Herzog Herzog

Herzog

Letteratura straniera

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Solo, in una casa di campagna, un intellettuale si interroga - e interroga gli amici - sul senso dell'esistenza, in un susseguirsi di spiegazioni, interpretazioni, chiarimenti. Il romanzo di maggior successo di Bellow, premio Nobel per la letteratura 1976.

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Herzog 2018-10-23 19:45:31 Valerio91
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Valerio91 Opinione inserita da Valerio91    23 Ottobre, 2018
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Dimenticare ciò che non si può dominare

Un libro piuttosto difficile da leggere.
Partiamo da una premessa: Saul Bellow ha una cultura sconfinata e scrive davvero benissimo. Questo mi ha decisamente convinto a investire altro tempo su di lui e sulle sue opere, anche se il suo “Herzog” non mi ha fatto impazzire.
Per quale motivo Herzog non mi è piaciuto? Per vari motivi. É innanzitutto una lettura adatta soltanto a chi ha una buona cultura, e che quindi riesce quantomeno a discernere un minimo dei pensieri del protagonista, Moses E. Herzog, l’intellettuale. Un protagonista che sputa in faccia a vari personaggi (che siano vicini a lui, lontani, ma anche morti), tutti i suoi pensieri sconnessi, tutti i suoi turbamenti emotivi e le montagne russe dei suoi pensieri. Ci troviamo di fronte a un vero e proprio flusso di coscienza, o quasi, in certi tratti.
Nella sua follia e nella sua incoerenza ci si perde totalmente, senza riuscire a provare empatia. Herzog è un uomo perduto, che non sa cosa fare della propria vita, ossessionato da avvenimenti passati e delusioni che non riesce a scrollarsi di dosso. Tuttavia, non riesce quasi mai a dare un’identità precisa a quello che lo tormenta, e alla fine si giunge alla conclusione che forse è la vita stessa a metterlo in crisi (una crisi che voglio sperare non ci tocchi tutti con questa intensità, raggiunta la mezza età).
Il titolo di questo libro non poteva essere diverso: queste pagine non sono altro che morboso, incessante, contraddittorio Herzog.

Moses Elkanah Herzog è un uomo che ha dedicato la sua vita allo studio, alla cultura, alla filosofia. Ha pubblicato uno scritto ben accolto da importanti esponenti dell’ambiente, che ha fatto di lui un uomo dalle idee rispettabili. Dopo il divorzio dalla prima moglie Daisy (che dai flashback si percepisce sia l’unica un po’ più sana di mente, difatti non la conosciamo), Herzog è devastato dal tradimento della sua seconda moglie Madeleine, una donna che ci sembrerà del tutto odiosa, insopportabile, meschina, malvagia; anche se a un certo punto ci verrà in mente il dubbio che sia dovuto al fatto che il racconto è quasi del tutto filtrato dal punto di vista di Herzog, il bistrattato. A un’analisi accurata, Madeleine si rivela davvero una donna meschina, ma forse il “filtro Herzog” la fa apparire ancora peggiore.
Un po’ troppa carne a cuocere, in questo romanzo; troppe riflessioni gettate in faccia al lettore in un flusso di coscienza ininterrotto e talvolta incomprensibile. Penso che la forza di un autore sia quella di rendere fruibile la sua cultura e le sue riflessioni a quante più persone possibile; Herzog invece è un libro per pochi.
Non so dirvi se Herzog è un libro per voi; dovrete accettare la sfida.

“Herzog scrisse: Non capirò mai che cosa vogliono le donne. Che cosa diavolo vogliono? Mangiano insalata verde, e bevono sangue umano.”

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Herzog 2014-11-30 10:12:13 enricocaramuscio
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enricocaramuscio Opinione inserita da enricocaramuscio    30 Novembre, 2014
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Rabbia epistolare

Per Moses Elkanah Herzog, ebreo russo trapiantato negli Stati Uniti, non è certo un periodo facile. La sua carriera accademica è in fase di stallo, la situazione economica tutt'altro che esaltante, la vita privata un vero disastro. Messosi alle spalle il fallimento del primo matrimonio si ritrova ora a dover affrontare un altro insuccesso coniugale. La sua seconda moglie Madeleine lo ha praticamente cacciato di casa ed ha ottenuto nei suoi confronti un ordine restrittivo che gli impedisce di avvicinarsi a lei e alla loro bambina. A ciò si aggiunga che la suddetta signora ha una tresca con Valentine, il miglior amico, o almeno finora presunto tale, di Moses. Per esternare la sua delusione, la sua rabbia, il suo livore il protagonista usa un metodo originale quanto innocuo, scrivere lettere piene di risentimento senza mai spedirne una. Gli ipotetici destinatari delle astiose missive sono persone di ogni risma: politici, scrittori, filosofi, psicologi, avvocati, amici, nemici. Herzog ne ha per tutti, nessuno si salva dalla sua penna pungente e rabbiosa, neanche se stesso. Saranno il pragmatico fratello Willie e la sensuale Ramona ad aiutarlo a superare questo difficile momento mettendo a riposo la sua rabbia epistolare. Bellow si rivela geniale dal punto di vista stilistico riuscendo a creare un ottimo intreccio tra il racconto e le numerose lettere scritte da Moses, alternando il discorso diretto a quello indiretto e passando repentinamente dalla narrazione in terza persona a quella in prima. Di contro non si può certo dire che la particolarità dello stile si rispecchi poi nella trama che appare invece poco originale e ancor meno coinvolgente, anche a causa della poca simpatia ed empatia che scaturiscono dal protagonista. Se da una parte le lettere di Herzog offrono interessanti spunti di riflessione ed esprimono un forte senso critico nei confronti della politica americana e di una società consumista, materialista, perbenista, dall'altro appaiono tediose le continue riproposizioni degli stessi concetti. Inoltre il grande numero di citazioni e di riferimenti letterari, se pur di notevole spessore, spesso viene percepito come un mero sfoggio di cultura da parte dell'autore, del tutto avulso dal contesto. Insomma, un libro scritto molto bene e con contenuti di prim’ordine, ma che non brilla certo per piacevolezza e per capacità di trasmettere emozioni.

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Herzog 2012-11-29 13:40:27 annamariabalzano43
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annamariabalzano43 Opinione inserita da annamariabalzano43    29 Novembre, 2012
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Herzog di Saul Bellow

Ho riletto Herzog dopo molti anni, spinta dal desiderio di capire perché ricordassi ben poco di questo romanzo, opera di un grande scrittore americano, Saul Bellow, Premio Nobel per la Letteratura. I primi capitoli mi hanno indotto a credere di aver rimosso sia la trama che il significato del libro, a causa della lentezza narrativa e di quella che mi era sembrato un eccessivo sfoggio di erudizione, con le frequenti citazioni di artisti famosi, letterati, filosofi, storici. Procedendo nella lettura, ho dovuto ammettere, con un doveroso atto di umiltà, di non aver affatto colto, anni addietro, diciamo pure capito, il vero significato di quest’opera, grandiosa, non solo nella sua qualità espressiva e nell’impianto narrativo, ma soprattutto per il messaggio drammatico, ma non distruttivo che ci consegna. Un atto di umiltà, dunque, doveroso per chi persegue la più impeccabile onestà intellettuale.
Definirei Herzog un romanzo d’analisi, un antiromanzo, se vogliamo attenerci al vero significato del termine romanzo, facendo riferimento alla sua etimologia e al rapporto con il romance. Chi si aspetta un romanzo che descriva una storia ricca di avvenimenti e di azione rimarrà deluso. Qui siamo di fronte a un’analisi approfondita del pensiero, dei sentimenti, delle schizofrenie e delle idiosincrasie di un personaggio/intellettuale, che non trova più alcuna collocazione in un mondo eccessivamente meccanicistico e materialista: quello che in qualche modo ha rappresentato Woody Allen nei suoi migliori film.
La prima questione che ci si pone é se considerare Herzog eroe o vittima del dramma che sta vivendo. Il fallimento della sua vita sentimentale, due divorzi, numerose relazioni occasionali, fanno di lui il modello dello psicotico depresso; saranno i suoi insuccessi, il suo annientamento come uomo/amante la molla che lo indurrà ad iniziare il suo viaggio spirituale che dovrà condurlo alla sua Terra Promessa. E certamente la scelta del nome Moses non è casuale. Né il personaggio Moses disdegna di essere considerato addirittura pazzo: d’altronde nella tradizione letteraria anglosassone spesso la follia viene considerata il mezzo attraverso il quale si può giungere alla conoscenza del vero. Non si dimentichi il Lear di Shakespeare, uno per tutti.
Sarà proprio nella casa di Ludeyville, che aveva acquistato per Madeleine, per farne il loro nido d’amore e che si era in breve trasformata in un inferno, dove ritornerà alla fine delle sue peregrinazioni più spirituali e intellettuali che fisiche: quello stesso luogo che lo aveva visto infelice, quando era ben curato, ora, invaso dalle erbacce e nido di insetti e animali selvatici, nonché luogo di ritrovo di coppie occasionali introdottesi per consumare approcci sbrigativi, diventa l’ambiente ideale in cui può ritrovare la sua serenità a contatto con la natura più spontanea e incolta, realizzando il sogno del beau sauvage che alberga in ogni artista/intellettuale. Qui dopo aver ricostruito come una sorta di puzzle la sua vita, dall’infanzia, senza tralasciare, anzi insistendo sulle sue origini ebraiche, abbandonato dagli affetti più cari, senza amore e senza amicizia, ricomincerà a vivere con l’aiuto di Ramona, l’unica donna che forse avrebbe potuto accettarlo per quello che era. Diversa Ramona da Madeleine, che nella sua superficialità, era stata attratta dal suo spessore di uomo di cultura, solo per soddisfare un’esigenza snobistica.
Vivendo e sopravvivendo alla sua profonda sofferenza, Moses Herzog affida questa difficile operazione di riscatto alle numerose lettere che scrive a personaggi illustri, viventi o deceduti, senza mai spedirle, in cui analizza sentimenti, teorie, avvenimenti storici. Sarà lui stesso a confessare di andare alla ricerca della realtà attraverso il linguaggio.
In conclusione non si può certo affermare che questo grande romanzo di Bellow sia di facile o amena lettura, ma certamente è un’opera illuminante sulla sfera intellettuale e sentimentale dell’individuo, che troppo spesso giace sopita nel caos involgarito della vita moderna.


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