Narrativa italiana Romanzi Premiata ditta Sorelle Ficcadenti
 

Premiata ditta Sorelle Ficcadenti Premiata ditta Sorelle Ficcadenti

Premiata ditta Sorelle Ficcadenti

Letteratura italiana

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Bellano 1916. In una fredda serata di metà dicembre una fedele parrocchiana, la Stampina, si presenta in canonica: ha urgente bisogno di parlare con il prevosto. Suo figlio Geremia, che in trentadue anni non ha mai dato un problema, da qualche settimana sembra aver perso la testa per una donna: vuole sposarla o si butterà nel lago. L'oggetto del suo desiderio è Giovenca Ficcadenti, che insieme alla sorella Zemia ha appena aperto in paese un bottonificio, suscitando un putiferio di chiacchiere e sospetti. Come fanno ad avere prezzi così bassi per prodotti così buoni? Qual è l'origine di quel "Premiata" di cui fregiano la loro ditta? Quali traffici nascondono il giovedì sera? E come si può impedire all'ingenuo Geremia di finire vittima di qualche inganno?

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Premiata ditta Sorelle Ficcadenti 2018-06-28 14:18:05 Renzo Montagnoli
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Renzo Montagnoli Opinione inserita da Renzo Montagnoli    28 Giugno, 2018
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Finale in giallo

Secondo me i romanzi migliori di Andrea Vitali sono quelli meno lunghi, di duecento pagine o poco di più; tuttavia non mancano le eccezioni e a tal proposito si deve riconoscere all’autore una capacità non comune nel portare avanti una trama piuttosto esile, come è quella di Premiata Ditta Sorelle Ficcadenti, con tutta una serie di accorgimenti che vanno dai nomi azzeccati dei protagonisti (Giovenca, Zemia, Geremia, Stampina, Novenio) all’invenzione di nuove storie, collegate alla principale, nel momento in cui questa comincia a dare segni di stanchezza. Del resto due personaggi, per certi versi agli antipodi, come la bella e prosperosa Giovenca Ficcadenti e Zemia, la sua sorellastra più brutta della morte, poteva crearli sono uno come Vitali, teso a privilegiare i contrasti netti in modo che una vicenda nel complesso banale potesse diventare una sicura attrazione per il lettore. A un certo punto, però, si deve essere chiesto come pervenire alla fine della storia e allora, in un momento di grazia, ha pensato bene di innestare in una trama non eclatante un risvolto giallo e questo è stata la mossa che ha dato ampio respiro all’opera e che ha consentito di arrivare al termine in un crescendo quasi rossiniano. Vitali ha avuto un intuito felicissimo, con il quale ha riscattato una prosa altrimenti tutto sommato scialba, ma che poi ha incatenato il lettore per circa un centinaio di pagine, desideroso di conoscere una soluzione da subito nota, ma che vedeva coinvolto un personaggio che fino ad allora aveva riscosso unanimi simpatie. Diavolo di uno scrittore che, come un mago, ha tirato fuori dal cappello un’opera dall’andamento lento per tre quarti e decisamente veloce per il resto. E infatti, quando cominciavo a stancarmi, sono stato colto improvvisamente da un raptus di conoscenza che mi ha fatto ingoiare quel centinaio di pagine in un battibaleno.
Da leggere, magari in spiaggia sotto l’ombrellone, oppure in camera da letto prima che colga il sonno, e comunque in ogni caso senz’altro da leggere.

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Premiata ditta Sorelle Ficcadenti 2018-01-29 18:21:41 La Lettrice Raffinata
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La Lettrice Raffinata Opinione inserita da La Lettrice Raffinata    29 Gennaio, 2018
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Il twist (comico) che non ti aspetti

Mentre su un ramo del Lago di Como Manzoni immaginava il coronarsi del sogno d’amore tra Renzo e Lucia, su quello accanto Vitali mette in scena una storia di tutt’altro genere, senza farsi però mancare intrecci romantici, prepotenti signorotti, perpetue impiccione e preti restii a celebrare matrimoni.
Il romanzo è ambientato negli anni ’10 a Bellano, città natale dell’autore stesso, dove la tranquillità non viene turbata tanto dagli eventi mastodontici della Prima Guerra Mondiale, quanto da un fatto all’apparenza di poco conto: in paese giungono le Sorelle Ficcadenti ed aprono la loro merceria.
L’arrivo della seducente Giovenca e della ripugnante Zemia crea problemi innanzitutto ai due bottegai del paese, che tentano di ogni modo di bloccare sul nascere questo pericoloso concorrente. I guai più grossi riguardano però il piano sentimentale, infatti Geremia -da tutti additato come un povero stolto- perde la testa per Giovenca, inconsapevole di essere diventato parte di un piano ben più grande di lui; e ben più grande di quanto il lettore possa inizialmente immaginale.
A complicare ulteriormente la situazione si aggiungono un gran numero di personaggi più o meno importanti, come la madre di Geremia, Stampina, sempre in pena per il figlio, o il Notaro, Editto Giovio, emblema del rozzo arricchito che è certo di poter acquistare classe e fascino con il denaro.
Dell’evento scatenante, la trama di espande, complessa eppur ben articolata, in due filoni principali: nel presente seguiamo le vicende delle sorelle Ficcadenti a Bellano, mentre nel passato l’autore ripercorre la bizzarra storia della Premiata Ditta, esponendo con cura ma anche in modo sorprendere tutti gli eventi che hanno portato Giovenca e Zemia ad avviare la merceria. Per mantenere il lettore sempre attento, i fatti sono riportati in tanti piccoli flashback, che si alternano alla narrazione al presente da un terzo del libro fino alla fine.
L’aspetto più peculiare dell’intreccio narrativo sta nell’abilità dell’autore di spingere il lettore verso una soluzione per i molti misteri, per poi ribaltare completamente le carte in tavola all’ultimo, specialmente nell’imprevedibile finale.
Così descritto, questo romanzo parrebbe quasi un thriller, ma in realtà è ostico assegnargli un solo genere; infatti il tono leggero e spesso comico, caratteristico soprattutto della prima metà del libro, cede a poco a poco il posto a delle atmosfere decisamente noir e a dei misteri tipici del giallo.
I personaggi creati da Vitali, seppur vittime della sua comicità parodistica, sono perfetti per la storia senza risultare stereotipati. Va segnalato però che a tratti sembrano essere davvero troppi perché il lettore possa ricordarsene, anche a causa degli strani nomi, che l’autore assegna perfino alle comparse.
Un altro elemento a mio avviso esagerato è l’ampio utilizzo di termini o intere frasi in dialetto che, mancando spesso una pronta traduzione, potrebbero rendere difficile la piena comprensione di alcune scene.
A stupirmi in modo davvero positivo è stato in gran parte il realismo che impregna l’intero romanzo; in special modo nel finale, è chiaro che non basta essere tra i buoni per ottenere il proprio lieto fine. E proprio come accade nella realtà, individui dalla dubbia morale possono essere raggiunti dal giusto castigo, come pure scamparlo senza rischio alcuno.
Degno della mia lode anche lo stile, che intreccia indiscriminatamente pensieri e dialoghi nella parte descrittiva; particolare anche la presenza di molti proverbi popolari e di frasi spezzate con i verbi quasi nascosti nel testo.
Per quanto riguarda la struttura del romanzo, i capitoli sono senza eccezione brevi, a volte brevissimi, come dei paragrafi.
Da segnalare l’evidente omaggio al “Don Camillo” di Guareschi, specie per la presenza di un prete tanto invischiato nelle vite dei suoi parrocchiani, ma anche per l’ironia sottile eppure abbondante che impregna l’intero volume e tutti i suoi personaggi.

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Premiata ditta Sorelle Ficcadenti 2014-09-11 12:14:49 Virè
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Virè Opinione inserita da Virè    11 Settembre, 2014
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Una piacevole lettura

Secondo tentativo fatto con questo autore dopo "Regalo di nozze", letto un paio d'anni fa; due romanzi diversissimi, che in comune mantengono soltanto l'ambientazione: Bellano, paese del nord Italia sulle rive del lago di Como. Già le prime pagine incuriosiscono, offrendo, al di fuori del racconto, la presentazione dei personaggi principali, quasi fosse un testo teatrale. In realtà non lo è per niente, forse lo ricorda un po' nella divisione in un numero elevato di capitoletti brevi, (ben 137!), scritti a mio parere mantenendo un buon equilibrio e un giusto compromesso tra descrizioni e dialoghi, senza eccedere mai nè con gli uni nè con gli altri, rendendo così scorrevole la lettura. La storia narra di due sorelle che arrivano in paese per aprire una nuova merceria, portando scompiglio tra gli abitanti, in particolare in una famiglia, il cui figlio si innamora perdutamente di una delle due. Chi si aspetta una storia d'amore, rimarrà però deluso: l'attenzione infatti girerà intorno a questo evento senza mai soffermarsi più di tanto sui suoi particolari. La trama segue infatti bensì due percorsi narrativi, uno presente ed uno che mostra il passato delle due sorelle e gli eventi che le hanno portate in paese, finchè essi non si incroceranno, procedendo a filo unico verso un finale per niente scontato. In questo intreccio si mescoleranno decine di personaggi differenti, tutti ben presentati, con caratteristiche che li rendono unici e permettono al lettore di immaginarli e di riconoscerli come quelle personalità che non possono mancare in qualsivoglia comunità. La lettura scorre veloce, passando quindi da un ambiente all'altro, da questo a quel personaggio, da questa a quella situazione, risultando quindi varia e incuriosendo sempre più il lettore. Lo stile risulta chiaro ed essenziale, senza mancare però di particolari e termini che fanno riconoscere la penna di un buon autore; in alcuni punti ho trovato un po' difficile e il dialetto, stavolta del nord piuttosto che del sud, ma ovviamente è necessario per dare più credibilità ai personaggi popolari e, da lettrice accanita di Camilleri, so che basta un po' di abitudine per non trovarlo più ostico. L'unica nota è per gli ultimi capitoli, nei quali un po' la curiosità di scoprire il finale, un po' la mancanza di nuovi luoghi o personaggi, rende la lettura un po' più pesante...Ecco forse qualche pagina di meno ci sarebbe stata bene. In definitiva lettura piacevole ed scrittore assolutamente da continuare a seguire.

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Premiata ditta Sorelle Ficcadenti 2014-05-08 10:32:08 Dany83
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Dany83 Opinione inserita da Dany83    08 Mag, 2014
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Una simpatica caccia alle streghe

“ Fettucce, nastri, filati per ogni genere di lavoro, passamanerie, perline, elastici, cucirini di tutti i colori. E i bottoni! Ce n’era una collezione, chiusa in una vetrina. Uno per tipo, in corno, in avorio, in madreperla, in pietre preziose, in un caleidoscopio di colori…E le forme che avevano! Stravaganti, fantasiose, incredibili! Un omaggio alla creatività e all’abilità dell’uomo.”

Questa è la descrizione della discussa merceria Premiata Ditta Sorelle Ficcadenti, ma volendo è anche uno stralcio che descrive amabilmente questo libro.
Sullo sfondo di una Bellano arroccata all’inizio della prima guerra mondiale, Vitali imbastisce una storia forse comune ma sicuramente godibile, dando vita ad una moltitudine di stravaganti e colorati personaggi ben caratterizzati nel loro piccolo e che non possono essere dimenticati, non fosse altro che per gli strambi nomi che l’autore gli cuce sapientemente addosso a marcare ancora di più i loro connotati.
Con uno stile ridanciano e fluido, mai scontato, ci racconta le vicissitudini di questo piccolo paese del lago di Como e dei suoi abitanti quando, dal nulla, spunta quella benedetta “Premiata Ditta”. Ma premiata da chi? E perche? E le due sorelle chi sono? Se poi, a tutti questi interrogativi si aggiunge il Geremia, lo scemo del villaggio, che si innamora della Giovenca, la splendida merciaia fresca di arrivo, beh il gioco è fatto. A chi la Stampina, la madre del povero Geremia può chiedere aiuto? Ma al “sciòr prevòst” ovviamente e alla sua infallibile e onnipresente perpetua. E così, con un po’ di dialetto che condisce il tutto, si snodano i pettegolezzi, i fraintendimenti e le bizzarre scenette tipiche di un piccolo paese e dei suoi variopinti abitanti, dove tutti hanno cento occhi, cento orecchie e ognuno vede e racconta lo stesso episodio a proprio modo dandogli una sua fantasiosa spiegazione e facendo sicuramente affiorare nel lettore un sorriso di fronte alla bonarietà, ingenuità e anche ad un po’ di sana ignoranza che aleggiava nei paesi all’epoca dei fatti.
Leggere Vitali è un po’ come sedersi ad una bella tavola apparecchiata in una giornata di sole, con mille leccornie preparate rigorosamente in casa e un buon vino regalato dall’amico contadino, chiacchierando allegramente con gli amici migliori. Una giornata di assoluta serenità e un po’ di nostalgia nel sentire i vecchi ricordi, che immancabilmente riaffioreranno nel lettore che, in un paese, ci è cresciuto e un po’ si è immedesimato nel racconto.
Vitali può piacere o meno, tutto sta nel porsi nella giusta prospettiva di lettura. Non aspettatevi intrighi, colpi di scena, misteriosi omicidi o indimenticabili storie d’amore, semplicemente preparatevi a leggere una storia come tante, ma raccontata bene e in maniera genuina che vi farà passare delle ore piacevoli e vi regalerà sicuramente qualche sorriso, un po’ di spensieratezza e una nota nostalgica di fondo.
Buona lettura

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Premiata ditta Sorelle Ficcadenti 2014-04-02 14:46:35 cesare giardini
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    02 Aprile, 2014
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Una temibile coppia di sorellastre

A Bellano apre, siamo ai primi anni del Novecento, una nuova merceria: l’insegna recita Premiata Ditta Sorelle Ficcadenti, e subito si scatenano curiosità e pettegolezzi. In primis, ad agitarsi sono i titolari delle altre due mercerie del paese, timorosi di vedersi soffiare clienti, e poi, via via, altri personaggi, stimolati dal tipo di insegna e dalla singolarità di queste due “sorelle”. Che poi sorelle non sono, meglio “sorellastre” : una delle due, Giovenca, bionda, affascinante è una trovatella affidata al Ficcadenti padre, merciaio, espertissimo nell’ elaborare sempre nuovi tipi di bottoni, l’altra, Zemia, è l’esatto opposto: secca, grigiastra, brutta da far paura, infiltratasi nella casa Ficcadenti in quanto figlia della seconda moglie, poi defunta, del Ficcadenti stesso. Le due Ficcadenti sembrano andare d’accordo, fanno affari, attirano sempre nuovi clienti : le loro mire a poco a poco si alzano ed il cervello di Giovenca funziona a meraviglia e, naturalmente, arrivano gli spasimanti. La scelta cade su un giovane ufficiale altolocato (gran villa, padre militare di carriera, madre insana di mente) : sfortuna vuole che il giovane, partito per il fronte ci lasci subito le penne e che, poco dopo, anche il padre lo segua nell’infausto destino. Giovenca eredita quindi una gran fortuna e gli appetiti dei corteggiatori aumentano. Scatta quindi un diabolico piano, su consiglio di uno di essi, Novenio, poetastro imitatore di D’Annunxzio, e di suo padre Esebele (unica vera mente criminale del romanzo). Avveleneranno l’insana di mente con un intruglio di oleandro. Il notaio di famiglia però, un untuoso personaggio invaghitosi di Giovenca, sarà costretto, una volta scoperto il piano criminale, a denunciarla ai Reali Carabinieri per tentato omicidio, mentre un altro spasimante di Giovenca, l’interdetto Geremia, convinto dalla stessa ad impalmare la sorellastra Zemia (ovviamente per togliersela dai piedi) resterà secco sulla via colpito da una persiana mal fissata staccatasi dalla camera di Zemia. Morale : il diavolo, esperto in pentole, tralascia spesso i coperchi.
Attorno ai personaggi principali, una serie godibile di comprimari, degna delle trame di Vitali, dal preoccupatissimo prevosto alla sua indaffarata e impicciona perpetua, dal comandante della Stazione dei Carabimiei a Stampina, la disperata msdre dell’indecifrabile Geremia, e altri ancora che fanno , di Bellano e della sua vita di più di cento anni fa un affresco sgargiante.
Molte, stavolta, le espressioni dialettali . E se Vitali provasse a cimentarsi con un romanzo dialettale, usando il colorito dialetto della sua terra come “lingua” e non solo come espressioni gergali ? Se si travestisse da Camilleri lombardo ?

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Premiata ditta Sorelle Ficcadenti 2014-03-16 18:25:17 arturo
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Opinione inserita da arturo    16 Marzo, 2014

Vitali? non piú tali!

quest'ultima fatica di Vitali sembra un'operina a più mani, condotta a stento e per dovere nel porto dell'incertezza e del non-finito, quasi un fastidio a stringere le fila di un racconto, pur piacevole a tratti ma non del solito autore che ben conosciamo ed apprezziamo.
Ci si ritrova improvvisamente di fronte a conclusioni che non mascherano la noia di dover in qualche modo finire..., di dover concludere affrettatamente le vicende di personaggi che vengono scaricati ed abbandonati a loro stessi... Incongruenze ed omissioni completano un racconto che lascia molto amaro in bocca!!! Ma... Vitali dov'era, dov'é?
Peccato!

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