Il cerchio Il cerchio

Il cerchio

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"Mio Dio, questo è un paradiso" pensa Mae Holland quando fa il suo ingresso al Cerchio. Mai avrebbe pensato di lavorare nella più influente azienda al mondo nella gestione di informazioni web. Pur di far parte del Cerchio, Mae non esita ad acconsentire alla richiesta di rinunciare alla propria privacy per una trasparenza assoluta. Cioè, condividere sul web qualsiasi esperienza personale, trasmettere in streaming la propria vita. Nessun problema per Mae, fino a quando un ex collega non la fa riflettere: usare i social network per creare un mondo più sano è davvero privo di conseguenze o rende gli esseri umani più manipolabili? Se crolla la barriera tra pubblico e privato, non crolla anche la barriera che ci protegge dai totalitarismi? Presto questa diventa una storia di suspense, un'indagine sulle questioni della memoria, della privacy, della democrazia e dei limiti posti alla conoscenza umana.

Recensione della Redazione QLibri

 
Il cerchio 2014-11-24 23:21:41 Mario Inisi
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Mario Inisi Opinione inserita da Mario Inisi    25 Novembre, 2014
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Da facebook al Grande Fratello

Annie fermò un certo Vipul che, disse, presto avrebbe reinventato interamente la televisione, il mezzo di comunicazione che più di ogni altro era rimasto arenato nel ventesimo secolo. “Dì piuttosto nel diciannovesimo” puntualizzò lui, con un leggero accento indiano, ma in un inglese preciso e superbo. “E’ l’ultimo posto dove i clienti non trovano mai quello che vogliono. L’ultima reliquia degli accordi feudali tra creatore e spettatore. Non siamo più dei vassalli!” concluse e chiese subito il permesso di andarsene. “Quel tipo ha una marcia in più” disse Annie mentre attraversavano la mensa.


Mae Holland, dietro raccomandazione della sua carissima amica Annie, viene presa a lavorare nel Cerchio. Il Cerchio però non è solo un luogo di lavoro, lì non solo vengono portate avanti ricerche all'avanguardia in una infinità di settori e si gestiscono informazioni via web ma è soprattutto il luogo fisico in cui il dipendente è chiamato a vivere. All'interno c’è tutto: dai centri benessere alle feste, al supermercato, al medico personale. Al dipendente è insistentemente richiesto di interagire via web con i colleghi e di partecipare e condividere i propri interessi, la propria vita con gli altri mediante un sistema, credo, piuttosto simile a Facebook. Il dipendente è valutato non solo per l’abilità che ha nel suo lavoro, ma soprattutto per quella che dimostra nella socializzazione cioè in base alla partecipazione a gruppi, a feste, alla condivisione di immagini della propria vita privata, ai mi piace che riceve e alle faccette sorridenti.
In realtà, Eggers estremizza una tendenza che già esiste nella nostra società e che tutti conosciamo. Tante persone condividono la propria vita per il desiderio di rappresentarla a un’altra persona come fosse un film, non ad amici intimi bensì a estranei. Per uno strano meccanismo questi estranei diventano “gli amici”. Ma in questo modo uno tende a recitare una parte mentre nel dialogo a cuore aperto con un amico entra più profondamente a contatto con il proprio nucleo intimo e vitale.
Passano con questa modalità di rapporto concetti distorcenti: l’idea ad esempio di trasparenza come forma di sincerità per quanto riguarda la vita privata e come forma di democrazia per quanto riguarda la vita politica (pensiamo all'idea di alcuni partiti politici anche italiani di fare ogni cosa, ogni incontro via web).
SE NON SEI TRASPARENTE COSA HAI DA NASCONDERE?
In un certo senso la tentazione di vivere la propria vita come un’isola dei famosi, di essere visti e riconosciuti, un aspetto importante nella società di oggi,nel Cerchio viene incentivata e promossa.
"Io voglio essere vista. Voglio una prova della mia esistenza".
Così la perdita del confine tra pubblico e privato viene favorita per il comandamento della trasparenza vista come modalità democratica di rapportarsi agli altri. Penso a certe trasmissioni sui vari delitti che valicano tranquillamente il limite della decenza e del rispetto in nome della libertà di informazione. TUTTO QUELLO CHE SUCCEDE DEVE ESSERE CONOSCIUTO, dicono al cerchio. LA PRIVACY E’ UN FURTO. I SEGRETI SONO BUGIE: CONDIVIDERE E’ PRENDERSI CURA.
Trasmissioni come i reality spingono nella direzione di questa distorta idea di trasparenza e di sincerità totale. Eggers dimostra perfettamente come i rapporti umani, per es. quello tra Mae e Annie, vengano falsati dal fatto di essere uditi e ascoltati da altri. L’elemento di falsità introdotto è lampante. Certe scene, come quella della caccia a Mercer, sono inoltre emblematiche oltre che di tale falsità anche dell’allontanarsi di ognuno da se stesso. La recita diventa non solo con gli altri ma con se stessi.
Trasparenza e controllo sono però due concetti strettamente collegati: ognuno di noi sente esercitato su di sé un controllo quando gli arrivano offerte sui prodotti che ha cercato nel web. Lo scopo di tale controllo viene percepito come commerciale.
Ma estremizzando la capacità di controllo, utilizzando tutti un unico profilo cui legare mail e quant'altro e il proprio nome vero anziché false identità, Eggers arriva a immaginare un controllo pressoché totale. Sicuramente Eggers cita Orwell. Però mentre il sistema politico di Orwell ci pare collocabile in un futuro remoto e forse relegabile nella fantasia dell'autore, il sistema Cerchio ci sembra già allungare i suoi tentacoli su di noi.
Tutta la gente del Cerchio individualmente non sa quello che fa collettivamente, dice Mercer, una delle due teste pensanti del romanzo. Ma il fascino del controllo totale, della trasparenza sono superiori a tutto.
Il Cerchio viene rappresentato dalla figura simbolica dello squalo che divora tutto: gli animali della vasca, anche i più coriacei.
Eggers con il suo interessante romanzo porta alle estreme conseguenze tanti aspetti già noti della nostra società, tante idee malate smascherandone il baco. Credo che l’impegno del romanzo sia il suo più grande pregio. E’ un libro però che si legge facilmente con la sensazione di guardare l’isola dei famosi o qualcosa del genere. Ma certo la lettura per quanto facile non è mai frivola.
Bellissime le descrizioni delle gite in Kajac lungo il fiume in solitudine. Mae assapora la libertà, l’essere sola con se stessa, il contatto individuale e privato, non condivisibile mediante film o foto, con altri. Bellissime e ristoratrici perché la vita dentro il Cerchio è snervante anche per il lettore. Anche il lettore finisce per sentirsi in gabbia, imprigionato, incapace di pensare con la sua testa. Con una identità artificializzata dalla esposizione mediatica. Anche il lettore sente quella voce Mae, Mae ipnotizzante, estraniante che fa uscire Mae fuori da se stessa per diventare una specie di automa.
Il punto debole del romanzo, volendo trovarlo, potrebbe essere che in un simile sistema che punta al controllo totale l’individuo Mae, facciata sorridente del sistema,ha troppo peso. Come può essere tutto quanto nelle sue mani?
In ogni caso il finale è quello giusto. Ovviamente l’altro finale possibile avrebbe svalutato di molto il romanzo.

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Il cerchio 2019-01-14 09:30:51 martaquick
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martaquick Opinione inserita da martaquick    14 Gennaio, 2019
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ATTUALE

Parto dal presupposto che ho visto il film tratto da questo romanzo e quindi mi ha invogliato a leggerlo, il Cerchio è un libro a sé che non riesco a classificare facilmente quindi l'aggettivo che più gli si addice secondo me è attuale.
Il romanzo si addentra nella società dei social network, della politica e del consumismo, scava nell'animo umano e innorridisce il fatto che tutto ciò che ci viene raccontato potrebbe benissimo essere il nostro futuro.
La giovane Mae Holland non è soddisfatta del suo lavoro. Chi non lo è al giorno d'oggi? Invidio i pochi che invece al contrario lo sono.
Mae entra a far parte del Cerchio, un 'azienda all'avanguardia e di successo, chi non vorrebbe integrarsi per farne pienamente parte?
Mae ha una vita privata, passioni, amori, genitori e amici e sacrifica il suo tempo libero per il lavoro. Chi non è costretto a farlo tra noi?
Il problema che si raggiunge dopo queste premesse è fino a che punto siamo disposti a spingerci per avere successo, per la carriera, per essere visti come dicono nel romanzo.
Il cerchio vuole che tutto sia accessibile per tutti , la trasparenza, la verità e la condivisione.
Noi stessi postiamo foto video e quant'altro in internet per farci vedere agli altri. Ma mostriamo quello che vogliamo.
Il cerchio vuole mostrare tutto di tutti, anche di chi non ne vuole sapere. I segreti sono bugie.
I segreti sono segreti e tutti ne abbiamo e siamo esseri umani imperfetti fatti così, non si può essere sempre sotto osservazione perché si cambierebbe il proprio modo di essere.
Ma Mae accecata dal successo e dalla vita dai ritmi serrati, non ci pensa e decide di essere trasparente e donarsi agli altri e non ne viene fuori. Una sorta di lavaggio del cervello.
La conclusione mi ha deluso sebbene sia azzeccatissima al personaggio.
Nel complesso è un buonissimo romanzo in cui ci si può rispecchiare e durante la lettura noj si puo che augurarsi che non si arriverà mai a tanto. Lasciamo la libertà a chi non vuole essere visto.

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Il cerchio 2018-05-27 17:37:04 Saglioccolo
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Saglioccolo Opinione inserita da Saglioccolo    27 Mag, 2018
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Il Cerchio di Dave Eggers: né distopia, né fantasc

Il Cerchio di Dave Eggers: né distopia, né fantascienza, ma realismo puro

“[…] ricoverato a Parma per un grave malore.”
[…]: “Io festeggio per il malore di […], e spero che schiatti lentamente soffrendo tanto tanto.”
[…]: “Oh finalmente una buona notizia.”
[…]: “Creeeeeeeepaaaaaaaaaa”

“[…] operata di ernia al disco. Decorso regolare, lascerà la struttura tra 2-3 giorni.”
[…]: “Un errore medico? Sta m… non muore mai!!!”
[…]: “A forza di stare a pecorina gli faceva male la schiena.”
[…]: “Speriamo che si complichi e muoia.”

“Oggi ci sarà la presentazione del nuovo […]. La […] dice che sarà un prodotto rivoluzionario. È già record di prevendite .”
[…]: “Solo degli sfigati falliti comprerebbero una m… simile.”
[…]: “Ma non vi vergognate, c…, su come buttate via i vostri soldi!? Siete proprio delle nullità!”
[…]: “Speriamo che il nuovo […] vi scoppi in mano facendovi morire lentamente. Il […] è il meglio, mentre […] è solo una m…!”

“Il mese prossimo ci sarà la presentazione del nuovo libro di [...]”
[…]: “Ma quel buffone ancora parla e scrive. Ma quando lo ammazzano?”
[…]: “È facile fare il fighetto con il tuo conto in banca, e dalla comodità del tuo attico. Crepa, buffone”
[…]: “Ma quand’è che la camorra ti ammazza per davvero!?”

I post, con tanto di commenti, di sopra sono solo alcuni dei tanti esempi di come ormai, sempre più, i social stanno prendendo il posto dei cari e vecchi cessi degli autogrill. Li chiamano haters, ma per me ci sarebbero tantissimi altri termini per descrivere più che bene tali soggetti.
Nel 2013 (in Italia nel 2014) Dave Eggers pubblicò il romanzo Il Cerchio, il quale narrava – almeno così pensavano i lettori e i critici che non capivano, e forse nemmeno oggi capiscono, la realtà che li circondava (e che ci circonda) – di un futuro a noi prossimo, dove una piattaforma web si insinuava a tale punto nella vita e nella realtà di tutti i giorni, fino a diventarne un’estensione, prima, e, poi, la realtà stessa. All’epoca Eggers fu bollato come il classico intellettuale apocalittico che non conosceva il mondo del web, né tanto meno i social, archiviando il suo romanzo come il classico caso di letteratura dispotica e fantascientifica. I critici e i lettori di allora non capivano che Eggers non stava facendo altro che descrivere la realtà, mettendoci in guardia (senza moralismi e toni apocalittici) su come potevano diventare le nostre esistenza. Bé, che dire, cinque anni dopo si può dire che l’autore de L’opera struggente di un formidabile genio (uno dei casi letterari più innovativi degli ultimi venti anni. Quindi anche tacciare Eggers di conservatorismo è alquanto fuori luogo) è stato per buonissima parte un grande preveggente.
Una delle forze, e bellezza, della letteratura è quella di saper leggere e, a volte, anticipare, la realtà storico-sociale che ci circonda. Penso a come Dostoevskij nella seconda metà dell’800 anticipò, con le Memorie dal Sottosuolo, le teorie freudiane sulla psicanalisi. Oppure come Thomas Pynchon, con L’Incanto del Lotto 49, riuscì a capire la deriva allucinogena, grottesca a parodistica che avrebbe preso la controcultura di fine anni ‘60. E ancora come Don DeLillo, con Cosmopolis, riuscì a capire, ma anche a prevedere, il crollo di una società basata tutta sulla ricchezza e perennemente a rischio giocando con numeri economici e di mercato irreali.
Ma torniamo a Il Cerchio di Eggers; addentriamoci dentro questo contenitore social-media, che sembra in modo inquietante lo specchio o la prolungazione (McLuhan è un altro che ci aveva preso) di tutto ciò che ci succede ogni giorno, dalle nostre comunicazioni e contatti interpersonali, sino alla comunicazione politica.
Ovviamente i social sono anche, e forse soprattutto, una possibilità di conoscenza e ampliamento di vedute. Si può venire a conoscenza di un evento che ci interessa, puoi rimanere, o tornare, in contatto con amici lontani, puoi seguire aventi e personaggi che ti piacciono. Ma tutto questo, come ci mette in guardia Eggers, ha dei risvolti che sono, o possono diventare, inquietanti.

Se i primi lavori di Eggers, su tutti il sopracitato L’Opera Struggente di un Formidabile Genio, si contraddistinguono per una forte sperimentazione e ricerca, inserendo l’autore in quel postmodernismo che lo vedeva insieme a Wallace, Lethem, Moody e Antrim, come grandi eredi contemporanei di autori come Pynchon, DeLillo e Barth, con i suoi ultimissimi lavori l’autore originario di Boston è come se fosse rientrato nei binari più “tradizionali” del grande romanzo sociale americano. A partire da Ologramma per il Re, Eggers cerca di narrare i vari aspetti, o “malattie” della nostra epoca. Con Ologramma si narra – nel 2008-09, cioè quando la crisi economica inizia a colpire anche i cosiddetti poteri forti – di un imprenditore che sull’orlo della bancarotta vuole cercare un’ultima possibilità di riscatto, non tanto per lui ma per dimostrare qualcosa alla sua piccola figlia, per lasciare qualcosa in eredità alle nuove generazioni. Perché se la nostra, così come quella precedente, generazione ha fallito, non è forse giusto lasciare qualcosa di buono per le nuove generazioni….o almeno provarci?
Poi nel 2013 vi è la pubblicazione de Il Cerchio, racconto di un mondo malato e perso dentro un grande contenitore-dittatoriale (dittatoriale in modo subdolo, e per questo accettato) social-media, su cui ci addentreremo a breve.
Un anno dopo Il Cerchio, nel 2014, esce I Vostri Padri, dove sono? E i Profeti vivono forse per sempre? Che è un resoconto-ribellione allucinogeno di un giovane che non trovando risposte al decadimento dei grandi sogni e conquiste delle vecchie generazioni, decide di sottoporre, di volta in volta, a dei surreali interrogatori coloro che ritiene i responsabili dell’apatia che lo(ci) circonda.
Nel 2016 è la volta di Eroi della Frontiera, dove una giovane mamma, rimasta sola con i suoi bambini, e senza lavoro e prospettiva, decide di mollare tutto e andare oltre frontiera, conoscendo gente e luoghi che la faranno sperare in una possibilità di rinascita personale e sociale.
Ma ora entriamo nei meandri de Il Cerchio.

Attenzione, il seguito dello scritto può avere qualche traccia di spoiler; quindi se non avete letto il libro, e siete intenzionati a farlo, tenete presento tutto ciò prima di continuare nella lettura.


Dentro Il Cerchio: la struttura

Il Cerchio è una struttura lavorativa all'avanguardia; una comunità vera e propria. Gli stessi personaggi che lavorano, e vivono, all’interno della struttura sono chiamati circler. L'idea fondamentale de Il Cerchio è che ogni piccolo dettaglio della vita privata, e non, può essere cercata attraverso una sola password, un solo account. Ogni piccolo granello che compone il mondo conoscibile, legato alle azioni umane, e anche oltre, è inserito in un unico e infinito database. Niente più ricerche multiple, tutto è alla portata di mano, attraverso l'uso di una sola chiave di accesso.
La propria storia clinica, storia personale, transazioni finanziarie, storie familiari , il mondo conosciuto e no, tutto è alla portata di un solo click. La meta finale, lo scopo ultimo de Il Cerchio è essere:”onniveggenti, onniscienti. Tutto quello che succede sarà conosciuto.”
Un’unica vita collettiva, un grande “villaggio globale” (McLuhan ritorna sempre), senza segreti, senza privacy, senza – dunque – emozioni personali. Se non si ha niente da nascondere, non bisogna temere nulla. Ma se le nostre vite diventano totalmente trasparenti, i nostri sentimenti, la nostra intimità (fisica e psichica) divengono alla portata di un click alla mercé di grandi aziende sovranazionali non è forse un grande e ineluttabile passo verso una dittatura subdola e ciecamente accettata da tutti?
“No, Mae, è diverso. Sarebbe più facile da capire. Qui, però, non ci sono oppressori. Nessuno ti obbliga a farlo. Te li lasci mettere spontaneamente questi lacci.” (Dave Eggers _ Il Cerchio, pag. 209)
Mae e i cambiamenti psicologici all’interno della struttura Il Cerchio

Eggers lascia alla protagonista, Mae Holland, il compito di raccontare la vera identità de Il Cerchio. Attraverso le sue riflessioni, i suoi comportamenti in continua evoluzione, le sue emozioni e istinti che piano piano si discostano, si capisce il principio di auto-accettazione subdola che i grandi “saggi” fanno accettare a tutti i circler, fino ad arrivare a un auto-accettazione imposta dall’alto alla totalità delle persone.
Si osserva nell'evoluzione di Mae che il cambiamento nella sua personalità avviene in primo luogo nella sfera del suo privato, il quale perde di valore ai suoi occhi. Il mondo interiore si collettivizza; si assiste alla perdita totale dei momenti di solitudine, di meditazione, ascolto di se stessi, tutte azioni e momenti nella vita di ciascuno che permettono di giungere alla comprensione dei propri moti interiori. L’individuo, perdendo la propria sfera intima e segreta, diviene un’entità sola, anche se falsamente crede di essere costantemente in compagnia. E questa solitudine si estende anche nei momenti di socialità interpersonale. Non si va più in giro a conoscere gente, non si guarda negli occhi per capire i sentimenti e i pensieri, non si cerca nel reale un approccio con l’altro sesso ma si ci sceglie tramite un algoritmo in una stanza virtuale per incontri che rimangono virtuali anche nel reale. Tutto ciò è distopia e fantascienza, o pura realtà?
“Non raccogli più i suggerimenti basilari della comunicazione interpersonale. Sei a tavola con tre esseri umani che ti guardano , tutti, e cercano di parlare con te, e tu resti incollata a uno schermo cercando degli estranei in qualche parte del mondo” (Dave Eggers _ Il Cerchio, pag. 209)



Il Cerchio e il mondo dei social media e delle nuove teconologie

Andy Warhol diceva che tutti hanno diritto ai loro quindici minuti di celebrità. Ne Il Cerchio l’assunto di Warhol si dilata all’infinito e perpetuamente. Su uno schermo di un computer, di un tablet e di uno smartphone, e tramite una “stanza” virtuale, tutti possono dire tutto su tutti. I grandi statisti, i grandi intellettuali, i giornalisti, gli scrittori divengono nulla difronte alla “pancia” popolare che spruzza il proprio bile, i propri risentimenti e frustrazioni, su chiunque, annullando-appiattendo tutto e chiunque. Vi è il “trionfo” (pilotato subdolamente dall’alto), più che dell’uomo qualunque, del pensiero qualunque.
E il pensiero qualunque trionfa non tramite discussioni, esposizione delle proprie idee, progettando; no, il pensiero qualunque si afferma, o meno, tramite un like o un pollice inverso virtuali.
“Più posti cose, più sali in classifica. Un sacco di gente dà il like al tuo post, e tu vai alle stelle. Si muove per tutta la giornata. Non è figo? Molto, disse Mae. (Dave Eggers _ Il Cerchio, pag. 85)
[…..…….….…….…….………..….….]
“Penso che stare dietro a quella scrivania in qualche modo ti faccia credere, tra un frown e uno smile, che quella che fai è proprio una vita affascinante. Tu scrivi commenti sulle cose invece di farle. Guardi delle foto del Nepal, clicchi sul pulsante degli smile, e credi che sia come andarci. Cioè, che succederebbe se ci andassi sul serio? I tuoi rating di CircleJerk scenderebbero sotto un livello accettabile?” (Dave Eggers _ Il Cerchio, pag. 210)



Il Tempo

Il tempo all'interno de Il Cerchio perde la sua connotazione di movimento, di evoluzione e crescita, venendo incorporato in un presente totalizzante, in un attimo infinito. C'è ricordo del tempo solo tramite l'arroganza di credersi testimoni del mondo, custodi di valori millenari, sintetizzando e avviluppando un'immagine fissa dell'evoluzione nel tempo dell'umanità. Un semplice passaggio di livelli attraverso una visione puramente razionale, il mito di una scalata veloce attraverso i diversi periodi storici fino su al centro de Il Cerchio, dove il tempo finisce. Ma tutto questo per i circler, così come per la società massificata del romanzo, rimane solo un mito irrealizzabile, il nucleo è concesso solo ai saggi, i quali hanno necessità delle loro piccole particelle che ruotano intorno al loro nucleo, alimentando e accrescendo l'energia. Un atomo dove il tempo non ha più necessità di esistere



Il Simbolismo

Se secondo il semiologo Roland Barthes, negli anni ‘50, ‘60 e ‘70 del Novecento, i miti della musica, dei fumetti, del cinema e dello sport andavano sostituendo, nell’immaginario comune, le divinità (le quali comunque già avevano perso di valore sociale dopo il processo di secolarizzazione), diventando simboli e simulacri della società di massa della seconda metà del Ventesimo secolo, ne Il Cerchio, e nella società che in esso viene descritta, il ruolo di miti e di simboli viene assunto dai cosiddetti “influencer”, i quali, per l’appunto, influenzano e guidano nelle loro scelte comportamentali e di vita la società. Ma tale influenza non avviene attraverso una canzone, la recitazione, o gesta sportive, ma creando una subdola credibilità tramite strategie di social marketing, e assecondando e dando sfogo e risalto al sopracitato pensiero qualunque.
Ma ci sono figure, simboli e/o simulacri ancora più in alto dei circler; figure che si muovono nell’ombra, ma che in essa decidono, pianificano, costruiscono, influenzano: i tre saggi. I tre saggi, fondatori de Il Cerchio, promuovono un overdose universale di algoritmi, pubblicità occulta, propaganda tramite la piattaforma per realizzare l'utopia di un mondo felice. Una piattaforma dove tutto è trasparente e visibile, al fine di evitare reati, e crimini di varia natura. Ma tutto ciò diventa, o potrebbe diventare, il mezzo potente per controllare la mente degli altri( una volta entrati nel gioco uscirne equivarrebbe a morire). C’è l’utopia di una dittatura accettata a condivisa.
Ma altro grane simbolo-simulacro all’interno della narrazione del romanzo è l’imponente e stupenda Baia di San Francisco, che crea una sorta di vs tra la bellezza della natura circostante e la “room” de Il Cerchio. La Baia si fa simbolo e simulacro di una natura che perde valore della sua bellezza, in nome della sua condivisione sui social per una finta fruizione collettiva. Mae viene ripresa perché si era “permessa” di perdersi nella bellezza notturna della Baia, senza scattare e condividere foto e video di tale bellezza. Ne Il Cerchio, le esperienze non si vivono, ma si condividono, e queste hanno valore e significato solo in base al numero di like o smile.
“Pensò di muoversi, ma non ne vide la ragione. Sembrava che non ci fosse motivo di andare in un posto qualunque. Stare là, in mezzo alla Baia, senza niente da fare o da vedere , era più che sufficiente. E là rimase, andando lentamente alla deriva, per quasi un’ora. Ogni tanto tornava a sentire quell’odore di cane e di tonno, e voltandosi scopriva un’altra foca curiosa, e allora si guardavano, e Mae si chiedeva se la foca sapesse, come lei, quanto era bello questo, e come erano fortunate ad averlo tutto per sé.” (Dave Eggers _ Il Cerchio, pag. 72)



La politica

Ma se dopo aver indirizzato la psiche e lo stile di vita dei circler, i quali a loro volta hanno seminato tutto ciò nella società, quale può essere il prossimo passo de Il Cerchio – nella figura dei tre saggi -, se non quello di governare sul serio tutto ciò. E allora, se tramite i database pieni di gusti e preferenze delle persone, e assecondando e dando voce subdolamente ai loro istinti (non idee o ideali), giunge il momento di fondare un partito basato sulla trasparenza, dove tutto è visibile e niente si perdona se nascosto. Nel partito de Il Cerchio, tramite la potenza del suo archivio, l’avversario di turno che ha avuto una debolezza in passato, magari una multa non pagata, magari aveva un’amante, o aveva parcheggiato in doppia fila, viene annientato tramite l’odio della società incanalato, indirizzato e organizzato da una “room”, blog o sito. E se, tramite precisi calcoli, ci si rende conto di non avere una maggioranza certa, si può sempre costringere la gente a votare per forza; così come sono tenuti si è tenuti a pagare le tasse e a rispettare le legge, allo stesso modo si è obbligati a esprimere un voto. E fa niente se uno non si rivede in nessun partito o candidato.
“Insomma abbiamo diecimila leggi. Ai cittadini chiediamo moltissime cose giuste. Allora, perché non possiamo chiedergli di votare? Lo fanno in dozzine di paesi.” (Dave Eggers _ Il Cerchio, pag. 308)


Considerazioni finali

Eggers con Il Cerchio non scrive né un romanzo distopico, né di fantascienza. L’autore americano non fa altro che osservare la realtà che ci circonda degli ultimi anni, senza avere visioni apocalittiche (come fu accusato all’epoca della pubblicazione del libro).
L’autore non si occupa di sollecitare una visione del tutto negativa di un futuro possibile, né ammette emozioni chiare nel lettore; egli concretizza, alla base più inconscia di ciascuno, una forte ambivalenza emotiva: veniamo fagocitati e abbagliati dalla visione luminosa, anzi accecante, della vita nel Cerchio, dagli ideali “bonari” e di condivisione, dal concetto di verità sempre e comunque, ma allo stesso tempo smuove uno stato interno di angoscia, anzi di terrore, che ci avvicina e ci fa comprendere il disagio interno della protagonista. Siamo confusi rispetto all'idea razionale se quella visione del mondo sia bene o sia male, ed è questa la forza del racconto. Eggers non propone falsi moralismi o visioni ideali di una società, l'autore descrive correttamente un ingrandimento della nostra realtà. E se tale ingrandimento divenisse la realtà stessa (ammesso che già non lo sia)? Su tale possibilità, forse avremmo due scelte, atteggiamenti o visoni, che il romanzo stesso ci propone:
1) “Quello che dovrei comunicarti è che aspetto il giorno in cui una battagliera minoranza finalmente si alzerà per dire che la cosa è andata troppo in là, e che questo strumento è di gran lunga più insidioso di qualunque altra invenzione umana sia venuta prima, deve essere controllato, regolato, costretto a tornare sui suoi passi, e che, soprattutto, dobbiamo avere la possibilità di chiamarci fuori. Oggi viviamo in uno stato tirannico, dove non ci è permesso.” (Dave Eggers _ Il Cerchio, pag. 292)
2) “Un’altra vampata di colore apparve sullo schermo che monitorava il lavorio della mente di Annie. Mae allungò una mano per toccarle la fronte, meravigliandosi della distanza che questa carne poneva tra loro. Cosa stava succedendo nella sua testa? Non saperlo era davvero esasperante, pensò. Era un affronto, una privazione, per se stessa e per il mondo. Avrebbe sollevato l’argomento con Stenton e Bailey, e con la Gang dei 40, alla prima occasione. Dovevano parlare di Annie, dei pensieri che le stavano passando per la testa. Perché non avrebbero dovuto conoscerli? Il mondo non meritava niente di meno, e non voleva aspettare.” (Dave Eggers _ Il Cerchio, pag. 389)

Francesco Saglioccolo, Jenny Giordano



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Il cerchio 2017-10-28 10:41:15 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    28 Ottobre, 2017
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Controllo

Quando George Orwell nel 1949 – data della prima pubblicazione – dette luce a “1984” mai avrebbe pensato che le sue parole potessero rivelarsi tanto profetiche quanto reali e di ispirazione. Molteplici sono i romanzi che hanno tratto spunto dalle opere del passato, molteplici sono i componimenti che anche involontariamente, ne rievocano le sensazioni. Questo è un po’ quel che accade con “Il cerchio” di Dave Eggers classe 2014.
Sin dalle prime battute, infatti, il rimando a Orwell e ad altri scrittori del medesimo filone, è inevitabile. Soltanto che, in questo caso, Eggers, traspone e concentra le conseguenze del presente su un futuro nemmeno poi così lontano e dispotico se si pensa alla realtà in cui oggigiorno viviamo, una realtà scandita dai social network. Partendo da questo assunto, ed inevitabilmente estremizzandolo, l’americano concretizza e realizza una perfetta fotografia della società attuale.
Mae Holland, ventiseienne, viene assunta – su raccomandazione dell’amica universitaria Annie – al “Cerchio”, un luogo che non è solo e soltanto un posto dove il lavoro si estrinseca, quanto un vero e proprio centro di ricerca e gestione delle informazioni web nonché una location in cui materialmente il dipendente è chiamato a vivere. Il giudizio, infatti, sul rendimento è determinato tanto dall’effettiva produttività (calcolata al minuto su un indice di 100% quale valore massimo e 0 quale minimo e con una soglia di merito che non deve mai scendere sotto il 95%) ma anche dalle interazioni sociali a cui il medesimo operatore partecipa. Da un monitor, la ragazza, finisce con il trovarsi a lavorare con oltre 9 schermi, ed è chiamata a rendere nota qualsiasi informazioni ad essa attinente. Più interagisce, si iscrive ai vari gruppi, dialoga e risponde alle singole richieste degli utenti, più la sua posizione in classifica va a salire e a procrastinarsi ai massimi livelli. All’interno del Cerchio c’è tutto, dai centri benessere, all’assicurazione sanitaria per gli impiegati e i loro familiari, a controlli medici costanti che si estrinsecano di settimana in settimana e che tengono sotto controllo giornalmente, mediante degli appositi braccialetti, ogni funzione vitale degli stessi. Mantra dell’organizzazione è la trasparenza. Gli strumenti digitali non sono altro che il miglior mezzo per diffonderla, garantirla. Dunque, perché nascondersi? Perché celare? Perché avere dei segreti?
Di fatto, in questo sistema, “TUTTO QUELLO CHE SUCCEDE DEVE ESSERE CONOSCIUTO”, e dunque, “LA PRIVACY E’ UN FURTO. I SEGRETI SONO BUGIE: CONDIVIDERE E’ PRENDERSI CURA”.
Il risultato finale è che si perdono completamente le interazioni sociali, la vita diventa un film (un po’ come già nel quotidiano accade) e tutto quello che è realtà finisce col fondersi con la finzione. Indistinguibile è l’una dall’altra. E Mae, sarà l’emblema di questo risultato. Accetterà di farsi filmare 24 h su 24, perderà il confine tra il pubblico e il privato e sarà talmente parte del meccanismo che la visione di chi, come Mercer o i suoi genitori, al contrario ne è estraneo, sarà rifiutata, interdetta. Diventa, semplicemente autistica ad ogni emozione, stimolazione esterna. Significativi in questo senso sono alcuni passaggi dell’opera in cui i rapporti con l’amica di sempre Annie risultano sfalzati, non veritieri, artefatti, e nonché quelli con l’ex fidanzato e i genitori, figure che arrivano a rifiutare qualsiasi rapporto con lei, soprattutto a seguito della cena che si tiene presso l’abitazione natia della ragazza. Durante lo svolgimento di questa, la donna non alza la testa dal proprio dispositivo telefonico e, oltretutto, non resiste alla tentazione di condividere l’immagine del lavoro del vecchio compagno. In un’altra occasione, purtroppo, rivela anche alcuni aspetti dell’intimità dei genitori, carattere questo che porterà alla rottura di ogni legame. Vano, relativo e superfluo ogni tentativo di cancellare le riprese, perché al “Cerchio” nulla può venire meno. Deve stare tranquilla, Mae, tempo qualche giorno e la notizia passerà in secondo piano.
Con il proseguo dell’opera vedremo ancora come la trasparenza giunga a tramutarsi in controllo, anche politico. Il singolo non è consapevole di quel che fa nel collettivo così come il cerchio finisce con l’essere una entità che con i suoi tentatoli arraffa e divora tutto quel che trova sulla sua strada.
Ciò avviene mediante l’ausilio di un linguaggio a volte farraginoso e non molto fluente ma che si caratterizza e confà perfettamente a quelle che sono le vicende narrate. L’impressione può essere quella di trovarsi in un “reality show”, ma essendo le circostanze così vicine e palpabili, chi legge finisce con il ravvisarvi situazioni realmente vissute tanto che non può sottrarsi alla riflessione. E come il Cerchio risulta snervante per i protagonisti dell’opera – anche per quelli assuefatti – lo è anche per il lettore che si sente in gabbia, si sente destabilizzato. “Il cerchio” riesce a trasmutare l’avventuriero conoscitore nelle vicende, tanto che l’effetto del sistema è percepibile su pelle con ogni suo retroscena. Perfettamente calzante anche il finale.
In conclusione, una lettura riflessiva, intelligente, non frivola, destabilizzante, attuale e non così lontana.

«Mercer, il Cerchio è un gruppo di persone come me. Stai dicendo che in qualche modo siamo tutti in una stanza, in qualche posto, a sorvegliarti, a progettare il dominio del Mondo?»
«No. Prima di tutto, lo so che è tutta gente come te. Ed è questa la cosa più terrificante. Individualmente voi non sapete quello che fate collettivamente. Però, in secondo luogo, non dovreste fare troppo affidamento sulla benevolenza dei vostri capi. Per anni c’è stato un tempo felice in cui gli uomini che avevano il controllo dei più importanti canali Intenet erano davvero persone abbastanza perbene. O almeno erano rapaci e vendicativi. Ma io ho sempre avuto questa preoccupazione: e se qualcuno volesse usare questo potere per punire quelli che l’hanno sfidato?»
«Che stai dicendo?»
«Credi che sia solo una coincidenza se ogni volta che un membro del Congresso o un blogger parla di monopolio viene immediatamente coinvolto in una terribile controversia a base di sesso, pornografia e stregoneria? Per vent’anni Internet ha avuto la possibilità di rovinare chiunque in due minuti, ma nessuno, fino ai tuoi Tre Saggi, o almeno a uno di loro, si è mai proposto di farlo veramente. Vuoi farmi credere che questa per te è una novità?»
«Sei davvero paranoico. [...] Per cent’anni sono esistiti dei lattai che ti portavano il latte, dei fornai che ti portavano il pane…»
«Ma il lattaio non mi scannerizzava la casa!»
«E con questo? Non vuoi che la Charmin sappia quanta della loro carta igienica consumi?»
«No, Mae, è diverso. Sarebbe più facile da capire. Qui, però, non ci sono oppressori. Nessuno ti obbliga a farlo. Te li lasci mettere spontaneamente, questi lacci. E spontaneamente diventi del tutto autistica nella sfera dei rapporti sociali. Non raccogli più suggerimenti basilari della comunicazione interpersonale. Sei a tavola con tre esseri umani che ti guardano, tutti, e cercano di parlare con te, e tu resti incollata a uno schermo cercando degli estranei in qualche parte del mondo.»

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Il cerchio 2016-08-13 08:25:14 Antonella76
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Antonella76 Opinione inserita da Antonella76    13 Agosto, 2016
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Trasparenza totale? ...no, grazie!



Una lettura, questa, che esula un po' dal mio genere letterario, non amando io la fantascienza, la distopia, il futurismo e quant'altro mi porti troppo lontana dal mondo reale, ma questo romanzo pur rientrando in tale genere tratta argomenti piu che mai attuali, certo amplificati ed esagerati nei numeri, ma non poi così lontani da noi...
L'autore ha immaginato, in un futuro non troppo distante, una fetta della società completamente votata alla tecnologia, ai social, alla condivisione, alla trasparenza e alla totale rinuncia del buonsenso e della ragione.
Un rapido avanzare del predominio della tecnologia, che mascherandosi da "aiuto" per la società, in realtà non fa altro che monopolizzarla, annientando qualsiasi diritto di essere anomino, fuori obiettivo.
Ci troviamo di fronte ad una protagonista completamente plasmata, inebetita, paladina dell' "essere online" a tutti i costi e schiava del "piacere a tutti".
Con tutto ciò che segue e ne consegue.
Quello che mi è piaciuto, però, nel romanzo, è il fatto che riesca a far arrivare forte e chiara la sua posizione "contro", proprio attraverso la descrizione enfatica di un mondo super tecnologico e "trasparente".
Attaverso il trionfo dell'essere sempre in vista, del conoscere tutto di tutti, arriva l'orrore derivante da questa totale assenza di privacy, considerata un "furto" nei confronti delle altre persone.
Il contraddittorio emerge in poche occasioni e attraverso pochi personaggi, ma quando accade ha una grande forza incisiva.
Trovo che il libro non avrebbe potuto avere un finale diverso da quello che Eggers gli ha dato, senza cadere nell'ovvio...e l'ultima, l'ultimissima frase è davvero agghiacciante.
La scrittura non è "alta", ma io trovo che sia assolutamente in linea con l'ambientazione e con il tema affrontato.
Inutili i paragoni con Orwell e il suo "1984": viaggiano su binari diversi, sia per la qualità stilistica, sia perché in uno troviamo un mondo tiranneggiato da un potere politico, nell'altro il monopolio e il totalitarismo provengono dal potere economico e dal "progresso scientifico".
Un romanzo che scorre bene e che, prima che sia troppo tardi anche per noi, sarebbe bene leggere.

"Non siamo destinati a sapere tutto, Mae. Hai mai pensato che forse la nostra mente è delicatamente calibrata tra il noto e l’ignoto? Che la nostra anima ha bisogno dei misteri della notte e della chiarezza del giorno? Voi state creando un mondo di luce sempre accesa, e io credo che essa ci brucerà vivi, tutti quanti."

Questo passaggio mi piace molto...e racchiude un po' tutto il senso del romanzo.

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Il cerchio 2015-08-06 17:17:29 Anna_Reads
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Anna_Reads Opinione inserita da Anna_Reads    06 Agosto, 2015
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Cos'hai da nascondere?

Il Cerchio – Dave Eggers, 2013

Seconda opera in cui mi imbatto di Dave Eggers e di nuovo un lavoro ricco di spunti e riflessioni.
Con il pretesto di raccontare la storia di Mae, l’autore ci accompagna attraverso una lunga ed appassionante meditazione sulla nostra vita reale e virtuale.
La giovane Mae, dopo la laurea ed alcuni lavori poco soddisfacenti, approda al “Cerchio”, grazie all’aiuto dell’amica Annie, che è già un “pezzo grosso” della dinamica e prestigiosa organizzazione.
Di che cosa si occupi il Cerchio non è poi così chiaro. Diremo genericamente di “servizi”.
Mae comincia, più o meno, come addetta al call-center, ma ovviamente con uno stipendio con qualche zero in più. E il privilegio di lavorare al Cerchio. Qui non solo tutto è nuovo, luccicante ed ipertecnologico. Ma è anche concepito e realizzato per far sentire a proprio agio il lavoratore. Aree verdi, parchi, divertimenti, feste a tema, negozi bio, la possibilità di fermarsi a dormire se si fa tardi. Ma non su un divano letto in ufficio. In un alloggio delizioso, certi di trovare nell’armadio abiti nuovi e lussuosi del proprio gusto e della propria taglia, nel frigo le bevande preferite e il necessario per prepararsi la colazione la mattina dopo.
Tutto gratis, obviously.
Mae, pur abbagliata da cotanto splendore, all’inizio fatica un po’ a integrarsi. Il suo papà è ammalato di sclerosi multipla, l’assicurazione sanitaria dei genitori non gli permette un’assistenza adeguata...
Fastidi.
Che il Cerchio risolve. Basta chiedere.
Ma Mae ancora non capisce.
Erroneamente si convince che lavorando sodo e mantenendo un rendimento eccellente svolga il suo lavoro al Cerchio.
Ma non è così.
Ben presto Mae riceve un “richiamo” ufficiale. Perché non partecipa agli eventi? Perché non commenta (con faccine sorridenti o corrucciate) le iniziative? I prodotti? Le persone? I film? Perché sente il bisogno di fare lunghe remate in canoa senza produrre neanche una foto da condividere con gli altri? Perché lavora lì già da due settimane e nessuno ancora conosce la “playlist” delle sue canzoni preferite?
A questo punto Mae capisce davvero e si immerge anima e corpo nello spirito del Cerchio.
Sedotta (invero molto facilmente) dai lineari ragionamenti di Bailey (co-fondatore del Cerchio), che si basano sull’elementare assunto che «se non sei trasparente, cos’hai da nascondere?», Mae accetta di andare in giro con una telecamera al collo, di postare opinioni su qualunque argomento e di condividere ogni cosa affinché niente vada perso.
E l’esempio di Mae viene seguito da molti, a partire da alcuni politici che fanno della “trasparenza” una bandiera. E, come corollario, si piazzano telecamere ovunque (se non hai niente da nascondere, che problema c’è?) in un crescendo rossiniano che talvolta sfiora il ridicolo, altre il grottesco, altre ancora il dramma.
In tutto questo, alcuni personaggi come i genitori di Mae, l’ex fidanzato Mercer, e un misterioso personaggio che non spoilero, provano a far riflettere la ragazza su quello che sta avvenendo.
Che il mondo reale si stia trasformando nel paradiso degli “smanettoni sfigati”.
Che le raccolte di fondi non si realizzino con denaro, ma con “smile”.
Il tutto verso un mondo distopico governato da felicità, correttezza e trasparenza.
Perché «TUTTO QUELLO CHE SUCCEDE DEV’ESSERE CONOSCIUTO.»
Bello è?
Chiudo con uno scambio a distanza fra Mae e Ty, il fondatore del Cerchio (con sindrome di Asperger che molto poco velatamente “cita” Mark Zuckerberg):
Ty: «Mae, tante delle cose che ho inventato, onestamente, le ho inventate per divertimento, per la voglia perversa di vedere se funzionavano o no, se la gente le avrebbe utilizzate. Voglio dire che era come tirar su una ghigliottina nella pubblica piazza. Non ti aspetti che mille persone si mettano in coda per ficcarci dentro la testa.»
Mae: «Io voglio essere vista. Io voglio una prova della mia esistenza.»

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