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Storia di un corpo
 
Storia di un corpo 2019-05-13 09:49:30 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    13 Mag, 2019
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Corpo e mente: legame indissolubile

Con “Storia di un corpo” Daniel Pennac si cimenta in un’impresa affatto semplice ovvero quella di ricordarci l’importanza di un corpo, un corpo fatto di carne, ossa, muscoli, sangue ma anche molto altro ancora, un corpo che è semplicemente quello di ciascuno di noi, un corpo che è memoria e testimonianza, un corpo che è anche un lascito.
Per farlo il francese si immedesima nei panni di un uomo che, sotto la forma del diario, decide di ripercorrere dalla sua infanzia (narrata dai suoi 12 anni) alla sua morte (occorsa all’età delle 87 candeline) quella che è stata l’evoluzione del suo contenitore terreno onde poter lasciare qualcosa di sé ai suoi cari e nello specifico a sua figlia. E così, giorno dopo giorno, annotazione dopo annotazione, la sua vita prende forma ed assume i connotati di quelle esperienze vissute e provate sulla pelle perché il legame tra mente e corpo è indissolubile. Ogni esperienza, dalla più intima alla più ordinaria, è descritta con dovizia e cura di particolari. Ed esattamente come maturano le prove dell’esistenza, così muta e cambia la scrittura adottata che passa da quella di un uomo adulto (nelle avvertenze) a quella di un adolescente e poi di nuovo ad una persona che ha completato la sua formazione personale.
A una storia che rende il testo originale e che lo porta ad uscire dagli schemi più ordinari, si aggiunge uno stile narrativo ironico, pungente, diretto e in cui padrone indiscusse della scena sono proprio le emozioni che vengono però riportate non direttamente dalla mente quanto dal dolore, dalla gioia, dalle sensazioni che la carne prova o ha provato. Tuttavia, è proprio questa impostazione narrativa a renderne complessa la lettura per il conoscitore. Se da un lato si hanno pagine di grande intensità e di forte introspezione, dall’altro se ne hanno altre che si riducono ad essere resoconti del quotidiano. L’uno aspetto è funzionale all’altro, com’è naturale che sia, ma l’effetto nel lettore è quello di sentirsi sfiancato, di trovarsi innanzi ad un ostacolo insormontabile, a un libro che sembra sfuggirgli di mano, che perde di forza espressiva e che ci si sforza di ultimare. Peccato perché se fosse riuscito a ridimensionare qualche anfratto, il componimento sarebbe stato ineccepibile.

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