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Ninfa dormiente
 
Ninfa dormiente 2020-05-29 09:32:52 ornella donna
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3.5
Stile 
 
3.0
Contenuto 
 
3.0
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4.0
ornella donna Opinione inserita da ornella donna    29 Mag, 2020
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la popolazione dei resiani e i suoi misteri

Torna Teresa Battaglia, profiler e felice creatura di Ilaria Tuti, ne Ninfa Dormiente. Una donna poliziotta, capace , preparata e sagace, ma con un dolore continuo e costante che gli rovina la vita:
“Teresa attendeva il dolore con impellenza, si lasciava afferrare, riconoscente, perché la sofferenza non veniva mai a trovarla da sola. Nell’oscurità, nel silenzio, nella solitudine, le sembrava di sentire (…) Era una sensazione di cristallo, così fragile che anche solo un sospiro avrebbe potuto infrangerla.”
Qui è alle prese con quello che comunemente si definisce un “cold Case” : un caso irrisolto che affonda le radici in un tempo passato. In particolare riguarda un quadro, detto appunto Ninfa dormiente, realizzato dal pittore Alessio Adrian, che lo ha dipinto intingendo dal cuore e dal sangue di una donna, come risulta dagli esami tossicologici:
“Era il ritratto di una donna. (…) Aveva una pienezza, una tridimensionalità che sconvolgeva. Era il viso di una giovane donna , di una grazia talmente singolare che coglieva impreparati. Gli occhi chiusi, le lunghe ciglia abbassate a sfiorare le guance, le labbra appena schiuse. Aveva un’aria esotica, anche se in modo indefinibile. I capelli bruni incorniciavano un volto dall’incarnato lunare e scendevano fino al petto, in onde che perdevano i contorni fino a sfumare verso i limiti del foglio. Era una bellezza magnetica e soave, algida e impetuosa, raffinata e selvatica. Rossa e nera, come la passione.”
Qual è la spiegazione di questo fatto così inquietante? Il pittore non può più pronunciarsi. Da allora è ridotto ad un vegetale, non parla, fissa continuamente verso il bosco che vede dalla finestra della sua stanza. Teresa gli si avvicina con cautela, riflettendo sullo sguardo :
“Non era lo sguardo spento di un anziano malato di mente. Gli occhi del viso di Adrian erano due braci ardenti, magneti conficcati nel viso magro, dall’ossatura forte. Non era uno sguardo vacuo e nemmeno benevolo. Era ferino.”
Da questo parte la nostra investigatrice giungendo alla scomparsa nel nulla di una giovane donna abitante nella Valle Resia. Sarà arduo arrivare al compimento della verità. Infatti, sarà necessario risalire a paure ancestrali, a segreti e a miti che si ricongiungono alla notte dei tempi, ad una concezione della donna-madre difficile da estirpare, ad un matriarcato duro e spietato che non concede deroghe.
Un libro poderoso, scritto con una prosa precisa che racconta con perizia e metodo di un popolo atavico, come quello dei resiani, popolazione friulana al confine con la Slovenia. Intrigante è proprio la descrizione particolareggiata e storica di questa etnia, dalla forte connotazione femminile. Un libro che accanto all’indagine vera e propria, si caratterizza per un lato antropologico molto profondo e dettagliato. Una ottima lettura, anche se poderosa e non sempre scorrevole.

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