Narrativa straniera Romanzi Storia di un corpo
 

Storia di un corpo Storia di un corpo

Storia di un corpo

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3 agosto 2010. Tornata a casa dopo il funerale del padre, Lison si vede consegnare un pacco, un regalo post mortem del defunto genitore: è un curioso diario del corpo che lui ha tenuto dall’età di dodici anni fino agli ultimi giorni della sua vita. Al centro di queste pagine regna, con tutta la sua fisicità, il corpo dell’io narrante che ci accompagna nel mondo, facendocelo scoprire attraverso i sensi: la voce stridula della madre anaffettiva, l’odore dell’amata tata Violette, il sapore del caffè di cicoria degli anni di guerra, il profumo asprigno della merenda povera a base di pane e mosto d’uva.

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Storia di un corpo 2019-05-13 09:49:30 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    13 Mag, 2019
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Corpo e mente: legame indissolubile

Con “Storia di un corpo” Daniel Pennac si cimenta in un’impresa affatto semplice ovvero quella di ricordarci l’importanza di un corpo, un corpo fatto di carne, ossa, muscoli, sangue ma anche molto altro ancora, un corpo che è semplicemente quello di ciascuno di noi, un corpo che è memoria e testimonianza, un corpo che è anche un lascito.
Per farlo il francese si immedesima nei panni di un uomo che, sotto la forma del diario, decide di ripercorrere dalla sua infanzia (narrata dai suoi 12 anni) alla sua morte (occorsa all’età delle 87 candeline) quella che è stata l’evoluzione del suo contenitore terreno onde poter lasciare qualcosa di sé ai suoi cari e nello specifico a sua figlia. E così, giorno dopo giorno, annotazione dopo annotazione, la sua vita prende forma ed assume i connotati di quelle esperienze vissute e provate sulla pelle perché il legame tra mente e corpo è indissolubile. Ogni esperienza, dalla più intima alla più ordinaria, è descritta con dovizia e cura di particolari. Ed esattamente come maturano le prove dell’esistenza, così muta e cambia la scrittura adottata che passa da quella di un uomo adulto (nelle avvertenze) a quella di un adolescente e poi di nuovo ad una persona che ha completato la sua formazione personale.
A una storia che rende il testo originale e che lo porta ad uscire dagli schemi più ordinari, si aggiunge uno stile narrativo ironico, pungente, diretto e in cui padrone indiscusse della scena sono proprio le emozioni che vengono però riportate non direttamente dalla mente quanto dal dolore, dalla gioia, dalle sensazioni che la carne prova o ha provato. Tuttavia, è proprio questa impostazione narrativa a renderne complessa la lettura per il conoscitore. Se da un lato si hanno pagine di grande intensità e di forte introspezione, dall’altro se ne hanno altre che si riducono ad essere resoconti del quotidiano. L’uno aspetto è funzionale all’altro, com’è naturale che sia, ma l’effetto nel lettore è quello di sentirsi sfiancato, di trovarsi innanzi ad un ostacolo insormontabile, a un libro che sembra sfuggirgli di mano, che perde di forza espressiva e che ci si sforza di ultimare. Peccato perché se fosse riuscito a ridimensionare qualche anfratto, il componimento sarebbe stato ineccepibile.

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Storia di un corpo 2016-11-04 16:44:33 Nuni83
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Nuni83 Opinione inserita da Nuni83    04 Novembre, 2016
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La storia di tutti noi

Che bella scoperta è stato per me Daniel Pennac. Circa 350 pagine che raccontano la storia di un corpo, è il corpo di un uomo ma potrebbe essere il corpo di ognuno di noi.

Le esperienze, lo stupore, la crescita, il declino del corpo sono raccontati in un diario, originale regalo post mortem di un padre alla figlia, quel padre che dai suoi 12 ai suoi 87 anni ha annotato, giorno dopo giorno, la sua vita così come il suo corpo l'ha vissuta.

Sono descritti gli odori delle persone, il sapore del cibo, gli amori vissuti, gli incidenti, le insonnie, scazzottate e malattie.

Il corpo regna sovrano in questo libro, è il corpo ad accompagnarci in questo mondo.

Pennac riesce a scrivere come un bambino di 12 anni e come un anziano alla fine dei suoi giorni. In ogni pagina metafore sulla vita e pillole di saggezza.

Il testo è ironico, leggero ma per niente superficiale.

Pennac racconta con naturalezza la storia di ogni uomo dipingendone le emozioni e le reazioni del corpo.

E' un libro che trasmette una tenerezza infinita e nelle cui pagine traspare la meraviglia della scoperta del corpo in cui viviamo, corpo che troppo spesso non conosciamo.

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Storia di un corpo 2015-12-30 10:49:16 lapis
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lapis Opinione inserita da lapis    30 Dicembre, 2015
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Gioco di prospettiva

Questa è la storia di un uomo narrata attraverso il punto di vista del suo corpo. E’ il diario di settant’anni di vita, ma un diario atipico in cui sono apparentemente banditi fatti, descrizioni, elucubrazioni psicologiche e analisi intimistiche e annotati, al contrario, solo dati rigorosamente fisiologici: cambiamenti corporei, sensazioni fisiche, piaceri, dolori, persino un polipo nasale occupa diverse pagine. Insomma, una dichiarata oggettività di carne e ossa.

E’ di sicuro un romanzo non convenzionale e la sua ricchezza sta nella prospettiva. Non c’è una vera e propria trama. Le emozioni, le persone, gli eventi non sono raccontati ma in qualche modo “percepiti” attraverso le reazioni del corpo, dando vita a pagine originali e autentiche nella loro capacità di riproporci sensazioni vere, che ci sembra di vivere sulla pelle: la fase della crescita e della presa di coscienza di sé attraverso i messaggi del corpo, le percezioni fisiche della paura, il dolore del lutto, lo scollamento della mente durante la guerra, l’abbandono fisico imposto dalla vecchiaia. E ci si rende così conto che il romanzo è tutt’altro che disinteressato alle emozioni. Parla proprio di ciò che c’è di più intimo, della propria interiorità, che emerge nella sua essenza, liberata dalle sovrastrutture del pensiero, degli avvenimenti e delle scelte di vita o di racconto.

Lo stile è diretto e intimistico, con una vena di divertente ironia che ben si accompagna alla singolarità del punto di vista narrativo. Pur apprezzando l’originalità e la vividezza sensoriale di alcune pagine, di grande intensità, il romanzo non riesce, a mio avviso, a mantenere costante la propria forza espressiva, rendendo ostica la lettura di quelli che, a tratti, si riducono a essere resoconti di manifestazioni corporali. Alla fine del romanzo, il risultato è di non esserci davvero affezionati ai personaggi e forse di non averli nemmeno del tutto conosciuti. Probabilmente è il prezzo pagato per aver puntato troppo sulla stravaganza.

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Storia di un corpo 2015-09-13 18:17:35 Giordana
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Giordana Opinione inserita da Giordana    13 Settembre, 2015
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Viversi

L'evoluzione di un vivente, lo stupore della crescita; l'inevitabile percezione della decadenza, degli anni che passano; la novità delle sensazioni che penetrano nella carne, che strisciano addosso, soffermandosi sulle fragilità, sui ricordi, sulla coscienza. Pennac racconta tutto questo in un diario. Tenuto dal dodicesimo all'ottantottesimo e ultimo anno, "non è un resoconto giorno per giorno, semmai sorpresa per sorpresa, scandito da lunghi silenzi in quei momenti della vita in cui il nostro corpo si fa dimenticare".
La vita, semplicemente. L'esperienza della vita addosso, quella vita tanto attesa dal basso di un corpo di dodici anni che si guarda allo specchio e decide di crescere; ma, soprattutto, di vedersi crescere, di combattere la paura di esistere a dispetto di una madre per la quale rappresenta nient'altro che il "fantasma" di un uomo.
E' un corpo che alla fine si lascia abbandonare, lasciando i suoi spettatori in balia di emozioni contrastanti di fronte alla mancanza di un finale. Non esiste un finale perché le stesse energie necessarie per la sua stesura vengono a mancare.

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Storia di un corpo 2013-11-01 19:51:32 AndCor
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AndCor Opinione inserita da AndCor    01 Novembre, 2013
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L'inesorabile destino che attende ognuno di noi

"Ciascuno di noi possiede un corpo."
"Tsk, e quindi? Non è un fatto ovvio? Sembra che lo dici come se avessi scoperto adesso di avere un corpo.".

Effettivamente, per il protagonista di questo romanzo è così, ed il libro non è altro che un diario che egli ha tenuto sin dall'infanzia con lo scopo di raccontare e scoprire il proprio corpo.
Un vero e proprio diario del corpo, "Non il mio corpo in carne e ossa, ma il diario che di esso ho tenuto all’insaputa di tutti nell’arco della mia vita."

Il protagonista non ha nome, ma ci dà alcune indicazioni biografiche: "...nato nel 1923, ero semplicemente un borghese della mia epoca, di quelli che usano ancora il punto e virgola e non si presentano mai al tavolo della prima colazione in pigiama, ma freschi di doccia, ben rasati, nel loro impeccabile abito da giorno."
Pennac non racconta il suo corpo, non lo esamina a mo' di autopsia 'a cielo aperto', piuttosto lo utilizza come contenitore di storie, racconti, avvenimenti.
Ci offre fulminei spaccati di giornate qualunque, caratterizzate da eventi che segneranno i passi di un narratore inconsapevole che avanza al buio verso il proprio inesorabile destino. Ed è nell’ovvietà del quotidiano che anche il lettore più acerbo riesce ad identificarsi, proprio perché è nell'azione più stereotipata che spesso è possibile scorgere una sfaccettatura anomala ed originale.

La vita come complicazione esponenziale fatta di misere banalità, dolori atroci e sconfitte che possiamo solo limitarci a registrare, mentre le rare vittorie non durano che il tempo di una giornata, subito cancellate da nuove preoccupazioni ancora più pressanti delle precedenti: ecco il messaggio, da puro Verismo verghiano, che vuole lasciarci lo scrittore francese;
Come in un vortice discendente, egli inizia la narrazione dalla sua infanzia non troppo idilliaca, sia per il carattere freddo e acido della madre sia perché il nostro (anti)'eroe' somiglia al Mattia Pascal goffo, timoroso e spersonalizzato del Pirandello.
La pratica del tennis, la frequentazione di ragazze dagli stili di vita non propriamente oxfordiani, la partecipazione alla Seconda Guerra Mondiale ed il matrimonio con Mona dopo essere ritornato dal conflitto con un gomito spappolato saranno le tappe decisive che lo faranno diventare un uomo consapevole di sè stesso e del proprio corpo.
Inizia così un florido periodo, in cui si vedranno "Ascesa professionale, battaglie politiche, confronti di ogni genere, articoli, discorsi, incontri, viaggi ai quattro angoli del mondo, conferenze, convegni..."
Ma qui, inesorabile, viene raggiunto il punto più alto della vetta. Ossia, finisce l'ascesa ed inizia una discesa che sappiamo dove conduce;
Il matrimonio gli regalerà due figli, Bruno e Lison, in cui rivedrà nostalgicamente sé stesso da piccolo e comprenderà di essere giunto ad una fase del proprio percorso di vita ormai a senso unico, scrivendo che 'l'uomo nasce nell’iperrealismo per dilatarsi pian piano fino a un puntinismo alquanto approssimativo per poi disperdersi in una polvere di astrattismo'.
L'espulsione spontanea di un polipo dalla narice, gli angiomi sul braccio, l'acufene all'orecchio destro e la cataratta agli occhi rappresentano solo il preambolo del Capitolo 9, quello conclusivo, intitolato 'Agonia', anche se già in precedenza si era definito un 'sacco pieno di buchi, perdo un po’ di qua e un po’ di là', tant'è che fatica anche a riconoscersi nelle foto scattate recentemente.
Qui il contenuto diviene prettamente atemporale, fino a crollare definitivamente perchè 'Scrivere mi sfinisce. La penna è pesantissima. Ogni lettera è un’ascensione, ogni parola una montagna".

Saranno la leucemia e le trasfusioni di sangue a far calare il sipario del romanzo.
Non esiste il finale perché non esistono le energie per scriverlo e nemmeno per tentare soltanto di immaginarlo. Significherebbe pensare senza il proprio corpo, significherebbe annichilirsi: un dolore che l'autore preferisce risparmiare a tutti noi.

Pennac ci lascia in balìa di un racconto, di una storia, di un corpo che un giorno potrebbe essere il nostro, ma ci fornisce un efficace antidoto, che sicuramente anche Verga avrebbe apprezzato. Lo troviamo nelle ultime parole della più cara amica del protagonista, Fanché, con le quali concludo questa recensione:
'Non fare quella faccia, petardo, lo sai che prima o poi si finisce tutti nella maggioranza."

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Storia di un corpo 2013-09-12 06:41:14 Minuscola
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Minuscola Opinione inserita da Minuscola    12 Settembre, 2013
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Storia di vita

E' la storia di vita di un uomo che lascia un diario alla figlia Lison. Parte proprio dalla nascita fino alla morte. In realtà non riesco a capire come si possa lasciare un diario del genere ad una figlia seppur adulta e consapevole della vita che può fare un uomo. Alcuni passaggi potevano essere risparmiati come ad esempio le avventure amorose di questo padre in età adolescente (saperle di mio padre mi darebbe un po' fastidio) e poi la relazione extraconiugale...e il passaggio ove descrive le proprie feci...bah insomma non mi sembravano essenziali.
Manca del tutto l'amore per i figli,diciamo l'amore come sentimento manca... ma perchè, come ha scritto qualcuno, l'autore è un uomo e l'amore è visto diversamente da un uomo e da una donna. Non me ne vogliate, ma da madre apprensiva quale sono, mi sembra che questo sia proprio mancato in questo diario. Secondo me a questo Pennac non ha trovato quel quid finale che poteva rendere il libro superbo! Peccato!

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Storia di un corpo 2013-05-04 13:59:33 federico
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Opinione inserita da federico    04 Mag, 2013

divertente e riflessivo

Sarà che sono rimasto stregato da questo libro, sarà che ero reduce da un periodo di pausa dalla lettura (causa università), sta di fatto che questo libro mi ha davvero folgorato. L'idea è, a mio avviso, geniale. Non ricordo libri in cui si descriva così profondamente ma anche così "umanamente" quella macchina perfetta, con cui siamo costretti a fare i conti per tutta la vita, come il nostro corpo. Ogni emozione, ogni avvenimento, ogni stimolo vengono letti ed interpretati dal protagonista in una chiave di lettura che in fondo siamo abituati, nel nostro intimo, ad usare, ma che nessuno aveva ancora "codificato" e reso letteratura, cosa che invece Pennac fa perfettamente in questo libro... sfido chiunque a non riconoscersi in alcuni dei passaggi più significativi! Inoltre bisogna dire che è scritto in maniera assolutamente scorrevole e piacevole, a differenza, mi permetto di aggiungere, di molti libri in forma di diario
Due note:
1)è un libro che parla di una vita INTERA, e quindi chi come me ha solo 20 anni di fatto non può godersi appieno la parte di libro 20 anni in poi. Questo non significa che il libro diventi meno interessante, tutt'altro! semplicemente il meccanismo di identificazione con il protagonista viene un po' a mancare, ma il libro non perde comunque nulla
2) è un libro scritto da un maschio che parla, non poteva essere altrimenti, di un maschio. Forse per una donna potrebbe risultare meno interessante, infatti ad esempio alla mia ragazza è piaciuto un po' meno... però ritengo che sia un'opinione del tutto soggettiva
Per concludere, per me è un libro fantastico, è entrato di prepotenza nella mia personale top 5!!

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Storia di un corpo 2013-05-03 11:06:44 Cristina72
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Cristina72 Opinione inserita da Cristina72    03 Mag, 2013
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Non avrò più paura

Questa è la storia di un diario atipico, il diario di un corpo, meccanismo ad orologeria per eccellenza, e di un fermo proposito: “Non avrò più paura”.
Un punto di vista, quello del corpo, “radicalmente diverso”, prima di tutto perché non mente mai, e poi perché, “stramaledetto groviglio di nervi”, esige sempre di essere assecondato.
Aggrapparsi alla propria realtà fisica, registrandone le sensazioni, significa per il protagonista bambino sfidare la paura di esistere a dispetto di una madre che lo considera un tentativo fallito, “fantasma” di un padre tornato dalla guerra inesorabilmente spezzato.
Ma è a questa roccia spezzata che lui si aggrappa, e alla domestica Violette, autentica figura materna, così diversa da quell'altra che verrà ricordata solo per la sua “orgogliosa, menzognera e pontificante imbecillità”.
E poi c'è Dodo, fratellino minore che lo aiuta nei momenti più duri e che scompare magicamente con la fine dell'infanzia, senza però dimenticarsi di lui...
L'amore fisico sarà quello che lo terrà legato indissolubilmente alla donna della sua vita (“ho trovato la mia femmina”), e poco altro il lettore verrà a sapere della sua vita di coppia, o del suo lavoro di uomo d'affari.
La sua donna, gli amici d'infanzia, i figli, i nipoti, i pronipoti: affetti solidi che dovranno però fare i conti con l'ineluttabile, con la scomparsa fisica che i ricordi non bastano a compensare.
La narrazione perde mordente con l'arrivo della mezza età, diventando interessante nella misura in cui può esserlo la conversazione con una persona anziana di umore un po' malinconico: acciacchi, aneddoti già sentiti, prodezze verbali di intelligentissimi nipoti.
Altro limite del libro - limite per certi versi “fisiologico” - è il senso di fastidio che alla lunga trasmette l'attenzione meticolosa, quasi maniacale, verso tutte le variegate e non sempre gradevoli manifestazioni corporee, tanto che l'indice analitico posto alla fine, a mo' di appendice semiseria, ricorda quello di un'enciclopedia medica.
Se si aggiunge qualche pagina non molto verosimile, e che indugia un po' sul sentimentalismo, il romanzo non può certo definirsi un capolavoro, ma ha il merito di descrivere con efficacia la parabola discendente di una vita - “della” vita.
Ma che senso dare ad una realtà che ha per tutti una data di scadenza?
La risposta è forse racchiusa nelle parole di tenerezza che il protagonista rivolge alla figlia, a cui il diario è affidato: “Oh! Mia Lison! La felicità senza alcun altro motivo che la felicità di esistere”.

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Storia di un corpo 2012-11-24 17:39:23 cesare giardini
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    24 Novembre, 2012
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Il commovente diario di una vita

Confesso che Pennac, con Camilleri, è uno dei miei scrittori preferiti. I romanzi imperniati sulla vittima predestinata Benjamin Malaussène, autentico e volontario capro espiatorio nell’ufficio reclami della sua ditta, hanno spopolato, così come i romanzi sulla scuola ( illuminante il “Diario di scuola”) per non parlare dell’altrettanto illuminante racconto “La lunga notte del dottor Galvan”, da leggere e meditare. Il Pennac de “La storia di un corpo” ( meglio l’originale “Journal d’un corps”) lascia all’inizio perplessi : è un Pennac nuovo, al quale non si era abituati, un Pennac dallo stile più personale, intimistico, diretto, che ci introduce in un mondo tutto suo, fino nei particolari più segreti e non facilmente confessabili. L’Autore narra di un diario (quanto vi è di autobiografico?) che il protagonista lascia alla figlia (amatissima), un diario che ripercorre quasi giorno per giorno, lo snodarsi di una vita, dall’età di 12 anni sino agli ultimi giorni di agonia: non è un diario di avvenimenti (sappiamo infatti poco della vera vita del protagonista, se non i tratti essenziali), ma è un racconto del suo rapportarsi con i sensi, dai primi turbamenti giovanili, all’affievolirsi senile dei sensi stessi in un povero corpo martoriato da un susseguirsi di esami diagnostici fino alla prognosi infausta (sindrome mielodisplastica) ed all’accettazione serena della fine. La scrittura è tipicamente diaristica, a volte concisa in poche righe stringate, a volte più elaborata, tesa a descrivere con gioiosa curiosità, sensazioni strettamente personali, dal modo curioso di farsi la barba all’espulsione spontanea e del tutto personale di un polipo nasale, dalle riflessioni sull’immagine allo specchio alla lapidazione (sic !) giovanile a colpi di fichi, da un elenco delle paure nell’infanzia all’affievolirsi del desiderio nell’età presenile… Un Pennac nuovo, ancora inesplorato, che attraverso la descrizione minuziosa dei rapporti del suo personaggio con i sensi e con il suo corpo, mette inconsciamente a nudo la sua anima, sempre con leggerezza e con ironia. Il diario ha momenti anche lunghi di pausa, sintetizzati da “Note” consistenti in lettere alla figlia, una specie di trait d’union fra varie epoche della vita. Prima dell’indice finale, è interessante un curioso (e utile) indice analitico per argomenti, che può facilitare la rilettura di riflessioni sfuggite ad una prima lettura frettolosa. In conclusione, chi conosce Pennac ed è un estimatore dei suoi romanzi troverà qui un Pennac nuovo che, se al primo approccio stupisce e disorienta, finisce poi pian piano, giorno dopo giorno, a conquistare il lettore : la storia di un corpo diventa la storia di una vita intensamente vissuta.

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I romanzi di Daniel Pennac
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