Narrativa italiana Romanzi Allah, san Gennaro e i tre kamikaze
 

Allah, san Gennaro e i tre kamikaze Allah, san Gennaro e i tre kamikaze

Allah, san Gennaro e i tre kamikaze

Letteratura italiana

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Salim, Feisal e Amira, tre giovani terroristi, hanno appena saputo la destinazione della loro prima "santa" missione: Europa, Italia, Napoli. Napoli? Perché proprio Napoli? I tre ancora non sanno che è una delle città più affascinanti e imprevedibili del mondo. E non sanno che, tra scioperi improvvisi, tifosi inviperiti, liquefazioni del sangue di san Gennaro, i loro piani saranno sistematicamente boicottati.



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Allah, san Gennaro e i tre kamikaze 2019-12-21 08:34:29 FrancoAntonio
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FrancoAntonio Opinione inserita da FrancoAntonio    21 Dicembre, 2019
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Tre kamikaze a Napoli per tacer del gatto

Possono tre terroristi islamici competere con il caos istituzionalizzato che governa Napoli e riuscire a portare a termine i loro sanguinosi piani che prevedono attentati dinamitardi nei luoghi simbolo della città? È questo il teorema che cerca di risolvere questo divertente libricino di Pino Imperatore.
Salim, Feisal e Amira sono tre aspiranti kamikaze islamici, formati allo spietato integralismo religioso e al sacrificio in nome di Allah in un centro di addestramento siriano. La loro missione è infiltrarsi in una città occidentale e compiere clamorosi atti di terrorismo con il maggior numero di morti e il massimo clamore mediatico possibile. Quando viene loro assegnata la sede di destinazione (Napoli), però, in loro cominciano a sorgere dubbi sulle possibilità di riuscita del piano.
Appena giunti si dovranno confrontare con situazioni completamente al di fuori da ogni schema razionale, a cominciare dalla ricerca dell’alloggio. Dovranno difendersi da assalti di scarafaggi, coinquilini maneschi e teppistelli con ambizioni da camorrista. Assisteranno alle plateali esibizioni sessuali mercenarie della dirimpettaia Rosa, alle sceneggiate di piazza e alle teatrali cerimonie religiose. Sopporteranno l’eccessiva, appiccicosa affettuosità del popolo napoletano e la sua innata tendenza a “far fesso il prossimo”. Proveranno a districarsi nel disordine creativo generalizzato, ad adattarsi ai servizi pubblici inefficienti e alla disorganizzazione organizzata, fatta regola di vita. Si faranno pure ammaliare dalla bellezza dei luoghi.
Com’è immediatamente prevedibile l’obiettivo finale della strage di massa si allontanerà ogni giorno di più.

Ironizzare sui propri difetti facendoli diventare un punto di forza per proclamare la propria invincibile superiorità è uno dei meccanismi più collaudati della comicità e Imperatore, nel concedere spazio ai tipici luoghi comuni sulla napoletanità, l’ha saputo sfruttare egregiamente in questa sua opera di assoluto divertimento che riesce a farci ridere su uno dei temi più scottanti dei nostri giorni: l’integralismo religioso e la non dichiarata guerra tra Occidente e Islam.
Personalmente debbo confessare che al secondo capitolo ho rischiato di slogarmi la mandibola per le risate. Al terzo m’è venuto mal di pancia a furia di sghignazzare. Al quarto avevo le palpitazioni vittima dell’umorismo incalzante. Ho cominciato a temere che questo romanzo fosse un toccasana per lo spirito, ma potesse pure nuocere gravemente alla salute.
Per fortuna (purtroppo?) in seguito la storia perde qualche colpo e un poco dell'esplosiva comicità iniziale. L’A., infatti, dà sfogo al suo enorme amore per Napoli e alterna, alle vicende farsesche dei tre improbabili terroristi, appassionate descrizioni di tutto ciò che c’è di bello all’ombra del Vesuvio e di buono nelle persone che ci vivono. La storia si tinge anche di rosa dove il romanticismo non è solo tra le persone, ma rivolto alla città nel suo insieme. Non mancano, poi, passaggi seri, nei quali, con sagace misura, si cerca di esprimere concetti profondi sull’integrazione e sulla comprensione tra le diverse culture.
Insomma il primo impudente cinismo ironico tende ad annacquarsi col procedere della storia la quale, nel divenire più garbata e sentimentale, risulta meno esilarante e spassosa in modo irriverente. Solo per questo motivo non mi sento di concedere il massimo dei voti al romanzo: uno scrittore umorista non deve mai intenerirsi e affezionarsi ai suoi personaggi perché la comicità cattiva è sempre stata quella più efficace. Ciò dico senza nulla togliere alle pagine più meditate che, comunque, esprimono concetti importanti su cui vale la pena soffermarsi, ma, a mio parere, la contaminazione dei generi non ha giovato all’insieme del racconto, che sarebbe stato più gradevole se fosse rimasto sulla traccia del beffardo cinismo iniziale.
Detto questo “Allah, san Gennaro e i tre kamikaze” è un libro godibilissimo da leggere tutto d’un fiato e che ha acceso in me la curiosità per gli altri romanzi di Imperatore.

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Allah, san Gennaro e i tre kamikaze 2019-08-13 01:40:50 Clangi89
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Clangi89 Opinione inserita da Clangi89    13 Agosto, 2019
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Lascia che sia Napoli a parlare

Cosa possono aspettarsi tre giovani aspiranti kamikaze appena approdati a Napoli per programmare la strage degli infedeli? Nella mente di Salim, Feisal e Amira i piani sono chiari. Il comando presso il quale si sono duramente addestrati vuole che la città partenopea sia oggetto di attacchi terroristici e loro saranno gli artefuci.
Quello che non era previsto nei dettagli dell'operazione era in sostanza tutto! L'approccio con Napoli, il contatto con la gente, le vie, i rumori ed i sapori rappresenteranno un vero e proprio viaggio fuori e dentro ognuno dei giovani con effetti sorprendenti.
La giovane Amira alle prese con la rabbia per aver perso la famiglia negli attacchi americani studia i luoghi frequentati dagli studenti. La donna è convinta della sua lotta e degli ideali che persegue ma proprio durante gli appostamenti certi incontri inattesi la scombussolano. Cosa vuole da lei Matteo, cosa le sta tirando fuori nei sentimenti?
Feisal monitora i monumenti, le chiese e la cultura napoletana per scegliere dove attaccare. La sua piccola vita da sognatore si colora delle attenzioni, donate e ricevute, dal gattone del quartiere che, non a caso, decide di alloggiare con il trio. Una volta battezzato con il nome Mustafa il felino è parte integrante dell'alloggio! Cosa potrà mai rivelare San Gennaro a Feisal non è da spoilerare, ovviamente, basti immaginarsi un dedalo di sentimenti, avventure, malesseri psico-fisici e mancamenti deliranti nella mente di un giovane non qualunque.
La squadra è guidata da Salim convinto temerario, quanto inconsapevole portatore di iella e disastri. Ad ogni passo nei mezzi di trasporto e nei vicoli malfamati, non soltanto le persone ma pure il temuto gabbiano Pizzicatore avrà da discutere con lui.
Per non parlare della loro postazione alloggiativa scovata dal Volpacchiotto con tanto di una tivù autonoma ed autogestita ed una buona dose di insetti a far loro compagnia.
Le avventure si susseguono con ironia saggiamente dosata senza volgarità né inutile leggerezza. Si sorride e si riflette. L'autore ci parla di Napoli e ci fa calare nelle sue realtà e tradizioni. Il tema di base è delicato quanto complesso. Tradizioni e sentimenti messi a confronto per costruire un delicato equilibrio in cui l'ambiente influenza le persone e queste influenzano l'ambiente. Solamente la volontà può determinare dei cambiamenti come nell'istante in cui qualche corda dell'animo umano viene smossa, allora, qualcosa si modifica!
Napoli è il palco scenico di tutto ciò. Da leggere, assolutamente, un libro curioso, ironico, riflessivo, un vero viaggio!

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Allah, san Gennaro e i tre kamikaze 2019-07-24 10:52:49 Laura V.
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Laura V. Opinione inserita da Laura V.    24 Luglio, 2019
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“Ce vulesse 'na bomba”

Non è facile, di per sé, affrontare un argomento serio, drammatico e complesso come quello del terrorismo. Impresa a dir poco ardua, poi, se s'intende trattarlo in modo leggero e addirittura ironico! Eppure, Pino Imperatore, autore campano dedito notoriamente alla scrittura umoristica, c'è riuscito alla perfezione e la sua verve creativa ha dato alla luce un romanzo a mio avviso strepitoso!
Ed eccoli gli aspiranti kamikaze evocati fin dal titolo: i siriani Salim e Feisal e l'irachena Amira, tre giovani vite indottrinate e addestrate a puntino nei campi del feroce califfato islamico, incattivite e senza prevedibili ripensamenti sul proprio futuro martirio. Obiettivo da colpire: Napoli, città dannata e viziosa dell'odiato Occidente infedele. I tre vi giungono come turisti qualsiasi, ignari però di quel che essa ha in serbo per loro durante le successive settimane di sopralluoghi mirati a individuare i singoli bersagli dove operare le stragi. Già, perché sarà Napoli, con la sua umanità molto variegata, le sue profonde contraddizioni, infiniti vizi e virtù, senza naturalmente dimenticare l'immancabile san Gennaro, ad avere a poco a poco la meglio sul terroristico terzetto, regalando al lettore una miriade di quadretti esilaranti.
Azzeccatissimi i tre protagonisti (seppure, in verità, spesso si rivelino estremisti musulmani poco credibili), così come sono perfetti tutti gli altri personaggi che s'incontrano nel corso della narrazione, dalla procace signora Rosa al logorroico Arturo 'o Filosofo, dal pacifista professor De Bottis all'economico e commerciale venditore Cammarota Leopoldo; oltre agli uomini, persino le bestie, cui sembra mancare soltanto la parola, diventano memorabili in questo libro: il simpaticissimo gatto Mustafà, l'agguerrito esercito di blatte che alberga nelle case e, dulcis in fundo, 'o Pizzicatore, il temuto gabbiano reale che finisce per incutere molto più terrore di qualunque possibile kamikaze... Il tutto sullo sfondo di una città, quella partenopea, che, così come risulta nella realtà, è caotica e affascinante, nobile e plebea, generosa, ricca di storia e cultura, brutalmente svilita dalla criminalità organizzata; una Napoli ritratta con amore dai vicoli più reconditi alle piazze più famose, la quale avrebbe senz'altro meritato dalla Storia miglior sorte. Dunque, un grande plauso all'autore che, al di là dell'originalità della trama, non si può non apprezzare anche per l'ottima scrittura, una prosa perfetta, priva di quelle sbavature linguistiche a cui oggi sembra che ci si stia purtroppo assuefacendo, nella quale si intrecciano sapientemente parlata popolare e linguaggio più forbito.
Una lettura divertente che, tuttavia, suscita importanti riflessioni. Un epilogo “esplosivo” e in parte inaspettato. Un libro che, secondo l'auspicio dello stesso Imperatore, può essere considerato a pieno titolo un romanzo di pace, contro l'insensatezza di qualsiasi violenza.

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