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Fuga dalle tre dimensioni
Leggere Solenoide di Mircea C?rt?rescu è stato come varcare una soglia topologica inattesa, un’esperienza letteraria monumentale che fonde la rigorosa speculazione scientifica con l'angoscia metafisica.
Sotto la veste formale di un diario tenuto da un modesto insegnante di Bucarest negli anni bui del regime, l'opera si svela progressivamente come un iper-romanzo enciclopedico e visionario.
Qui l'elettromagnetismo dei solenoidi — le enormi bobine al centro delle ossessioni del protagonista — non costituisce un mero espediente fantastico, bensì lo strumento teorico per generare un campo di distorsione della realtà e tentare una fuga dimensionale.
Ho trovato straordinario il modo in cui l'autore azzera il confine tra il microcosmo biologico dei parassiti, dei tessuti e della materia putrescente e il macrocosmo della fisica teorica e del misticismo gnostico.
La Bucarest plumbea e claustrofobica descritta nei dettagli riflette un laboratorio alchemico dove l'individuo sperimenta la prigionia cellulare e la gravità terrestre come ineludibili condanne ontologiche.
La prosa scorre ipnotica e densa, concepita in un flusso ininterrotto che simula un automatismo psichico totale, privo di correzioni o ripensamenti strutturali.
Non ci troviamo di fronte a una narrazione di intrattenimento, ma a una vera e propria protesta metafisica contro la morte, il dolore e i limiti imposti dalle tre dimensioni spaziali.
Un'opera titanica e faticosa, che richiede dedizione assoluta ma che ripaga il lettore spalancando porte invisibili sulla vertigine dell'assoluto.





























