Narrativa italiana Romanzi Le nostre vite
 

Le nostre vite Le nostre vite

Le nostre vite

Letteratura italiana

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Stefano Sartor ha perso la memoria quando aveva diciannove anni, vittima di un incidente che ha distrutto la sua famiglia. Ha ricostruito la sua esistenza, grazie all'aiuto e alla dedizione del nonno. Ma la sua è una vita mutilata, senza infanzia, senza giovinezza. Trent'anni dopo Stefano vive a Parigi, insegna filosofia alla Sorbona, il suo ultimo saggio è diventato un bestseller internazionale, racconta la sua drammatica esperienza, la perdita, il mistero della memoria recisa. Nina ha sedici anni, si muove in un mondo che le appare da sempre estraneo. È una ragazza come tante. Si innamora, in una notte d'estate, davanti a un falò sulla spiaggia, durante una vacanza in Puglia con sua madre. Ma c'è qualcosa, nascosto nel buio. Stefano e Nina sono due anime rotte, erranti, vivono in tempi e luoghi diversi, ma un po' si somigliano. Esiste un segreto, nelle loro vite, qualcosa che forse li farà incontrare, almeno per un istante. Questa storia è uno squarcio sugli anni luminosi della giovinezza, è un tuffo dove non si tocca, nel flusso dei misteri insondabili che compongono le esistenze. Come essere immersi in un'acqua immobile, e in movimento, che non è mai la stessa. Francesco Carofiglio non fa sconti e non cerca un conforto in queste pagine drammatiche, delicate, potenti. Eppure, incrociando i destini di queste vite spezzate, segna una direzione, per la salvezza, oppure la sogna. E salva magicamente un po' anche noi.



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Le nostre vite 2021-11-03 19:09:06 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    03 Novembre, 2021
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Vite

Con “Le nostre vite” Francesco Carofiglio dona ai suoi lettori un titolo che ha le capacità di far riflettere sulla vita e su tutti quegli aspetti che veicolano e moderano questa con quei ricordi e quei fatti che ne hanno regolato lo scorrere.
E sono proprio due le vite narrate. Due vite parallele ma anche capaci di andare contro a quella improcrastinabile regola matematica che prevede il loro non incontrarsi mai. C’è Anna, detta Nina, con la sua vita di giovane sedicenne e che si trova in vacanza a Martina Franca con la madre. È qui che incontra Lupo, un ragazzo che la corteggerà e che nel suo riuscire ad attrarla riuscirà anche a strapparle “il fiore proibito”. Ma che fare se una volta tornati alla realtà la consapevolezza di una gravidanza sopraggiunge? Cosa fare con quei rimpianti dettati da una scelta e aggravati da tante lettere scritte e a cui mai è seguita risposta?
Segue poi la vita di Stefano Sartor che non ha memoria del suo passato più remoto. Un incidente ne ha dettato questi vuoti e queste lacune che anche a distanza di anni non possono essere colmati. Adesso è docente di filosofia ma ha fatto propria anche la penna con libri scritti che lo hanno accompagnato in quelle oscurità. Al contempo ama quella Puglia dove il nonno Zeno è ad attenderlo.
Passano gli anni e casualmente a Firenze si incontrano Stefano e la ormai fotografa Anna. Ed è qui che entra in gioco un’amicizia che poi si trasforma in un sentimento diverso, più forte e intenso. Un sentimento che li riporterà a vivere quegli anni del passato e anche quella estate dove Lupo affascinò la protagonista. Tanti i fattori che subentrano e che portano Anna a dover fronteggiare una perdita e Stefano a convivere con una perdita già sopraggiunta e un legame atavico con la Puglia delle origini.
Ed è su questo gioco di rimpianti, rimorsi, ricordi e memoria che si snoda “Le nostre vite” di Francesco Carofiglio. Uno scritto che ci catapulta in un caleidoscopio di emozioni e che ci porta a riflettere sul nostro personale percorso di vivere. Perché talvolta le ferite del nostro passato ci impediscono di vivere il nostro presente. Perché talvolta i vuoti e i buchi del nostro passato possono tradursi in un senso di incompletezza, in una sensazione di qualcosa che sfugge per un tempo che è stato e che forse non sarà più.
Il tutto è avvalorato da uno stile evocativo, pungente, vivido. Le immagini sono dipinte nella mente, i personaggi conquistano e coinvolgono, le parole scorrono e con essere scorre la letteratura anche classica. Un libro da leggere e da gustare.

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Le nostre vite 2021-10-23 15:57:14 cesare giardini
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    23 Ottobre, 2021
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Due vite lacerate da rimpianti e ricordi

Francesco Carofiglio, fratello del ben noto Gianrico, ex magistrato e scrittore, ha svolto più attività, da architetto, regista, scenografo, illustratore e, non certo ultima, da scrittore. Numerosi sono i suoi romanzi, tra i quali spicca quest’ultima fatica, “Le nostre vite”, un’opera che fa riflettere sulle vicissitudini che possono segnare una vita, la nostra vita non di rado inasprita o addolcita da ricordi e rimpianti.
Sono due le vite narrate, che si dipanano parallele e che avranno alla fine un accostamento inaspettato. C’è la vita di Anna, detta Nina, ragazzina sedicenne, in vacanza a Martina Franca con la mamma: durante una festa sulla spiaggia con gli amici, incontra un giovane, Lupo, ne è irresistibilmente attratta e, pur timida e riservata, cede alla sua corte. Al ritorno in città, si accorgerà di essere incinta, scriverà lettere appassionate a Lupo, senza risposta. La sua vita sarà segnata per sempre da rimorsi e solitudine. E poi c’è l’altra vita, quella di Stefano Sartor. Ha perso completamente la memoria della sua gioventù, dopo che un grave incidente gli ha annientato la famiglia, causandogli gravi traumi di cui porta ancora le cicatrici. E’ ora, a distanza di anni, professore di filosofia a Parigi, stimato e famoso, autore di un bestseller sulla sua vita, ma ama tornare qualche volta in Puglia, dove è stato amorevolmente allevato da suo nonno Zeno, autodidatta e coltissimo, padrone di una grande azienda agricola. Confida le sue ansie, le sue esperienze ed i suoi sogni, riportati fedelmente nel romanzo, ad una psicoterapeuta, Barbara, che lo aiuta nel tentativo di rientrare in possesso di quella parte di vita spezzata e dimenticata. Ma la vita offre sorprese inimmaginabili: Stefano incontra casualmente a Firenze Anna, che è diventata una celebre fotografa, nasce una forte amicizia che, dopo un successivo incontro a Parigi, si tramuta in una relazione appassionata. In seguito Anna crede di scorgere negli occhi di Stefano lo stesso sguardo di Lupo, ma non è così: Stefano rivela di essere stato un altro frequentatore di quella spiaggia, segretamente innamorato di Anna.
La mamma di Anna sta morendo, la voglia di rivedere Stefano è lacerante, ma Stefano desidera tornare alle origini, alla sua Puglia, a quella terra che l’amatissimo nonno Zeno, che ormai non c’è più, gli ha lasciato.
Due vite perse, lacerate. Anna, una professione appagante ma l’animo inquieto per un amore appassionato, quello per Stefano, di breve durata e forse perduto per sempre. Stefano, una gioventù smarrita per sempre, un’identità cercata disperatamente, ravvivata da lampi di ricordi che svaniscono nei sogni di notti tormentate.
Ecco, due vite che sopravvivono con ricordi e rimpianti. Per Anna il ricordo di un tenero grande amore, vissuto con l’intento di dimenticare il trauma di una giovinezza segnata da un’esperienza traumatica e incancellabile e, nel contempo, il rimpianto per una vita sfuggita nell’attesa di una improbabile felicità. Per Stefano, i ricordi mancati di una gioventù drammaticamente perduta ed il rimpianto per quello che la vita, travagliata e senza approdi dopo la perdita dei genitori e della memoria, avrebbe potuto dargli. Per Anna e Stefano, però, l’autore sembra aprire uno spiraglio di speranza, l’unica fiammella in fondo al tunnel: per Anna la speranza di rivedere Stefano, non si sa come e quando, per Stefano la concreta speranza di ritrovare nella masseria del nonno la pace e la serenità perdute.
Lo stile di Carofiglio è potente, perfetto nella descrizione dei tormenti e delle ansie di due anime alla ricerca di sé stesse. Il lettore si immedesima nelle loro vicende, le rivive con partecipazione e commozione. A proposito di commozione, non si può non immedesimarsi in Stefano quando, entrato di notte in un parco, si trova a tu per tu con un orango, separati solo dalle sbarre di una gabbia: nel buio e nel silenzio, i due si guardano, si sfiorano i polpastrelli, Stefano imita i movimenti delle labbra ed i suoni gutturali dell’animale. Sembrano comunicare, capirsi, e Stefano non riesce a trattenere le lacrime: un attimo, a mio giudizio, sublime, in cui si compendiano due vite, anzi quasi si materializza l’Essenza della vita stessa.
Non mancano, nel romanzo, inportanti riferimenti letterari. Soprattutto Platone, con il famoso “mito della caverna”: lo schiavo incatenato ritiene che le ombre proiettate sulla parete davanti a lui siano soggetti reali, quando in realtà sono illusioni. E ancora Platone, quando afferma che l’anima immortale, che tutto ha visto e sa, ricorda quello che già sapeva: quindi il cercare e l’imparare non sono altro che ricordare.
Da leggere e rileggere: ogni volta si scoprono nuovi aspetti non solo delle vite di Anna e Stefano, ma anche della nostra.


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