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Il filo del rasoio
 
Il filo del rasoio 2026-02-13 13:20:40 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    13 Febbraio, 2026
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Esistere o non esistere

«La passione non calcola i costi. Il cuore, dice Pascal, ha le sue ragioni che la ragione non conosce. Se l'intendo bene, il senso è che la passione, quando si impadronisce del cuore, inventa ragioni in apparenza non solo plausibili ma decisive per dimostrare che per amore vale la pena di perdere il mondo. Ci persuade che si può sacrificare l'onore, che la vergogna è un prezzo lieve da pagare. La passione è distruttiva. Ha distrutto Antonio e Cleopatra, Tristano e Isotta, Parnell e Kitty O'Shea. E se non distrugge, perisce. Può darsi allora che ci si trovi alle prese con la desolante consapevolezza di avere sprecato gli anni della nostra vita, di esserci coperti di vergogna, di aver sopportato i morsi tremendi della gelosia, inghiottito le più amare mortificazioni, di aver speso tutta a nostra tenerezza, profuso tutta la ricchezza della nostra anima per una povera sgualdrina, uno sciocco, un piolo da appenderci i sogni, che non valeva una striscia di gomma da masticare.»

“Il filo del rasoio” di William Somerset Maugham è comunemente considerato il capolavoro dello scrittore. Ed è proprio sul filo del rasoio che egli si muove. Altro non è che la storia di Larry Darrel, reduce dalla Grande Guerra, traumatizzato dagli orrori subiti e vissuti anche per riflesso, tra tutti non di meno la morte del suo compagno aviatore. Ma si sa, la guerra ferisce e colpisce, marchia e devasta, lascia segni visibili nel corpo e non visibili nella mente.
È giovane, è brillante, è affascinante, è un uomo che sa conquistare il cuore di chi vuole ma è anche un uomo che è alla ricerca di se stesso. Proprio perché si sta cercando decide di lasciare tutto e di intraprendere un viaggio. Lascia la sua vita di agiatezze, di svaghi, lascia la fidanzata di nome Isabel, lascia tutto ciò che ha e si avvia tra Europa e India con pochi soldi, pochi mezzi e tante speranze.
Il rischio di cadere nel cliché era altissimo così come quello di cadere nel moralismo. Il confine tra un personaggio alternativo e un volto di pessimismo e disagio è veramente sottile. E altrettanto sottili sono le convenzioni sociali, il mondo piccolo-borghese, l’ambiguità sessuale, le dinamiche sociali fatte di stratificazioni e riflessioni non sempre così chiare e definite.

«[…] Scoprii che potevo liberare la gente non solo dal dolore ma dalla paura. È strano quanti soffrano di paura. Non intendo claustrofobia o vertigini ma paura della morte, è peggio ancora, paura della vita. Spesso sono persone in ottima salute, prospere, senza preoccupazioni, eppure questa paura le tormenta. A volte penso sia questo lo stato d’animo che più assilla gli uomini, e mi sono chiesto se non sia dovuto a un profondo istinto animale derivato all’uomo dall’essere primordiale, quale che fosse, che per primo sentì il fremito della vita.»

Maugham riesce a distanziarsi dallo stereotipo, “gioca” sempre sul confine e riesce anche a distinguersi dalle convenzioni. Prende per mano il suo protagonista e lo conduce in India. Sono tempi “non sospetti” – il romanzo viene pubblicato nel 1944 – e cioè dove ancora il luogo non era diventato meta di tanti peregrini in cerca, scrive il testo e delinea quell’incertezza e quella debolezza propria di una borghesia in crisi. Da qui la riflessione sulla letteratura, sul leggere, lo scrivere, su quel qualcosa che spesso è considerata intrattenimento mero. Notevole è anche la caratterizzazione dei personaggi e le scelte compiute.
Isabel, dal suo canto, accetterà di sposare un uomo che non ama pur di non rinunciare all’agiatezza. Vivrà per questo nel ricordo di un amore ormai perduto. Lo zio di lei, Elliott, è in apparenza un grande snob per cui conta la posizione sociale e la mondanità ma in profondità è la figura forse più ricca di umanità e compassione. Non può però mostrare questi sentimenti, soprattutto in certi ambienti.
“Il filo del rasoio” di William Somerset Maugham è un romanzo che apre a riflessioni profonde e che non risparmia al lettore un epilogo amaro che solo in apparenza è un “lieto fine”.
Altra grande maestria è data dalla prosa narrativa, sempre curata e ricca e dalla voce narrante che è data dallo scrittore stesso. Forse non il primo libro dell’autore da cui partire, per chi non lo ha mai letto, ma certamente da leggere.

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Interessante recensione, Maria.
Non sapevo che questo libro (che non ho letto) fosse considerato il capolavoro dell'autore. Per me è una notizia.
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