Narrativa straniera Romanzi L'ombra della montagna
 

L'ombra della montagna L'ombra della montagna

L'ombra della montagna

Letteratura straniera

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In Shantaram, Gregory David Roberts, trascinò i lettori nel cuore dell'India più nascosta per seguire le spericolate avventure di Lin, un australiano in fuga dalla prigione che, in uno slum di Bombay, diviene “Shantaram”, l'uomo della pace di Dio. Nel seguito L'ombra della montagna sono trascorsi due anni e Lin si trova al centro di una violenta faida tra le nuove generazioni di mafiosi che controllano i traffici di denaro di Bombay. Ora che accanto a sé non ha più Kaderbhai, il boss che lo aveva preso sotto la sua ala come un figlio, e la sua amica del cuore Karla è andata in sposa a un magnate dei media, Lin si sente perso e avvilito. Ha un nuovo amore, l'americana Lisa, ma sembra proprio che il destino voglia farlo precipitare di nuovo nella tenebra da cui si è faticosamente tratto fuori. Che cosa può fare, allora, per ritrovare se stesso e la strada verso la felicità? Deve smettere di vivere all'ombra della montagna.

Recensione della Redazione QLibri

 
L'ombra della montagna 2016-01-04 13:05:13 Bookaholic
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Bookaholic Opinione inserita da Bookaholic    04 Gennaio, 2016
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Di nuovo a Bombay

Dopo 10 anni di attesa Gregory David Roberts ci regala una straordinaria storia di amore, guerra, passione, amicizia, filosofia. Mille e più pagine si susseguono senza mai perdere il ritmo, in una narrazione densa di riflessioni sulla vita e sulla morte.

Dopo "Shantaram" torniamo di nuovo per le strade affollate di Bombay, tra le sue fragranze e i suoi colori, in mezzo al chiasso e al caldo. Passiamo spalla a spalla con i peggiori gangster della città e subito dopo siamo al tavolo del Leopold a bere birra ghiacciata con un nuovo straniero incontrato per strada.
I personaggi sono gli stessi che abbiamo conosciuto la prima volta che Roberts ci ha catapultati in India: Vikram, Karla, Didier, Kavita, Lisa, Sanjay, Abdullah.... Personaggi che impariamo a conoscere ancora più a fondo, scoprendo nuovi lati della loro personalità e ulteriori dettagli sulla loro vita. Mentre i nuovi personaggi che si uniscono alla variegata famiglia di Linbaba si dimostreranno amici e nemici difficili da dimenticare.

Linbaba fa ora parte della Sanjay Company formata dagli eredi di Kaderbhai dopo la morte di quest'ultimo. Lo slum è ormai una realtà a cui Lin non appartiene più del tutto nonostante non manchi di tener fede al suo impegno come medico e ad aiutare amici in pericolo. Ora divide il letto con l'affascinante Lisa, scappata alle grinfie di Madame Zhu grazie all'intervento di Karla (per ora solo una misteriosa figura sullo sfondo di Bombay). Didier trascorre le sue giornate tra traffici illegali e camerieri scortesi. Tutto come un tempo, o quasi: la città sta cambiando e i suoi segreti stanno per essere resi di pubblico dominio, la pace crollerà.

Se "Shantaram" aveva rappresentato la fuga e la scoperta di una nuova città, di una nuova identità, "L'ombra della montagna" rappresenta la redenzione dal passato, la remissione di tutti i peccati che hanno macchiato l'anima del protagonista. Un libro che ha la rara capacità di tenere il lettore incollato alle pagine nonostante la mole tipica di storie epiche. E non si può certo dire che qui manchino i temi principali che hanno sempre caratterizzato le grandi saghe: una donna intelligente da rincorrere, un malvagio da sconfiggere per ottenere la pace, vite da sacrificare per raggiungere uno scopo più grande, amori perduti, battaglie da combattere, maestri da cui apprendere le risposte alle grandi domande dell'esistenza e amici con cui curarsi le ferite e brindare alla vittoria.

La trama è avvincente, la narrazione fluida e intrigante fa emergere le riflessioni che devono aver accompagnato per lungo tempo l'autore, i personaggi sono tratteggiati con passione e le ombre sono messe in luce con maestria.

"Shantaram" ha aperto le porte di Bombay e "L'ombra della montagna" le chiude lasciando intatto l'incantesimo dell'inizio.

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L'ombra della montagna 2018-09-03 07:34:31 andrea70
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andrea70 Opinione inserita da andrea70    03 Settembre, 2018
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Poco Shantaram....

Ho aspettato parecchio a dedicarmi al seguito di un libro splendido quale è stato Shantaram, volevo gustarmelo per bene , in questi casi ci sono aspettative troppo alte.
Ritroviamo molti dei personaggi che hanno dato vita al primo racconto, il protagonista Lin che a dire il vero in questo seguito mi sembra poco "Shantaram" (Uomo della pace di Dio) , più disilluso , più duro , meno angosciato dai propri conflitti interiori , si comporta da gangster con un suo codice morale ma è più ...nella parte e forse una delle cose belle di Shantaram stava proprio nella lotta interiore del protagonista, nel suo cercare il bene camminando sul sentiero del male. Ora Lin ha dipanato la matassa sul suo cuore e trovato il suo posto nel mondo, ha deciso che non farà più il gangster . Affrontiamo questo percorso di liberazione ma non più di redenzione insieme al protagonista e alla donna che ama , Karla, non più femme fatale dura, misteriosa e manipolatrice, anche lei in transizione verso un "io" più da moglie premurosa. Gli avvenimenti del racconto sono meno coinvolgenti del primo libro e se è molto autobiografico come sostiene l'autore non è una colpa, certamente manca la meraviglia della scoperta di fronte ad un paese pieno di fascino e contraddizioni come l'India e il suo popolo che mi aveva colpito nel primo racconto, i personaggi che già conoscevamo in gran parte si muovono verso una ricerca di normalità , chi rimane ancorato al suo modo di vivere o soccombe o sembra fuori posto .
In un racconto che rimane comunque piuttosto lungo il lettore è confortato dalla penna dell'autore che non ha perso la scorrevolezza narrativa e la capacità di coinvolgere e di affascinare costruendo attimi di poesia anche in semplici descrizioni di situazioni quotidiane, potremmo passare le ore a segnarci i pensieri che vale la pena di ricordare.
La sensazione che ho avuto, ma potrebbe anche dipendere da me e dai diversi periodi in cui ho letto i due libri, è che in Shantaram ogni riga venisse da un profondo turbamento dell'anima , nell'Ombra della Montagna spesso mi sembrava di leggere un normalissimo racconto di avventura narrato agli amici in spiaggia.
Mi è piaciuto anche se non si avvicina neanche alla lontana alla meraviglia di Shantaram.
Shantaram era poesia, questa per quanto buona ed elegante, è prosa....

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L'ombra della montagna 2017-01-28 07:06:31 Perf
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Perf Opinione inserita da Perf    28 Gennaio, 2017
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Shantaram 2? no grazie

l'atteso comeback di Gregory David Roberts, non si rivela, ahimè, all'altezza i "Shantaram", diciamolo subito. Personaggi vecchi e nuovi si incontrano in "L'ombra della montagna", nuovamente ambientato in India, e che vorrebbe essere il naturale proseguo del precedente romanzo dell'autore. Purtroppo la magia e il piacevole "effetto novità" del primo libro, qui vanno a scemare. Tra risse fra gang, vecchi e nuovi intrecci sentimentali, la storia prosegue in avanti in maniera abbastanza stanca e prevedibile, cercando palesemente di riprendere i temi socio-filosofici di "Shantaram", senza però eguagliarne la freschezza. Abbastanza pacchiano e forzato il dialogo filosofico tra il santone di turno e il protagonista (quindi il pensiero che l'autore vuole trasmettere al lettore), quasi a testimonianza di un preoccupante calo di contenuti e idee da parte dello scrittore australiano.
Lo stile pulito e piacevole di Roberts rendono sicuramente la lettura scorrevole e veloce ma, per chi come il sottoscritto era rimasto piacevolmente incantato da "Shantaram", a fine libro rimane un po' l'amaro in bocca. L'impressione è quella di trovarsi di fronte a un frettoloso seguito del precedente scritto (benché siano passati una decina d'anni), senza però apportare al tutto qualcosa di veramente significativo e nuovo, qualcosa che possa ancora sorprendere e incantare il lettore.
Consigliato comunque a chi volesse immergersi nuovamente nell'India roberstiana e conoscere a tutti i costi l'epilogo di alcuni dei personaggi più importanti che tanto ci hanno coinvolto e trasmesso in "Shantaram".

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Shantaram, romanzo precedente dello stesso autore
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L'ombra della montagna 2016-05-25 07:05:41 cosimociraci
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cosimociraci Opinione inserita da cosimociraci    25 Mag, 2016
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Un'altra storia

Shantaram è stato forse il miglior libro che ho letto l'anno scorso, sicuramente quello che più mi ha colpito. In quel primo romanzo è possibile vivere il percorso di Lin, dalla fuga al carcere, la guerra in Afghanistan, lo slum. Un vero percorso di vita. L'ombra della montagna è una gran bella storia ma è un'altra storia. E' il seguito in fin dei conti è propone una serie di momenti accattivanti ma che non aggiungono nulla di nuovo. Con questo non voglio dire che non mi sia piaciuto, ma a differenza del primo non mi ha lasciato tanto.

E' una storia d'amore, termine del quale l'autore abusa in senso buono. Amore per gli amici, per la propria compagna, per il cibo, per la musica e tanto altro. E' lo stesso Roberts a citarsi quando nel romanzo racconta dei suoi appunti sul romanzo sulla sua vita, che per un colpo di vento si mescolano, confondendo le storie d'amore e crimine, crimine e amore.

Adoro il suo stile romantico che ho ritrovato anche in questo romanzo. "Famiglia, casa: piccole parole che sorgono come atolli dai terremoti del cuore. Separazione, isolamento: piccole parole che inondano le valli di chi è solo". Anche questo romanzo comunque ha proseguito nell'insegnamento della filosofia indiana ed orientale in generale mediante discorsi filosofici e rituali tra i quali quella del braccialetto rakhi, che è il mio preferito.

Spesso questo stile ha lasciato spazio a troppe locuzioni e per citare lo stesso autore, Roberts potrebbe essere citato per eccesso di aforismi, che alla lunga stancano.

Il mio è un giudizio combattuto e forse sono ancora influenzato dal primo romanzo. Nonostante Shantaram fosse un po' più lunga, la lettura di è stata sicuramente più veloce ed apprezzata di quest'ultimo che non finiva più.

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Shantaram
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