7 7 2007 7 7 2007

7 7 2007

Letteratura italiana

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Rocco Schiavone è il solito scorbutico, maleducato, sgualcito sbirro che abbiamo conosciuto nei precedenti romanzi che raccontano le sue indagini. Ma in questo è anche, a modo suo, felice. E infatti qui siamo alcuni anni prima, quando la moglie Marina non è ancora diventata il fantasma del rimorso di Rocco: è viva, impegnata nel lavoro e con gli amici, e capace di coinvolgerlo in tutti gli aspetti dell’esistenza. Prima di cadere uccisa. E qui siamo quando tutto è cominciato…



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7 7 2007 2017-08-31 16:23:55 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    31 Agosto, 2017
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Ieri ed oggi..

Roma. Il ritrovamento del corpo in una cava di marmo di Giovanni Ferri, figlio ventenne di un noto giornalista di Nera, brutalmente picchiato e di poi ucciso con un colpo unico e diretto alla base del cranio, e del cadavere di Matteo Livolsi, coetaneo, ex compagno di scuola ed amico intimo del primo, assassinato a distanza di pochi giorni con le medesime modalità, portano il Vicequestore Rocco Schiavone ad indagare su un traffico di stupefacenti gestito da una spietata criminalità organizzata.
Al contempo, il protagonista, dovrà fare i conti con la moglie Marina, la quale, a seguito di un’attenta analisi dei conti e delle spese, ha capito in quali loschi traffici sia intricato il marito; circostanza questa che costituisce un vero e proprio colpo basso per la donna che inevitabilmente arriva a chiedersi chi sia davvero l’uomo che in quei sei anni ha avuto accanto. Una pausa è necessaria…

«Li ho pagati io, sa? Mio figlio mica lavorava. E poi mi sembrava giusto. Li ho rovinati io, e pago il mio errore. E’ così la vita, no? Bisogna pagare per i propri errori. Ora lei mi spiega quale errore ha fatto Giovanni? Dov’è che ha sbagliato?»

Due vicende parallele, quelle descritte, che finiranno però con il coadiuvarsi ed intrecciarsi sino ad arrivare a spiegare molti dei perché che si celano dietro alla figura di uno dei personaggi più amati degli ultimi tempi. Due, ancora, le peculiarità. Non solo Marina è viva, ma gli avvenimenti fanno capo alla capitale d’Italia e, dunque, ad un luogo antecedente a quello della Valle D’Aosta dove le avventure sono ambientate sin da “Pista nera”. Un Flashback vero e proprio, quello ideato da Manzini, che ha inizio e fine nel presente, ma che si svolge interamente nel passato.
Badate bene però, non ci troviamo innanzi all’ennesimo episodio di una saga ben ideata, quello che aprirete con “7-7-2007” non è, infatti, soltanto un giallo, ma anche un connubio di emozioni. Il funzionario di polizia si offre al grande pubblico mostrandosi per sensibilità ed emotività, dimostrando al lettore il suo attaccamento alla compagna ma anche agli amici di sempre (Sebastiano, Furio e Brizio) i quali, forse, a loro volta, si fanno davvero conoscere. Non solo. Rocco, nonostante tutte le sue strategie, scorrettezze, brutalità, scale di “rotture di palle” etc etc, si riconferma un ottimo segugio, un uomo che cerca di svolgere al meglio il suo lavoro.
Sospetti, dubbi, incertezze, ipotesi, deduzioni, trovano in questo elaborato, conferma e risoluzione.

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7 7 2007 2017-02-12 17:50:18 Martina
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Opinione inserita da Martina    12 Febbraio, 2017

Quando tutto ebbe inizio...

Ho letto tutti i precedenti romanzi di Manzini con protagonista il commissario, anzi scusate vicequestore Rocco Schiavone (sottolineo questo, perchè Schiavone ci tiene ad essere chiamato vicequestore). Questo libro si può definire una sorta di flashback o ritorno al passato, infatti Marina la moglie di Rocco è ancora viva, anzi la coppia sta attraversando un periodo di crisi, Marina ha scoperto i "traffici poco puliti" di Rocco e per un momento non sa più chi ha sposato. Ma il nostro vicequestore si sta occupando, nello stesso tempo, di un caso complicato e cruento: l'omicidio di due ragazzi, uccisi con una coltellata alla nuca, dal ritrovamento dei corpi partirà l'indagine, che porterà Rocco ad indagare su un grande traffico di stupefacenti, avrà a che fare con persone senza scrupoli. A causa di questa indagine, Schiavone subirà un attentato, però lui si salverà, a morire invece sarà Marina. A mio parere questo libro non è un semplice giallo, ci permette di conoscere meglio Marina, ma anche Rocco, si capisce quanto amasse Marina e quanto fosse legato a lei, scopriremo anche una sua grande sensibilità. In questo momento gli staranno molto vicino i suoi amici: Furio, Brizio, ma soprattutto Sebastiano (leggete il libro e scoprirete cosa intendo). Insomma, Manzini si è superato, anche gli altri libri sono molto profondi e fanno riflettere. Ma questo credo sia fondamentale e ci fa innamorare definitivamente del vicequestore, che nonostante sia politicamente scorretto, nonostante la sua canna mattutina, le sue amicizie discutibili, i suoi atteggiamenti rudi e i suoi "traffici", è una persona coerente, che svolge bene il suo lavoro e lo rende, a suo modo, speciale.

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I precedenti libri di Manzini.
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7 7 2007 2016-11-08 17:37:58 Sydbar
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Sydbar Opinione inserita da Sydbar    08 Novembre, 2016
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Non mi ha convinto

Ecco come si abbattono ira funeste degli amanti del Manzini e del suo personaggio Schiavone.
Non mi è piaiciuto tanto, non mi ha catturato lo stile né il protagonista, il colore giallo l'ho trovato al quanto scialbo. Un'opera che all'inizio viaggia ma poi si perde forse un po' troppo in quella che è la vita privata del personaggio Schiavone, va bene conoscerli questi protagonisti, approfondirli ma in questo modo ho come avuto l'impressione che si perda la concentrazione verso la trama che sinceramente non mi ha rapito.
Manzini e Schiavone per il momento rimandati alla prossima lettura.
Buona lettura a tutti.
Il Syd è tornato

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I precedenti presumo
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7 7 2007 2016-09-21 12:52:46 Antonella76
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Antonella76 Opinione inserita da Antonella76    21 Settembre, 2016
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"I duri hanno due cuori..."


Ho rimandato la lettura di questo romanzo per giorni, settimane (2 mesi per l'esattezza)...perché sapevo benissimo che, una volta finito, mi sarei sentita così...orfana di Schiavone.
E ora?...quanto dovrò aspettare per rincontrarlo???
Manzini ha dato vita ad un personaggio riuscitissimo...in barba a chi sostiene che ormai di commissari, ispettori e vicequestori ce ne siano troppi e si somiglino un po' tutti.
Sarà che a me, degli altri personaggi e delle loro somiglianze con Rocco, non importa nulla...sono pazza di lui e stop.
Cinque romanzi che si sviluppano in un crescendo notevole: la figura di Rocco Schiavone si delinea in maniera sempre più netta, arricchendosi di tanta introspezione psicologica, ci prende per mano e ci accompagna nel suo passato, nei suoi errori, nei suoi dolori, abbassa la guardia e ci offre su un vassoio d'argento tutti i suoi punti deboli, senza per questo perdere neanche un grammo del suo fascino di "duro", anzi...le trame man mano  s'infittiscono di situazioni, intrecci e colpi di scena perfettamente dosati e ben orchestrati. 
Se con i precedenti quattro romanzi Manzini era riuscito a renderci dipendenti dal suo personaggio, con quest'ultimo lavoro ci ha proprio steso!
Un "romanzo/confessione" che rende chiari tutti i non-detti degli episodi precedenti, che trasforma i nostri sospetti, intuizioni e deduzioni in certezze, che chiude un cerchio e apre le porte ad un personaggio più vulnerabile, più umano e più vero.
Il peggio e il meglio di un uomo racchiusi in una sola persona.
Cosa gli si può chiedere di più?
Nulla...
O forse sì...scrivere, scrivere, scrivere ancora!!!

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7 7 2007 2016-09-18 04:25:15 Natalizia Dagostino
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Natalizia Dagostino Opinione inserita da Natalizia Dagostino    18 Settembre, 2016
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Destini irrisolti

Antonio Manzini è uno sceneggiatore eccellente. Le pagine del libro scorrono secondo scene ben articolate. Ritrovo Rocco Schiavone, scontroso, maleducato, irrisolto e con una seconda vita segreta.

Amico di tre ceffi romani con cui sin da bambino a Trastevere gioca a calcio, tutti e quattro poveri e gioiosi, fra canne, femmine e lauti pasti. La storia si svolge in tempo reale e a ritroso nel tempo con Sebastiano, l’orso, Brizio, il levriero, Furio, il ghepardo, uomini socialmente potenti e psicologicamente fragili.

Il vicequestore della polizia di Stato è sospeso fra Aosta e Roma, città che rappresentano diversi stili di vita, di clima, di interazioni. Rocco ruba ai ricchi e ai disonesti, ma ruba e regge il peso di una vita che non sopporta. “Le cose belle sono dedicate a chi il bello ce l’ha già dentro.”p.366

Un giallo furbo, intricante, estivo e Rocco è un protagonista che attira donne come vittime sacrificali, un eroe romantico, un incompreso d’altri tempi, condannato ad una realtà truculenta. Non è il genere d’uomo che m’innamora ma ne subisco il fascino da lettrice.

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