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E' tempo di ricominciare
 
E' tempo di ricominciare 2019-10-15 19:31:18 68
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68 Opinione inserita da 68    15 Ottobre, 2019
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Leggerezza inconsistente

Amburgo,1949, gli esiti della Guerra nella pulizia in atto, un giorno forse il rullo dei tamburi cesserà per lasciare spazio a qualcosa di nuovo, ad una generazione destinata a vivere una pace duratura.
C’ è chi spera nel ritorno dei sopravvissuti, chi ancora crede di avere riconosciuto un viso su un tram, chi fugge da un passato che l’ ha respinto, chi vorrebbe formare una nuova famiglia, chi è infelice in quella attuale, chi semplicemente ha ricominciato una nuova vita o sta per farlo, chi custodisce gelosamente i propri segreti, chi si accorge che è tutto così diverso da come se l’ era immaginato.
Talvolta ritorna un senso di leggerezza dimenticato, ad alcuni invece la guerra pare appena finita,
Bonn diviene la capitale di uno stato con una costituzione ancora provvisoria, la Repubblica Federale Tedesca.
La trilogia che racconta le vite di quattro amiche nell’ Amburgo di inizio novecento in questo secondo volume attraversa gli anni ‘50 e ‘60 per spingersi oltre i confini nazionali ed assumere contorni planetari, tra cambiamenti epocali, politici, economici, culturali e di costume.
Anne, Kathe, Lina ed Ida si sono finalmente ritrovate per tornare a vivere, assaporando un rinnovato gusto famigliare, l’ essere genitori, la realizzazione professionale, incanalando avvenimenti pubblici e privati in un’ idea di stabilità duratura.
Rimane ancora il ricordo del passato, la persecuzione, la guerra, una lunga prigionia e si prolunga la paura di vivere, con l’ idea che la vita facile e le cose belle facciano dimenticare la memoria dei morti, quelle stesse cose che cominciano a riacquistare un senso e che è legittimo ricercare, immaginando un futuro migliore.
Nuovi protagonisti, relazioni clandestine, amori impossibili, vite interrotte, un tuffo nel presente, tra viaggi e ritorni, ansie e complicazioni, in un nuovo mondo che disconosce e condanna l’ omosessualità ma che si apre ad un neocolonialismo filo americano all’ interno di una dimensione strettamente privata.
In questo contesto pregi e difetti del testo emergono inesorabilmente. Potremmo considerarla una storia al femminile, tra protagoniste acclarate e nuovi ingressi, scritta e trattata con la piacevole scorrevolezza di una semplice lettura di intrattenimento, per lo più a lieto fine, dove tutto comunque si aggiusta.
Ma se lo scopo è altro, la rappresentazione di una società e di un mondo infranti e da ricostruire, di un popolo chiamato ad un riscatto ed a fare i conti con il peso della propria storia, un viaggio nelle radici e profondità storico-politico-sociali del ‘ 900, ne saremmo inevitabilmente delusi.
Il periodo trattato vive in funzione delle protagoniste e non viceversa senza averne i requisiti e lo sguardo sul reale manca di una visione prospettica, sia intima che oggettiva.
Tutto pare accadere inesorabilmente in un tempo indefinito ed indefinibile ed in un destino parallelo allo scorrere degli anni.
Le vite si allungano, i protagonisti invecchiano, nascite e morti si susseguono, mentre gli anni ed un elenco di accadimenti raccontano i cambiamenti epocali, persino le atrocità paiono edulcorate, e la trama raccolta in una sospensione temporale lontana da qualsiasi respiro di incertezza e, se non strettamente in ambito famigliare e personale, mai realmente viva e sentita.
Ed anche l’ idea di una prospettiva al femminile, che ne svisceri contenuti e complessità, decade, poca reale profondità ed introspezione, parecchia materia in superficie per un racconto semplicemente lineare, lenta e progressiva navigazione con poco vento alla stessa velocità di crociera.





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