Stoner Stoner

Stoner

Letteratura straniera

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Stoner è il racconto della vita di un uomo tra gli anni Dieci e gli anni Cinquanta del Novecento: William Stoner, figlio di contadini, che si affranca quasi suo malgrado dal destino di massacrante lavoro nei campi che lo attende, coltiva la passione per gli studi letterari e diventa docente universitario. Si sposa, ha una figlia, affronta varie vicissitudini professionali e sentimentali, si ammala, muore. E’ un eroe della normalità che negli ingranaggi di una vita minima riesce ad attingere il senso del lavoro, dell’amore, della passione che dà forma a un’esistenza.

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Stoner 2018-09-02 08:44:55 68
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68 Opinione inserita da 68    02 Settembre, 2018
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Lungo viaggio includente

L’ incedere della vita di un uomo ( Stoner) nei propri tratti salienti, una descrizione fredda, semplice e lineare a svelare dinamiche e perigliosita’ della vita stessa.
Sembra che William Stoner attraversi silenziosamente e pacatamente il fluire degli anni, da estraneo, annettendosi allo scorrere del tempo, uniformando azioni e sentimenti, oggettivandone il trascorso.
L’ incipit del romanzo ne è l’ epilogo, rappreso in quella indifferenza e silenziosa presenza di un vago e stemperato ricordo.
Ma poi, nel fluire della storia e tra le righe, scopriamo quanto le stagioni della vita impongano riflessioni e tentennamenti, scelte obbligate, desideri celati, rinunce, amarezze, amore, solitudine e riflettiamo su quanto egli abbia vissuto pienamente.
Unico figlio di una famiglia solitaria tenuta insieme dalla fatica, presto riconosce la necessità di un cambiamento, di una svolta necessaria, l’ allontanarsi da quel mondo rurale in cui il passato sorge dalle tenebre ed i morti tornano in vita di fronte a lui.
L’ università, l’ amore improvviso e devastante per la letteratura dopo l’ ascolto di un sonetto di Shakespeare gli regalano un senso di estraneità, un misto di pietà ed amore distante nei confronti della propria famiglia.
Da quel momento solo presso l’ università della Columbia proverà una sicurezza ed un calore mancatigli sin da bambino, un rifugio per sempre. La ricerca di un senso nell’ insegnamento contrapposto ad un matrimonio da subito fallimentare riveleranno il bisogno di dare un ordine a se stesso, diventando un buon insegnante, un senso del tutto sconosciuto nella propria vita matrimoniale.
Ci sarà un momento in cui chiedersi se la propria vita sia degna di essere vissuta e se mai lo sia stata, guidato dalla consapevolezza che alla fine tutte le cose sono futili e vuote e svaniscono in un nulla inalterabile.
Ci sarà una stagione in cui Stoner pare rimuovere la coscienza dal corpo che la contiene ed osservarsi dall’ esterno come un estraneo che ripete i gesti di sempre in modo stranamente famigliare, ma a quarantadue anni non vedrà nulla di emozionante nel suo futuro.
Apprenderà che l’ amore non è un fine ma un semplice processo di conoscenza e che la figlia Grace è una creatura aliena al mondo, costretta a vivere dove non può sentirsi a casa, avida di tenerezza e quiete ma costretta a cibarsi d’ indifferenza, insensibilità e rumore.
Gli anni successivi alla seconda guerra mondiale saranno i migliori della sua carriera e della sua esistenza. Con la piena maturità una riflessione profonda, se stesso lontano da se’ e mai così addentro, lo studio come valore intrinseco e non un mezzo in vista di qualche fine specifico.
Il tempo scorre verso un pensionamento prossimo ed indesiderato, non riuscendo a pensarsi vecchio mentre una rinnovata intimità con la moglie Edith parrebbe l’ inizio di un nuovo amore, perdonandosi per il male che si sono fatti l’ un l’ altra.
Ma è in quel momento che vedrà la propria vita con gli occhi di un altro, un vero fallimento.
Ha voluto l’ amicizia, la sicurezza e quiete matrimoniale e non ha saputo cosa farsene, tanto che si è spenta. Ha voluto l’ amore e ci ha rinunciato, ha voluto essere un insegnante e lo è diventato, ma sa di essere stato un insegnante mediocre. Ha sognato l’ integrità ed ha trovato la superficialità, ha concepito la saggezza ed ha trovato l’ ignoranza.
Una piccola parte di sè tra le pagine di un libro incompiuto e che li’ rimarrà per sempre, nella solitudine di gesti ripetuti, in una malattia improvvisa e devastante, nella indifferenza di un vago ricordo, in dialoghi rari, nel suono mozzato di un nome qualunque, nella certezza di una fine imminente, in se stesso, semplicemente William Stoner….
Che cosa rende questo romanzo un piccolo gioiello? Una indubbia linearità stilistica, descrizioni accurate, personaggi controversi, il semplice incedere dei giorni, ripetuti, riflessioni di una vita e su una vita, un certo distacco includente, un antieroe intransigente e scrupoloso ( accademicamente ) quanto impacciato ed affettivamente controverso, un senso di straordinaria normalità e riflessione sul senso dell’ esistere, mai così superficialmente profondo.

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Stoner 2018-06-17 13:47:02 Chiara77
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Chiara77 Opinione inserita da Chiara77    17 Giugno, 2018
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Guarda! Sono vivo!

Mi sono avvicinata alla lettura di “Stoner” di John Williams avendo delle aspettative altissime: ebbene, dopo aver ultimato il romanzo, posso dire che, per quanto riguarda la mia personale opinione, queste aspettative sono state rispettate in pieno, o anche di più.
In primo luogo vorrei sottolineare lo stile dell'autore: chiaro, essenziale, fluido e insieme poetico e struggente. Quante volte mi sono trovata di fronte opere contorte e complicate da un linguaggio assurdo e astruso, sperimentazioni linguistiche e stilistiche assurte a capolavori sulla sopportazione di noi poveri lettori. “Stoner” è il contrario di tutto questo. John Williams riesce a narrare la vita di un uomo nella quale non accade, apparentemente, niente di eccezionale ed a farne un capolavoro.
La grandezza di Williams sta proprio in questo: nel saper raccontare la vita di Stoner, nella quale non avvengono accadimenti strani e particolari, rendendola incredibilmente intensa e speciale. Nessuna avventura rocambolesca, azione o paura ci tengono incollati alla pagina. Ci innamoriamo di un protagonista che, forse spesso passivo e poco ambizioso, all'età di circa vent'anni subisce una specie di “conversione” verso la letteratura e decide di fare dello studio e dell'insegnamento la propria vita. Lo seguiamo nel percorso della sua esistenza, in cui incorrerà in scelte sfortunate ma anche nell'amore, fino alla fine.

“Oltre il torpore, l'indifferenza, la rimozione, quell'amore era ancora lì, solido e intenso. Non se n'era mai andato. […] Stranamente, l'aveva dato a ogni momento della sua vita, e forse l'aveva dato più pienamente proprio quando non si rendeva conto di farlo. Non era una passione della mente e nemmeno dello spirito: era piuttosto una forza che comprendeva entrambi, come se non fossero che la materia, la sostanza specifica dell'amore stesso. A una donna o a una poesia, il suo amore diceva semplicemente: Guarda! Sono vivo!”

Sarà difficile dimenticarsi di questo protagonista e di quest'opera scritta così bene.
Buona lettura.

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Stoner 2017-10-21 09:02:46 Renzo Montagnoli
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Renzo Montagnoli Opinione inserita da Renzo Montagnoli    21 Ottobre, 2017
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Uno di noi

Di questo libro ne avevo sentito parlare da tanti e sempre con giudizi ampiamente positivi, anzi entusiastici, tanto da fa supporre che fosse nata una Stonermania. Eppure, quando il romanzo fu pubblicato nel 1965 non ottenne molto successo, anzi finì con il diventare una delle tante opere che ogni anno vengono date alle stampe e che è già molto se ha un volume di vendite discreto; infatti, il titolo ben presto finì fuori catalogo. Fu in occasione della sua ripubblicazione nel 2003 che incominciò a incontrare i favori di un numero sempre più ampio di lettori che parlandone sui social network contribuirono in modo determinante a una sua ampia diffusione. Cosa era cambiato per fare diventare best seller un libro che quasi quarant’anni prima aveva incontrato solo tiepidi favori e quale era il motivo del suo travolgente successo? Era subentrata una nuova generazione di lettori, di gente che nel soffocante neoliberismo aveva cominciato a chiedersi quale era il senso della vita, insoddisfatta dai proclami secondo i quali ogni uomo è artefice di se stesso, desiderosa di trovare una verità che, per quanto non auspicabile al massimo grado, era però la premessa indispensabile per porsi le domande che il materialismo aveva soffocato: chi sono, cosa faccio, dove vado, posso ribellarmi al destino? In questo senso la figura di William Stoner, questo figlio di agricoltori che hanno lottato sempre e solo per sopravvivere, portati ad accettare la loro condizione con rassegnazione, si identificava e si identifica con quella di un uomo qualunque, come la sua vita è una vita qualunque, senza gesta memorabili, senza eroismi, insomma una vita come quella che è propria di ognuno di noi.
Stoner riesce a lasciare la desolazione della campagna laureandosi e quasi per caso scopre la sua vera vocazione di insegnante, si sposa con la prima donna che ha occasione di conoscere e non sarà un bel menage coniugale, riesce perfino ad avere un’amante per un breve periodo, ha contrasti con un collega prevaricatore nell’università in cui entrambi insegnano, arriva alla vecchiaia e in prossimità di quella pensione che non potrà tuttavia godere. Come un giunco sotto la forza del vento, Stoner si piega, ma non si spezza, certo potrebbe anche opporsi al destino, almeno in alcuni casi, ma non lo farà, come non lo facciamo noi, poco propensi a rincorrere l’incerto restando adagiati in un certo che non ci soddisfa, ma con il timore che cambiare sia peggio. All’inizio della lettura Stoner sembra un personaggio del tutto anonimo, una comparsa quasi, ma, mentre si procede, ci accorgiamo della sua personalità, delle sue miserie e delle sue grandezze, diventa sempre più familiare, troviamo in lui caratteristiche che ci accomunano, Stoner è solo uno di noi. E come ciascuno ha una valvola di sfogo alle vicissitudini della vita, come per esempio chi trova nella religione la forza per vivere e superare le avversità, Stoner ha una sua religione, laica, la letteratura, un’arte in cui immergersi e costruire un proprio mondo, un’arte a cui ha contribuito con una pubblicazione ed è questa pubblicazione che prende con difficoltà in mano negli ultimi istanti della sua vita, ma che sfuggirà dalle sue dita con l’ultimo respiro. A proposito, le ultime pagine di questo romanzo sono dedicate alla morte del protagonista e sono un’esperienza indimenticabile, certamente struggenti, ma il crescendo di partecipazione emotiva con un uomo che ripercorre in pochi minuti la sua esistenza di cui forse ora è soddisfatto consente di arrivare a vette eccelse, permette di raggiungere il sublime.
Non aggiungo altro, e le mie parole sono superflue di fronte a un simile capolavoro che si giudica da sé.

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Augustus e Burcher's CVrossing, entrambi di John Williams.
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Stoner 2017-09-28 09:35:08 AsiaD
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AsiaD Opinione inserita da AsiaD    28 Settembre, 2017
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FUORI FUOCO

Sarò una voce fuori dal coro, anzi senza dubbio, in quanto leggo solo recensioni di lettori sopresi e appassionati e innamorati di questo romanzo definito dai più un capolavoro.
Le mie aspettative erano altissime però purtroppo devo dire un po’ deluse; ho trovato un romanzo fuori fuoco, non centrato, una trama piuttosto piatta un po’ come la vita del nostro Stoner. Non posso dire che non mi sia piaciuto piuttosto che mi abbia lasciato un po’ indifferente.
Stile scorrevole sicuramente, senza guizzi però che rispecchia in questo perfettamente la vita di un professore in ombra, come se fosse l’unico in bianco e nero in un mondo pieno di colori. Capisco la voglia di raccontare la normalità e capisco chi dice che la normalità va apprezzata e santificata, ma credo che qui siamo di fronte ad una vita al di sotto della normalità. Per me la normalità è bella, è vita, è gioia, nella vita di Stoner non vedo niente di tutto ciò. Un uomo-vittima fondamentalmente, che si accontenta di un amore a metà, che forse è anche meno della metà, cercato e voluto senza una ragione di fondo perché mai ricambiato, di essere padre a metà subendo scelte della moglie, perdendo il diritto di ruolo di guida per la vita della figlia che chiaramente subisce tutte le conseguenze crescendo con una profonda ferita dentro che si riflette nelle scelte superficiali e subite che si trova a fare. E’ per questo che non sono entrata in empatia con questo personaggio perché nel suo non fare e non decidere è responsabile di tutti fallimenti suoi e delle persone che in teoria ama e lo amano. Per non parlare della povera Katherine che forse è l’unica che dà un pizzico di vitalità alla vita ordinaria del professore e che ne rimane comunque scottata.
In fondo anche il suo essere diventato un professore è capitato quasi per caso, l’ennesima scelta non fatta.
Forse l’unico aspetto di resistenza lo si ritrova nel suo annoso e faticoso braccio di ferro con Lomax e la difesa della purezza dell’indipendenza del giudizio di un professore verso un suo alunno senza piegarsi a direttive che provengono da ranghi accademici superiori. Ma quanto poi si possa parlare davvero di resistenza in difesa di un principio solido non riesco a dirlo con certezza, potrebbe essere più la volontà di non transigere ad una regola stabilita, muoversi nel solo terreno conosciuto; la stessa cosa vale per la decisione di non andare in guerra probabilmente non per un principio pacifista, che chiaramente sarebbe solo che da apprezzare, quindi in un senso di rivolta, ma per paura di lasciare la strada vecchia per la nuova.
Ecco sono questi in sintesi i motivi per cui non provo particolare simpatia per Stoner, non sono entrata in empatia, nonostante è chiaro che durante la lettura varie volte ho pensato “ma povero!”, però non ho sofferto per lui e con lui, ma anzi spesso mi sono ritrovata indispettita, volevo dirgli “ma forza dai, rispondile, fa qualcosa, non puoi permetterlo!”.
Detto ciò, è una lettura che comunque consiglio in quanto scorrevole e tutto sommato piacevole e poi un romanzo considerato da così tante persone un capolavoro va letto.

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Stoner 2017-04-03 18:26:42 Valerio91
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Valerio91 Opinione inserita da Valerio91    03 Aprile, 2017
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Cronache di una vita ordinaria

Ero molto incuriosito da quest'opera, pubblicata nel 1965 ma riscoperta solo recentemente da critica e pubblico, tanto da farne un vero e proprio caso letterario. Peccato che il suo autore non abbia potuto goderne il successo, accostandosi nella sventura al personaggio da lui stesso creato.
"Stoner" è un libro particolare nella sua semplicità. Si legge la trama e viene da chiedersi: "come può un romanzo con queste premesse essere avvincente?". Sta in questo il maggior pregio dell'opera, saper rendere interessante e avvolgente la vita di un semplice uomo, mostrandolo vividamente al lettore, che in alcuni dei suoi tratti non potrà fare altro che rivedere sé stesso.

William Stoner è un semplice ragazzino di campagna che non conosce l'altro che i lavori della terra e i confini di quest'ultima. Quando i suoi genitori decidono di mandarlo a studiare agraria all'università, il giovane Stoner decide di partire con un'indifferenza per la propria sorte che lo accompagnerà per gran parte della sua vita.
All'università capirà di amare la letteratura piuttosto che l'agraria, e questo lo porterà a diventare un professore di quella materia nella stessa università in cui ha studiato. Farà questo per tutta la vita, e probabilmente è l'unico ambito in cui riuscirà a imporsi un po' in più, senza accettare gli eventi con passività come in tutti gli altri aspetti della sua vita. Sì, perché si innamorerà di colpo e sposerà una donna folle che lo renderà infelice, senza fare nulla per cambiare le cose; si vedrà privato dell'amore di sua figlia e rimarrà inerme anche quando quest'ultima si abbandonerà e manderà in malora la propria vita con la stessa indifferenza del padre, se non più acuta; lascerà che l'unica donna che ha amato davvero e che lo ha reso felice si allontani da lui, soltanto per i limiti impostigli dal giudizio altrui.
Stoner fa rabbia, delle volte, ma non si può fare a meno di provare empatia e tenerezza per lui, forse perché in alcuni dei suoi tratti ci si rivedono più o meno tutti. Questo è un libro che ci prende per mano, che ci sussurra e ci invita a conoscere la vera storia di un semplice uomo, illuminando gli antri segreti della sua vita, scrutandolo alla luce della sua stessa lampada, seduti su una sedia all'angolo della stanza. Ed è solo così che si può trovarne la profondità d'animo, quella che all'esterno non traspare quasi mai perchè si rende manifesta solo nell'intimità, quando si è soli con sé stessi.

"A quarantatré anni compiuti, William Stoner apprese ciò che altri, ben più giovani di lui, avevano imparato prima: che la persona che amiamo da subito non è quella che amiamo per davvero e che l'amore non è una fine ma un processo attraverso il quale una persona tenta di conoscerne un'altra."

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Stoner 2017-03-07 09:16:52 topodibiblioteca
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topodibiblioteca Opinione inserita da topodibiblioteca    07 Marzo, 2017
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L’impresa eccezionale è essere normale

Ho deciso di leggere questo libro per curiosità, influenzato dalle innumerevoli recensioni positive trovate in rete, dal passaparola diffuso su social network e sui vari blog letterari. Conoscendo a grandi linee la vicenda narrata, ben sintetizzata dall’autore nell’incipit: “William Stoner si iscrisse all’Università del Missouri nel 1910………gli fu conferito il dottorato in Filosofia e ottenne un incarico presso la stessa università, dove restò a insegnare fino alla sua morte..” mi  solleticava il pensiero di comprendere le ragioni di tutto questo successo, trattandosi della narrazione di una vita tutto sommato piatta, routinaria, forse anche banale, di un uomo che nasce, vive e muore senza mai allontanarsi dai luoghi della propria infanzia. Poi ho capito, proprio come nei versi di una celebre canzone,  che “l’impresa eccezionale è essere normale”, e ciò che affascina è la facile similitudine e l’immedesimazione tra  la vita di Stoner e quella di molti di noi.
Pertanto merito indiscusso al suo autore John Williams, nell‘essere riuscito ad emozionare e creare empatia nei confronti di questo protagonista. Ho trovato molto interessanti le parti del libro, in cui viene descritta minuziosamente la carriera universitaria di Stoner (ben conosciuta dall'autore che nella vita era infatti docente universitario): le lezioni, i seminari di letteratura inglese tenuti all’Università di Columbia nel Missouri- in cui l’autore dà sfoggio della sua conoscenza in materia, in particolare il periodo del romanticismo inglese-, i momenti di tensione e scontro vissuti con un collega professore. Le ho trovate pagine molto realistiche in cui sembra veramente di assistere come spettatori allo svolgimento della vita accademica, entrando ad esempio in punta di piedi nella commissione di valutazione riunitasi per decidere sull’ammissione al dottorato di uno studente.

Non mancano poi riflessioni significative così plausibili e comuni a molti esseri umani, riflessioni che almeno una volta nella vita ognuno di noi è portato a fare: “…Era arrivato ad un’ età in cui…gli si presentava sempre la stessa domanda…Si ritrovava a chiedersi se la sua vita fosse degna di essere vissuta. Se mai lo fosse stata...”. La vita di Stoner alternerà infatti episodi piacevoli ed inaspettati, a situazioni conflittuali e dolorose tanto nella sfera del lavoro quanto in quella privata, personale, in cui si staglia inevitabilmente il difficile rapporto vissuto con moglie e figlia.
In ogni caso, a giochi ormai fatti, sul letto di morte, il "bilancio di vita" di Stoner non può che definirsi positivo, come ben sintetizzato dall'autore: egli infatti ha potuto ambire a tutto ciò che aveva desiderato. Ha avuto amici, amore, una carriera complessivamente soddisfacente; tutti aspetti che ci portano inevitabilmente a provare una forte simpatia nei confronti di questo personaggio, normale ma allo stesso tempo così speciale.

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Stoner 2017-01-25 11:02:53 Luca46034
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Luca46034 Opinione inserita da Luca46034    25 Gennaio, 2017
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Forte e delicato

Un libro straordinario, riscoperto in questi anni grazie alla pubblicazione di Fazi. La trama è assai semplice perché racconta la vita di un professore, però lo stile dell'autore crea grande empatia col lettore e non si può non rimanere legati alle pagine di questo romanzo che indaga il senso della vita di un uomo all'apparenza semplice e dimesso come la stragrande maggioranza delle esistenze di ognuno di noi. Secondo me la forza di questo libro è la capacità di far capire quanto straordinaria può essere ogni vita se indagata fino in fondo, in ogni sfumatura, se cioè non ci si limita all'apparenza esteriore. Williams fa questo in maniera straordinaria.

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Stoner 2017-01-24 21:34:13 Mane
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Mane Opinione inserita da Mane    24 Gennaio, 2017
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Feroce e delicato

“Conservava la coscienza del proprio sangue e dell’eredità lasciatagli dai suoi antenati, con le loro vite oscure, faticose, stoiche, e un’etica che gli imponeva di offrire al mondo tiranno visi sempre inespressivi, rigidi e spenti.”

Stoner è un bellissimo dramma psicologico, il cui protagonista è un uomo, armato, contro le asperità di una mesta esistenza, soltanto del suo mansueto stoicismo ostinato e di un fatalismo che lo rende quasi verghiano.

È una storia comune raccontata in modo straordinario, attraverso uno sguardo attento ai momenti apparentemente più marginali del mosaico eppure estremamente significativi.

L’incipit è piuttosto lento, e ci introduce allo stile di scrittura scelto da Williams: fatto di una grande meticolosità nelle descrizioni fisiche dei caratteri e una particolare inclinazione nello scandagliare l’animo di Stoner, dalle più fugaci percezioni subconsce fino ai pensieri più complessi ed elaborati.
Una volta acquisita una certa confidenza con il protagonista però, la lettura guadagna ritmo e si è trascinati direttamente dentro gli accadimenti con un grande senso di coinvolgimento che culmina sul finale, carico di un intimità cresciuta progressivamente attraverso le pagine.

Se desiderate una lettura che non vi turbi,
è meglio che questo romanzo non vi capiti tra le mani, perché la sua delicatezza e malinconia mordono con ferocia senza che ve ne possiate svincolare facilmente.

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Stoner 2016-12-10 12:22:17 siti
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siti Opinione inserita da siti    10 Dicembre, 2016
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Lascia correre

Romanzo dallo stile pulito, scorrevole, funzionale al contenuto e ad esso strettamente correlato. Si legge d’un fiato e non manca di restituire al lettore giusta ricompensa: una bella storia, tanti spunti di riflessione, un personaggio indimenticabile e soprattutto naturale empatia. Come non simpatizzare per un giovanotto che a dispetto della sua umile origine trova le risorse in se stesso per esplorare il suo percorso di vita, un ragazzotto che fa dell’amore per la letteratura la sua identità, che da adulto riesce a convivere con le storture della vita senza mai sgomitare, senza mai mancare di rispetto a nessuno, senza fondamentalmente tradirsi mai?

Apparentemente imperturbabile, possiede una grande capacità di amare che gli fa scivolare addosso le cattiverie della moglie, le gelosie di un ambiente lavorativo ostile, le mire vendicative di un collega, essendone comunque pienamente cosciente ma volutamente superiore. Mentre Stoner, tassello dopo tassello, costruisce la sua crescita personale in una parabola di vita, a mio avviso stupenda, tutto il contesto è altamente distruttivo. La sua vita coincide con il culmine dell’aberrazione umana, i due conflitti mondiali, a più riprese lo scritto evidenzia il pensiero pacifista dell’autore, e tra di essi il periodo nero della recessione economica seguita alla crisi del ’29. La stessa forza distruttiva è mirabilmente rappresentata dalla figura della moglie, dal loro matrimonio, dal destino della loro figlia; eppure Stoner resiste, il personaggio più resiliente che abbia mai conosciuto. Non sono affatto d’accordo con chi vede in lui un inetto, mai mi sono disperata per le avversità da lui patite, mai una volta, nel corso della lettura ho disapprovato le sue scelte, al contrario ho visto in lui un grande esempio di vita, una capacità, la sua, di scorgere l’essenziale e di non farsi toccare dalle miserie umane, adottando una strategia vincente, quella degli abitanti della sua terra educati all’imperturbabilità fin da bambini. Al momento delle scelte decisive, pragmatiche, fondamentali, pur soffrendo, non sbaglia un colpo. Posto di fronte alla malattia e alla morte, come tutti, sperimenta un’estrema disillusione rispetto alla sua esistenza, eppure è ancora capace di riconoscersi il giusto merito: non ci può essere fallimento laddove si ci si è profondamente rispettati e mai traditi.
“La coscienza della sua identità lo colse con una forza improvvisa, e ne avvertì la potenza. Era se stesso, e sapeva cosa era stato”.
Bellissimo, struggente, dentro il cuore.

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Quel che resta del giorno
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Stoner 2016-06-28 07:55:02 C.U.B.
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C.U.B. Opinione inserita da C.U.B.    28 Giugno, 2016
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Il professore

Il campo prima di produrre frutti esige il sudore, la fatica, le dure ore di lavoro e le mani si ingrossano, si deformano, si scuriscono di quella stessa terra che pigmenta la pelle e segna le mani dell'agricoltore. Ma i tempi si evolvono e così anche le tecniche, i risparmi di una vita vengono destinati agli studi di William, l'unico figlio che frequentera' la facolta' di agraria all'Universita' del Missouri.
Un sonetto di Shakespeare puo' scuotere gli animi, blandire la mente, indicare il percorso.
Per William Stoner fu la svolta , fu binario verso la facolta' di letteratura inglese e filosofia in quello stesso ateneo in cui avrebbe trascorso il resto dei suoi anni.

John Williams ci regala uno splendido romanzo che si avvale di bella scrittura per condurci con accanimento di semplicita', trasparenza e realismo nella vicenda di un protagonista la cui vita farebbe pensare a tutt'altro che alla trama di un best seller. William Stoner non e' eroe ma nemmeno martire, e' un individuo cui l'abilita' letteraria del suo autore dona spessore, intensita', fidelizzazione alle righe di un lettore circondato dalle atmosfere dell'uomo comune.

Stoner non ha nulla da condividere con la banalita' del perdente. E' uomo onesto, sa accanirsi, sceglie l'amore anche quando gli costa sofferenza. Sfoggia l'abilita' di trovare quiete ed equilibrio anche in situazioni snervanti, circondato dai suoi studi e dai suoi libri. Ma non e' immune dall'errore, dalla mancanza di reattivita' in tante, troppe occasioni .
William e'  il trasporto e la dedizione di un uomo solo rifugiato tra gli scaffali di una grande biblioteca lontano dal mondo reale, e' l'anestetico oblio del  professore che nessuno ricordera', e' la mortificazione  di unmarito malvoluto dalla sua sposa, e' la tragedia del fallimento di un padre. E' il trionfo della scrittura, di quanto una buona penna e una mente sensibile possano rendere indimenticabile qualunque storia.

" Perche' ti aspetti sempre che il mondo sia qualcosa che non e', qualcosa che non vuole essere. Sei il maggiolino nel cotone, tu. Il verme nel gambo del fagiolo. La tignola nel grano. Non riusciresti ad affrontarli, a combatterli: perche' sei troppo debole, e troppo forte insieme. E non hai un posto al mondo dove andare. "

Tra i libri che una volta terminati si ripongono sullo scaffale delle potenziali riletture.

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