Narrativa italiana Gialli, Thriller, Horror Il delitto di Kolymbetra
 

Il delitto di Kolymbetra Il delitto di Kolymbetra

Il delitto di Kolymbetra

Letteratura italiana

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Il famoso archeologo Demetrio Alù viene trovato ucciso a Kolymbetra, il giardino incantato della Valle dei Templi di Agrigento. Un delitto inspiegabile, consumato tra mandorli, rovine e ulivi saraceni, sotto lo sguardo indifferente del Tempio dei Dioscuri. La morte di Alù scuote la comunità di studiosi riunita ad Agrigento per risolvere un interrogativo vecchio di secoli, il grande mistero della Valle: dove scavare per trovare l’antico teatro sepolto mai venuto alla luce. «Eppure doveva esserci e anche bello grande, visto che Akragas contava trecentomila abitanti, era una delle città più importanti della Magna Grecia». Il giornalista Saverio Lamanna, disoccupato di successo, in trasferta dal suo buen retiro di Màkari per raccontare una scoperta archeologica, si trova così a dover dipanare la matassa intricata dell’omicidio. Di intuito rapido, col vizio cronico della freddura indisponente, Lamanna viaggia con l’amico Peppe Piccionello che a sua volta deve svolgere una piccola faccenda familiare, apparentemente semplice: rintracciare una giovane parente che da qualche tempo non dà notizie di sé. Scomparsi lei e suo marito? Quasi. Una strana sparizione a intermittenza, molto incomprensibile. Una storia che sa di mafia. Ma la disincantata lucidità di Lamanna per la prima volta è offuscata da qualche affare di gelosia. Ad Agrigento è piombata la sua fidanzata Suleima, architetta a Milano, accompagnata dal titolare dello studio dove lavora. Non sarà facile per Saverio Lamanna continuare ad essere irriverente e appassionato, icastico e disincantato nel condurre le sue indagini svagate e serrate accanto a Piccionello: due investigatori involontari dotati solo delle armi dell’intelligenza e dell’ironia.

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Il delitto di Kolymbetra 2019-08-06 08:36:42 Scavadentro
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Scavadentro Opinione inserita da Scavadentro    06 Agosto, 2019
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Sicilia moderna

Un difetto di Savatteri è che ha scritto, per ora, troppo poco. La coppia ben assortita di Lamanna e Piccionello è infatti assai godibile, molto affiatata e originale. Quindi potrebbe facilmente esprimersi in un progetto seriale efficace. Abbiamo imparato a conoscerla soprattutto nei racconti di volta in volta editi da Sellerio e il livello del narrato è sempre stato estremamente piacevole: ironia, acutezza, una certa dose di cinismo e soprattutto di disincanto contraddistinguono l'investigatore per caso Saverio, il quale è perfetto per la Sicilia moderna e ricca di cultura nella quale si alternano personaggi atipici e ben caratterizzati, funzionali allo sviluppo del romanzo. La trama intessuta è forse leggermente inferiore a quella d'esordio (la fabbrica delle stelle) richiamando un giallo classico. Oltre al filo principale qui anche Piccionello è impegnato a risolvere una questione relativa alla sua numerosissima famiglia, e le due vicende scorrono parallele sino al finale. Il sito archeologico di Kolymbetra permette a Savatteri di accompagnare il lettore attraverso panorami e squarci che dimostrano la vitalità di questi luoghi e contestualizzano il delitto, in fondo finalizzato a concepire un'opera che va al di la del semplice giallo ma sconfina in temi sociali e di "ragionamento", ben espressi nei dialoghi tra Lamanna e Piccionello. La figura di Suleima, architetta a Milano e fidanzata di Saverio, brilla di luce propria per bellezza interiore e se posso permettermi anche esteriore, con una sensualità che crea un sentimento di invidia mitigato dalla consapevolezza (che giunge tardiva) che trattasi di personaggi di fantasia. Quindi consiglio di non focalizzarsi troppo sull'invenzione delittuosa e sull'indagine, ma di soffermarsi ad apprezzare lo stile fresco e moderno del linguaggio e la vitalità dei personaggi e dei luoghi. Ben vengano scrittori orgogliosi della propria terra e innovativi.

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Robecchi, Giménez-Bartlett.
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Il delitto di Kolymbetra 2019-04-08 08:25:23 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    08 Aprile, 2019
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un giallo "archeologico"

La fabbrica delle stelle, libro edito nel 2016, di Gaetano Savatteri presentava per la prima volta il personaggio di Saverio Lamanna. Ora con Il delitto di Kolymbetra racconta la sua ultima, fascinosa, avventura. Saverio è disoccupato, sempre in cerca di una occupazione stabile, molto legato alla sua terra di origine, la Sicilia. Ha un amico inseparabile, con cui forma una coppia fissa anche nelle investigazioni, Peppe Piccionello, estroso come non mai.
Qui siamo in Sicilia, dove si è recato, da Milano, per scrivere su commissione articoli turistici e girare dei video sulla valle dei Templi ad Agrigento. Ma il delitto è in agguato: e il professore Demetrio Alì, archeologo di fama internazionale, viene trovato morto. Con Saverio, oltre all’inseparabile Peppe, c’è l’amata Suleima. La polizia non sa condurre le indagini, i misteri da districare sono troppi e Saverio non può evitare di occuparsene con successo.
Il tratto più evidente di questo è sicuramente l’ironia, una ironia profonda, che induce alla riflessione. Tantissimi i temi trattati con particolare ed accattivante stile: la mafia, e i suoi indubbi connubi con il potere, soprattutto quello politico. Ma non solo: vi è anche un particolare riguardo verso la cultura: quella classica, quella che ha dato vita a Pirandello, Sciascia, Camilleri, in uno strano aggrovigliarsi di archeologia, mitologia, teatro e letteratura. Un mix di grande attualità, da gustarsi con una lettura attenta e precisa.

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