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Il volto umano di Augusto
Avevo aspettative elevate su questa ricostruzione storica della vita di Gaio Ottaviano (sostanzialmente fedele, a parte alcune invenzioni narrative e stilistiche), negli anni del passaggio dalla Repubblica all'Impero. John Williams, già autore del celebre "Stoner", ha scelto una narrazione da romanzo epistolare, a più voci, inventandosi documenti non esistenti storicamente senza tuttavia togliere credibilità alla Storia comprovata, anzi riuscendo a cogliere lo spessore umano non solo del futuro Augusto ma anche dei suoi contemporanei.
Valore aggiunto è l'osservazione storica attraverso i vari punti di vista degli amici di Ottaviano come Mecenate, Agrippa, Virgilio e Orazio ad es. attraverso i quali si delinea l'abilità politica del futuro regnante, la sua capacità di fare scelte dolorose ma giuste mettendo sempre al primo posto non l'ambizione personale bensì il bene dell'Impero (“Ma ora è l'imperatore del mondo e devo sforzarmi di guardare oltre per figurarmi com'era allora:....Lo consideravo un giovanotto simpatico, niente di più, con un viso troppo delicato per reggere i colpi del destino").
Il libro è idealmente suddiviso in tre parti: la prima introduce la figura di Ottaviano, la sua scelta politica di accettare la successione di Cesare per poi focalizzarsi sostanzialmente sui rapporti con Antonio, la nascita del triumvirato prima e la battaglia di Azio poi con il definitivo tramonto di Antonio e Cleopatra.
La seconda parte è invece incentrata attorno alla figura di Giulia, figlia dell’imperatore che racconta il suo passato inquieto, le relazioni, i vari matrimoni, direttamente dall’isola di Ventotene nella quale venne esiliata dal padre per salvarle la vita e placare il caos generato a Roma a seguito di azioni complottistiche montate dal suo ultimo amante per attentare alla vita di Tiberio, il protetto di Augusto ai fini della successione.
La terza infine è narrata dallo stesso Ottaviano, pochi giorni prima della sua morte nel 14 DC. Un racconto breve, quasi una confessione dell’imperatore conscio di avere agito sempre con consapevolezza: “di certo sapevo qual era il destino che mi attendeva: cambiare il mondo”.
Williams tratteggia un Augusto molto sensibile, la figura di Ottaviano non è di certo quella di una divinità ambiziosa, bensì di un uomo che sente addosso il fardello di essere il prescelto da Cesare e che pondera con pazienza e lucidità prima di agire, cercando sempre la soluzione meno sanguinosa, privilegiando i rapporti umani e solo quando necessario compiendo scelte dolorose come appunto quella di esiliare la figlia Giulia.





























