Fiori sopra l'inferno Fiori sopra l'inferno

Fiori sopra l'inferno

Letteratura italiana

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«Tra i boschi e le pareti rocciose a strapiombo, giù nell’orrido che conduce al torrente, tra le pozze d’acqua smeraldo che profuma di ghiaccio, qualcosa si nasconde. Me lo dicono le tracce di sangue, me lo dice l’esperienza: è successo, ma potrebbe risuccedere. Questo è solo l’inizio. Qualcosa di sconvolgente è accaduto, tra queste montagne. Qualcosa che richiede tutta la mia abilità investigativa. Sono un commissario di polizia specializzato in profiling e ogni giorno cammino sopra l’inferno. Non è la pistola, non è la divisa: è la mia mente la vera arma. Ma proprio lei mi sta tradendo. Non il corpo acciaccato dall’età che avanza, non il mio cuore tormentato. La mia lucidità è a rischio, e questo significa che lo è anche l’indagine. Mi chiamo Teresa Battaglia, ho un segreto che non oso confessare nemmeno a me stessa, e per la prima volta nella vita ho paura.»

Recensione della Redazione QLibri

 
Fiori sopra l'inferno 2018-01-07 15:45:46 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    07 Gennaio, 2018
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Teresa Battaglia

Bosco di Travenì. Il corpo di un uomo viene rinvenuto privo di vita. Giace sull’erba in posizione supina, è coperto di brina. Il candore della sua pelle contrasta con il nero dei capelli e del pube. Le braccia sono poste lungo i fianchi, le mani adagiate su un cuscino di muschio, tra le dita qualche fiore invernale dai petali pallidi e trasparenti. Un dipinto quello che si apre innanzi alla squadra di polizia, in cui gli unici colori sono determinati dal rosso cadmio scuro del sangue ormai freddo, delle vene svuotate, dalle membra rigide. Il gelo ne ha mantenuta integra la conservazione, nessun odore se non quello della selva, della terra umida e delle foglie marcescenti è percepibile nell’aria.
Investita del caso è Teresa Battaglia, commissario di polizia specializzato in profiling che ogni giorno scruta e analizza il peggio del peggio dell’intimo dell’essere umano e che imperturbabile nasconde un segreto, un segreto inconfessabile ma determinante per la sua vita e la sua carriera lavorativa. Tanti sono gli elementi che la rendono inquieta: il quadro presentato fa pensare ad un delitto compiuto da due persone diverse. Una prima, lucida, metodica che ha posizionato e custodito (con trappole varie) il corpo affinché arrivasse al suo pubblico nel modo più integro possibile, una seconda, al contrario, completamente disorganizzata, quasi animalesca, che non si è fatta scrupoli o preoccupazioni nell’uccidere in vicinanza di un sentiero e con alte possibilità di essere visto/a. Quasi, come se l’omicidio fosse frutto di un raptus. La protagonista, coadiuvata nell’inchiesta dal novizio ispettore Massimo Marini, con cui si instaura da subito un rapporto molto particolare a cui ancora non si è in grado di dare un nome, e dai veterani del corpo, sa benissimo che per capire chi è l’assassino di Roberto Valent deve prima di tutto stabilire il come dell’azione e, una volta ricostruite passo passo le modalità di questa, rispondere a quell’unica ma fondamentale domanda: perché? Interrogativo a cui nello scorrere dell’opera se ne aggiungono molti altri. Chi è il bambino n. 39? Cosa si cela nel passato? Cos’è accaduto nel trascorso da essere così determinante per quello che è oggi il presente?
Da questi brevi e semplici assunti ha inizio il romanzo di colei che è definita come la nuova promessa del thriller italiano, Ilaria Tuti. Che dire, i presupposti per riuscire ci sono tutti: lo stile narrativo è fresco, ben argomentato, sottile, elegante e sufficientemente maturo. La storia, dal suo canto è ben orchestrata e caratterizzata dai giusti colpi di scena, dai giusti mutamenti d’azione. Le ambientazioni, ancora, rendono palpabili le vicende descritte, i protagonisti sono ben delineati tanto da risultare tangibili e concreti per chi legge. Purtroppo però, quel che manca all’opera è quel velo di originalità che l’avrebbe resa inattaccabile sotto tutti i punti di vista. Nello scorrere delle pagine, infatti, i riferimenti e i rinvii ad altri elaborati (vedi “Child 44”/”Bambino 44” di Tom Rob Smith, giusto per citarne uno a titolo meramente esemplificativo) del filone sono inevitabili. Quella sensazione di deja vu è una costante in tutto il volume e fa sì che il lettore perda un poco di interesse nel conoscere dei fatti. L’impressione è quella di ritrovarsi di fronte a un riassunto del meglio che c’è in giro in materia di thriller.
Ad ogni modo “Fiori sopra l’inferno” resta un buon romanzo, adatto a chi cerca opere con quel giusto alone di mistero e si conferma un buon esordio il cui successo definitivo è interamente nelle mani dell’autrice. Non ci resta che aspettare e vedere come questa evolverà la storia nonché il personaggio del commissario Battaglia.
Buona lettura!

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Fiori sopra l'inferno 2018-07-06 21:41:08 Clangi89
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Clangi89 Opinione inserita da Clangi89    06 Luglio, 2018
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Oltre alla purezza della neve

La morfologia di una valle chiusa tra le alte vette innevate riflette alla perfezione il temperamento degli abitanti diffidenti e restii verso gli estranei, pronti ad autotutelare la loro piccola comunità celando e negando le verità passate e presenti. Questo perché nascondere realtà scomode permette di non turbare le coscienze e di apparire senza macchie. Il paese di Travení, tuttavia, viene scosso da una serie di delitti caratterizzati da una violenza letteralmente animalesca. Adulti e bambini, vittime e complici su diversi livelli si alternano. I bambini sono il perno, l'essenza della vita e del divenire, vittime e spettatori combattivi.
Il commissario, Teresa Battaglia, inizia una serrata indagine per risalire al colpevole. La protagonista indaga nell'animo umano, nella psiche delle persone e allo stesso tempo combatte un'altra durissima battaglia personale. Il carattere di questa donna, forte, pungente verso i colleghi, a volte acida ma dall'animo profondo e sensibile emerge mano a mano che scorrono le pagine.
Un thriller ben strutturato in cui la trama é strettamente connessa al paesaggio circostante. Sembra infatti di vedere i riflessi cristallini del ghiaccio e della neve, sembra di sentire il vento freddo e pungente che soffia contro la pelle. In questa cornice emergono i segreti, passato e presente non hanno confini. Il colpevole che ha subito a sua volta dei soprusi viene analizzato senza però cadere in inutili sentimentalismi bensì scatenando delle reazioni e delle riflessioni nel lettore!

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Fiori sopra l'inferno 2018-05-08 03:13:17 Bruno Elpis
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Bruno Elpis Opinione inserita da Bruno Elpis    08 Mag, 2018
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Commento interattivo

Il mio commento in questa intervista all’autrice del romanzo.

D - Abbiamo dialogato con Ilaria Tuti in occasione del Gran Giallo Città di Cattolica. La ritroviamo oggi autrice di successo con un esordio scoppiettante. Quali sono i sentimenti che ti hanno accompagnato in questa avventura? Che impatto ha avuto sulla tua vita l’attenzione che ti è stata riservata dal pubblico?
Quando da Longanesi mi hanno comunicato l’intenzione di pubblicare il romanzo, nei giorni seguenti sono stata accompagnata da un unico pensiero: speriamo che non cambino idea! Questo per farvi capire quanto riuscissi a crederci.
L’entusiasmo si è accompagnato da subito a un certo timore: timore di non essere in grado di farcela, di ritrovarmi sotto la lente di ingrandimento di molti, di essere parte, da un giorno all’altro, di un mondo che non conoscevo e che era molto distante dalla mia quotidianità. La paura, però, ha lasciato spazio quasi subito a una gioia immensa. È qualcosa di molto intimo, che attiene ai sogni più cari, quelli da cui dipende la felicità vera, la realizzazione e il compimento di una vita.
Vita che è cambiata, si è fatta certo più complicata, ma anche più piena (di valori, di stimoli, di esperienze, di incontri, di gratificazioni). L’attenzione che di colpo si è riversata su di me è stata destabilizzante, perché per natura sono riservata e solitaria, ma mi ha fatto crescere, imparare cose nuove, mi ha messo alla prova. Mi ha dato l’opportunità straordinaria di creare un ponte con i lettori, così ho modo di “sentire” le emozioni che “Fiori sopra l’inferno” ha dato loro.


D - “Fiori sopra l’inferno” si connota per uno spiccato interesse per la criminologia (“La prima è la fase aurorale… La fase puntamento… La terza fase sarebbe quella chiamata di seduzione… la cattura… l’aggressione. L’ultima è la fase totemica: l’assassino cerca di protrarre il più a lungo possibile il piacere”) alla ricerca delle cause profonde di un dolore che accomuna investigatore e ricercato, bambini e adulti, uomini e animali, con un sottofondo di compassione (intesa in senso etimologico). Che origine ha questo interesse?
R - Racconto storie e nella mia testa ho iniziato a farlo molto prima di scrivere i miei primi racconti. Se vuoi raccontare storie devi essere curioso nei confronti della vita e delle persone. Mi interesso agli altri, mi chiedo sempre quale sia la loro storia, da che passato siano stati forgiati, che futuro stiano immaginando e quali passioni li muovano.
La criminologia è una luce potente a nostra disposizione per illuminare le zone più buie e misteriose della mente umana, che è ancora un universo quasi sconosciuto. Mi sono appassionata alla psicologia criminale leggendo i romanzi di Carrisi. È diventata anche una mia passione ed è il motivo per il quale amo scrivere thriller: tra le righe, indago la vita e l’essere umano, i suoi abissi come le vette che può raggiungere.


D - Tra i temi principali e le caratteristiche di “Fiori sopra l’inferno”, l’effetto cromatico delle descrizioni è una cifra del tuo stile: giochi molto sul contrasto bianco-rosso (“Lacrime purpuree scendevano lungo l’intonaco e raggiungevano la neve”) e la neve macchiata dal sangue è un contrasto ricorrente… È una tendenza che deriva dalla tua vocazione artistica anche per le arti figurative?
R - Sì, ho cercato di dipingere con le parole e per farlo ho usato anche tecniche pittoriche: l’alternanza dei colori freddi a quelli caldi per creare contrasti drammatici ma anche tridimensionalità, l’uso delle ombre e delle luci per disegnare quasi a “sbalzo” il paesaggio e i personaggi, l’opposizione tra un colore primario e il suo complementare (il rosso del sangue e il verde del sottobosco) per appagare l’occhio del lettore… Per me è naturale riprodurre con le parole una scena (un quadro) che ho già in mente.

D - Per tua stessa ammissione finale, la natura dei luoghi non è soltanto teatro delle vicende o sfondo: è tessuto vitale (“La foresta millenaria di Travenì risuonava di gocciolii d’acqua e fruscii sommessi, quelli provocati dalla neve che scivolava dalle fronde troppo cariche…”), sorprendente (“La neve aveva cambiato il volto dell’orrido dello Sliva. La gola in cui scorreva il torrente era diventata un regno di ghiaccio”), dolomitico e sfidante il limite (“I laghi gemelli di Flais e poi il confine”). Qual è il tuo rapporto con natura e paesaggio friulano?
R - È un amore riscoperto in età adulta, ma che è nato nella mia infanzia. Ho descritto luoghi reali, che mio padre amava molto e che hanno fatto da sfondo a molti episodi felici di quando ero bambina. Ora che sono adulta mi sono riavvicinata a questi paesaggi e li guardo con il senso di meraviglia di quando ero piccola. La natura è potente, è un cuore pulsante, è mistero che ci circonda. Ho sentito l’esigenza di trasmettere al lettore la mia fascinazione, il legame profondo che sento con la mia terra. Spero di esserci riuscita.

D - Nel romanzo c’è poi una sorta di attrazione per l’essenzialità primitiva, che viene ricercata sia nell’uomo (“Echi di culti della fertilità pagani… Secondo la leggenda, la notte di San Nicola i Krampus vagavano alla ricerca dei bambini cattivi”), sia nella natura, sia nel riferimento culturale al “mana”: è indice di pessimismo, desiderio di ritorno alle origini, o che altro?
R - È quanto di più lontano dal pessimismo: è forza, potenza, energia primigenia. È un invito a riscoprire ciò che in noi è ancora intatto e puro. Il “mana” è la forza creatrice, vitale. Sondare le origini – anche nel senso di lato più istintivo e meno addomesticato – non significa fare un passo indietro, ma scoprirsi più forti: quando le radici affondano in profondità, siamo più saldi.
Significa conoscersi, accettarsi, convogliare le energie in un processo creativo e costruttivo. Siamo qui per lasciare qualcosa e quel qualcosa non può reggersi in piedi se le fondamenta non sono solide. Paradossalmente, è proprio la parte più legata alla sua natura a elevare l’essere umano spiritualmente, a fargli desiderare l’”infinito”.

http://www.brunoelpis.it/le-interviste/1647-cinque-domande-a-ilaria-tuti

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Fiori sopra l'inferno 2018-04-29 13:10:18 Pelizzari
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Pelizzari Opinione inserita da Pelizzari    29 Aprile, 2018
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Il suo branco inconsapevole

Splendido thriller italiano, in cui i bambini sono il perno di una girandola di morte ed allo stesso tempo di speranza, che pone il lettore in un punto di osservazione scomodo sull’animo umano e sulla crudeltà di cui esso è capace. Questi bambini sopravvivono, lottano, amano. Nonostante tutto. L’autrice è una giovane donna italiana, che dimostra una grande maturità sia stilistica sia contenutistica, con una storia intensa, forte, violenta, avente come protagonista Teresa Battaglia, personaggio meraviglioso, almeno tanto quanto la vicenda su cui indaga. La sua storia personale si intreccia al canovaccio narrativo principale e spero che questo sia l’inizio di una lunga serie, perché questa detective mi ha davvero conquistato. Il libro, a modo suo, è un inchino alla vita ed al suo dispiegarsi, anche in assenza di luce e di cure. E’ la vita la più forte, e non i suoi strumenti.

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Fiori sopra l'inferno 2018-02-12 10:42:52 RadicidiCarta
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RadicidiCarta Opinione inserita da RadicidiCarta    12 Febbraio, 2018
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Un ottimo romanzo d'esordio

Fiori sopra l’Inferno è il romanzo d’esordio di Ilaria Tuti, pubblicato nel 2018 da Longanesi e presentato come un caso editoriale, la cui pubblicazione è in corso in una ventina di paesi.

Lo stile dell’autrice è ricco, evocativo. Le descrizioni, particolareggiate ma mai pesanti, trasportano il lettore in un mondo dove il bianco della neve si mischia al verde dei boschi, al grigio delle montagne e al rosso del sangue.

Trama

La paura li rendeva bambini, dilatava le pupille e storceva la bocca verso il basso.

Fiori sopra l’Inferno è un volume ambientato in Italia, sul confine austriaco, in un paesino realmente esistente ma ribattezzato dall’autrice Travenì. È un luogo isolato, circondato da natura selvaggia e neve. Sembra un piccolo paradiso di tranquillità che però nasconde segreti portati alla luce da una violenza terribile e inaspettata.

La storia inizia con il ritrovamento del cadavere di un uomo, adagiato sull’erba al limite delle foreste, completamente nudo e senza occhi nelle orbite.
Intorno al corpo delle trappole tengono lontane gli animali selvatici, preservandolo pulito e senza altre ferite, oltre quella al volto. Delle orme nella neve spariscono tra gli alberi, portando gli investigatori a un macabro spaventapasseri, creato con i vestiti tolti al cadavere e imbrattati di sangue, che sembra osservare la vittima con gli occhi di bacche.
È il commissario Teresa Battaglia a doversi occupare del caso. Il suo istinto e la sua esperienza le dicono che non si tratta di un semplice assassino, c’è qualcosa di rituale nella scena del crimine: l’omicida tornerà a colpire.

Personaggi

La vita faceva paura, a guardarla in faccia per quello che poteva essere, ma restava sacra, inviolabile…

La protagonista indiscussa della storia è proprio il commissario Battaglia, una donna di mezza età che combatte contro il peso e la malattia.
È un personaggio complesso e sfaccettato, molto ben caratterizzato. In un primo momento si presenta come una donna razionale, sempre pronta fare battute taglienti per bistrattare i novellini, ma con il proseguire della narrazione l’autrice la mette a nudo, mostrando al lettore tutto il suo dolore, la sua continua lotta contro il passato e il futuro, la sua paura.
Teresa Battaglia è una donna che riesce a farsi rispettare in un mondo di uomini, tenace, con un profondo spirito materno che mostra in modo del tutto personale.

Massimo Marini è l’ultimo ispettore arrivato nella squadra, fuggito da una vita che sentiva come una prigione. È giovane, inesperto, orgoglioso.
Sin dal primo giorno sembra che Teresa lo prenda di mira e non esiti a sottolineare la sua ignoranza. Questo, però, sembra spingere il giovane a migliorarsi. Con il proseguire della storia si mostra anche la sua vera forza, il suo desiderio di non arrendersi che fa intuire una maturazione non ancora completa, ma già in atto.

Il personaggio che più mi ha colpito, però, è l’assassino: è complesso ma sempre coerente all’interno di tutta la narrazione. Le sue motivazioni sono istintive, particolari, ma convincenti dalla prima all’ultima pagina.

Conclusioni

Teresa si ricordò quanto fosse importante la lealtà a quell’età e come, incredibilmente, diventasse fragile da adulti.

Fiori sopra l’Inferno è un romanzo che mi è piaciuto molto. È un thriller che scorre fluido senza essere banale: lo stile dell’autrice cattura facilmente e rende la lettura adatta tutti, senza per questo rendere la storia eccessivamente semplice o leggera, anzi. Non mi sarei mai aspettata una storia d’esordio così ben strutturata, né dei personaggi così pieni di sfumature, così umani.

Uno degli aspetti che mi ha lasciato piacevolmente colpita è l’ambientazione, il modo in cui l’autrice riesce a renderla viva con poche frasi ben calibrate. La vita nel piccolo paesino nascosto tra i monti è descritta magistralmente e ho apprezzato che siano stai messi in luce i lati più oscuri di quello che sembra un piccolo paradiso.

Per concludere, Fiori sopra l’Inferno è un romanzo che consiglio. Non solo agli amanti del thriller, ma anche a chi cerca personaggi realistici e profondi che si muovano nel mondo reale con l’insicurezza tipica dell’essere umano.

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Fiori sopra l'inferno 2018-01-26 13:15:18 Christy Unbuonlibro
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Christy Unbuonlibro Opinione inserita da Christy Unbuonlibro    26 Gennaio, 2018
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Thriller tutto italiano

Ho iniziato questa lettura spinta da una morbosa curiosità che mi rodeva fin da quando ho letto per la prima volta la trama e ho visto la cover, così semplice ma inquietante per certi versi. In mezzo a tutta quella neve, deve pur esserci qualcosa in agguato.
Fiori sopra l’inferno è un thriller eccezionale e mi stupisce, ma allo stesso tempo mi rende felice, sapere che è stato scritto da un’autrice italiana. Infatti, leggendo ho avuto la continua sensazione di avere tra le mani un thriller nordico, dai tratti caratteristici e che – diciamocelo liberamente – difficilmente possiamo ritrovare in Italia. Per cui, giunta alla fine della lettura non posso che essere entusiasta del lavoro fatto da Ilaria Tuti e la ringrazio per non aver assolutamente deluso le mie aspettative, anzi ho trovato un qualcosa di inatteso e che mi ha rapita durante la lettura.
Quello che caratterizza Fiori sopra l’inferno è sicuramente l’abbondanza di descrizioni dettagliate e quasi ricercate, che rendono il tutto realistico e che aiutano il lettore nell’immaginazione. La storia,

ben intuibile dalla trama, si sviluppa in maniera chiara, quasi fin da subito possiamo già capire alcuni collegamenti che saranno alla base della soluzione. Ma con questo non voglio dire che la soluzione sia sotto i nostri occhi, o meglio, non voglio dire che la storia sia banale, ma piuttosto che il lettore è aiutato e guidato verso la verità. Facilmente intuisce qualcosa senza però mai averne la conferma. Quindi anche quando penserete di aver capito tutto, ecco che invece arriva il colpo di scena, quello che non aspettavi.
Unica nota che non ho apprezzato totalmente, o forse non ho compreso, è la protagonista Teresa Battaglia, commissario di polizia e a capo delle indagini. Una donna forte, schiva e che non perde occasione per battibeccare con chiunque. In certe situazioni l’ho trovata quasi insopportabile. In realtà, Teresa nasconde dei segreti, un passato violento e che l’ha resa quello che è. Però credo che questo passato non sia stato ben delineato ai nostri occhi, è come se anche noi venissimo tenuti all’oscuro di quello che ha subito e questo non mi da pace, perché non riesco a giustificare la sua freddezza verso i suoi uomini, seppur si senta l’empatia che invece prova verso i bambini (per ovvie ragioni che non vi dico qui).
Lo stile dell’autrice mi ha sorpresa, ho trovato Fiori sopra l’inferno un romanzo ben studiato, con un linguaggio chiaro ma ricco di descrizioni. Quella neve che fa da contorno alle vicende diventa quasi un velo che nasconde i fatti più atroci. Ho apprezzato molto inoltre come Ilaria abbia caratterizzato una piccola comunità, chiusa e quanto mai prevenuta verso lo “straniero”; una verità che aleggia intorno ad ogni piccolo paese e che rende gli abitanti ciechi davanti ai propri mostri.
Un libro spietato, inquietante ma ricco di soprese, Fiori sopra l’inferno è un thriller a 360°, come pochi altri in Italia. Per cui se avete voglia di una storia che vi tenga con il fiato sospeso e che vi faccia, a tratti, inorridire, vi assicuro che questo è il libro che state cercando.

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Fiori sopra l'inferno 2018-01-22 18:16:55 Pupottina
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Pupottina Opinione inserita da Pupottina    22 Gennaio, 2018
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Magnetismo animale

FIORI SOPRA L'INFERNO di Ilaria Tuti, una Donato Carrisi al femminile, con balenanti lampi di originalità, è più di un caso letterario. È un romanzo d'esordio che si rivela un autentico capolavoro. È un thriller psicologico, dalla grande potenza descrittiva, ambientato nel paesino montano di Travenì, tra i boschi e le pareti rocciose a strapiombo, un paesaggio di una bellezza selvaggia e misteriosa.
La protagonista, il commissario Teresa Battaglia, è un personaggio femminile che entra nel cuore del lettore, per il suo essere odiosa e materna nello stesso tempo. Il suo personaggio è complesso, interessante, ricco di sfumature. Lavora in coppia con il giovane Marini, un tipo un po' inesperto, un ragazzo promettente, da istruire e plasmare per la combattente Battaglia. I due hanno un'intesa che fatica a chiamarsi tale. Il loro entrare in sintonia si costruisce gradualmente e ricorda un po' la coppia investigativa Vera Stanhope e Joe Ashworth.
Da Teresa Battaglia, Marini ha molto da imparare. E forse anche il lettore.
Lei, Teresa, è abilissima nell'entrare nella mente di coloro cui dà la caccia.
"Forse loro vedono il mondo meglio di noi. Vedono l'inferno che abbiamo sotto i piedi, mentre noi contempliamo i fiori che crescono sul terreno. Il loro passato li ha privati di un filtro che a noi invece è stato concesso. Questo non vuol dire che abbiano ragione a uccidere, o che io li giustifichi. O che, in un lontano passato, hanno sofferto e quella sofferenza li ha trasformati in ciò che sono. Io questo non lo posso dimenticare."
L'approfondimento psicologico della protagonista, come anche dei personaggi secondari, fa di questo thriller una lettura interessante da non lasciarsi sfuggire. Spero che giunga presto un seguito, una nuova indagine, altrettanto avvincente, con verità e segreti da portare alla luce.
"Ecco il suo fiore. Il più bello tra quelli che gli impedivano di vedere l'inferno."

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Fiori sopra l'inferno 2018-01-08 08:05:41 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    08 Gennaio, 2018
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Orribili delitti tra i monti

Delitti singolari tra i monti nel libro d’esordio di Ilaria Tuti: Fiori sopra l’inferno, Longanesi 2018.
Ilaria Tuti vive a Gemona del Friuli, in provincia di Udine. Ha studiato economia, ama il mare ma vive in montagna. Appassionata di pittura, ha vinto nel 2014 il Premio Gran Giallo Città di Cattolica, e questo è il suo romanzo d’esordio, destinato ad essere venduto in moltissimi Paesi.
Ambientato a Travenì, che è sì un paese immaginario delle Dolomiti, ma abilmente descritto in questo libro, per cui:
“Era di una bellezza primitiva, da far perdere i riferimenti. Le cime innevate sovrastavano una foresta millenaria, sorgendo come lame opache da un fitto tappeto di boschi. Facevano pensare ai giganti della mitologia. (…) Era un mondo distante da quello a cui era abituato, un mondo che sussurrava la piccolezza umana.”
Qui nulla è contaminato, vige un’atavica povertà riscattata dal turismo nascente. Ma nelle case fiabesche si muovono ombre e segreti, e la comunità si chiude a riccio quando si tenta di rivelare i suoi fantasmi, per cui quando la memoria corre all’indietro, a quella Scuola d’Austria del 1978, e gli esperimenti che vi si facevano, dove vigeva la legge non scritta di:
“Vedi, osserva e dimentica”,
nessuno è disposto a parlarne e a fare chiarezza. Le cose peggiorano quando viene trovato un cadavere, privo degli occhi, ingegnere e padre di un bambino. Poco distante una sorta di spaventapasseri vestito coi vestiti del morto. Ad indagare Teresa Battaglia, una profiler speciale: poco più di sessant’anni, un corpo franante e sovrappeso, i modi bruschi e rudi, è diabetica, talvolta la sua memoria e la sua lucidità le creano delle preoccupanti zone di vuoto, e custodisce con forza immane un segreto importante del passato. Aveva:
“un viso segnato dall’età e da una durezza che preannunciava un carattere altrettanto spigoloso. Aveva labbra sottili: di tanto in tanto le arricciava, come a soppesare un pensiero.”
Ad affiancarla l’ispettore Massimo Marini:
“Era poco più di un ragazzo e sembrava uscito dalla pubblicità alla moda. Aveva percepito il suo profumo a metri di distanza. Stonava in quella piccola landa alpina.”
I due intuiscono il percorso dell’assassino, gli abissi della sua solitudine, di abusi, di rifiuto, che da molto lontano, sfociano nel sangue. In tanto, troppo sangue.
Teresa e la sua squadra si scontrano contro muri di riservatezza, di ritrosia, di omertà. Al centro del giallo ci sono i bambini, gli unici a trovare una specie di equilibrio, nel loro stare assieme uniti e compatti, per difendersi dalle violenze degli adulti.
Un thriller scritto con eleganza, privo di colpi di scena o di violenza brutale. Tutto è abbastanza soffuso, come il paesaggio innevato che circonda le azioni dei personaggi. La natura è indubbia protagonista, colta nella sua intima essenza, toccando con sapienza l’animo e il gusto del lettore. Una lettura coinvolgente ed interessante, molto elegante. La conoscenza intrigante di una investigatrice acuta, intelligente, profonda conoscitrice dell’animo umano, ma anche molto vulnerabile, lato che offusca tramite un carattere duro ed indisponente, perché:
“Io vedo oltre i fiori, vedo l’inferno.”
Un’ottima promessa per una futura nuova avventura.

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