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Cuccioli per i Bastardi di Pizzofalcone
 
Cuccioli per i Bastardi di Pizzofalcone 2016-02-23 21:22:45 Bruno Elpis
Voto medio 
 
4.3
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
5.0
Bruno Elpis Opinione inserita da Bruno Elpis    23 Febbraio, 2016
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Tutti disancorati, tutti alla deriva

I “Cuccioli” di Maurizio De Giovanni sono una neonata abbandonata (“Un cucciolo randagio trovato tra la spazzatura in una città ribollente di odio e di violenza”), sono i bastardini di piccola taglia che misteriosamente scompaiono, sono le persone indifese che si suicidano (“In un certo qual senso quei randagi gli ricordavano i solitari, depressi anziani vittime dell’abbandono che da un po’ di tempo, nella zona, finivano male: per mano propria o altrui”) e che insospettiscono Giorgio Pisanelli detto “il presidente”.

Si occupano di queste trame i bastardi di Pizzofalcone, l’unità operativa che spera di sopravvivere dopo lo scandalo che ha travolto il commissariato.
I “bastardi” sono persone che hanno un conto aperto con la vita e che vengono efficacemente delineate (“Un pazzo violento che metteva le mani al collo dei sospettati; una mezza spostata fissata con le armi… un siciliano che forse passava informazioni alla mafia… una povera donna con un figlio minorato e un vecchio con l’ossessione dei suicidi”) da uno di loro, Marco Aragona, uno spaccone (“Si diceva che fosse un raccomandato…”) che tuttavia risulta simpatico e che non è insensibile – a modo suo – ai richiami del sentimento.

Francesco Romano (detto Hulk) ritrova la neonata abbandonata e, forse anche a causa di un incompiuto senso della paternità, si lega alla piccola che combatte in ospedale per sopravvivere (“Io sospetto una sepsi precoce da streptococco”), la veglia, la protegge con la forza dello spirito. Intanto i “bastardi” seguono tutte le tracce (“Alla fine della confessione, mi ha chiesto se rinunciando a suo figlio una madre andava all’inferno”) e non demordono.

Le vicende poliziesche dei sei personaggi principali s’intrecciano ai loro trascorsi personali e famigliari, ai loro amori e affetti presenti, secondo la logica della ricorrenza sceneggiata e fidelizzante, anche in vista della serie che dai romanzi verrà tratta per il piccolo schermo.

Giudizio finale: cantilenante, moderatamente animalista, televisivo.

Bruno Elpis

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