Lo stendardo Lo stendardo

Lo stendardo

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Negli ultimi mesi della prima guerra mondiale, sul fronte balcanico ormai disfatto, nasce un amore fra l’alfiere Herbert Menis e la bella Resa Lang. Un amore travolgente, stendhaliano e hofmannsthaliano, che sembra fuori tempo, nello scenario di rovine ormai moderne in cui si situa – così come fuori tempo appare, nelle sue splendide uniformi, il reggimento di cavalleria a cui il protagonista appartiene. Ma è proprio quello scarto di tempi, quel rispecchiarsi e momentaneo confluire di mondi paralleli a dare a questo romanzo una vibrazione estrema, un’accensione esaltante, nella leggerezza e in una sorta di incosciente allegria come pure nella cupezza demoniaca. Pubblicato nel 1934, Lo stendardo, qui presentato in una nuova traduzione, rimane oggi, insieme alla Cripta dei Cappuccini di Joseph Roth, il grande messaggio di congedo della civiltà asburgica, stretto nelle mani di un alfiere della letteratura, come una logora e nobile insegna.



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Lo stendardo 2020-06-10 12:48:29 Emilio Berra TO
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Emilio Berra  TO Opinione inserita da Emilio Berra TO    10 Giugno, 2020
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La caduta

Con Lernet-Holenia ho scoperto un grande scrittore. "Lo stendardo", infatti, si è rivelato una sorpresa al di sopra di ogni aspettativa ; lo ritengo, anzi, uno dei libri più belli della letteratura.
Accostabile a "La marcia di Radetzky" e a "La cripta dei Cappucini" di J. Roth, è sicuramente fra i testi più significativi sul mito asburgico e sulla sua caduta.

Il romanzo si apre e si chiude a Vienna, lungamente considerata capitale dell'Impero. L'ampia parte centrale, in un breve arco temporale nell'autunno del 1918, si svolge nei pressi di Belgrado. L'Io-narrante di gran parte del racconto è il giovane graduato Menis.
La presenza dello stendardo con l'aquila bicipede, per "mostrare alla truppa (...) qualcosa a cui essa debba serbarsi fedele", sovrasta con la sua portata simbolica l'intera narrazione : "questo drappo (...) rappresentava la gloria insanguinata" ; "aveva sventolato sulla morte di tanti soldati, in tanti scontri, in tante battaglie" .

Lo sgretolamento del mito imperiale, dapprima impalpabile, avviene in fatale progressione, con uno dei momenti cruciali là dove si vedeva "brillare il Danubio, di un colore grigio fumo come l'argento ossidato".
Tra le vicende belliche e patriottiche s'insinua una storia d'amore, bruciante e inarrestabile.
Sempre più coinvolgente, il libro procede cogliendo i mutamenti d'atteggiamento tra la gente e in particolare nel protagonista, con una coerenza storico-sociale di forte attendibilità. Chi ha combattuto in guerra non è più come prima : "la guerra continuava. Continuava in tutti quelli ch'erano tornati a casa. Essi in realtà (...) erano tuttora sul campo di battaglia. Se l'erano portata dentro".
Splendido il finale, sontuoso e lapidario, altamente simbolico.


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