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Il libro delle cose nuove e strane
 
Il libro delle cose nuove e strane 2016-06-12 05:34:14 68
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4.0
Stile 
 
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Contenuto 
 
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Piacevolezza 
 
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68 Opinione inserita da 68    12 Giugno, 2016
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Umanita' aliena ed alieni profondamente umani

Dopo vari anni Michel Faber ritorna con un romanzo di difficile definizione.
Peter, il protagonista, e' stato selezionato da una organizzazione internazionale, l' Usic, per una missione di evangelizzazione degli oasiani, un popolo alieno che vive a galassie di distanza dalla Terra, ansioso di conoscere quello che chiama " Il libro delle cose nuove e strane ", ovvero la Bibbia.
Il viaggio di conversione lo portera' lontano dall' amore della sua vita, la moglie Beatrice, ridefinendo i propri rapporti interpersonali, attraverso nuove conoscenze ( Grainger ), relazioni inaspettate con un popolo alieno ma profondamente " umano ", costruendosi una nuova vita laddove il passato va auto-distruggendosi, si pensi alla propria crisi matrimoniale incrinata dalla lontananza e da rapporti epistolari sempre piu' saltuari, oltre che dal progressivo disfacimento della Terra vittima di catastrofi naturali, guerre, epidemie.
Sara' la forza dell' amore e di un nuovo se' a tracciare il futuro e la speranza di un futuro.
La trama del romanzo e' molto semplice, quasi scarna, ma attenzione a leggerne i contenuti in superficie, potrebbe essere fuorviante. In realta' la chiave di lettura credo stia nel decodificare i luoghi, i tempi, le persone, gli spazi, le emozioni.
La vicenda e' funzionale al messaggio e a tutto quello che esso sottintende.
Peter si allontana dalla Terra, va alla scoperta dell' altro, l' alieno, da convertire, cosi' morfologicamente diverso, obbrobrioso nell' aspetto, ma scopre, conoscendolo, che l'oasiano ha tratti e caratteristiche profondamente umane, e cristiane, caritatevoli, sa ascoltare, e' mite, profondo, a suo modo legato all' altro ed alla terra, rassegnato ad un destino a volte crudele ma ineluttabile.
Scopre anche che i membri dell' Usic, menti scientifiche soggette alla tecnocrazia contemporanea, sono asfittiche, miserevoli, asociali, vivono in superficie, si nutrono di progresso ma solo tecnologico ed a parole, non sanno amare, rifuggono il proprio passato, odiano ed ignorano il diverso, i cosiddetti mostri oasiani, ma in fondo sono miserevoli, i veri " alieni ", perche' non sanno guardarsi dentro ( non in toto, si pensi alla figura di Grainger ).
E soprattutto riscopre se stesso, la forza dell' amore, che sembrava averlo abbandonato, e quel legame indissolubile con Bea, la moglie, infermiera, caritatevole, profondamente altruista, la cui fede e' messa in discussione dai terribili accadimenti terrestri e dalla sua lontananza protratta.
E allora, quello che dicevo in precedenza, i temi della narrazione sono molteplici e complessi, autobiografici, allegorici, introspettivi, in un percorso parallelo storia-vita personale.
Peter-Faber si allontana dal conosciuto, affronta l' ignoto, inizialmente smarrito ed irriconoscibile anche a se stesso, lentamente impara un' altra lingua, vive con gli "alieni ", li osserva, li studia, ne apprezza l' equilibrio, la calma apparente, la sana condivisione, l' attaccamento alla terra, e la loro conversione a Dio ed ai suoi insegnamenti e' anche la propria rinascita.
Il proprio se', colpito da un grave lutto, ( si pensi alle tragiche vicende famigliari dell' autore stesso, ) si e' distaccato dal peso insopportabile della quotidianita', ha lottato con quella ferita ed i fantasmi di un passato che inizialmente è' inevitabilmente ancora vivo e presente, con il dolore, in una indagine del profondo, ha e si e' perdonato, pronto a ritornare nel mondo, in un futuro che non sara' come prima, ma che puo' essere ridisegnato.
E' per questo che la narrazione, a tratti apparentemente intricata, tortuosa, misteriosa, con personaggi che navigano in solitudine, scollati, nebulosi, senza volto, non inficia la singolarità' e la bonta' del romanzo.
La risposta e l' essenza, alla fine, sta in quel caos solo apparente, ovvero un inno ad un amore che pareva perduto ma rinato e più' che mai vivo perche' interiorizzato.

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