Narrativa straniera Romanzi storici Il rumore del tempo
 

Il rumore del tempo Il rumore del tempo

Il rumore del tempo

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Dmitrij Šostakovič ha già riscosso successi in mezzo mondo quando il compagno Stalin in persona emette la condanna: la sua non è musica, è solo caos. Da quel momento la vita del "nemico del popolo" Šostakovič è una foglia al vento, e la sua anima assediata dalla paura, il campo di battaglia fra codardia ed eroismo. Il 29 gennaio 1936 la Pravda commentava la recente esecuzione al Bol´šoj della Lady Macbeth del distretto di Mcensk di Dmitrij Šostakovič titolando Caos anziché musica e accusando l'opera di accarezzare «il gusto morboso del pubblico borghese con una musica inquieta e nevrastenica». Nell'Età del terrore un editoriale del genere poteva interrompere la vita stessa. E per Šostakovič giunge il primo di vari di colloqui con il Potere. È una trappola senza vie d'uscita, quella che gli si tende – piegarsi alla delazione o soccombere – e Šostakovič si dispone all'ineluttabile.



Recensione della Redazione QLibri

 
Il rumore del tempo 2016-09-11 06:16:06 Mario Inisi
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Mario Inisi Opinione inserita da Mario Inisi    11 Settembre, 2016
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Arte e Potere

“C’era un altro scienziato, suo coetaneo, di Galilei non meno perspicace.
Costui sapeva che la Terra gira,
ma aveva purtroppo famiglia.” Evtusenko

Il rumore del tempo indaga il difficile rapporto tra Arte e Potere. L’Arte, per sua natura, vorrebbe essere un unicorno libero da ogni asservimento, ma è chiaro che in certi regimi uno scrittore deve stare attento a come usa le parole e probabilmente gli sarà chiesto di partecipare alla propaganda e cose dl genere. Meno chiaro potrebbe il rapporto con il Potere quando l’Arte è la Musica, la cui lingua non è comprensibile a tutti. Eppure il Potere, soprattutto quando è arbitrio pretende di decidere che il bianco è nero riservandosi di cambiare idea. Del periodo di Stalin, delle delazioni, delle convocazioni nella grande casa già sappiamo tutto da Solgenitsin. Della difficoltà dell’artista a esprimersi e a trovare spazio ( il manicomio in cui stava il maestro) ci ha già parlato Bulgakov nel suo modo surreale, il più efficace quando la realtà diventa essa stessa surreale e impossibile. Il romanzo di Barnes racconta di un famoso musicista Dmitrij Sostakovic, diventato rappresentante di Mosca nel mondo, una persona intelligente che non amava il regime, non credeva nel regime ma che fu costretto a scendere a compromessi per vivere e per far vivere i suoi amici e famigliari perché cadere in disgrazia all’epoca non era un evento che coinvolgesse solo l’interessato. Perciò il testo è pervaso di malinconia, di senso di inutilità e di sconfitta, di quel sottile disprezzo per se stessi per i compromessi cui si è scesi, per le cose non dette, per gli amici che non si sono difesi. Ma è una discesa all’inferno perché man mano i compromessi richiesti aumentano fino a aderire (malvolentieri) sotto Chruscev, la pannocchia, al partito. Per non parlare delle dichiarazioni sottoscritte alcune delle quali tradiscono le proprie convinzioni e così via.
Interessanti le opinioni su artisti dell’epoca: Picasso che fa il rivoluzionario filo sovietico dalla poltrona di casa sua, Sartre il filosofo che offre soldi ai “convertiti”, e Nabokov (il compositore) che dall'America in cui risiede mette in difficoltà Sostakovic e cerca di fargli dichiarare quello che pensa pur sapendo cosa significhi parlare per chi sta ancora in URSS. E quell’oca di Prokof’ev di una ingenuità candida e ridicola, che mai comprese la portata della situazione, e nemmeno quello che doveva dire per far contento il Potere e che cercò sempre il compromesso.
Interessanti i mille volti del potere ambigui, accattivanti, ammiccanti, persuasivi.
Perciò il rumore del tempo non è una biografia, non è un romanzo in quanto non inventa nulla. E’ una indagine nell’animo di un uomo come tanti quanto a coraggio, non un eroe e nemmeno un cretino, un uomo che capiva la storia e le sue perversioni e storture ma non aveva la forza di affrontare la famosa pallottola nella nuca e di farla affrontare ai suoi cari. Un uomo forse debole ma non più di tanto, un uomo molto simile a noi. In più grande artista.
“Che cosa poteva contrapporre al rumore del tempo? Solo la musica che viene da dentro-la musica del nostro essere-che alcuni sanno trasformare in musica reale. E che se nei decenni a venire sarà abbastanza forte e pura e autentica da annegare il rumore del tempo, si trasformerà in mormorio della storia.

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Il maestro e Margherita, Solgenitsin, il film bellissimo Le vite degli altri
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Il rumore del tempo 2026-03-01 17:11:44 mariaangela
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mariaangela Opinione inserita da mariaangela    01 Marzo, 2026
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"Caos invece di musica"

Dimitrij Sostakovic, nato a San Pietroburgo nel 1906, è stato un compositore e pianista sovietico tra i più importanti della scuola russa e più in generale del Novecento.

Tutto comincia nel 1936 quando la sua opera " Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk" viene duramente contestata attraverso un articolo pubblicato sulla Pravda, quotidiano ufficiale del Partito. Viene definita "Caos invece di musica": l'accusa è di essere moderna, innovativa, audace, nervosa, convulsa, spasmodica, addirittura osa accostarsi al jazz, rimpiazzando il canto con le urla. In una parola è musica formalista.

"Il suo nome e la sua musica sarebbero stati cancellati. Non avrebbe solo cessato di esistere, non sarebbe proprio mai esistito."

Vita scandita dallo scontro tra arte e potere, dalla paura costante dell'oprressione del regime Sovietico a cui deve obbedire se vuole sopravvivere, dall'umiliazione e dalla sua autoaccusa di vigliaccheria.

Paura e attesa nel romanzo vengono perfettamente rappresentate attraverso l'immagine del protagonista, fermo ogni notte con la valigia sul pianerottolo di casa, in attesa che l'ascensore si apra e la Polizia segreta del NKVD arrivi per mettergli le manette ai polsi, trascinandolo in un luogo che nessuno conosce, dove la sua anima e il suo corpo scompariranno, non come se fosse morto, ma come se non fosse mai esistito. È ciò che è successo già a tanti suoi conoscenti e alle loro famiglie.
Ecco come il Regime cerca di educare le masse, infondendo loro paura psicologica e continua angoscia che qualcosa sta per accadere: è smettere di vivere nell'attesa che.

Il pianerottolo non è un luogo scelto a caso. Il pianerottolo è fuori dalla protezione della casa, ma non è neanche il pericolo della strada. È un limbo di insicurezza e sospensione in attesa di non si sa cosa, non si sa quando. Formalmente non accade nulla ma raggiunge lo scopo di sospendere e bloccare la vita.
Non c'è certezza alcuna, solo la sensazione del continuo fiato sul collo.

A tutto ciò va aggiunto non sapere "perché", ma in fondo anche la sistemazione degli strumenti sul palco poteva risultare non gradita al Regime ed essere il punto di partenza per la persecuzione.

"Venivano sempre a prenderti nel cuore della notte."
La notte è un momento bellissimo quando il sonno è sereno, accompagnato da bei sogni, ma trascorrerla insonne, in compagnia di pensieri angoscianti o della paura significa dilatare il tempo all'infinito amplificando questi sentimenti.

Il terrore racchiuso in poche semplici frasi:
"Stalin lo sa?
Stalin lo sa.
Stalin dice che non lo si deve toccare."
I conoscenti, i critici che fino a poco tempo prima avevano elogiato la sua musica si allontanano da quello che viene definito dal Regime "nemico del popolo."

Arriva la formalizzazione delle accuse e "l'invito" da parte del Potere a ricordare e ad ammettere conversazioni ed eventi a cui non ha mai preso parte.

"Al proprio destino non si sfugge."

"Nella Russia di Stalin ci sarebbero state solo due categorie di musicisti": quelli vivi e terrorizzati, e quelli morti."

La sua vita diventa come quella di un criceto che rincorre se stesso correndo nella ruota, o come quella "del gatto che trascina il pappagallo per la coda giù per le scale facendogli sbattere la testa a ogni gradino."

Non arriva mai il momento della liberazione psicologica per Sostakovic perché semplicemente a un Regime ne succede un altro che proclama la liberazione dell'era del Culto della Personalità, il Partito ha saputo farsi autocritica. Invece è solo cambiato il Potere, e quel Potere continua a significare terrore cronico, quel potere continua a non disinteressarsi di Sostakovic, continua a tendergli le mani, mani che Sostakovic deve per forza afferrare. Sono mani che gli chiedono di fare dichiarazioni, mani che gli chiedono di firmare carte e articoli, e infine di iscriversi al Partito. Quello stesso Regime che afferma essere ufficialmente iniziata la stagione del Disgelo ora gli dice: finalmente ora puoi vivere liberamente, ammettiamo gli errori fatti da Stalin e abbiamo bisogno di una personalità come la tua che iscrivendosi al Partito testimoni ciò, che testimoni con questa azione di riconoscere tali cambiamenti.
Forse anche è peggio di prima.
La coscienza del povero Sostakovic urla disperata accusando sé stesso di vigliaccheria, omissioni, compromessi.
Non fu lasciato in pace. Mai.

Colpisce la profonda malvagità, la meschinità di fatti e parole spacciati per "normali".

"Un'anima può essere distrutta in tre modi: attraverso ciò che ti fanno gli altri; attraverso ciò che gli altri ti costringono a fare a te stesso; e attraverso ciò che tu stesso decidi di farti."

La sua sventura è stata quella di continuare a vivere. Perché vivendo ha concesso loro di ucciderlo ogni giorno.
Morire avrebbe significato concedere loro di riscrivere la sua vita, cambiandola.

Prosa asciutta, essenziale, nessuno spazio ai sentimentalismi né al vittimismo, è un racconto di eventi accaduti, conosciuti, ma la sofferenza, il sentire che finali felici non potranno esserci, desiderio di leggerezza e liberazione hanno accompagnato tutta la mia lettura. E poi il desiderio, grande, grandissimo, di stendergli una mano, applaudirlo, acclamarlo, per la persona e per la musica. Struggente e coinvolgente.

La sua morte sortisce finalmente l'effetto di liberare la sua musica?
La musica, solo e soltanto musica, libera dal rumore del tempo, sopravvivendo a tutto e tutti. Anche al rumore della storia. Come solo l'arte può.

La sua vita come un lungo esperimento di cui lui è la cavia.
Una vita continuamente riscritta. È questo a farmelo accostare a "1984"

"Il lupo non può parlare del terrore della pecora."

Buone prossime letture.

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Il rumore del tempo 2021-04-05 15:22:00 Emilio Berra TO
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Emilio Berra  TO Opinione inserita da Emilio Berra TO    05 Aprile, 2021
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Una vita in bilico

Un romanzo biografico interessantissimo. Protagonista il famoso musicista russo D. Sostakovic. Dalla narrazione ovviamente emerge anche un quadro piuttosto sconvolgente e assai desolante del periodo staliniano e di quello, non più così tragico ma pur sempre vincolante, dell'era Kruscev, in particolare qui per le condizioni di artisti e intellettuali.

"Il più lieve cenno di sperimentazione veniva condannato come 'formalista' ". Un attacco serrato della Pravda all'opera di un artista talvolta "bastava a ritirargli il permesso di vivere" : "l'unica strada percorribile (...) era fare pubblica ammenda".
Nel '37, avvenne il primo interrogatorio nella Grande Casa a Leningrado, luogo da cui molti non uscirono più : il nostro musicista, "etichettato come nemico del popolo", si vide già "un uomo morto".
"Nella Russia di Stalin (...) d'ora in poi ci sarebbero state due categorie di musicisti: quelli vivi e terrorizzati, e quelli morti". Sostacovic appartenne alla prima categoria.
Certamente, vivere nel terrore è destabilizzante. E Barnes sa rappresentare quel clima e quell'atmosfera in modo convincente, senza mezzucci e 'americanate' : niente scene truculente o particolari raccapriccianti; bensì con scrittura elegante tratteggia in modo quasi 'chirurgico' l'esperienza di un artista, e insieme di un'intera categoria e di un popolo, costretto a vivere in costante paura e ad adeguarsi a compromessi, che tanti dettagli rivelatori rappresentano nelle azioni avvilenti e pregne di responsabilità: leggere all'estero un testo, predisposto dal Regime, con attacchi a colleghi di cui invece si ha stima; accettare privilegi-ricatti ripugnanti alla coscienza ...
L'alternativa poteva diventare vivere ignominiosamente o morire da eroe: "in Unione Sovietica era impossibile dire la verità e sopravvivere".
E Sostakovic, certo, non viene affatto presentato come eroe.

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