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Non va capito ma vissuto
Un uomo e una donna , non sapremo mai il loro nome, arrivano in una località dell'estremo Nord, forse la Siberia, dove la neve e la notte avvolgono ogni cosa.
Il loro lungo e faticoso viaggio è motivato dall'adozione di un bambino presso l'orfanotrofio locale.
Prendono alloggio in un lussuoso ma vetusto Hotel dal nome impronunciabile, si scopre presto che la moglie è malata terminale e che quel viaggio ha lo scopo di regalare al marito il figlio che hanno tanto desiderato negli anni passati senza mai riuscire a coronare quel desiderio, in modo che alla prossima dipartita della donna, l'uomo abbia qualcuno da amare che ne ricambi l'amore accanto.
Nell'Hotel incontrano personaggi bizzarri ed eccessivi che si insinuano nei loro giorni in modo invadente e finiscono in una certa misura per condizionare e indirizzare il loro agire : una anziana artista Livia Pinheiro-Rima che si esibisce al piano bar e dispensa saggezza "La gentilezza – che parola orrenda! – la riserviamo a chi non amiamo, a chi non possiamo amare. Siamo gentili con quelli che non amiamo proprio perché non li amiamo. È lì che entra in gioco la gentilezza: quando non c’è l’amore.", cinismo e sembra sapere tutto del luogo e dell'anima delle persone ed un uomo d'affari volgare e irruento che appare e scompare come un angelo custode sporco di fango.
Il racconto di Cameron è onirico, sembra sospeso in una dimensione che non è quella che siamo abituati a percepire , intriso di simbolismo, ma lo capisci alla fine .
I due protagonisti rimarranno sempre l'uomo e la donna, indefiniti, ben presto le condizioni di salute della donna peggiorano sia quelle psichiche che quelle fisiche, il bisogno di adottare un bambino passa in secondo piano quando la donna incontra quello che viene descritto come un guaritore .
L'hotel diventa una sorta di luogo simbolico di spazio temporale sospeso più che luogo fisico mentre Livia assume i tratti di un moderno Virgilio che accompagna le anime dei due protagonisti tra il paradiso dei loro sogni delle loro aspirazioni o illusioni e l'inferno della realtà .
Il libro si compone di sette capitoli uno per ogni giorno in cui la coppia rimane in questo luogo, durante le notti avvengono fatti strani in una atmosfera surreale, in cui i personaggi sembrano riuscire a superare quelle che sarebbero le loro inibizioni i loro filtri nella vita normale, ma ogni giornata è un susseguirsi di eventi grotteschi che sembrano non lasciare conseguenze tangibili sui protagonisti come se questi avessero sognato.
Si fa fatica a capire dove voglia portarti l'autore, quale sia il focus di tutto, all'inizio pensavo fosse l'accettazione del dolore, della perdita di una persona amata che nel declino della malattia nella non accettazione della fine ineluttabile si finisce per non accettare neanche l'amore di chi ci sta accanto "Avrebbe voluto fare tante cose, darle tante cose, ma niente di quello che tentava di fare o di darle sembrava arrivare fino a lei. Era come se avesse uno scudo che respingeva il suo amore, un’armatura che la proteggeva da tutto ciò che lui cercava di darle.", poi ho pensato al desiderio di paternità di un uomo omosessuale per via di alcuni fatti che accadono , al bambino da adottare come simbolo di rinascita ma Cameron non da spiegazioni e il romanzo si conclude in uno di quei finali aperti che mi lasciano sempre parecchio stordito con la sensazione di non averci capito niente, forse perchè cameron non voleva che il libro venisse capito ma vissuto...
Il tutto avendo letteralmente divorato il libro nonostante non succedano cose eclatanti da thriler serrato, anzi, ma il lettore si sente come l'uomo protagonista del libro: condotto in modo invisibile per strade sconosciute da cui in altre occasioni si sarebbe tenuto alla larga ma che ora lo attraggono irresistibilmente.
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Non ho mai letto il famoso autore, se non la splendida prefazione che ha scritto per "Stoner". A questo punto m'incuriosisce.