Dettagli Recensione
"Caos invece di musica"
Dimitrij Sostakovic, nato a San Pietroburgo nel 1906, è stato un compositore e pianista sovietico tra i più importanti della scuola russa e più in generale del Novecento.
Tutto comincia nel 1936 quando la sua opera " Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk" viene duramente contestata attraverso un articolo pubblicato sulla Pravda, quotidiano ufficiale del Partito. Viene definita "Caos invece di musica": l'accusa è di essere moderna, innovativa, audace, nervosa, convulsa, spasmodica, addirittura osa accostarsi al jazz, rimpiazzando il canto con le urla. In una parola è musica formalista.
"Il suo nome e la sua musica sarebbero stati cancellati. Non avrebbe solo cessato di esistere, non sarebbe proprio mai esistito."
Vita scandita dallo scontro tra arte e potere, dalla paura costante dell'oprressione del regime Sovietico a cui deve obbedire se vuole sopravvivere, dall'umiliazione e dalla sua autoaccusa di vigliaccheria.
Paura e attesa nel romanzo vengono perfettamente rappresentate attraverso l'immagine del protagonista, fermo ogni notte con la valigia sul pianerottolo di casa, in attesa che l'ascensore si apra e la Polizia segreta del NKVD arrivi per mettergli le manette ai polsi, trascinandolo in un luogo che nessuno conosce, dove la sua anima e il suo corpo scompariranno, non come se fosse morto, ma come se non fosse mai esistito. È ciò che è successo già a tanti suoi conoscenti e alle loro famiglie.
Ecco come il Regime cerca di educare le masse, infondendo loro paura psicologica e continua angoscia che qualcosa sta per accadere: è smettere di vivere nell'attesa che.
Il pianerottolo non è un luogo scelto a caso. Il pianerottolo è fuori dalla protezione della casa, ma non è neanche il pericolo della strada. È un limbo di insicurezza e sospensione in attesa di non si sa cosa, non si sa quando. Formalmente non accade nulla ma raggiunge lo scopo di sospendere e bloccare la vita.
Non c'è certezza alcuna, solo la sensazione del continuo fiato sul collo.
A tutto ciò va aggiunto non sapere "perché", ma in fondo anche la sistemazione degli strumenti sul palco poteva risultare non gradita al Regime ed essere il punto di partenza per la persecuzione.
"Venivano sempre a prenderti nel cuore della notte."
La notte è un momento bellissimo quando il sonno è sereno, accompagnato da bei sogni, ma trascorrerla insonne, in compagnia di pensieri angoscianti o della paura significa dilatare il tempo all'infinito amplificando questi sentimenti.
Il terrore racchiuso in poche semplici frasi:
"Stalin lo sa?
Stalin lo sa.
Stalin dice che non lo si deve toccare."
I conoscenti, i critici che fino a poco tempo prima avevano elogiato la sua musica si allontanano da quello che viene definito dal Regime "nemico del popolo."
Arriva la formalizzazione delle accuse e "l'invito" da parte del Potere a ricordare e ad ammettere conversazioni ed eventi a cui non ha mai preso parte.
"Al proprio destino non si sfugge."
"Nella Russia di Stalin ci sarebbero state solo due categorie di musicisti": quelli vivi e terrorizzati, e quelli morti."
La sua vita diventa come quella di un criceto che rincorre se stesso correndo nella ruota, o come quella "del gatto che trascina il pappagallo per la coda giù per le scale facendogli sbattere la testa a ogni gradino."
Non arriva mai il momento della liberazione psicologica per Sostakovic perché semplicemente a un Regime ne succede un altro che proclama la liberazione dell'era del Culto della Personalità, il Partito ha saputo farsi autocritica. Invece è solo cambiato il Potere, e quel Potere continua a significare terrore cronico, quel potere continua a non disinteressarsi di Sostakovic, continua a tendergli le mani, mani che Sostakovic deve per forza afferrare. Sono mani che gli chiedono di fare dichiarazioni, mani che gli chiedono di firmare carte e articoli, e infine di iscriversi al Partito. Quello stesso Regime che afferma essere ufficialmente iniziata la stagione del Disgelo ora gli dice: finalmente ora puoi vivere liberamente, ammettiamo gli errori fatti da Stalin e abbiamo bisogno di una personalità come la tua che iscrivendosi al Partito testimoni ciò, che testimoni con questa azione di riconoscere tali cambiamenti.
Forse anche è peggio di prima.
La coscienza del povero Sostakovic urla disperata accusando sé stesso di vigliaccheria, omissioni, compromessi.
Non fu lasciato in pace. Mai.
Colpisce la profonda malvagità, la meschinità di fatti e parole spacciati per "normali".
"Un'anima può essere distrutta in tre modi: attraverso ciò che ti fanno gli altri; attraverso ciò che gli altri ti costringono a fare a te stesso; e attraverso ciò che tu stesso decidi di farti."
La sua sventura è stata quella di continuare a vivere. Perché vivendo ha concesso loro di ucciderlo ogni giorno.
Morire avrebbe significato concedere loro di riscrivere la sua vita, cambiandola.
Prosa asciutta, essenziale, nessuno spazio ai sentimentalismi né al vittimismo, è un racconto di eventi accaduti, conosciuti, ma la sofferenza, il sentire che finali felici non potranno esserci, desiderio di leggerezza e liberazione hanno accompagnato tutta la mia lettura. E poi il desiderio, grande, grandissimo, di stendergli una mano, applaudirlo, acclamarlo, per la persona e per la musica. Struggente e coinvolgente.
La sua morte sortisce finalmente l'effetto di liberare la sua musica?
La musica, solo e soltanto musica, libera dal rumore del tempo, sopravvivendo a tutto e tutti. Anche al rumore della storia. Come solo l'arte può.
La sua vita come un lungo esperimento di cui lui è la cavia.
Una vita continuamente riscritta. È questo a farmelo accostare a "1984"
"Il lupo non può parlare del terrore della pecora."
Buone prossime letture.
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Questo libro è piaciuto molto anche a me. Che tristezza essere artisti in un Paese totalitario! E con quali rischi!