I pochi I pochi

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La presentazione e le recensioni di I pochi, opera di Alex Kershaw edita da Piemme. È il 10 maggio 1940. Alla Union Station di Los Angeles, due giovani aspettano di partire. Sono nervosi, ma fanno di tutto per non darlo a vedere. Potrebbero avere l'FBI alle cestole. Sono Andrew Mamedoff, giocatore d'azzardo e donnaiolo incallito, e Eugene Red Toby, che fino a pochi giorni prima faceva scorrazzare in aereo, sui cicli della California, i divi di Hollywood. Non sono criminali. Sono solo ragazzi con la passione per il volo, ma quello che stanno per fare è illegale, e potrebbe costar loro la galera e la nazionalità americana. Stanno per violare la legge di neutralità, con cui l'anno prima gli Stati Uniti si sono chiamati fuori dalla guerra in Europa. Nessun americano può andare a combattere contro i nazisti. Ma Eugene e Andrew, e altri giovani come loro, hanno capito che quella guerra non è così lontana come sembra, e che le ombre che si stanno allungando oltreoceano avvinghieranno tutti. Per questo hanno risposto all'appello di Sweeny, organizzatore di una rete clandestina per il reclutamento di piloti da inviare sul fronte europeo, attraverso un tortuoso e pericoloso tragitto. Mentre Andrew e Eugene salgono sul treno, in Inghilterra Churchill, insieme all'incarico di Primo Ministro, accetta di guidare il paese in un'impresa dall'esito incerto: fermare l'avanzata nazista. E la Raf, l'aviazione britannica, ha bisogno anche dei pochi civili americani disposti a tutto per partecipare alla battaglia che ha salvato il mondo. Erano solo ragazzi, idealisti, coraggiosi e un po' pazzi...

Alex Kershaw è nato a York, in Inghilterra. Laureato a Oxford ha lavorato per le principali testate inglesi, «The Guardian», «The Independent», «The Sunday Times». È autore di documentari e programmi televisivi insigniti di vari premi. I suoi libri sono stati tradotti in molte lingue. I pochi è stato eletto libro dell’anno dal Military Book Club ed è stato opzionato per un film dal regista Michael Mann (L’ultimo dei Mohicani, Insider, Heat, Collateral). Attualmente Kershaw vive in America.

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I pochi 2012-03-23 12:53:27 Gondes
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Gondes Opinione inserita da Gondes    23 Marzo, 2012
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POCHI MA BUONI

“Mai cosi tanto fu dovuto a pochi” queste sono le parole che il primo ministro inglese Churchill pronunciò alla Camera dei Comuni il 20 maggio 1940.
Il libro racconta il più grande conflitto aereo mai avvenuto nella storia, combattuto fra l’aviazione inglese e quella tedesca. Una ricostruzione meticolosa basata sui rapporti di guerra, ma anche sulle pagine di molti diari che gli stessi protagonisti ci hanno lasciato. Viene fuori un’ emozionante viaggio attraverso le paure e le speranze di un gruppo di giovani, che con il loro coraggio hanno cambiato le sorti dell’intera Europa. Prima di leggere questo libro avevo una visione del secondo conflitto mondiale completamente diversa. Conoscevo naturalmente il mito della RAF (Royal Air Force), ma non mi immaginavo da dove veniva così tanta popolarità e ammirazione.

Il racconto è impostato in maniera del tutto innovativa. Riporta molti resoconti di guerra e li unisce in maniera tale che il tutto sembri un romanzo, scritto di proprio pugno dall’autore. Uno stile vincente, che sicuramente ha richiesto un impegno non da poco, ma che ha prodotto un ottimo risultato. Inoltre Alex Kershaw, l’autore di questo libro,non si è limitato a raccontare questi tragici avvenimenti solamente dal punto di vista inglese, ma ha avuto l’intelligenza di fare continuo parallelo fra i due schieramenti, dando una interessante visione complessiva del teatro di guerra. Alla fine, le paure e le sensazioni dei ragazzi inglesi erano le stesse di quelli di parte tedesca, divisi solo dal differente orgoglio e appartenenza nazionale.

Con questo libro si da il giusto tributo a quei POCHI ragazzi americani, che in un periodo in cui il loro paese era ancora neutrale, hanno deciso di dare il proprio contributo contro l’avanza del nazional-socialismo di Hitler. A un certo punto, hanno sentito il bisogno di mettere in gioco la loro giovane vita, senza che nessuno glielo avesse chiesto o imposto. Anzi hanno dovuto “combattere” per poter andare a “comabattere”.

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