David Golder David Golder

David Golder

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"David Golder' è un libro che gronda odio, soprattutto verso il denaro e tutto ciò che può essere trasformato in denaro, oggetti e sentimenti, e verso le forme infinite che il denaro può assumere. Oggi, non ci rendiamo conto di cosa sia stato il denaro nel diciannovesimo secolo, o nella prima parte del ventesimo: una fiamma ardentissima, una colata di sangue disseccata, sbarre d'oro sciolte e di nuovo pietrificate. Diventava eros, pensiero, sensazioni, sentimenti, fango, abisso, potere, violenza, furore, come nella Comèdie humaine.

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David Golder 2016-09-25 11:21:10 Renzo Montagnoli
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Renzo Montagnoli Opinione inserita da Renzo Montagnoli    25 Settembre, 2016
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Alta finanza

David Golder é stato il primo romanzo di Irène Némirovsky ad essere pubblicato e al riguardo c’è un aneddoto che, forse, risponde a verità: l’editore, letto il manoscritto che aveva ricevuto per posta, volle conoscere personalmente l’autore, al fine di fugare l’eventualità che questo fosse il prestanome di qualche narratore famoso. In effetti l’opera stupì non poco il pubblico, trattandosi di opera prima e già comunque di notevole livello, per quanto a mio parere, inferiore a successivi romanzi. Per esempio, se già si intravvede la capacità di analisi che è propria della Némirovsky, lo stile non è così fluido come nelle produzioni che seguiranno e anche la costruzione, per quanto robusta, non è ancora così equilibrata come quella a cui ci ha abituato. Resta però il fatto che in un’epoca in cui la finanza, l’alta finanza, prosperava allegramente, anche se il 1929, con la grande crisi, è ormai prossimo, la scrittrice ucraina smonta certi falsi miti, fornendoci un quadro impietoso del mondo degli affari, fatto da rapaci senza cuore e che maturano sempre di più la convinzione che con il denaro si possa comprare tutto, anche l’amore. La figura di questo satrapo ebreo, il cui nome é un vaticinio, riluce di triste squallore, anche se tuttavia alla fine – una conclusione edificante che era forse d’obbligo, trattandosi del primo romanzo – l’uomo si riscatta, e non per interesse, ma per affetto. Forse non é un caso che il protagonista sia ebreo, visto che il padre della Némirovsky era un celebre banchiere israelita, e poi, senza voler cercare una casistica, di imprenditori ebrei nell’alta finanza ce ne sono sempre stati tanti. Comunque, ebrei o cristiani, agnostici o atei, questi capitalisti del denaro si somigliano tutti e Irène Némirovsky sembra volerci suggerire che dove questi Re Mida posano le loro mani la vita si svilisce, il denaro e solo il denaro diventa lo scopo dell’esistenza e l’inaridimento é crescente, tanto che lo splendore esterno non riesce più a camuffare il vuoto che si portano dentro.
Da leggere, senz’altro.

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David Golder 2014-12-29 13:14:40 siti
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siti Opinione inserita da siti    29 Dicembre, 2014
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UNA PARABOLA ASCENDENTE


Libro d’esordio. Libro potente.
Stile impeccabile, capacità di rappresentazione eccelsa. Pochi personaggi, pochi eventi, un’esistenza sul far della sera.

Quella di David è una parabola ascendente , raggiunto il culmine come un dardo mal scagliato, precipita all’improvviso mantenendo un’orbita che in fondo le era destinata.
Anni ’20 del ‘900, speculazioni finanziarie, affari al sapor di petrolio e l’ombra della grande crisi, del tracollo del re denaro.
Una penna femminile dipinge il mondo finanziario con poche pennellate, qualche dialogo dal sapore tristemente speculativo e un grande protagonista.
Parigi - Un duello verbale apre il romanzo, il protagonista si affaccia prepotente, un uomo esce di scena, suicida. David ha quasi settant’anni e sente la sua età, anche l’aspetto fisico glielo ricorda.
È stanco, spossato, ha investito tutto ciò che poteva ma la smania di concludere affari non lo abbandona. Il cuore però lo tradisce perché l’angina infilza il suo corpo e lo trafigge lentamente quanto il tempo necessario per capire la sua parabola esistenziale.

Magistrale anche in quest’opera la capacità di rappresentare gli uomini e gli animi.
Non è una bella persona l’uomo di cui si narra l’esistenza, ha una famiglia: una moglie e una figlia. I sentimenti che prova nei loro confronti sono ingabbiati da subdoli legami parentali retti dal denaro, il loro valore è quello della compravendita.
Tutto si compra compreso l’amore.
Eppure l’autrice è riuscita a trasmettermi una vicinanza emotiva a questo antieroe e a farmi impietosire da lui fino a far scomparire tutto il marcio che rappresentava.

Un bel grande personaggio, una scrittura potente.

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David Golder 2013-10-06 06:48:01 gracy
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gracy Opinione inserita da gracy    06 Ottobre, 2013
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Iddische Glick…fortuna da ebrei

Oh Irene, cosa non sai plasmare? Le parole diventano suoni cacofonici nelle tue mani, gli uomini diventano burattini che si muovono maldestri e senza posa sempre nelle tue mani, ma con quanta grazia e talento sai dare un senso a tutto quello che scrivi. Metti in ballo le percezioni degli uomini risaltando il lato più debole e sai creare tarli irreversibili che si stagliano nell’universo senza tempo. Il tuo tempo è il nostro tempo…è adesso, la nostra società che sembra cambiare con la storia è immutata nella sostanza. L’uomo è uguale da sempre.

E dire che il primo libro che si pubblica in genere è acerbo, il tuo Irene è stato troppo perfetto, nel 1929 hai saputo indignare e farti ammirare.

Strumentalizzare.
E’ questa l’azione che sai trarre dagli uomini e dalle donne che racconti nelle tue storie, strumentalizzare gli altri col solo fine di soddisfare se stessi, l’egoismo che pervade gli animi di chi cerca coi denti la felicità, la ricchezza , la gloria e l’amore.
Hai strumentalizzato David Golder solo per beneficiare Gloria, la venale moglie e austera donna incapace di fare un sorriso e la figlia Joyce, giovane insolente, frivola, vuota e sgualdrina.
Il dio denaro impera nelle sue forme di soddisfacimento, sotto forma di titoli petroliferi, collane di perle grosse come sassi, diamanti superlucenti e vistosi smeraldi, mobili di superba fattura, fino all’ultima lussuosa Rolls Royce o Bugatti.
David Golder, il denaro che ti sei sudato a colpi di affari, notti insonni, titoli di borsa in caduta, in ripresa e poi il crollo economico e l’inevitabile crollo fisico, il cedimento di tutto quanto senza poterlo controllare è stato effimero.
Un uomo incapace di cercare il rispetto, la felicità, una vita consumata alla ricerca della ricchezza, ma vuota di calore e certezze, un uomo strumentalizzato per produrre denaro.
Tutto e niente. Nessuno spiraglio di gioia, di felicità gratuita, ma tutto rapportato a misura di denaro di quello palpabile tra le dita, carta che si misura a suon di collane e di cigolò ebeti e parassiti senza arte e né parte.

“Vedi, il fatto è che io nella vita voglio tutto,altrimenti preferisco morire! Tutto! Tutto!”

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David Golder 2013-02-22 23:27:10 Mario Inisi
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Mario Inisi Opinione inserita da Mario Inisi    23 Febbraio, 2013
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Denaro:una forma di schiavitù.

La sensazione è che Irene racconti sempre, nei suoi romanzi, la stessa storia da tante angolazioni diverse, ora entrando lei stessa nel romanzo come nel vino della solitudine, ora tenendosene fuori. Comunque l'angolazione di questo romanzo è perfetta: David ricorda il padre di Irene mentre la madre di Irene, antagonista da sempre della scrittrice, viene splittata in due diversi personaggi, la moglie e la figlia di David. La moglie appesantita dal cinismo dell'età, egoista e ingorda. La figlia simile alla madre ma più leggera e affascinante destinata a diventarne la copia. Tutte e due avide di piaceri e di denaro che non basta mai e che spremono in ogni modo al povero David. Il protagonista è sempre più consapevole della schiavitù della sua vita senza affetti dove il denaro ha sempre bruciato ogni cosa come il sole in un deserto e dove lui, da schiavo, ha fatto come poteva del suo meglio per la "famiglia" (se così la si può ancora definire alla fine del libro) senza riuscire a guadagnarsi quello che il denaro non può comprare. Belle anche le descrizioni della natura, di fiori, del clima, ogni cosa intorno al povero David richiama il piacere di vivere, una categoria da cui lui è escluso. Lui quel piacere, (che cercherebbe piuttosto negli affetti), deve solo trovare il modo di procurarlo agli altri affaticandosi dietro agli affari che, da vero ebreo, lo appassionano e lo tengono in vita.
Il libro è bellissimo, ci si immedesima tanto in David che lo si legge in un giorno.
E'così bello che prima di passare al prossimo mi sa che me lo rileggo.

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Ho letto solo il vino della solitudine ma preferisco questo
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