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Io confesso
 
Io confesso 2013-01-10 12:48:34 Fonta
Voto medio 
 
3.3
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
3.0
Fonta Opinione inserita da Fonta    10 Gennaio, 2013
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STRANO..NON CI SONO ALTRE PAROLE

Un libro "stano", scusate la banalità ma, non saprei atrimenti come definire quest'opera di Jaume Cabrè.

Jaume Cabrè è uno scrittore catalano conosciutissimo ed apprezzato specialmente a Barcellona, lui scrive solo in lingua catalana ed i suoi libri sono spesso e volentieri ai primi posti nellleclassifiche della città. Qualcuno lo paragona un po' al nostro Camilleri, forse più per le caratteristiche linguistiche che per il genere letterario, anche se io ad onor del vero l'ho conosciuto solo per quest'opera.

Mi sono avvicinato a questo libro grazie ad un giornalista locale ed ad una mia collega che hanno avuto modo di vedere l'autore nella mia valle, dove ha presentato il libro. La domanda è d'obbiglo, come mai un autore che vende milioni di copie parte a presentare la sua ultima fatica in Italia, in un paesello come Predazzo e non in una super libreria di città? Perchè da qui parte la sua storia, da un albero: da un abete rosso della valle di Fiemme, pianta rinomata in tutto il mondo per le sue proprietà acustiche, il suo legni nelle mani di sapienti liutai ha prodotto viole, violini e violoncelli di qualità eccelsa.

Ed è propio un violino, chiamato Vial, il protagonista nascosto di quest'opera. Un violino e la sua storia, dal pezzo di legno che parte appunto da Predazzo, arrivando poi a Cremona nelle mani del violinista Lorenzo Storioni, approdando infine a Barcellona nelle mani dell'antiquario Felix Ardèvol, passando per Auschwitz e per duelli sanguinosi.
Questo violino ed il suo suono ammaliatore, porteràil lettore attraverso i secoli ed attraverso il Male, elemnto comune a tutto il suo percorso, intriso di invidie, odio e violenze, senza mai cadere nell'esagerazione o nella degenerazione letteraria del tramine.

E proprio al figlio di Felix, lo studioso Adrìa, l'autore da il compito di "confessarsi" in una lettera all'amata, e di raccontare tra le sue righe le storie di chi ha visto, ha sentito o ha avuto dei contatti con il violino.
Un racconto strano, come dicevo, dove capiterà che ad una domanda posta nell'attualità risponda un soldato tedesco nel 1940 e la cui controrisposta venga da un monastero medioevale in Francia.

Ho letto questo volume di 769 pagine in poco più di due settimane, tra una festività e l'altra e devo ammettere che questo è il tempo massimo che può esser dedicato a questo libro. Il continuo susseguirsi di vicende, personaggi e fatti non ammette pause lunghe o altri libri letti in contemporanea, pena la perdita del filo e dei discorsi.
L'autore passa dalla prima persona al discorso indiretto sempre riferendosi alla stessa persona, inserisce personaggi secondari che poi svaniscono, spiazza il lettore con vicende che vengono poi chiarite molte pagine dopo...

..come vi dicevo, un libro "strano", a tratti mi ha catturato, a tratti vi confesso (io stavolta) mi ha n po' annoiato, ma mi è piaciuto leggerlo e conoscere un autore nuovo, dallo stile singolare e molto interessante.

Lo consiglio, ricordandovi che "strano" e "particolare" sono due aggettivi che derivano da una soggettività evidente.

Buona lettura

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Commenti

8 risultati - visualizzati 1 - 8
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Mi hai incuriosito...
Me lo prendo in ibuc...
Prima o poi lo leggo questo...
:)
In risposta ad un precedente commento
Fonta
10 Gennaio, 2013
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Piero, è un libro particolare, secondo me, di quelli che piace o non piace..non esiste una via di mezzo! =)
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piero70
10 Gennaio, 2013
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Vedremo allora!!!
Intanto l'ho preso. Appena finisco la resta di libri sul comodino lo leggerò!
:)))
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gracy
10 Gennaio, 2013
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Metto in wlist!
In risposta ad un precedente commento
Fonta
10 Gennaio, 2013
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Wow..sto riscuotendo successi come consulente! =) spero di non deludervi =)
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piero70
10 Gennaio, 2013
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se succederà al limite vorrà dire che la tua recensione era meglio del libro!!!!
:))))))))))

21 Agosto, 2014
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Forse l'autore si è posto un obiettivo troppo superiore alle sue, pur notevoli, forze espressive.... Il testo risulta appesantito da un linguaggio alternato tra discorso diretto e indiretto, che non riesce quasi mai ad integrarsi con lo svolgersi dei fatti. Dopo un po' si ha un'impressione di artificioso esibizionismo che stanca.... Peccato perchè sia la storia sia la vena sottilmente umoristica che permea le pagine del libro (irresistibili i confronti tra Adrià, Carson e il grande Arapaho) sono molto ben sviluppate. Se si fosse posta più attenzione all' editing stilistico si sarebbe potuto pensare al capolavoro
In risposta ad un precedente commento

17 Settembre, 2018
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Concordo in pieno. Forse l'aggettivo che meglio si adatta al libro è *eccessivo*.
Mette troppa carne al fuoco e se nelle prime duecento pagine si può sospettare il capolavoro, poi a poco a poco si sgonfia e allo stesso tempo si appesantisce, a tratti sfiora persino il caricaturale. Un bel libro, ma davvero un progetto troppo tutto.
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