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Letteratura italiana

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Cosa c’è di divino nell’essere giovane madre di un figlio arrivato per grazia o per caso, e poi sperare per lui una vita buona, abbastanza buona e insieme temere per lui con tutte le paure di tutte le madri, che non incontri il male, che non sia troppo speciale, che il mondo lo accolga o almeno lo lasci in pace. Vivere in pace. È la storia umanissima di ogni madre ed è la storia di Maria raccontata in poesia, in pittura, in musica, nel vetro, nel ghiaccio immacolato, a punto croce, sulle volte delle cattedrali e sui selciati delle piazze, a chiacchierino e col tombolo. Qui parla Maria, Madre di Dio bambino, ma per ogni madre il suo bambino è Dio, vita che si consegna fragilissima e si promette eterna. Intorno a Maria uomini e donne che pensano di capire e poi gli angeli che fanno corona ma le loro ali non riescono a tenere lontano il gran male del mondo che si addensa in questo punto della terra in tutto simile a tanti altri punti della terra in cui in ogni tempo si è gridato “Uccidilo”. Quel che resta è un corpo rotto senza grazia, consegnato a una madre ancora giovane, anche lei simile a tante. Ma la fine non è scritta e i bambini nascono ogni giorno.

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Lei 2018-04-06 04:05:26 Bruno Elpis
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Bruno Elpis Opinione inserita da Bruno Elpis    06 Aprile, 2018
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Il Vangelo secondo Maria

Lei è Maria, “Sede della Sapienza, Causa della nostra letizia, Tempio dello Spirito Sabto, Tabernacolo dell’eterna gloria, Rosa mistica, Regina dei martiri…”, affrescata da Mariapia Veladiano nella sua essenza di donna, che vede il Figlio non come divinità, ma come essere umano – un neonato, un bambino, poi un giovane originale e particolare - nel ruolo di madre.

Eventi evangelici come la strage degli innocenti, la fuga in Egitto (“Sono stata straniera in Egitto. Clandestina, ricercata dalle guardie di erode, ogni ombra era una minaccia. La notte tenevo il Bambino attaccato al seno perché nemmeno un gemito turbasse il silenzio… I predoni… hanno alzato il pugnale ma poi i loro occhi si sono posati sul Bambino e allora hanno lasciato cadere il pugnale ai suoi piedi e sono scappati lontano”), la disputa con i dotti del tempio di Gerusalemme, l’eremo nel deserto… sono narrati da questa particolare angolatura, umana e mistica al tempo stesso, che – pur cogliendo la straordinarietà del Bambino – anela a una dimensione di normalità (“Chiedo una vita normale, per te una vita normale”) che tuttavia confligge con il destino assegnato dal mistero religioso e con la storia.

La forma mista dell’esposizione, sempre oscillante tra prosa e poesia, soffonde la narrazione di atmosfera sacrale.

Giudizio finale: materno, sofferente, evangelico.

Bruno Elpis

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Lei 2017-11-11 08:49:16 valfed33
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valfed33 Opinione inserita da valfed33    11 Novembre, 2017
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Poeticamente umana

Poeticamente umana

Già nel titolo la prospettiva di interpretazione suggerita proietta il lettore verso l’analisi dell’umanità femminile del personaggio che è probabilmente il meno giudicato e , forse, il meno “criticabile”in senso lato, dei Vangeli: Maria di Nazareth. Da sempre collocata nell’immaginario dei credenti , e non, come simbolo di purezza, grazia, maternità universale, di “Lei”,appunto personalmente,si conosce poco: “di me non si sa da dove vengo, sono nata con mio figlio, resa madre dal suo apparire... come se prima del bambino non fossi esistita...anche il dopo il testo non lo racconta”. Ma l’autrice riporta alla concretezza questa donna storicamente un po’ evanescente ponendo l’accento su quelli che sono i caratteri di fisicità e sentimento che hanno costruito, come per tutte le madri, un rapporto naturale di gestazione e attesa prima e di genitorialita’ per oltre trent’anni con un figlio sicuramente “speciale”.
La narrazione del lato umano di Maria viene scandita così attraverso gli episodi del Vangelo che partono dall’Annunciazione fino alla morte e resurrezione di Gesù. Le pagine si connotano di descrizioni fluide, asciutte, psicologicamente penetranti e poetiche delle emozioni, dei disagi,delle speranze ed anche delle paure che una giovane donna fin troppo acerba ed ingenua sperimenta con la consapevolezza particolare di essere la madre del Dio vivente e di avvertirne il peso, presagendone il futuro di grandezza per il messaggio d’amore che egli avrà il compito di annunciare ma anche il dolore per una morte ingiusta a riscatto della salvezza del prossimo.
È un calice amaro ma anche una felicità intensamente intima quella descritta per voce di Maria, una vita fatta di una normalità sempre agognata, mai completamente vissuta, tesa, troppo tesa per essere confessata apertamente agli altri che chiedono a Lei di comprendere il ruolo di suo figlio sulla Terra( Giovanni, Giuda e perfino Pietro ).
Le pagine del libro riescono a rendere compartecipe il lettore della profondità di sentimento di questa giovane donna. Ciò che però rischia di rendere l’intento poetico poco incisivo ed accattivante( anche perché la storia comunque già tutti la conosciamo!) è lo schivare volutamente l’aspetto spirituale del soggetto che è comunque essenziale per la connotazione del suo lato umano, soprattutto se dall’angolo di interpretazione di questo personaggio non se ne valuta l’aspetto della fede intesa come fiducia ed assoluto convincimento di assolvere al suo compito di madre e figlia del suo stesso figlio e di interprete silente ma non passiva della missione di lui. Una sfida magari ardita se laicamente intesa ma almeno meritevole di un tentativo da parte di una scrittrice di grande penetrazione dal punto di vista dell’uso lessicale e stilistico ed originale nella costruzione narrativa



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Inchiesta su Maria di Augias testo coraggioso e d indagine articolata sul personaggio
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