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Una vecchia storia. Nuova versione
 
Una vecchia storia. Nuova versione 2019-10-10 13:23:46 Molly Bloom
Voto medio 
 
3.3
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
3.0
Molly Bloom Opinione inserita da Molly Bloom    10 Ottobre, 2019
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Non aprite quella porta

"Fendevo l'acqua con il corpo, filando da un'estremità all'altra della vasca come una macchina ben oliata, azionata da gesti precisi, perfettamente concatenati. Quando toccavo la parete facevo una capriola e puntavo i piedi per spingermi nell'altra direzione.(...) Il vigore che mi gonfiava i muscoli mi rallegrava, inanellai le vasche senza contarle. Alla fine, sott'acqua, braccia lungo i fianchi, mi lasciai andare. La testa sbucò dalla superficie, con la bocca aperta per respirare l'aria, le mani trovarono il bordo e, sfruttando lo slancio, effettuarono con scioltezza un sollevamento per tirare fuori dall'acqua il corpo grondante."

Un uomo biondo, una donna bionda con lo chignon, un'altra con i cappelli corti corvini, un bambino biondo, un uomo bruno e una donna formosa dai cappelli rossi, questi sono i personaggi dell'ultimo libro di Jonathan Littell. Niente nomi, solo caratteristiche fisiche. Sette capitoli circolari, in cui viene descritta la stessa storia, però da più prospettive: l'io narrate è ora l'uomo biondo, ora la donna bionda con lo chignon, ora il bambino biondo. Iniziano tutti con l'uscita di un corpo grondante dalla piscina per poi concludersi sempre lì con un preciso tuffo. Nel mezzo, una ricerca, una fuga del narratore dentro un lungo e contorto corridoio buio contente tante porte che danno su vari scenari di vita. In tutti i sette capitoli, questi scenari sono gli stessi e si succedono nella stessa ordine: la vita di famiglia, due amanti in albergo, un monolocale dedicato alla solitudine, una festa di gruppo e infine una scena di guerra. Mutano i personaggi, gli oggetti e le situazioni, penetrano da uno scenario all'altro e subiscono metamorfosi, si sdoppiano, un grido di una scena avrà l'eco in un altra. Ad esempio, nella scena famiglia il bambino biondo gioca nella sua cameretta con dei soldatini giocatolo uccidendoli, nella scena guerra invece il bambino biondo viene crudelmente ucciso dai soldati.

Questa circolarità dei singoli capitoli e la connessione delle cinque scene si estende anche all'insieme del libro. Man mano che si va avanti nel romanzo si percepisce un aumento di intensità di questa fuga nel corridoio buio e le piccole scene si sviluppano da un capitolo all'altro avendo un loro epilogo. Per quanto sia fissa e matematica l'impostazione del romanzo, con ripetizioni anche di intere frasi che il lettore ormai imparerà a memoria e rappresenterà per lui delle linee guida, tipo "tu sei qui" sulle mappe, essa contiene un gioco di specchi, di sdoppiamenti, un labirinto in qui tutto muta e si trasforma: "come il racconto di quell'evento inaudito che adesso sto cercando di costruire, facevo acqua da tutte le parti; fuggivo, ma in me stessa, per sempre libera."

La particolarità di questo romanzo non consiste soltanto nella forma ma anche nel suo contenuto che è caratterizzato da un alto tasso di violenza ed erotismo. Il sesso è presente quasi in tutti i scenari e viene descritto in tutte le sue forme, da autoerotismo a orgie omosessuali. Credo che Littell sia un ibrido tra De Sade e Henry Miller, ci sono delle scene allucinanti che però, prima ancora di disgustare il lettore, incuriosiscono perché inaudite e scritte, secondo me, bene. Eccone un esempio:

"Appoggiai le rotule sul campo di erbe del copriletto e mi voltai: il mio orifizio macchiato di sangue era al centro dello specchio, delineato da due pieghe di carne gonfie, pelose, che scostai e scrollai come vecchi cenci lerci, scoprendo le mucose rosa e l'apertura spalancata che, man mano che vi affondavo le dita, si dilatava smisuratamente, senza limiti, un organo cavo ripiegato su se stesso, senza più alcuna relazione con me. Alla fine tutta la mia mano si ritrovò al suo interno, il polso stretto fra i tessuti spugnosi e sporchi, e mossi le dita, pizzicando i nervi come corde, inviando lungo il mio sistema nervoso i trilli di una musica al tempo stesso priva di timbro e carnale, che si raggruppava qua e là in vibrazioni convergenti prima di implodere, e scoccare di rimando fiotti di luce che mi attraversavano a rimbalzi il corpo svuotato, sparpagliandolo per la stanza. Ciò nonostante il sesso non cessava di rimanere spalancato, ora occupava la maggior parte dello specchio con tutta la sua profondità aperta dalle mie due mani, nera, abissale, alla fine abbastanza grande perché ci ficcassi tutta la testa e la facessi scomparire dentro, seguita dall'insieme dei miei organi che da lì si dispersero nel grande appartamento, lasciando il corpo vuoto disteso sul copriletto verde e oro, una conchiglia bianca e liscia, senza asperità, pura superficie avvolta dal sonno."

Così come mancano i nomi ai personaggi, a loro mancano anche i pensieri, i sentimenti e lo spirito critico. In questo libro, nonostante la narrazione sia in prima persona, tutto viene descritto con assoluto distacco, c'è un silenzio totale della coscienza dei personaggi, delle loro intenzioni, di ciò che reputano giusto o sbagliato,si limitano solo a descrivere il presente "visibile", non esistono legami affettivi non esistono rimpianti o introspezioni, esiste solo "ora" in un mondo estraneo a loro. Solo nel finale, l'autore sembra rompere questo silenzio e lasciare trasparire un messaggio:

"mi sentivo invaso da un vasto senso di futilità, forse, pensavo, se avessi scorto qualcun altro, una figura umana, avrei potuto raggiungerla, avremmo camminato insieme e questo avrebbe forse alleviato un po' i nostri passi, perché anche se non ci fossimo parlati, se non avessimo scambiato nemmeno una parola, avremmo sentito il nostro rispettivo respiro e il suono delle nostre falcate, una presenza, quindi, sarebbe stata lì accanto a me e io accanto a lei, avrebbe avuto un che di vagamente confortante, ma non c'era nulla, nemmeno un'ombra (...)".

Per concludere, è un libro di forte impatto: violentissimo, freddo, osceno, sporco, immorale ma cattura proprio per questo fascino del male e per il modo in cui è stato scritto e che fa la differenza tra un bravo scrittore e uno mediocre. Trasmette un grande senso di solitudine, però, del resto, si nasce e si muore soli, e nel mentre la situazione cambia di poco.

Piccola curiosità: Il sottotitolo” Nuova versione” fa riferimento all’ampliamento del libro originale,” Una vecchia storia”, pubblicato qualche anno prima e contenente i primi due capitoli. La nuova versione ne aggiunge i successivi cinque e secondo me è un esperimento riuscito che incorpora perfettamente la versione precedente e da luce a un nuovo libro, più compatto.

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Commenti

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siti
11 Ottobre, 2019
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Ciao Ioana, non fa per me, allora. Vorrei conoscere" Le benevole", lo hai letto?
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Molly Bloom
11 Ottobre, 2019
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Ciao Laura! Le benevole ancora no e non so se mi imbarcherò nell'avventura, è un bel tomo e questa predisposizione di Littell per le descrizioni crudeli non credo di poterla reggere per così tante pagine. Mi è bastata questa breve avventura per il momento :-))...
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DanySanny
12 Ottobre, 2019
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Aspettavo questa recensione! Molto esaustiva... tra qualche tempo credo proprio che lo leggerò, anche se già mi disturba un poco
Recensione ottima ed esaustiva, me ne tengo alla larga: non fa nemmeno per me!
Ciao Ioana
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Molly Bloom
14 Ottobre, 2019
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Ciao Chiara, si è una lettura che non fa per tutti, però ripeto, se si riesce a liberarsi da pregiudizi e distaccarsi emotivamente dal testo, rappresenta secondo me un buon esempio di scrittura originale, credo ci sia moltissima letteratura trash su questi argomenti, questa non lo è. Serve del talento anche a descrivere l'osceno, che fa parte della letteratura.
@Daniele: secondo me apprezzerai la forma e da lettore-scrittore sarà una curiosa esperienza.

PS: Comunque, la mente di Littell mi fa paura e a tratti mi ha dato l'impressione come se fosse piacevolmente ossessionato dalla crudeltà, un demone di Dostoevskij. Sperò non sia così.
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