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Estensione del dominio della lotta
 
Estensione del dominio della lotta 2020-05-15 17:49:14 Almaier
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Stile 
 
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Almaier Opinione inserita da Almaier    15 Mag, 2020
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Ben scritto

Il piccolo romanzo di Houllebecq mi aveva attirato per il titolo: impegnativo e sofisticato. In questo racconto l'autore descrive un pezzo di ordinaria vita di un informatico a metà carriera, spesso in visita presso i clienti dell'azienda per cui lavora, al fine di tenere corsi formativi e implementare i software commercializzati. Lo accompagnano colleghi sfigati ed emarginati cui lui riserva una vana ma tenera compassione. E’ un individuo disilluso, amareggiato, arreso, portato alla depressione da un'intelligenza cinica che non riesce a trovare un senso nella vita, anche dopo averne sezionato i pezzi con precisione chirurgica. Per questo la affronta in modo sfacciato, senza deferenza. Gli occhi del protagonista hanno una capacità di analisi profonda, soggiogata dalla banalità della vita che lo circonda in cui "*soprattutto resta l'amarezza; un'immensa, inconcepibile amarezza. Nessuna civiltà, nessuna epoca è stata in grado di sviluppare nell'individuo una simile mole di amarezza. Se occorresse riassumere in una parola sola lo stato mentale del nostro tempo*" e del racconto (ndr) "*senza dubbio sceglierei questa: amarezza*". Il capitolo 3 è una bussola che dà delle coordinate per la comprensione del titolo e del libro in cui si descrive il progressivo estendersi di una norma di sopravvivenza imperniata sulla lotta, la selezione sociale, economica e sessuale. Molto homo homini lupus hobbesiano. Nel breve passo delle 150 pagine si articola una struttura narrativa non banale: il libro a volte parla direttamente al lettore, per poi narrare la vita del protagonista e alternare la lettura di estratti di scritti socio-filosofico-zoologici redatti dal protagonista stesso. Il tutto tessuto con una scrittura molto curata: a volte asciutta, spesso ricca e sempre, sempre, cinica e disillusa; tanto da trascinare anche i diversi momenti di ilarità verso il baratro di un teso sarcasmo rassegnato. Una critica alla società liberista, alla legge del libero mercato, alla competizione spietata quale tessuto connettivo della nostra società che ha immolato alla sua causa le relazioni tra gli individui. E che lascia l'amaro in bocca. L'unico esito possibile, per una mente non banale e analitica, sembra la depressione e, l'unica alternativa al suicidio, se dotati di sufficiente modestia, una clinica per alienati. In cui anche scrivere è un'ulteriore motivo di sofferenza e condanna: "*Le pagine che seguono costituiscono un romanzo; cioè, chiarisco: una successione di aneddoti di cui io sono il protagonista. Questa scelta autobiografica non è effettivamente tale, e comunque non ho alternative. [...] La scrittura è tutt'altro che un sollievo. La scrittura rievoca, precisa. Introduce un sospetto di coerenza, l'idea di un realismo. Si sguazza sempre in una caligine sanguinolenta, ma un po’ si riesce a raccapezzarsi. Il caos è rinviato di qualche metro. Misero successo, in verità*". Come dicevo: ben scritto.
Richbar A.

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Commenti

4 risultati - visualizzati 1 - 4
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Io credo che i primi libri di Houellebecq siano i migliori.
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Almaier
17 Mag, 2020
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Molto tempo fa avevo letto Le Particelle ma non ne serbo un paricolare ricordo... visto che questo mi è piaciuto, sebbene intervallato con qualcosa di più allegro, ne proverò un altro. Nella mia libreria ho trovato "La possibilità di un'isola" e andrò su quello. Grazie del parere!
Anche io ho letto Le particelle elementari, ma non mi è piaciuto quanto La carta e il territorio. La Nave di Teseo ha di recente pubblicato un voluminoso Cahieres e alcuni miei amici me lo hanno consigliato. A me Houellebecq piace molto, leggerò con attenzione la tua prossima recensione. Ciao
In risposta ad un precedente commento
Almaier
27 Mag, 2020
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Grazie per la preziosa e competente (visto che sei appassionata di M.H.) segnalazione di "La carta carta e il territorio: inserito nella wish list!
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