La strada La strada

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lasuggeritrice Opinione inserita da lasuggeritrice    02 Giugno, 2011
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Dove la speranza è solo un passo in più sulla stra

Un uomo e un bambino percorrono LA STRADA, una strada fatta del niente che è rimasto, del vuoto che è rimasto, del silenzio che è rimasto dopo un'inspiegabile distruzione. La cenere, il grigio, l'assenza del colore dominano uno scenario in cui ci si chiede per cosa vale la pena vivere in questo modo se la vita non è più tale. Ma quell'uomo e quel bambino sono padre e figlio, e per quel padre ha senso che il suo bambino VIVA, e non perda il fuoco che ha dentro, pur temendo in ogni attimo per la sua vita, pur temendo in ogni attimo che lui stesso dimentichi la speranza che gli insegna, pur temendo che quel fuoco si spenga. Come se non fosse mai stato acceso. A ogni parola percorriamo un passo su quella strada, passi pesanti, lenti, come la magistrale narrazione. Dov'è Dio quando un padre è costretto a puntare la pistola in fronte al figlio per impedire che finisca nelle mani e nelle fauci letterarli degli uomini malvagi? Dov'è la bontà, quando vive solo sulle labbra di un bambino che quando ruba nelle case abbandonate da tempo si chiede "Siamo ancora noi i buoni?" I dialoghi sono da brivido, immedesimarsi fa male, ma fa anche riflettere. Mi ha ricordato lo splendido "Cecità" per certi versi, ma questo libro è ancora più implacabile perché non si chiude e non riconcilia. La speranza, Dio, il cuore, restano appesi a pochi esseri umani che se li trascinano sulla strada camminando verso non si sa cosa... eppure camminano.

Ho visto prima il film e questo è stato un peccato, per quanto bello fosse il film, mi ha imposto le sue immagini e avrei preferito di no. Comunque un libro davvero straordinario!

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ferrarideandre Opinione inserita da ferrarideandre    21 Luglio, 2010
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un libro etico

Recensione a “La strada”, Cormac Mc Carthy, Einaudi, Torino 2007
di Alberto Ferrari
Un uomo e un bambino, un padre e suo figlio vagano tra le lande caliginose di un mondo che fu. Un disastro nucleare, o qualcosa di strettamente imparentabile, ha distrutto praticamente tutto. Tutto è bruciato e poi riarso, fuso e raffreddato, assumendo in alcuni casi forme bizzarre. Come i palazzi superstiti, sbilenchi a causa del calore infuocato, con le finestre panciute come se fossero guarnite dal pasticciere a completamento di una torta a più piani. La natura stessa altro non è che un ammasso di rottami bruciati. Nei boschi le piante si schiantano a terra come in domino spettrale. Fra questa immane desolazione c’è ancora qualche essere umano condannato a vivere. Sarebbe stato cento mille volte meglio morire anziché dover scontare un’agonia tanto atroce. Ma il gioco della sorte fra chi muore e chi sopravvive a una disgrazia è imperscrutabile. I vivi si rassegnano cercando di adattarsi meglio che possono, oppure si ribellano ponendo fine a una vita inaccettabile. Così farà la donna, moglie e madre di quell’uomo e di quel bimbo per sottrarsi alla violenza carnale e al cannibalismo delle bande di predoni che vagano come indemoniati. Lei vorrebbe uccidersi insieme al figlio che ha da poco partorito, per sottrarre entrambi alla furia inaudita di chi verrà un giorno a stanarli da dove sono nascosti. Ma il marito glielo impedisce, così come impedisce a se stesso di seguirla nel bosco con un’arma in pugno da rivolgere, alla fine, contro se stesso. Quell’uomo sente che se mai un giorno il mondo dovesse offrire una chance all’umanità, vuole che quella chance sia per suo figlio. E così loro due, padre e figlio, si mettono in cammino. Dopo anni sono ancora lì sulla strada a spingere un carrello del supermercato con dentro le poche scorte, lesti a scansare tutti i tipi di incontri. La direzione è verso sud, dove da sempre ogni uomo crede di trovare un clima più mite. Nel caso loro, più mite rispetto al freddo polare che non gli sta dando tregua insieme alla pioggia, a tratti battente, e alla cenere, che ricopre ogni cosa di grigio. Oltre insegnare al figlio a difendersi e a procacciarsi il cibo – alla ricerca degli alimenti rimasti dalla società che fu – il padre deve trasmettergli l’etica della sopravvivenza. E così scopriamo, nel linguaggio basico del figlio, che loro sono i buoni, e lo sono perché hanno il fuoco dentro; inoltre loro non mangeranno mai la gente, neppure se dovessero morire di fame, come per altro spesso sembra stia per accadere. Mangiar la gente è cosa da cattivi. E i cattivi vanno evitati perché pericolosi; se non è possibile evitarli, vanno affrontati e uccisi. In ogni caso, loro non devono cadere vivi nelle mani dei cattivi, per nessuna ragione. Nel corso della narrazione il bambino ripete più volte questi insegnamenti a voce alta insieme al padre, e intanto acquista fiducia in essi, al punto che il padre vedrà nel figlio la personificazione del Bene.
Mc Carthy ci consegna un romanzo che si regge su un rapporto umano rappresentato in un contesto esistenziale estremo. Quello che colpisce è che l’eccezionalità della situazione non muta l’etica dell’esistenza. Questo è il messaggio di questo splendido romanzo di formazione. Non è la sopravvivenza che detta le leggi dell’etica, bensì l’etica è una legge innata che trascende la contingenza, per quanto estrema quest’ultima possa diventare. Infatti gli antropofagi, che sopravvivono nel modo più primitivo e bestiale, hanno fatto una scelta si pone al di fuori dell’etica. Per loro vivere non ha nessun senso al di fuori della sopravvivenza. Viceversa il padre e il figlio vivono perché hanno un obiettivo etico. Anche il suicidio della madre è una scelta etica. La donna rifiuta l’abiezione di un esistenza moralmente indegna con il suicidio. Il marito non ha argomenti da obiettare alla scelta della moglie. Non la biasima. Semplicemente lui si mette al servizio del figlio, secondo un disegno etico che prevede sì la remotissima ipotesi di un domani normalizzato, ma soprattutto che prevede la concreta ipotesi di un oggi da vivere eticamente, non importa quanto difficoltoso ciò possa diventare. E così l’unico bene che vale davvero la pena di salvaguardare per la posterità è il Bene inteso come legge morale. E nessuno meglio di un bambino è in grado di tramandare questo bene, dopo che un padre gli ha insegnato a custodirlo.

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marbald75 Opinione inserita da marbald75    29 Giugno, 2010
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Visionario

Libro molto bello, scorrevole e coinvolgente con un finale adeguato a tutto quello che è il filo conduttore della storia. E' un libro al quale determinati tipi di persone non si dovrebbero accostare per non rimanere delusi ed esprimere poi commenti inadeguati. Se avete visto film quali "io sono Leggenda", "28 settimane dopo", "28 giorni dopo" e ne siete rimasti affascinati fiondatevi in libreria a compralo altrimenti lasciate perdere. E' una storia post-apocalittica in cui riemerge l'istinto animale dell'uomo.

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gracy Opinione inserita da gracy    29 Giugno, 2010
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"Come l'inizio di un freddo glaucoma che offuscava

Un uomo ed un bambino, padre e figlio di cui non conosciamo i nomi, si spostano verso sud in un paese non ben definito a causa di una catastrofe non specificata, sentono freddo e patiscono la fame. Il mondo è diventato cenere ed il mare non è più blu. La paura di incrociare altri uomini vagabondi e macilenti lungo i loro cammino è il sentimento che sovrasta per tutto il libro, assieme alla paura di morire.
E' così che l'intelligenza umana si ridimensiona dinnanzi alla distruzione della civiltà, catalogando gli uomini in buoni e cattivi?
....I buoni portano il fuoco.

"Ci dimentichiamo le cose che vorremmo ricordare e ricordiamo qulle che vorremmo dimenticare."

"Quando non ti resta nient'altro imbastisci cerimoniali sul nulla e soffiaci sopra".

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Robbie Opinione inserita da Robbie    13 Giugno, 2010
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un mondo andato avanti (nel senso peggiore)

Un ottimo romanzo, a prescindere dal fatto che i personaggi potevano essere forse maggiormente caratterizzati e che alcune situazioni non appaiono molto realistiche (i protagonisti in certi momenti sarebbero sicuramente morti assiderati). Lo scrittore narra del disperato tentativo di manciate di uomini di sopravvivere alla devastazione causata da un apocalisse (forse atomica) che ha spazzato dal mondo non solo gran parte della popolazione, ma anche ogni tipo di benessere, di ordine sociale e morale. Romanzo dall'atmosfera particolarmente cupa, molto cinico, in un mondo desolatamente annerito e privo di colori, dove non c'è quasi spazio per la misericordia (i barlumi autentici di umanità arrivano in gran parte dal bambino – portatore autentico del fuoco e speranza di un mondo migliore), in quanto l'unico obiettivo è la sopravvivenza, l'andare sempre avanti lungo l'interminabile strada fino ad arrivare al mare. Un libro che si legge in un fiato, che consta di circa 220 pagine, privo di capitoli come a sottolineare che non vi sono eventi particolari o straordinari tali, da dover dividere il romanzo in capitoli, dato che rispecchia ciò che aspetta i due protagonisti, cioè il susseguirsi di una grigia esistenza colma di paura e di stenti, seguendo un percorso quasi di espiazione, accollandosi il fardello pesante delle colpe di tutta l'umanità. Il romanzo getta inoltre inquietanti interrogativi (attuali per la nostra società – attenta solo ai profitti e non al costo ambientale da pagare) su un futuro in cui l'ambiente è stato totalmente distrutto, probabilmente irrimediabilmente.

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fabiomic75 Opinione inserita da fabiomic75    24 Mag, 2010
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Angosciante

Futuro post atomico? Terza guerra mondiale? Sconvolgimenti climatici? Cos'è successo al mondo? Padre e figlio attraversano l'America in cerca di altri sopravvissuti "buoni" e lo fanno tra mille difficoltà, cercano con vari espedienti cibo e abiti caldi che gli consentano giorno dopo giorno di rimanere in vita. I pericoli sono in agguato ovunque e la sensazione che tutto sia vano attanaglia spesso il padre che però per l'amore che nutre per il figlio tenta in ogni modo di portarlo in salvo. Notevole la capacità di McCarthy di rendere le atmosfere apocalittiche che circondano i protagonisti. E' un libro che colpisce, coinvolge e commuove. Assolutamente consigliato!

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pinucciobello Opinione inserita da pinucciobello    12 Aprile, 2010
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Angosciante ma da leggere

Letto tutto d'un fiato ma con un profondo senso d'inquietudine, tuttavia è rimasto dentro di me per mesi, sia per l'angoscia che inevitabilmente ti prende sia per la profonda tenerezza che emana ill rapporto padre-figlio in una situazione limite. Avevo già letto altri romanzi dello stesso autore e li avevo molto apprezzati, questo forse risulta meno godibile, ma sicuramente più profondo.

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c.rossi Opinione inserita da c.rossi    02 Marzo, 2010
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Avvincente e angosciante

Una storia intensa, potente ed onesta.

Una vera e propria gara di sopravvivenza anche per il lettore. Gli stati d'animo si alternano in ogni istante: dal terrore all'angoscia alla disperazione al sollievo e di nuovo alla disperazione totale.
Leggere può diventare una vera e propria agonia, in ogni pagina ti ritrovi a maledire la decisione del padre di andare avanti, nonostante le prospettive di morte, nonostante l'assenza di speranze.

L'onestà del libro nasce invece dal fatto che McCarthy, pur servendosi di un fondale di scena (distruzione della terra, estinzione della razza umana,..) che può far arricciare il naso facilmente a chi non ama le emozioni "facili" di un film dell'orrore di serie B, riesce a fare in modo che alla fine della lettura sarà la storia del rapporto tra un padre e un figlio che avrà colpito emotivamente il lettore, più degli episodi "splatter" contenuti nel romanzo.

Un libro che vi farà stare male. Da leggere. Assolutamente.

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kabubi81 Opinione inserita da kabubi81    19 Febbraio, 2010
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La Strada

Non sono per niente d' accordo con alcune opinioni lette, che parlano di monotonia e ripetitività, di poter saltare pagine senza perdersi niente... Il grigiume, la ripetitività delle giornate e l' assenza di "colpi di scena" eclatanti sono il nucleo stesso del libro, la lunga camminata verso il mare e (forse) verso una speranza in mezzo al nulla non poteva essere meglio descritta, la pena e l' amore che vincolano padre e figlio sono l' unica luce a rischiarare un mondo post- apocalittico avvizzito e quasi privo di vita... Penso che McCarthy abbia raccontato questa "favola nera" riuscendo nel difficile intento di conciliare poesia e crudezza, disperazione e speranza, riuscendo ogni tanto a strappare un sorriso con gli scambi di brevi battute tra i protagonisti, e regalando un finale emozionante e commovente.... Da parte mia assolutamente consigliato, ma certo no per tutti...

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andrea70 Opinione inserita da andrea70    22 Novembre, 2008
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Bello ma non esageriamo

L'argomento degli ipotetici scenari post apocalisse nucleare non è per niente originale , la letteratura ed il cinema sono pieni di precedenti più o meno (di solito meno...) riusciti.

Cosa distingue questo libro dagli altri ? : la prospettiva da cui viene guardata la vicenda , la capacità di Mc Carthy di rendere "vivibile" la solitudine dei personaggi , l'assenza di descrizioni ,a parte la cenere ed il buio, sembrano quasi voler sottolineare che non è rimasto effettivamente nulla.

Molto toccanti i punti in cui il padre racconta al figlio episodi e cose della vita prima della catastrofe e il bambino crede che siano favole "ma c'era veramente?...". Padre e figlio in viaggio verso quella che pare l'unica speranza (il mare...) , senza più nulla che abbia valore tranne il loro affetto. Drammatico il finale che però lascia ancora un barlume di speranza.

Sicuramente non è un capolavoro in assoluto (se agli americani basta così poco per innalzarlo a questo livello allora devono imparare parecchio in fatto di letteratura...) , ma nel contesto dei libri sull'umanità che si ricostruisce (o sopravvive) dopo una catastrofe di proporzioni planetarie è uno dei migliori.

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pfert Opinione inserita da pfert    17 Settembre, 2008
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il fuoco

Il romanzo racconta un viaggio lungo, estenuante, in uno scenario apocalittico, di un uomo e di un bambino che hanno una strada come unica guida verso il mare. Nell’orrore del cammino risulta più toccante e consolatorio il rapporto bellissimo tra padre e figlio, l’uomo e il bambino, un rapporto di fiducia, di difesa, di amore, un rapporto che dimostra che la vita continua in un infinito passaggio di testimone, tra il mondo da non dimenticare e il nuovo orizzonte senza più colori.

Nelle parole con cui il romanzo si chiude sta il vero e profondo messaggio del libro, il passaggio di testimone tra padri e figli (il fuoco che essi dicono di portare), che può restituire un futuro anche quando sembra che ogni speranza sia perduta.

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galloway Opinione inserita da galloway    18 Mag, 2008
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La strada del mondo

Ho letto questo libro tutto di un fiato. In termini pratici dirò di avere fatto il viaggio Napoli-Bologna senza accorgermene. Una prosa scarna, frasi brevi, niente incisi, parentesi, virgolette, capitoli ed altri segni di punteggiatura.
La narrazione scorre a tutto tondo, senza corsivi, senza note solo uno scorrere rapido fatto di paragrafi brevi e spaziati. Un uomo e un bambino viaggiano attraverso le rovine di un mondo ridotto a cenere in direzione dell'oceano, dove forse i raggi raffreddati di un sole ormai livido cederanno un po' di tepore e qualche barlume di vita.
Trascinano con sé sulla strada tutto ciò che nel nuovo equilibrio delle cose ha ancora valore: un carrello del supermercato con quel po' di cibo che riescono a rimediare, un telo di plastica per ripararsi dalla pioggia gelida e una pistola con cui difendersi dalle bande di predoni che battono le strade decisi a sopravvivere a ogni costo.
E poi il bene più prezioso: se stessi e il loro reciproco amore. Un capolavoro. Buona la traduzione ma credo che vada letto in lingua originale.

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Opinione inserita da carlo    22 Aprile, 2008

dovete leggerlo

Dovete leggerlo tutti, è un romazo che fa riflettere. Vi cambia la vita, cambierà il vostro modo di guardare il mondo e gli altri.

La realtà estrema descritta da McCarthy è terribile, angosciante, senza tregua. Inizialmente volevo solo finire il romanzo nel più breve tempo possibile e togliermi l'angoscia e l'ansia che mi trasmetteva.

Quando ho terminato la lettura ho però quasi sperato di essere io stesso dentro quel mondo bruciato, distrutto. In quel deserto di vita emerge infatti un amore incredibile, puro, introvabile nella nosta vita. Emerge una essenzialità, una riscoperta delle uniche vere cose importanti. Adesso guardo il mondo e penso che siamo tutti terribilmente superficiali. Penso che ci farebbe bene assaporare, per un tempo breve magaari, la strada di McCarthy.

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Opinione inserita da Standybme    21 Dicembre, 2007

La strada

Buio, freddo, pioggia, neve, cenere grigia che copre ogni cosa in una terra ostile dove un bambino e suo padre avanzano lentamente verso il tepore. Non c’è più nulla: né la natura, tanto cara a McCarthy, né animali, né uomini, né tanto meno cibo. I pochi sopravvissuti si evitano e si temono a vicenda. Non sappiamo quale immane cataclisma abbia ridotto così la terra, probabilmente una guerra nucleare, poco importa: è il risultato che conta non la causa. L’autore non ci dice i nomi del bambino e del padre né ci descrive le loro fattezze (a parte la loro magrezza da campo di concentramento). Interessano al lettore questi dettagli? No, nel modo più assoluto e poi ognuno può immaginare il bambino e l’uomo come meglio gli aggrada. Rimaniamo coinvolti, sin dalla prima riga, dai dialoghi concisi, ma carichi di significati, tra l’uomo e il bambino tra il padre e il figlio, siamo trascinati dalle brevi descrizioni di un mondo che non c’è più, un mondo ritornato alla violenza primordiale, dove la pietà verso i vecchi non esiste, dove la tenerezza verso in bambino abbandonato ti fa diventare un bersaglio, dove solo l’intensissimo sentimento d’amore tra padre e figlio sopravvive ed è proprio questo “il fuoco”, che il bambino porta con se, che gli permetterà, forse, di essere accettato da qualche altro sopravvissuto. Un romanzo stupendo e crudo che merita in pieno il premio ricevuto. Un libro da lasciare sedimentare e poi rileggere perché riesce a darti tanto.

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fabio Opinione inserita da fabio    06 Dicembre, 2007
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Incompreso

Non sorprende leggere pareri tanto contrastanti su questo libro. Chi ha guardato più alla vicenda narrativa non può che dirsi deluso. Non c'è una vera storia e le vicende dei protaganisti sono grigie come il paesaggio che li circonda. Ma il libro non mi pare abbia la pretesa di raccontare un filo narrativo, quanto operare valutazioni metafisiche sull'umanità e sul ruolo universale di essa. Se la tematica filosofica del romanzo è pienamente compresa, condivisa o no, la valutazione complessiva non può che essere positiva. Interessante l'omessa suddivisione in capitoli, riconducibile alle ragioni anzidette.

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Opinione inserita da pedro    10 Ottobre, 2007

kitsch

McCarthy era riuscito a fondere la freddezza con il kitsch alla faccia di tutti gli altri scrittori viventi, che cercano disperatamente di mantenere l'equilibrio tra queste due sponde. Questa volta non ci è riuscito, perché ha voluto mostrare un lato compassionevole e buonista. Nel deserto che attraversano, l'uomo trova il tempo di dire al bambino parole finto-dimesse, in realtà troppo pompose per riuscire a fondersi con il deserto. E come il "Vecchio e il mare" di Hemingway (da cui sembra aver preso spunto), "La strada" è un tentativo di puntare al sublime che scade inevitabilmente nel kitsch. Un gran peccato che McCarthy sia diventato un predicatore.

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Opinione inserita da Emanuele Torreggiani    25 Settembre, 2007

Una stupidaggine

Libro penoso e, se confrontato con il resto della Sua produzione, davvero deludente. Monotematico, monocromatico, ripetitivo nella narrazione. Un misto di robaccia di serie b vista al cinema o in tivù. Manca totalmente la dimensione spirituale. Peccato.

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Opinione inserita da peter    18 Settembre, 2007

deludente

Il libro mi ha lasciato questa impressione: McCarthy è ormai uno scrittore di moda che ha incassato un sacco di quattrini. Chi non ha le spalle coperte come lui non ce la farebbe mai a scrivere un simile incubo senza uscir di senno. Non credo inoltre che McCarthy abbia mai dormito all'addiaccio d'inverno. Alcuni miei conoscenti sono morti in una sola notte. Preferisco di gran lunga Oltre il confine.

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Opinione inserita da Michele    12 Settembre, 2007

Finale deludente

La storia è scritta in modo stupendo, e i rari dialoghi dicono molto più di quello che può essere espresso nel doppio di pagine. Però... la narrazione è ripetitiva e non arriva ad una conclusione di qualsiasi specie. Puoi saltare interi capitoli senza perdere niente di indispensabile. Alla fine, la squallida ambientazione che dà luogo all'idea di questo romanzo sembra non portarti da nessuna parte. Desumo che il punto di vista dell'autore sia che la vita è un combattimento privo di senso.

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Opinione inserita da Luca    11 Settembre, 2007

La Strada, romanzo di qualità

In un arido e grigio paesaggio, che una volta era quello degli Stati Uniti, un uomo affaticato e suo figlio si stanno muovendo verso sud in cerca dell'oceano. Devono lottare per cibo e rifugi e difendersi da bande di sopravissuti. L'unica cosa che li sostiene è il profondo amore che li lega l'uno all'altro... La Strada è la storia di questo straziante viaggio. Rramente sono stato colpito nel profondo da un'opera letteraria, ma questo è successo leggendo questo romanzo. Assolutamente imperdibile... aspetto altri commenti.

Luca

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