Narrativa italiana Letteratura rosa Un lungo fatale ultimo addio
 

Un lungo fatale ultimo addio Un lungo fatale ultimo addio

Un lungo fatale ultimo addio

Letteratura italiana

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Londra 1819. Valéry Campbell sa di mettere a rischio la propria reputazione, quando si reca nella bisca di Lady Venom, ma deve impedire al padre di giocarsi tutto in una mano di carte. Sir Arthur Campbell però ha già barattato la tenuta di famiglia e, con l'acqua alla gola, tenta di vendere anche la figlia a un losco e ricchissimo libertino, Lord Baxton. Questi non è altri che lo zio di Charles, il figlio del duca di Ragland, anche lui ospite della bisca: è proprio in quest'occasione che Valéry lo rincontra, dopo anni, e scopre di provare qualcosa per lui. Naufragato l'estremo tentativo di ripagare i suoi debiti, Sir Arthur, in un accesso di disperazione, si suicida al tavolo da gioco. Da questo momento in poi la vita di Valéry si complica terribilmente. I trascorsi della sua famiglia non le permettono di sposare Charles e al tempo stesso si trova a lottare con tutte le forze per resistere ai tentativi di seduzione di Lord Baxton, al quale non vuole cedere. Lo scontro tra i due è aperto e dichiarato: ma chi è davvero David Baxton? Quel che Valéry pensa di lui corrisponde a verità?

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Un lungo fatale ultimo addio 2018-07-10 20:31:19 La Lettrice Raffinata
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La Lettrice Raffinata Opinione inserita da La Lettrice Raffinata    10 Luglio, 2018
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Harmony. Screenplay Originale

Complimenti alla Newton Compton! ancora una volta siete riusciti ad ingannarmi. Qualcuno potrebbe giustamente obbiettare che la colpa mia, ma in questo libro diversi elementi sono fatti apposta per fuorviare il lettore: il titolo che ammicca pesantemente ma senza motivo ad un noto romanzo della Alcott, la copertina molto scenografica e purtroppo randomica, e la quarta di copertina che definisce questo titolo un romanzo storico.
Desidero quindi mettere in guardia chi sta valutando l’acquisto o la lettura di “Un lungo fatale ultimo addio”: non ha nulla a che vedere con il genere storico, si tratta bensì di un romance con ambientazione storica. O meglio, con quella che pretende d’essere un’ambientazione storica senza però riuscirci, infatti non sono presenti reali figure del passato ed i pochi eventi storici citati non sono davvero rilevanti ai fini della trama. Le vicende potrebbero svolgersi nel futuro come nell’età della pietra; e visti i personaggi quest’ultima potrebbero essere la location ideale.
La storia ha ben poco di originale, anzi è piena di tutti gli stereotipi del genere. Siamo nella Londra ottocentesca e la protagonista Valéry, presentata come la classica fanciulla poco sveglia ma bella-bella-bella in modo assurdo e -dettaglio fondamentale- inconsapevole di essere tale, è l’erede di una famiglia nobile caduta in disgrazia a causa della passione del padre per il gioco d’azzardo. Inizialmente la ragazza mi era quasi simpatica, per la sua decisione di mantenere madre e sorella lavorando con impegno, nonché per la ferma intenzione di non svendere la sua dignità. Superfluo dire che le cose andranno diversamente, ma ci arriviamo dopo.
Ed ecco comparire il nostro coprotagonista Lord David Bexton, nobiluomo bello-bello-bello e tenebroso che ovviamente dietro l’apparenza da duro (con le immancabili cicatrici sulla schiena!) nasconde un cuore pieno di tenerezza ed un passato tragico. L’intera vicenda ruota attorno alla relazione tra i due, per giungere all’inevitabile lieto fine con tanto di numerosa prole dai nomi riciclati.
Ad una prima occhiata, una normale trama da romance che l’autrice arricchisce però con scene tanto trash da far ridere e altre a dir poco inquietanti; basti pensare a quando David afferma di essersi infatuato di Valéry al funerale del padre del padre di lei quando si sistemava l’abito troppo stretto. Da notare che è stato proprio David a spingere l’uomo al suicidio!
Accantonando la trama, anche i personaggi danno il loro doveroso contributo per abbruttire il romanzo. Potremmo dividerli in due categorie: gli inetti senza spina dorsale e le bandierine, ossia coloro che cambiano idea e comportamento ogni due pagine; uniche eccezioni sono la protagonista, perché riesce a riunire in sé entrambe le categorie, e sua sorella che, nonostante sia nominata di continuo, compare un paio di volte e non dice una singola battuta.
E potevo non trovare una critica anche all’edizione? Nulla di troppo grave, ma l’albero genealogico del Baxton piazzato all’inizio anticipa al lettore ben due colpi di scena: poteva benissimo essere spostato alla fine, oltre che accompagnato da quelli delle altre famiglie.
Lo stile della narrazione è certamente scorrevole e semplice, ad esclusione di un paio di paroloni scenografici, ma viene avvilito da un uso eccessivo di puntini di sospensione e dalla mancanza di una chiara indicazione quando ci sono cambi di scena o salti temporali. Come non citare anche i POV totalmente a caso e l’impostazione dei dialoghi come fosse un testo teatrale, a volte senza neppure indicare chi parli.
Analogamente a quanto avevo riscontrato ne “La resa di Piers “, il problema maggiore di questi romanzi rosa si ha quando iniziano a trasmettere al lettore dei messaggi molto sbagliati.
Il protagonista maschile, ad esempio, si comporta alla pari di uno stalker incallito e, pur avendo sempre pronta una scusa per le sue azioni, nulla lo giustifica per il suo continuo bisogno di etichettare come “sua” Valéry. In affiliazione con la madre, David rimarca più volte come sia meglio eliminare un parente problematico anziché aiutarlo; oltre a ciò, l’amabile signora ammette più volte di aver tradito il marito, ergendosi al contempo a paladina dei valori familiari: c’è un parola per questo… bipolare!
Ed infine la nostra Valéry, quella che deve essere più volte rassicurata sulla sua verginità (ma sai cosa capita al tuo corpo o no?), una volta rimasta senza lavoro e aiuti anziché accettare un impiego più umile, sceglie di vendersi al miglior offerente in una bisca clandestina.
Senza parole.

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