L'altra Grace L'altra Grace

L'altra Grace

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Nel 1843 il Canada è sconvolto da un atroce fatto di cronaca nera: l'omicidio del ricco possidente Thomas Kinnear e della sua amante, la governante Nancy Montgomery. Imputata insieme a un altro servo, la sedicenne Grace Marks viene spedita in carcere e, sospettata di insanità mentale, in manicomio. A lungo oggetto dei giudizi contrastanti dell'opinione pubblica - propensa a vedere in lei ora una santa, ora una carnefice -la protagonista di questo romanzo può finalmente raccontare la propria vita al giovane dottore Simon Jordan. Convinto di mettere le proprie conoscenze al servizio della verità sul caso, e al tempo stesso contribuire al progresso della scienza psicologica, Jordan non potrà fare a meno di restare ammaliato da questa personalità complessa e inafferrabile. Il dialogo che si instaura tra i due si trasforma nel ritratto psicologico di una persona due volte vittima del sistema sociale - in quanto povera e in quanto donna - e assurge a denuncia delle enormi contraddizioni di una società maschilista e tormentata da conflitti interni perché incapace di accettare l'"altro".



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L'altra Grace 2020-02-18 12:53:09 Tomoko
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Tomoko Opinione inserita da Tomoko    18 Febbraio, 2020
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Il vaso di Pandora

È il primo libro della Atwood che leggo.
Inizialmente ho faticato ad adattarmi al suo modo di scrivere, che mi ha lasciato un po’ perplessa.
Alla fine ho capito perché, questo è un romanzo basato su eventi reali di cui ancora non sono chiari tutti gli aspetti.
Articoli di giornale su questi eventi ci accompagnano per tutto il romanzo.
La protagonista, Grace Marks, è condannata all’ergastolo per l’omicidio dei suoi datori di lavoro.
Si presume che avesse un complice, James McDermott, che viene condannato a morte.

Assieme al racconto dell’Ancella, l’Altra Grace viene considerata la sua opera migliore.
Mi pare di percepire dalla lettura del romanzo un lato fortemente femminista dell’autrice e forse, essendo io più per la parità tra i sessi, ho trovato un po’ fuori luogo la differente tecnica descrittiva dei personaggi come Grace astuta, bella, ed elegante quanto le signore d’alta classe, il medico psichiatra invece facilmente abbindolabile.
Si apprezza molto la storia raccontata in prima persona che fa molta tristezza e ti porta in empatia con la protagonista già da quando racconta del padre poco di buono e del viaggio faticoso ed estenuante con la famiglia verso un mondo di nuove opportunità.

“Sì signore è un vaso di Pandora..e tu lo sai chi era Pandora?..era una greca dei tempi antichi che guardò dentro un vaso dove le avevano detto di non guardare, e ne uscirono un sacco di malattie e guerre e altri mali dell’umanità..perché mai avevano lasciato quel vaso in giro, se non volevano venisse aperto?..
Ma sai cosa c’era in fondo al vaso?
Si, signore,dico c’era la Speranza.”
Ed è quando tocchi il fondo che non ti aspetti più nulla, come nulla si aspettava Grace dopo la terapia dell’ipnosi.

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L'altra Grace 2018-05-03 06:47:46 68
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68 Opinione inserita da 68    03 Mag, 2018
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La storia di Grace....

Canada, 1843, una storia vera, un duplice terribile omicidio ( un signorotto, James Kinnear e la sua governante-amante Nancy), due imputati ritenuti colpevoli ( i servi James McDermott e Grace Marks ) una esecuzione capitale ( James ) ed una pena commutata in ergastolo ( Grace ).
Il presente vede Grace imprigionata da quando aveva sedici anni, parzialmente riabilitata per buona condotta ( a servizio presso la dimora del Direttore della prigione ) con il dubbio atroce ( per qualcuno ) che sia innocente.
Al momento i più la considerano colpevole, una celebre assassina con dei capelli rossi da strega ed una espressione che ha imparato a mantenere impassibile. Vive una condizione in cui circolano diverse bugie sul suo conto, continua a suscitare paura e pietà ma oggi per lei la cosa migliore è non desiderare più niente.
E poi Simon Jordan, giovane psichiatra di una scienza medica tutta da forgiare, con il desiderio di costruire un manicomio modello, interessato a scoperchiare la complessità di una mente malata, ingannatrice o assassina ( quella di Grace ).
Quale la verità? In fondo Grace potrebbe essere una donna innocente che molti credono colpevole o una donna colpevole che alcuni credono innocente.
Simon ritiene suo dovere professionale esplorare gli abissi più profondi della vita con un metodo che utilizza suggestione ed associazione di idee per risvegliare quella parte della mente di lei che continua a dormire sotto il livello di coscienza.
Inizia una assidua frequentazione ed uno scambio vicendevole tra due individui lontani per cultura ed esperienza ma con un afflato parzialmente condiviso, una relazione psicologica ed intellettiva accresciuta da conoscenza e vicinanza, un ascolto utilitaristico che sconfina nel personale per riuscire a scoprire e a scoperchiare l’ occulto.
La progressiva ricostruzione dei fatti, la ricerca di una verità forse sconosciuta alla stessa protagonista, il racconto in prima persona della propria storia e di un duplice omicidio che possiede il volto buio dell’ odio e della menzogna, un mistero senza faccia in un luogo della cancellazione.
Ma chi è in fondo Grace? Il suo è un vero caso di amnesia o Simon è vittima di una furba impostora? Nella solitudine della prigionia lei ha molto tempo per pensare, nessuno a cui svelare i propri pensieri e così li racconta a se stessa. È sospesa nella foresta della amnesia pur sapendo tutto, non sapendo di sapere e che quello che sa risiede la’, sepolto nel profondo.
È dotata, al contrario del pensiero dominante, di una viva intelligenza e di una rara profondità percettiva riconoscendo ed evidenziando l’ inettitudine altrui ( il goffo e sovente banale mondo maschile, la inconcludente civetteria femminile ).
Ogni vicenda vissuta in prima persona è confusa e prende forma solo quando si è fatta storia e la racconti, a te stessa e a qualcun altro. Ad un certo punto Simon sembra essersi convinto della sua innocenza e ne desidererebbe l’ assoluzione, è arrivato sin sulla soglia dell’ inconscio e vi ha guardato dentro rischiando di cadere, di caderci dentro, di annegare.
Ma il carcere non si limita a rinchiudere i carcerati, la prigione più robusta ce la costruiamo dentro noi stessi, e così la colpevolezza di Grace non è imputabile a quello che ha fatto ma a quello che gli altri hanno fatto a lei.
Il futuro è da venire, il presente giorni da passare come altri, incarcerati da dubbi e forse da una certezza ( la propria verità ’), altrove e con una nuova identità, perdonati per l’ imperdonabile, riabilitati agli occhi del mondo ma con un marchio indelebile ( agli occhi altrui ).
Una trama che ripercorre precise fonti storiche dell’ epoca ( in primis il libro di Susanna Moodie “ Ai margini delle foreste “ del 1853 ) ed una accurata ricostruzione dei fatti senza una soluzione evidente, come fu allora, ma solo ipotesi ventilate. Il tutto inserito in una costruzione romanzata in cui la fusione e lo scambio relazionale tra i personaggi tesse una trama a più voci, con numerosi sbalzi temporali, senza punti fermi, a contare è ben altro, l’ universo psichico, fisico ed emozionale e quella linea continua e ripetuta delimitante innocenza e colpevolezza, verità e bugia, normalità e patologia.
A ben vedere nel romanzo si parla anche di altro, psicosi, follia, duplicità, schizofrenia, ipnotismo, Mesmerismo, Spiritualismo.
La storia, caratteristica e grandezza della Atwood, diviene la rappresentazione di molteplici storie all’ interno di percezioni individuali, oltre l’ oggettività delle stesse, vere o presunte, a volte del tutto immaginate, e ciascuno continuerà a cercare la propria verità ed una risposta, anche quando parrebbe evidente.

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L'altra Grace 2017-12-19 20:51:35 Mario Inisi
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Mario Inisi Opinione inserita da Mario Inisi    19 Dicembre, 2017
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Povera Grace

L’altra Grace è il più bel romanzo della Atwood. Ispirato a un fatto di cronaca, racconta liberamente una vicenda oscura di cui nella realtà mai si venne a capo riguardante un delitto che in Canada all’epoca aveva fatto scalpore: una serva aveva concertato l’omicidio del datore di lavoro e della sua amante d’accordo con un altro inserviente uomo. Il personaggio di Grace viene raccontato in modo toccante: la povertà, il duro lavoro, le angherie da parte del padre e dei padroni, le ingiustizie sociali, la morte della madre. Il personaggio è così “bello” che entra nel cuore. In tutta la storia Grace brilla vicino alle persone che la circondano per una particolare bellezza interiore. L’autrice l’accosta ad altri personaggi femminili della buona società per darle maggiore risalto con il gusto un tantino ironico e malizioso che la contraddistingue. Gli uomini nel romanzo tra tante dame in condizioni di netta inferiorità sociale, sembrano avere una marcia mentale in meno e ci fanno quasi tutti la figura dei fessi: manipolabili dalle stesse donne e comunque così schiavi del sesso che quando non sono schiavi delle donne, sono avvinti dalla malizia dei loro stessi pensieri morbosi, incapaci di riconoscere la verità e l’onestà. Grace fa loro in un certo senso da specchio per cui vedono in lei quello che c’è in loro stessi. Non è un caso che le persone che ne pensano bene sono le migliori. La conclusione della storia, è realista. Non un finale da favola ma per la povera Grace va bene lo stesso, perché chi ha attraversato l’inferno si accontenta: magari sognava l’amore da giovane, ma la pace è comunque un paradiso.
La parte più bella della storia è probabilmente quella iniziale. Sul finale l’autrice si fa prendere dalla malizia nello descrivere tutta una serie di signore bene e relative manovre: tutto piuttosto divertente.
Alcuni personaggi restano un tantino evanescenti: per esempio il mago. Avrei voluto qualche riga in più, resta un po’ troppo avvolto nel mistero lui e i suoi bottoni. Che significano quei bottoni? Ancora me lo sto chiedendo. Al di là del fatto che Grace sia colpevole o innocente, nel romanzo pare che ognuno veda in lei se stesso come in uno specchio: i peggiori ne provano repulsione, i meno maliziosi e portati al male la vedono innocente. Quando una persona è troppo buona, diventa uno specchio che rende agli altri la propria immagine indipendentemente dalle sue parole e azioni. E' questa la natura del male che gli altri vedono in lei.

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