenza di emozioni, inclinazioni, tratti, desideri.”
Un racconto breve, intenso, intimo ed intimistico tra due persone che finalmente si conoscono, forse diverse, per quello che sono. Una lettura coinvolgente, e tenera, “un romanzo di scoperte e formazione.” Una avventura a tutto tondo tra jazz, matematica e malattia. Da leggere.

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Consigliato a chi ha letto i romanzi precedenti di Gianrico Carofiglio.
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