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Essere madri: una sfida
"Voglio andare a casa mia, dalla mamma mia."
Lettura perturbante e avvincente, tanto straniante quanto irrisolvibile. Mi sono posta delle domande a cui non ho potuto dare risposte logiche. Quando la narrazione è intrisa di realismo magico e la realtà si confonde con l' onirico, si può solo perdere il senso dell' orientamento.
Mario e Ramiro. Arianna e Luciana. Due bambini identici, due madri diverse che lo reclamano come proprio. Come è possibile che, di punto in bianco, Mario non riconosca Arianna come madre, ma con insistenza desideri vedere un' altra madre, Luciana?
A dirla tutta, il focus è sulle due madri piuttosto che sul figlio presunto tale: Mario o Ramiro? Poco importa: in questo viaggio paradossale tra il dolore e la disperazione che generano sotterfugi, il vero protagonista è l' amore materno, insieme al lutto e il possesso. Arianna asseconda il figlio in questa sua nuova identità pur di tenerlo a sé; Luciana, d' altro canto, ritrovandolo dopo sette anni, non vuole perderlo per la seconda volta e difende ciò che dice le appartenga.
La forza d'animo e il coraggio delle due madri è incomiabile: alleate e complici, nutrite dall' amore filiale e dallo sgomento di perdere la loro creatura, trasformano l'astio in un sentimento indefinibile che va oltre ogni comprensione.
Manca l' epilogo: non posso schierarmi, penso all' impensabile, posso farlo mi dico, poiché il finale è a libera interpretazione.
Quanta modernità c'è in Massimo Bontempelli (1878-1960) ?
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