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Notturno cileno
 
Notturno cileno 2026-04-25 16:44:54 Mian88
Voto medio 
 
3.3
Stile 
 
3.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
3.0
Mian88 Opinione inserita da Mian88    25 Aprile, 2026
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Vivere o sopravvivere

«Chi ti ha visto, Sebastián, e chi ti vede?, mi dissi. Mi venne voglia di scaraventare la tazza contro una di quelle pareti immacolate, mi venne voglia di sedermi con la tazza fra le ginocchia e mettermi a piangere, mi venne voglia di diventare piccolo piccolo e immergermi nell’infusione tiepida e nuotare fino sul fondo, dove giacevano come grossi diamanti grezzi i granelli di zucchero.»

C’è un tempo in cui siamo chiamati a tirare le somme di quel che è stato, di ciò che abbiamo vissuto, di ciò che eravamo e di quel che siamo diventati. Padre Sebastián Urrutia Lacroix, è steso sul suo letto, è prostrato dalla malattia e la morte sembra essere pronta a prenderlo e a portarlo con sé. Lì accanto c’è “il giovane invecchiato”, colui che sembra un vecchio anche se formalmente non lo è. Il suo sguardo è quello del disgusto. Un’ombra? Un fantasma? O forse altro non è che la materializzazione di quei sensi di colpa che da tempo immemore lo accompagnano per quel che avrebbe potuto o dovuto fare e che non ha mai fatto? Il suo sguardo, mentre a fatica si solleva sui gomiti, si estende per tutto quello che è l’arco della sua esistenza vissuta fino a quel momento. Ha incontrato uomini di potere, ha osservato il Cile, ne ha visto il mutamento, ha sentito la vocazione appena tredicenne, è seguita l’ordinazione a sacerdote ed ancora l’incontro con il critico letterario Farewell che sempre orbiterà attorno alla sua vita, ha osservato la morte del Presidente Allende, ha provato amore per quella letteratura che gli ha riempito le giornate, ha osservato le lezioni di marxismo impartite a Pinochet, i viaggi in Europa, i giorni di Coprifuoco a Santiago ed ancora le serate letterarie trascorse nella dimora di María Canales e di suo marito ma vivendo sempre osservando. Una vita intera, vissuta e sentita, che si riduce a un sogno, a un incubo fatto di corvi e preti morti. Un presagio? Un ammonimento per quella vita spesa a guardare e a scrutare ma non a vivere?

«Abbiamo l’obbligo morale di essere responsabili delle nostre azioni e anche delle nostre parole e perfino dei nostri silenzi, sì, dei nostri silenzi, perché anche i silenzi salgono al cielo e Dio li sente e solo Dio li comprende e giudica, per cui molta attenzione ai silenzi. Io sono responsabile di tutto. I miei silenzi sono immacolati.»

Un flusso ininterrotto, un sogno, una serie di pensieri che si articolano in monologhi, una confessione, forse è “Notturno Cileno”. Sebastìan si racconta proprio mentre la sua vita sta giungendo al termine. E lo fa con quella stessa caoticità e quello stesso fluire che solo il sogno misto al ricordo e alla riflessione rendono possibile. È uno scorrere controverso, sfuggente, ambiguo, quasi incomprensibile lo strumento usato da Bolaño per narrare, per tramite del suo protagonista, di un paese, il Cile, pieno di luci, ombre, misteri e criticità, che è in cambiamento e di un non vivere che sembra rendere incompleto il fine e il frutto di una esistenza. Per mezzo della sua voce riscopriamo la poesia di Neruda, l’egemonia di un dittatore, fondiamo finzione narrativa con realtà storica e personaggi realmente esistiti.
“Notturno Cileno” è uno di quei libri che “gioca” con i lettori. Non è immediato, per buona parte del suo scorrere si è perplessi su ciò che vuole lasciare e dire, non si riesce ad amarlo ed ancor meno ad odiarlo, è ancora più complesso entrare in sintonia ed empatia con quel protagonista alla fine dei suoi giorni ma che risulta respingente. A tratti ci rimanda a Marai, a tratti a Tabucchi, a tratti, ancora, è sfuggente. Sullo sfondo resta l’immagine di una nazione che sembra aver perso la sua identità, che è stata amata e al tempo stesso odiata da Roberto Bolaño.
Un’opera non banale, introspettiva, intima e conflittuale. Da leggere poco alla volta, che chiede di attendere. Buona lettura!

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Interessante recensione, Maria. Un libro che avevo già puntato ma poi non l'avevo letto.
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