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Premiata ditta Sorelle Ficcadenti
 
Premiata ditta Sorelle Ficcadenti 2018-01-29 18:21:41 La Lettrice Raffinata
Voto medio 
 
4.5
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
5.0
La Lettrice Raffinata Opinione inserita da La Lettrice Raffinata    29 Gennaio, 2018
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Il twist (comico) che non ti aspetti

Mentre su un ramo del Lago di Como Manzoni immaginava il coronarsi del sogno d’amore tra Renzo e Lucia, su quello accanto Vitali mette in scena una storia di tutt’altro genere, senza farsi però mancare intrecci romantici, prepotenti signorotti, perpetue impiccione e preti restii a celebrare matrimoni.
Il romanzo è ambientato negli anni ’10 a Bellano, città natale dell’autore stesso, dove la tranquillità non viene turbata tanto dagli eventi mastodontici della Prima Guerra Mondiale, quanto da un fatto all’apparenza di poco conto: in paese giungono le Sorelle Ficcadenti ed aprono la loro merceria.
L’arrivo della seducente Giovenca e della ripugnante Zemia crea problemi innanzitutto ai due bottegai del paese, che tentano di ogni modo di bloccare sul nascere questo pericoloso concorrente. I guai più grossi riguardano però il piano sentimentale, infatti Geremia -da tutti additato come un povero stolto- perde la testa per Giovenca, inconsapevole di essere diventato parte di un piano ben più grande di lui; e ben più grande di quanto il lettore possa inizialmente immaginale.
A complicare ulteriormente la situazione si aggiungono un gran numero di personaggi più o meno importanti, come la madre di Geremia, Stampina, sempre in pena per il figlio, o il Notaro, Editto Giovio, emblema del rozzo arricchito che è certo di poter acquistare classe e fascino con il denaro.
Dell’evento scatenante, la trama di espande, complessa eppur ben articolata, in due filoni principali: nel presente seguiamo le vicende delle sorelle Ficcadenti a Bellano, mentre nel passato l’autore ripercorre la bizzarra storia della Premiata Ditta, esponendo con cura ma anche in modo sorprendere tutti gli eventi che hanno portato Giovenca e Zemia ad avviare la merceria. Per mantenere il lettore sempre attento, i fatti sono riportati in tanti piccoli flashback, che si alternano alla narrazione al presente da un terzo del libro fino alla fine.
L’aspetto più peculiare dell’intreccio narrativo sta nell’abilità dell’autore di spingere il lettore verso una soluzione per i molti misteri, per poi ribaltare completamente le carte in tavola all’ultimo, specialmente nell’imprevedibile finale.
Così descritto, questo romanzo parrebbe quasi un thriller, ma in realtà è ostico assegnargli un solo genere; infatti il tono leggero e spesso comico, caratteristico soprattutto della prima metà del libro, cede a poco a poco il posto a delle atmosfere decisamente noir e a dei misteri tipici del giallo.
I personaggi creati da Vitali, seppur vittime della sua comicità parodistica, sono perfetti per la storia senza risultare stereotipati. Va segnalato però che a tratti sembrano essere davvero troppi perché il lettore possa ricordarsene, anche a causa degli strani nomi, che l’autore assegna perfino alle comparse.
Un altro elemento a mio avviso esagerato è l’ampio utilizzo di termini o intere frasi in dialetto che, mancando spesso una pronta traduzione, potrebbero rendere difficile la piena comprensione di alcune scene.
A stupirmi in modo davvero positivo è stato in gran parte il realismo che impregna l’intero romanzo; in special modo nel finale, è chiaro che non basta essere tra i buoni per ottenere il proprio lieto fine. E proprio come accade nella realtà, individui dalla dubbia morale possono essere raggiunti dal giusto castigo, come pure scamparlo senza rischio alcuno.
Degno della mia lode anche lo stile, che intreccia indiscriminatamente pensieri e dialoghi nella parte descrittiva; particolare anche la presenza di molti proverbi popolari e di frasi spezzate con i verbi quasi nascosti nel testo.
Per quanto riguarda la struttura del romanzo, i capitoli sono senza eccezione brevi, a volte brevissimi, come dei paragrafi.
Da segnalare l’evidente omaggio al “Don Camillo” di Guareschi, specie per la presenza di un prete tanto invischiato nelle vite dei suoi parrocchiani, ma anche per l’ironia sottile eppure abbondante che impregna l’intero volume e tutti i suoi personaggi.

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