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Il cerchio
 
Il cerchio 2018-05-27 17:37:04 Saglioccolo
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Saglioccolo Opinione inserita da Saglioccolo    27 Mag, 2018
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Il Cerchio di Dave Eggers: né distopia, né fantasc

Il Cerchio di Dave Eggers: né distopia, né fantascienza, ma realismo puro

“[…] ricoverato a Parma per un grave malore.”
[…]: “Io festeggio per il malore di […], e spero che schiatti lentamente soffrendo tanto tanto.”
[…]: “Oh finalmente una buona notizia.”
[…]: “Creeeeeeeepaaaaaaaaaa”

“[…] operata di ernia al disco. Decorso regolare, lascerà la struttura tra 2-3 giorni.”
[…]: “Un errore medico? Sta m… non muore mai!!!”
[…]: “A forza di stare a pecorina gli faceva male la schiena.”
[…]: “Speriamo che si complichi e muoia.”

“Oggi ci sarà la presentazione del nuovo […]. La […] dice che sarà un prodotto rivoluzionario. È già record di prevendite .”
[…]: “Solo degli sfigati falliti comprerebbero una m… simile.”
[…]: “Ma non vi vergognate, c…, su come buttate via i vostri soldi!? Siete proprio delle nullità!”
[…]: “Speriamo che il nuovo […] vi scoppi in mano facendovi morire lentamente. Il […] è il meglio, mentre […] è solo una m…!”

“Il mese prossimo ci sarà la presentazione del nuovo libro di [...]”
[…]: “Ma quel buffone ancora parla e scrive. Ma quando lo ammazzano?”
[…]: “È facile fare il fighetto con il tuo conto in banca, e dalla comodità del tuo attico. Crepa, buffone”
[…]: “Ma quand’è che la camorra ti ammazza per davvero!?”

I post, con tanto di commenti, di sopra sono solo alcuni dei tanti esempi di come ormai, sempre più, i social stanno prendendo il posto dei cari e vecchi cessi degli autogrill. Li chiamano haters, ma per me ci sarebbero tantissimi altri termini per descrivere più che bene tali soggetti.
Nel 2013 (in Italia nel 2014) Dave Eggers pubblicò il romanzo Il Cerchio, il quale narrava – almeno così pensavano i lettori e i critici che non capivano, e forse nemmeno oggi capiscono, la realtà che li circondava (e che ci circonda) – di un futuro a noi prossimo, dove una piattaforma web si insinuava a tale punto nella vita e nella realtà di tutti i giorni, fino a diventarne un’estensione, prima, e, poi, la realtà stessa. All’epoca Eggers fu bollato come il classico intellettuale apocalittico che non conosceva il mondo del web, né tanto meno i social, archiviando il suo romanzo come il classico caso di letteratura dispotica e fantascientifica. I critici e i lettori di allora non capivano che Eggers non stava facendo altro che descrivere la realtà, mettendoci in guardia (senza moralismi e toni apocalittici) su come potevano diventare le nostre esistenza. Bé, che dire, cinque anni dopo si può dire che l’autore de L’opera struggente di un formidabile genio (uno dei casi letterari più innovativi degli ultimi venti anni. Quindi anche tacciare Eggers di conservatorismo è alquanto fuori luogo) è stato per buonissima parte un grande preveggente.
Una delle forze, e bellezza, della letteratura è quella di saper leggere e, a volte, anticipare, la realtà storico-sociale che ci circonda. Penso a come Dostoevskij nella seconda metà dell’800 anticipò, con le Memorie dal Sottosuolo, le teorie freudiane sulla psicanalisi. Oppure come Thomas Pynchon, con L’Incanto del Lotto 49, riuscì a capire la deriva allucinogena, grottesca a parodistica che avrebbe preso la controcultura di fine anni ‘60. E ancora come Don DeLillo, con Cosmopolis, riuscì a capire, ma anche a prevedere, il crollo di una società basata tutta sulla ricchezza e perennemente a rischio giocando con numeri economici e di mercato irreali.
Ma torniamo a Il Cerchio di Eggers; addentriamoci dentro questo contenitore social-media, che sembra in modo inquietante lo specchio o la prolungazione (McLuhan è un altro che ci aveva preso) di tutto ciò che ci succede ogni giorno, dalle nostre comunicazioni e contatti interpersonali, sino alla comunicazione politica.
Ovviamente i social sono anche, e forse soprattutto, una possibilità di conoscenza e ampliamento di vedute. Si può venire a conoscenza di un evento che ci interessa, puoi rimanere, o tornare, in contatto con amici lontani, puoi seguire aventi e personaggi che ti piacciono. Ma tutto questo, come ci mette in guardia Eggers, ha dei risvolti che sono, o possono diventare, inquietanti.

Se i primi lavori di Eggers, su tutti il sopracitato L’Opera Struggente di un Formidabile Genio, si contraddistinguono per una forte sperimentazione e ricerca, inserendo l’autore in quel postmodernismo che lo vedeva insieme a Wallace, Lethem, Moody e Antrim, come grandi eredi contemporanei di autori come Pynchon, DeLillo e Barth, con i suoi ultimissimi lavori l’autore originario di Boston è come se fosse rientrato nei binari più “tradizionali” del grande romanzo sociale americano. A partire da Ologramma per il Re, Eggers cerca di narrare i vari aspetti, o “malattie” della nostra epoca. Con Ologramma si narra – nel 2008-09, cioè quando la crisi economica inizia a colpire anche i cosiddetti poteri forti – di un imprenditore che sull’orlo della bancarotta vuole cercare un’ultima possibilità di riscatto, non tanto per lui ma per dimostrare qualcosa alla sua piccola figlia, per lasciare qualcosa in eredità alle nuove generazioni. Perché se la nostra, così come quella precedente, generazione ha fallito, non è forse giusto lasciare qualcosa di buono per le nuove generazioni….o almeno provarci?
Poi nel 2013 vi è la pubblicazione de Il Cerchio, racconto di un mondo malato e perso dentro un grande contenitore-dittatoriale (dittatoriale in modo subdolo, e per questo accettato) social-media, su cui ci addentreremo a breve.
Un anno dopo Il Cerchio, nel 2014, esce I Vostri Padri, dove sono? E i Profeti vivono forse per sempre? Che è un resoconto-ribellione allucinogeno di un giovane che non trovando risposte al decadimento dei grandi sogni e conquiste delle vecchie generazioni, decide di sottoporre, di volta in volta, a dei surreali interrogatori coloro che ritiene i responsabili dell’apatia che lo(ci) circonda.
Nel 2016 è la volta di Eroi della Frontiera, dove una giovane mamma, rimasta sola con i suoi bambini, e senza lavoro e prospettiva, decide di mollare tutto e andare oltre frontiera, conoscendo gente e luoghi che la faranno sperare in una possibilità di rinascita personale e sociale.
Ma ora entriamo nei meandri de Il Cerchio.

Attenzione, il seguito dello scritto può avere qualche traccia di spoiler; quindi se non avete letto il libro, e siete intenzionati a farlo, tenete presento tutto ciò prima di continuare nella lettura.


Dentro Il Cerchio: la struttura

Il Cerchio è una struttura lavorativa all'avanguardia; una comunità vera e propria. Gli stessi personaggi che lavorano, e vivono, all’interno della struttura sono chiamati circler. L'idea fondamentale de Il Cerchio è che ogni piccolo dettaglio della vita privata, e non, può essere cercata attraverso una sola password, un solo account. Ogni piccolo granello che compone il mondo conoscibile, legato alle azioni umane, e anche oltre, è inserito in un unico e infinito database. Niente più ricerche multiple, tutto è alla portata di mano, attraverso l'uso di una sola chiave di accesso.
La propria storia clinica, storia personale, transazioni finanziarie, storie familiari , il mondo conosciuto e no, tutto è alla portata di un solo click. La meta finale, lo scopo ultimo de Il Cerchio è essere:”onniveggenti, onniscienti. Tutto quello che succede sarà conosciuto.”
Un’unica vita collettiva, un grande “villaggio globale” (McLuhan ritorna sempre), senza segreti, senza privacy, senza – dunque – emozioni personali. Se non si ha niente da nascondere, non bisogna temere nulla. Ma se le nostre vite diventano totalmente trasparenti, i nostri sentimenti, la nostra intimità (fisica e psichica) divengono alla portata di un click alla mercé di grandi aziende sovranazionali non è forse un grande e ineluttabile passo verso una dittatura subdola e ciecamente accettata da tutti?
“No, Mae, è diverso. Sarebbe più facile da capire. Qui, però, non ci sono oppressori. Nessuno ti obbliga a farlo. Te li lasci mettere spontaneamente questi lacci.” (Dave Eggers _ Il Cerchio, pag. 209)
Mae e i cambiamenti psicologici all’interno della struttura Il Cerchio

Eggers lascia alla protagonista, Mae Holland, il compito di raccontare la vera identità de Il Cerchio. Attraverso le sue riflessioni, i suoi comportamenti in continua evoluzione, le sue emozioni e istinti che piano piano si discostano, si capisce il principio di auto-accettazione subdola che i grandi “saggi” fanno accettare a tutti i circler, fino ad arrivare a un auto-accettazione imposta dall’alto alla totalità delle persone.
Si osserva nell'evoluzione di Mae che il cambiamento nella sua personalità avviene in primo luogo nella sfera del suo privato, il quale perde di valore ai suoi occhi. Il mondo interiore si collettivizza; si assiste alla perdita totale dei momenti di solitudine, di meditazione, ascolto di se stessi, tutte azioni e momenti nella vita di ciascuno che permettono di giungere alla comprensione dei propri moti interiori. L’individuo, perdendo la propria sfera intima e segreta, diviene un’entità sola, anche se falsamente crede di essere costantemente in compagnia. E questa solitudine si estende anche nei momenti di socialità interpersonale. Non si va più in giro a conoscere gente, non si guarda negli occhi per capire i sentimenti e i pensieri, non si cerca nel reale un approccio con l’altro sesso ma si ci sceglie tramite un algoritmo in una stanza virtuale per incontri che rimangono virtuali anche nel reale. Tutto ciò è distopia e fantascienza, o pura realtà?
“Non raccogli più i suggerimenti basilari della comunicazione interpersonale. Sei a tavola con tre esseri umani che ti guardano , tutti, e cercano di parlare con te, e tu resti incollata a uno schermo cercando degli estranei in qualche parte del mondo” (Dave Eggers _ Il Cerchio, pag. 209)



Il Cerchio e il mondo dei social media e delle nuove teconologie

Andy Warhol diceva che tutti hanno diritto ai loro quindici minuti di celebrità. Ne Il Cerchio l’assunto di Warhol si dilata all’infinito e perpetuamente. Su uno schermo di un computer, di un tablet e di uno smartphone, e tramite una “stanza” virtuale, tutti possono dire tutto su tutti. I grandi statisti, i grandi intellettuali, i giornalisti, gli scrittori divengono nulla difronte alla “pancia” popolare che spruzza il proprio bile, i propri risentimenti e frustrazioni, su chiunque, annullando-appiattendo tutto e chiunque. Vi è il “trionfo” (pilotato subdolamente dall’alto), più che dell’uomo qualunque, del pensiero qualunque.
E il pensiero qualunque trionfa non tramite discussioni, esposizione delle proprie idee, progettando; no, il pensiero qualunque si afferma, o meno, tramite un like o un pollice inverso virtuali.
“Più posti cose, più sali in classifica. Un sacco di gente dà il like al tuo post, e tu vai alle stelle. Si muove per tutta la giornata. Non è figo? Molto, disse Mae. (Dave Eggers _ Il Cerchio, pag. 85)
[…..…….….…….…….………..….….]
“Penso che stare dietro a quella scrivania in qualche modo ti faccia credere, tra un frown e uno smile, che quella che fai è proprio una vita affascinante. Tu scrivi commenti sulle cose invece di farle. Guardi delle foto del Nepal, clicchi sul pulsante degli smile, e credi che sia come andarci. Cioè, che succederebbe se ci andassi sul serio? I tuoi rating di CircleJerk scenderebbero sotto un livello accettabile?” (Dave Eggers _ Il Cerchio, pag. 210)



Il Tempo

Il tempo all'interno de Il Cerchio perde la sua connotazione di movimento, di evoluzione e crescita, venendo incorporato in un presente totalizzante, in un attimo infinito. C'è ricordo del tempo solo tramite l'arroganza di credersi testimoni del mondo, custodi di valori millenari, sintetizzando e avviluppando un'immagine fissa dell'evoluzione nel tempo dell'umanità. Un semplice passaggio di livelli attraverso una visione puramente razionale, il mito di una scalata veloce attraverso i diversi periodi storici fino su al centro de Il Cerchio, dove il tempo finisce. Ma tutto questo per i circler, così come per la società massificata del romanzo, rimane solo un mito irrealizzabile, il nucleo è concesso solo ai saggi, i quali hanno necessità delle loro piccole particelle che ruotano intorno al loro nucleo, alimentando e accrescendo l'energia. Un atomo dove il tempo non ha più necessità di esistere



Il Simbolismo

Se secondo il semiologo Roland Barthes, negli anni ‘50, ‘60 e ‘70 del Novecento, i miti della musica, dei fumetti, del cinema e dello sport andavano sostituendo, nell’immaginario comune, le divinità (le quali comunque già avevano perso di valore sociale dopo il processo di secolarizzazione), diventando simboli e simulacri della società di massa della seconda metà del Ventesimo secolo, ne Il Cerchio, e nella società che in esso viene descritta, il ruolo di miti e di simboli viene assunto dai cosiddetti “influencer”, i quali, per l’appunto, influenzano e guidano nelle loro scelte comportamentali e di vita la società. Ma tale influenza non avviene attraverso una canzone, la recitazione, o gesta sportive, ma creando una subdola credibilità tramite strategie di social marketing, e assecondando e dando sfogo e risalto al sopracitato pensiero qualunque.
Ma ci sono figure, simboli e/o simulacri ancora più in alto dei circler; figure che si muovono nell’ombra, ma che in essa decidono, pianificano, costruiscono, influenzano: i tre saggi. I tre saggi, fondatori de Il Cerchio, promuovono un overdose universale di algoritmi, pubblicità occulta, propaganda tramite la piattaforma per realizzare l'utopia di un mondo felice. Una piattaforma dove tutto è trasparente e visibile, al fine di evitare reati, e crimini di varia natura. Ma tutto ciò diventa, o potrebbe diventare, il mezzo potente per controllare la mente degli altri( una volta entrati nel gioco uscirne equivarrebbe a morire). C’è l’utopia di una dittatura accettata a condivisa.
Ma altro grane simbolo-simulacro all’interno della narrazione del romanzo è l’imponente e stupenda Baia di San Francisco, che crea una sorta di vs tra la bellezza della natura circostante e la “room” de Il Cerchio. La Baia si fa simbolo e simulacro di una natura che perde valore della sua bellezza, in nome della sua condivisione sui social per una finta fruizione collettiva. Mae viene ripresa perché si era “permessa” di perdersi nella bellezza notturna della Baia, senza scattare e condividere foto e video di tale bellezza. Ne Il Cerchio, le esperienze non si vivono, ma si condividono, e queste hanno valore e significato solo in base al numero di like o smile.
“Pensò di muoversi, ma non ne vide la ragione. Sembrava che non ci fosse motivo di andare in un posto qualunque. Stare là, in mezzo alla Baia, senza niente da fare o da vedere , era più che sufficiente. E là rimase, andando lentamente alla deriva, per quasi un’ora. Ogni tanto tornava a sentire quell’odore di cane e di tonno, e voltandosi scopriva un’altra foca curiosa, e allora si guardavano, e Mae si chiedeva se la foca sapesse, come lei, quanto era bello questo, e come erano fortunate ad averlo tutto per sé.” (Dave Eggers _ Il Cerchio, pag. 72)



La politica

Ma se dopo aver indirizzato la psiche e lo stile di vita dei circler, i quali a loro volta hanno seminato tutto ciò nella società, quale può essere il prossimo passo de Il Cerchio – nella figura dei tre saggi -, se non quello di governare sul serio tutto ciò. E allora, se tramite i database pieni di gusti e preferenze delle persone, e assecondando e dando voce subdolamente ai loro istinti (non idee o ideali), giunge il momento di fondare un partito basato sulla trasparenza, dove tutto è visibile e niente si perdona se nascosto. Nel partito de Il Cerchio, tramite la potenza del suo archivio, l’avversario di turno che ha avuto una debolezza in passato, magari una multa non pagata, magari aveva un’amante, o aveva parcheggiato in doppia fila, viene annientato tramite l’odio della società incanalato, indirizzato e organizzato da una “room”, blog o sito. E se, tramite precisi calcoli, ci si rende conto di non avere una maggioranza certa, si può sempre costringere la gente a votare per forza; così come sono tenuti si è tenuti a pagare le tasse e a rispettare le legge, allo stesso modo si è obbligati a esprimere un voto. E fa niente se uno non si rivede in nessun partito o candidato.
“Insomma abbiamo diecimila leggi. Ai cittadini chiediamo moltissime cose giuste. Allora, perché non possiamo chiedergli di votare? Lo fanno in dozzine di paesi.” (Dave Eggers _ Il Cerchio, pag. 308)


Considerazioni finali

Eggers con Il Cerchio non scrive né un romanzo distopico, né di fantascienza. L’autore americano non fa altro che osservare la realtà che ci circonda degli ultimi anni, senza avere visioni apocalittiche (come fu accusato all’epoca della pubblicazione del libro).
L’autore non si occupa di sollecitare una visione del tutto negativa di un futuro possibile, né ammette emozioni chiare nel lettore; egli concretizza, alla base più inconscia di ciascuno, una forte ambivalenza emotiva: veniamo fagocitati e abbagliati dalla visione luminosa, anzi accecante, della vita nel Cerchio, dagli ideali “bonari” e di condivisione, dal concetto di verità sempre e comunque, ma allo stesso tempo smuove uno stato interno di angoscia, anzi di terrore, che ci avvicina e ci fa comprendere il disagio interno della protagonista. Siamo confusi rispetto all'idea razionale se quella visione del mondo sia bene o sia male, ed è questa la forza del racconto. Eggers non propone falsi moralismi o visioni ideali di una società, l'autore descrive correttamente un ingrandimento della nostra realtà. E se tale ingrandimento divenisse la realtà stessa (ammesso che già non lo sia)? Su tale possibilità, forse avremmo due scelte, atteggiamenti o visoni, che il romanzo stesso ci propone:
1) “Quello che dovrei comunicarti è che aspetto il giorno in cui una battagliera minoranza finalmente si alzerà per dire che la cosa è andata troppo in là, e che questo strumento è di gran lunga più insidioso di qualunque altra invenzione umana sia venuta prima, deve essere controllato, regolato, costretto a tornare sui suoi passi, e che, soprattutto, dobbiamo avere la possibilità di chiamarci fuori. Oggi viviamo in uno stato tirannico, dove non ci è permesso.” (Dave Eggers _ Il Cerchio, pag. 292)
2) “Un’altra vampata di colore apparve sullo schermo che monitorava il lavorio della mente di Annie. Mae allungò una mano per toccarle la fronte, meravigliandosi della distanza che questa carne poneva tra loro. Cosa stava succedendo nella sua testa? Non saperlo era davvero esasperante, pensò. Era un affronto, una privazione, per se stessa e per il mondo. Avrebbe sollevato l’argomento con Stenton e Bailey, e con la Gang dei 40, alla prima occasione. Dovevano parlare di Annie, dei pensieri che le stavano passando per la testa. Perché non avrebbero dovuto conoscerli? Il mondo non meritava niente di meno, e non voleva aspettare.” (Dave Eggers _ Il Cerchio, pag. 389)

Francesco Saglioccolo, Jenny Giordano



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Commenti

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Si è imballato il pc e dà il mio voto come ospite, in realtà l'ho espresso io anche se mi sono fermata a prima delle anticipazioni, non avendo letto il libro preferisco non scendere nel dettaglio.
REcensione esaustiva , ma "La brevità gran pregio"
Ottima recensione, qualitativamente impeccabile e ricca di esaustive citazioni. Trovo poi molto stimolante l'ottica da te scelta e argomentata di voler vedere ne "Il cerchio" non tanto una distopia quanto un romanzo fondamentalmente realistico. Complimenti.
ho riletto la tua recensione : davvero eccellente : grazie! Va bene così.
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