La verità bugiarda La verità bugiarda

La verità bugiarda

Letteratura italiana

Editore



Maggio 2004: un giovane traduttore italotedesco prende in affitto un bilocale in una villa milanese, dove vivono personaggi che nascondono tutti un segreto, come lui stesso, forse. E poco lontano c’è un prato nel quale sono stati commessi due orribili delitti. Nella vicenda di Chris, che si addentra come un esploratore in una Milano enigmatica, percorsa da una trama terroristica che esploderà in un omicidio politico epocale, c’è spazio per raccontare le disillusioni di una generazione di venti-trentenni costretti a vivere sentimenti precari, rapporti familiari allo sfascio. Ma alla fine la storia riserverà un ultimo doppio brivido inatteso, e i protagonisti riusciranno a inventarsi, sulle macerie di ciò che hanno perduto, un modo nuovo, sorprendente, per scommettere sul proprio futuro. E su quello di tutti.

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La verità bugiarda 2012-11-17 19:58:07 Joe
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Opinione inserita da Joe    17 Novembre, 2012

La verità...

Il primo e più importante tratto caratteristico di questo romanzo è la costruzione dei personaggi: un campionario di varia umanità che abbraccia generazioni e caratteri diversi. Si va dal perbenismo borghese all’ipertrofia dell’ego, dal nichilismo giovanile al bipolarismo oscillante di chi non ha valori o affetti cui aggrapparsi. Il filo comune dei characters che popolano il racconto è lo iato che separa l’essere dall’apparire: piccoli e grandi segreti, tante bugie. Il tessuto narrativo si snoda in un lungo flashback, un’analessi che ricostruisce fatti cruenti avvenuti anni prima (due omicidi) per dare risposte a chi le pretende. Il testo è piacevole, i tempi perfetti. Un ritmo incalzante che porterà ad un risultato in apparenza sorprendente ma che è del tutto coerente con il filo conduttore della narrazione. Un grande romanzo che si legge tutto d’un fiato.

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La verità bugiarda 2011-07-25 17:09:59 Bruno Elpis
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Opinione inserita da Bruno Elpis    25 Luglio, 2011

Invito alla lettura di Bruno Elpis

Mentre leggo “La verità bugiarda”, la mia mente – evidentemente troppo abituata a cercar analogie e differenze – è soggiogata da un pensiero insistente. Mi chiedo: “Perché questa storia mi ricorda un film di Visconti che ho tanto amato?”
A pagina 267 Raul mi fornisce la risposta. Nel titolo-sequenza del ventinovesimo capitolo (i capitoli sono trentadue) compare “Gruppi di famiglia in un inferno”, ove inferno sostituisce “interno”.
“Ma allora ci avevo preso!”, esclamo con soddisfazione.
Come nel film, la vicenda si snoda attraverso la complessità di persone che, nell’ambito di uno stabile, intrecciano relazioni a volte ambivalenti e realizzano intersezioni dinamiche, intorno alla famiglia (madre, figlia e figlio) che affitta. Sullo sfondo due delitti irrisolti.
Ho appena il tempo di crogiolarmi in questa piccola soddisfazione, quella di aver colto un voluto riferimento al capolavoro cinematografico, che m’imbatto nell’epilogo del romanzo: da tragedia greca contemporanea!
E, nella tragedia greca, si sa, il complesso d’Edipo la fa da padrone. Tuttavia, come dicevo, ci sono varianti sul tema. Quello di Edipo è l’unico omicidio che non viene realmente commesso. E forse, proprio perché fantasmatizzato, è di una tale violenza scenica …
Infine, in ogni tragedia greca che si rispetti, sopraggiunge anche la catarsi. Una catarsi costruita seguendo la legge del contrappasso o, meglio, dell’inversione. In modo da bilanciare la rappresentazione del parricidio. Purificando il lettore inorridito.

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