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Limonov

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Limonov non è un personaggio inventato. Esiste davvero: «è stato teppista in Ucraina, idolo dell'underground sovietico, barbone e poi domestico di un miliardario a Manhattan, scrittore alla moda a Parigi, soldato sperduto nei Balcani; e adesso, nell'immenso bordello del dopo comunismo, vecchio capo carismatico di un partito di giovani desperados. Lui si vede come un eroe, ma lo si può considerare anche una carogna: io sospendo il giudizio» si legge nelle prime pagine di questo libro. E se Carrère ha deciso di scriverlo è perché ha pensato «che la sua vita romanzesca e spericolata raccontasse qualcosa, non solamente di lui, Limonov, non solamente della Russia, ma della storia di noi tutti dopo la fine della seconda guerra mondiale».



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Limonov 2016-01-04 16:02:59 GPC36
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GPC36 Opinione inserita da GPC36    04 Gennaio, 2016
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Un Don Chisciotte dark

Un bell'incontro quello tra Emmanuel Carrère e Eduard Sevenko “Limonov”, che ha dato vita a questo romanzo – biografia, consentendo loro di ottenere un reciproco vantaggio.
A Limonov, che ha temuto più volte nella sua vita di uscire di scena come un milite ignoto, senza lasciare traccia della sua personalità, ha assicurato un’esposizione mediatica più che sufficiente ad esorcizzare tale preoccupazione. A Carrère la vita di un personaggio fuori dalle righe, ha fornito ampio materiale per scrivere un libro avvincente, in cui la storia di Limonov è inserita in una realtà storica, politica, sociale, che sembrava di conoscere poiché appartenente a un passato non lontano, mentre il romanzo rende evidente come molti aspetti siano rimasti in ombra, almeno per l’informazione corrente..
Nellabile narrazione di Carrère, Limonov prende i connotati romantici del personaggio di un romanzo di cui si tende a seguire le vicende, dimenticando che si tratta della biografia di un personaggio reale, la cui vita presenta molte zone oscure o che sono solo sfiorate: le amicizie con le brigate serbe nella guerra dell’ex Jugoslavia; il rapporto con i servizi segreti russi; l’impegno politico come fondatore di un partito nazional – bolscevico, con un simbolo che riesumava quello nazista(un fondo rosso, con un cerchio bianco in cui era inserita la falce e martello al posto della svastica). Un simbolo insultante per un Paese che ha perso oltre venti milioni di persone nella lotta contro il nazismo, ma nello stesso tempo una presenza politica funzionale agli interessi di Eltsin sia per poter dimostrare il possibile pluralismo nella nuova Russia sia per sottrarre ai nostalgici del bolscevismo un consenso elettorale alimentato dalle conseguenze del traumatico cambiamento del sistema politico.
Un personaggio che non desta simpatia, che d’altra parte non ha mai cercato nei rapporti personali, ma che ci porta ad un trascinante viaggio nelle diverse manifestazioni della marginalità: quella del mondo underground nell’URSS del periodo brezneviano, quella sociale e umana a New York, la marginalità culturale del gruppo di redazione de l’Idiot International a Parigi, quella politica nel marasma che ha seguito il crollo dell’URSS e l’avvio della Russia negli ultimi 50 anni. In questo viaggio le lotte di Limonov sembrano quelle di un Don Chisciotte dark. Cavaliere forse senza paura, ma tutt'altro che senza macchie: al posto di Dulcinea vi sono partner di una ostentata, scabrosa bisessualità; la scelta dei mulini a vento contro cui lanciarsi lo vede sistematicamente dalla parte perdente. Carrère sintetizza il personaggio scrivendo “Bisogna dare atto di una cosa a questo fascista: gli piacciono e gli sono sempre piaciuti soltanto quelli che sono in posizione di inferiorità. I magri contro i grassi, i poveri contro i ricchi, le carogne dichiarate, che sono rare, contro le legioni di virtuosi, e il suo percorso, per quanto ondivago possa sembrare, ha una sua coerenza, perché Eduard si è schierato sempre, senza eccezione, dalla loro parte». Una valutazione a mio avviso benevola, che concede ipotetici slanci di altruismo ad un soggetto in realtà totalmente egocentrico.
Quindi uomo contro “a prescindere”, indifferente alle proprie contraddizioni: contro il regime post staliniano, ma anche contro i dissidenti che, rischiando la propria esistenza, denunciavano gli errori e gli orrori del comunismo sovietico e che Limonov ostentatamente disprezza; contro Gorbaciov, contro le riforme liberiste di Eltsin, ma anche contro la restaurazione autoritaria di Putin; contro il capitalismo, ma salvato dallo sprofondare in un abisso senza ritorno da un capitalista liberal a New York; contro i sistemi democratici, ma portato alla notorietà come scrittore da un editore francese dell’area anarchico – libertaria, testimonianza della libertà d’espressione garantita da tali sistemi.
Lo stile di Carrère è spigliato, la lettura scorrevole, il ritmo narrativo coinvolgente; tuttavia gli spazi che riserva ad ampi stralci autobiografici appaiono una concessione anche troppo generosa al proprio narcisismo. La parte iniziale, in cui può avvalersi di romanzi in chiave autobiografica scritti da Limonov risulta più dettagliata, mentre nel finale Carrère sente la mancanza di una conclusione epica che probabilmente sarebbe piaciuta anche a Limonov.

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Limonov 2013-07-08 20:34:39 DanySanny
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DanySanny Opinione inserita da DanySanny    08 Luglio, 2013
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Limonov, che altro?

Se si volesse cogliere la personalità di Limonov in un solo sguardo, naufragare nelle pieghe più intime della sua anima, sporcarsi del fascino ora disgustoso ora magnetico di questo personaggio, rischiando magari di rimanerne incantati, basterebbe osservare quest'immagine: http://tommasopincio.files.wordpress.com/2013/02/limonov.jpg
Oltraggiosa, magari, provocatoria: Limonov nei panni di eroe nazionale, dominatore incontrastato di una donna (la moglie, una delle tante) che prostrata nuda a terra sembra venerarlo, nell'estasi di una visione divina. O almeno così, quella figura così inestricabilmente muscolosa e tenera, quella posa da squallida mitomania, vorrebbero che la foto venisse interpretata. Un manifesto della vita di Limonov, o magari il suo testamento, quell'apogeo di splendore che l'irruenza dell'uomo "d'azione" (o meglio "del sogno") ricerca: non denaro, ma semplicemente fama, rispetto, quel prestigio cui la triste mediocrità paterna ha precocemente rinunciato. Limonov è tutto qui: il terreno martoriato di un desiderio parossistico alla gloria, cristallizzato nella potenzialità dal baratro incolmabile del reale. Perché Limonov è un'anima pervicace, lucida come l'acciaio, inflessibile come una spranga di ferro, eppure così intimamente sola (nonostante gli scandalosi cori di donne, giovinetti, ragazze che lo circondano) da essere latente, tanto da reclamare uno scopo, un obiettivo che possa riaccenderla: che sia amore o gloria non conta.

Limonov è un uomo d'onore, odia mentire, vive al pieno tutto ciò che la vita offre, che sia scandaloso, che sia nobile, è uno che "odia la povertà perchè l'ha provata", è, insomma un eroe.
Tra le vertigini aristocratiche e del potere e gli abissi dei derelitti che costellano la mitologia di Carrére, Limonov è l'unico in grado di tenere a freno gli istinti feroci della storia: incisa nella vita del personaggio la storia recente della Russia, dell'ex Jugoslavia, in una carrellata di eventi, personaggi scolpiti nella loro vivida influenza sul reale. E' in questo pantano (invero sublime) di mito e storia, che Carrére si dimostra abile affabulatore, o meglio, semplicemente uomo. Il lucidissimo sguardo dell’autore che penetra nelle foschie della storia, affilatissimo, ed implacabile, si scontra con l'estasiato sguardo di un bambino, assorto nella contemplazione sorpresa del suo eroe preferito. L'eroe è il Limonov (ma attenti, quello di Carrére), il bambino è il lettore (e l'autore stesso). E con estrema abilità l'autore riesce ad evitare una deflagrazione che sembrerebbe inevitabile.

A leggere la biografia di Limonov, scevra dal romantico sguardo dell'autore, pare di leggere sì una vita avventurosa, ma che con l'eroico non ha nulla da spartire. Non dunque una biografia, ma un pretesto per scavare nella propria coscienza, trascinati da una vita volontariamente consacrata all'eccesso, sullo sfondo della storia recente. Pietà e disgusto si fondono, e rimane soltanto un magnetismo silente, che scompagina le pagine, fino al finale. Limonov è quello che tutti vogliono, quello che tutti temono: l'assoluta libertà dal comune pensare. O forse è tutt'altro, magari un uomo in rivolta disilluso dai suoi stessi desideri, magari un povero squattrinato alla ricerca di successo.

Impossibile giudicare, impossibile staccarsi dal fascino di una mitologia storica così abilmente creata, così dannatamente pregnante di fascino. Il fascino di una vita vissuta nella sua pienezza, che forse farà biasimare qualcuno per la grigia monotonia del quotidiano: il Limonov di Carrére è un sogno, quello reale, invece, un brusco risveglio.

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Limonov 2013-02-02 22:26:30 pupa
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pupa Opinione inserita da pupa    03 Febbraio, 2013
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Vivere da protagonista

Curiosando in libreria e più per il piacere del possesso di un libro scontato, mi sono accinta a comprare e leggere, con diletto, il Limonov di Carrère edito da Adelphi. Una storia senzazionale, un libro che apre la mente a un piacere recondito, mi ha lasciato bellissime sensazioni di piacevolezza e gradevolezza di questo avventuriero russo. Tra reportage e racconto, biografia romanzata e descrizioni puntigliose, ritratti caratteristici, Carrère è riuscito a tirar fuori un tessuto narrativo mirabile ed originale: lo stile spigliato e veloce seduce il lettore e imprime descrizioni fantastiche, episodiche, cronistiche di un personaggio, tale Limonov, che l'autore trae da fatti realmente accaduti. La prima impressione, forse superficiale, è che sia la storia di un protagonista vero, che si può toccare con mano, tangibile, evidente, chiaro, manifesto, di un romanzo che ha poco di componimento letterario in prosa, perché si basa anche su fatti reali, raccontati in modo disproporzionale, con poche modifiche. Limonov racchiude gli "opposti estremismi" dei valori e del contesto di ogni uomo: sarà un delinquente, un donchisciottista, un dotto letterato, un clochard, un servitore, una persona che presta la propria opera dietro compenso, e al solo fine di essere pagata, senz’altro interesse che quello del guadagno, un avanzo di galera, un bruto lestofante, un criminale, un politico potente e un detenuto. È, infine, l'eroe che che ama vivere da protagonista e non da comparsa, nel bene e nel male, che non può essere dimenticato in un contesto travolgente di una Russia posteriore al crollo del muro di Berlino e alla caduta dei regimi comunisti dell’Est europeo. Travolgente, appunto, sconvolgente a tratti, ci viene presentato il protagonista in una visione presa lateralmente per farlo emergere nelle sue peculiarietà di uomo che mai si stanca di essere e fare ciò che vuole in base anche alle mutevolezze del tempo e dei luoghi, in uno scenario inconsueto; è, per ultimo, di una precisione illuminante, da parte dell'autore, la spiegazione assai complessa della storia di questo ultimo periodo e soprattutto fatta con una scrittura piacevole e spigliata.

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Limonov 2013-01-15 14:11:52 calzina
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calzina Opinione inserita da calzina    15 Gennaio, 2013
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Travolgente

Come sostenuto dalle innumerevoli recensioni di questo libro la parola giusta per definirlo è "travolgente". Questa è una biografia, ma non una semplice biografia. E' la trasposizione narrativa di una biografia, sembra sia un romanzo, invece è vita vera.
Protagonista è un personaggio,Limonov, che ha suscitato in me diverse sensazioni: a tratti rabbia, a tratti pena, a tratti tenerezza,a tratti condivisione..insomma un concentrato di emozioni.
Non è un'esistenza a lieto fine, ma la narrazione di una vita vera, di un personaggio con le proprie idee e le proprie emozioni.
Limonov ha vissuto e vive PER lasciare il segno, ciò di cui è caratterizzata la sua vita è la volontà di fare ciò, distinguersi, non importa come. Beh, vi assicuro che attraverso questo libro il personaggio vi rimmarrà addosso, nel bene o nel male non credo si potrà mai dimenticare.
Veramente un plauso alla scrittura e alla sua struttura, lo scrittore è stato davvero bravo.
Io ne consiglio la lettura, credo che oltre alla piacevolezza della prosa in se, la vita di Limonov possa creare spunto per tante riflessioni personali.

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