Narrativa straniera Fantascienza Carve the Mark. I predestinati
 

Carve the Mark. I predestinati Carve the Mark. I predestinati

Carve the Mark. I predestinati

Letteratura straniera

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In una galassia lontana tutti hanno un "dono", ovvero un potere unico e particolare, ma solo alcuni, gli "eletti", hanno ricevuto in sorte un "destino". La vita dei fratelli Eijeh e Akos Kereseth, entrambi "predestinati", viene stravolta il giorno in cui viene reso noto quale sia il loro. Dopo aver assistito all'uccisione del padre, infatti, vengono rapiti dai soldati del re Ryzek Noàvek e imprigionati nel suo palazzo. Negli anni Ryzek è diventato un tiranno violento e crudele, che ricatta la sorella Cyra perché questa usi il suo "dono" (ovvero la capacità di trasmettere dolore agli altri attraverso un semplice contatto fisico) per controllare il suo popolo e terrorizzare i nemici. Ryzek ha fatto rapire Eijeh perché, sfruttando le sue capacità di prevedere il futuro, pensa di poter accrescere il suo potere sul proprio pianeta e sul resto della galassia... Il primo romanzo della nuova saga di Veronica Roth.

Recensione della Redazione QLibri

 
Carve the Mark. I predestinati 2017-01-20 09:10:13 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    20 Gennaio, 2017
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Cyra e Akos

Tutti i pianeti della galassia sono attraversati dalla corrente. Essa scorre attraverso ogni fiore che sboccia nel ghiaccio donando la sua luce a testimonianza del suo potere. Thuvhe è uno dei Pianeti che compongono il sistema stellare; è un luogo abitato da due popolazioni tra loro rivali, i pacifici Thuvhesiti, cultori dei fiori del silenzio, e gli Shotet, guerrieri di origine nomade. Tra gli abitanti di questa realtà esistono i cd “predestinati”, coloro cioè che sono muniti di fati. Questi ultimi hanno un significato estremamente particolare poiché, con il loro essere, sono in grado di mutare le vite e le sorti dei rispettivi proprietari.
Cyra Noauvek shotet, sorella di Ryzek, nonché Akos Kereseth, thuvhesita, lo sanno molto bene. Entrambe ne hanno subito gli effetti; il giovane, venendo rapito in tenera età dalla casa natia, sita in Hessa, insieme al fratello Eijeh, e la ragazza essendo condannata, a causa – oltretutto – del suo dono, a diventare lo strumento di tortura per eccellenza del fratello, il quale vuole in ogni modo evitare che il suo “percorso”, con esito infausto, si realizzi. Ma non sono solo i fati a renderli speciali; sono anche i loro doni a contraddistinguerli dalla massa. E se Cyra ha la capacità di percepire il dolore e di infliggerlo col tocco delle proprie mani, Akos è in grado di interrompere il flusso della corrente e dunque di dare sollievo all’intima sofferenza della stessa.
Cyra è piegata dal senso di colpa, non vorrebbe utilizzare il suo potere quale arma, ne tantomeno vorrebbe servire lo shotet per scopi meschini ed oscuri, ma è anche ben consapevole della propria incapacità ed impossibilità a sottrarvisi. Il maggiore sa dove far leva per ottenere i suoi servigi, sa esattamente quali tasti toccare per placare ogni animo ribelle della consanguinea. Ed è proprio quando le sorti sembrano aver fatto il loro corso, che le carte delle medesime vengono a rimescolarsi. Dall’incontro dei due protagonisti, nulla sarà più come prima, alcunché sarà così scontato e/o immutabile e l’avventura avrà inizio…
Con “Carve the mark. I predestinati”, torna in libreria con un’opera piacevole, contraddistinta da un’idea di partenza buona e ben strutturata, Veronica Roth, autrice della celebre saga di Divergent. La stessa è caratterizzata da uno stile semplice e dalla tanto amata alternanza di narrazione (peculiarità che abbiamo già rilevato essere propria della penna di molteplici scrittrici contemporanee, Roth compresa), elementi questi che rendono, almeno nella prima sezione dello scritto, la lettura farraginosa. La storia prende campo e si sviluppa pienamente soltanto a partire dai 2/3 del volume e cioè dal momento in cui, superate le premesse, entriamo nel vivo delle vicende.
Per quanto i presupposti per riuscire vi siano, mi duole dover dire che lo scritto non brilla particolarmente per originalità essendo intriso di tratti che inevitabilmente lo ricollegano a pellicole cinematografiche e/o pubblicazioni contemporanee (e passate). Taluni tratti comuni sono innegabili, infatti. L’americana, inoltre, non si stacca dalla tipologia di personaggi adolescenziale, – che si concentra nuovamente nei 16/17 anni – né dal binomio povertà/ricchezza, con la quale l’abbiamo conosciuta, sminuendo così in parte quella crescita che poteva percepirsi nella sua penna. Se infatti dal punto di vista descrittivo e narrativo questa risulta maturata, il carattere dell’età, la riconsacra al pubblico più giovane, ed è un peccato, perché Akos (in particolare) e Cyra si fanno amare dal pubblico.
Comunque, nel complesso il testo si fa apprezzare, incuriosisce, cattura, funziona. Non può definirsi una lettura indimenticabile, ma certamente è adatta a chi cerca un libro semplice, solido, di facile scorrimento, e con cui trascorrere qualche ora lieta.

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si = a chi ama il genere e/o cerca un romanzo leggero con cui trascorrere qualche ora in tranquillità;
no = a chi preferisce opere più concrete
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Carve the Mark. I predestinati 2018-07-12 12:00:28 lapis
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lapis Opinione inserita da lapis    12 Luglio, 2018
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Un pianeta per due

“Che cosa fai se avverti un’affinità proprio con gli acerrimi nemici del tuo popolo?”

Dopo l’enorme successo riscosso dalla serie iniziata con “Divergent”, Veronica Roth è tornata nelle librerie con una nuova avventura in due puntate ambientata a Thuvhe, un lontano pianeta abitato da due popoli diversi e rivali, proponendoci una storia di amicizia e alleanza tra due nemici costretti a lottare e crescere insieme per poter sopravvivere.

Spesso, soprattutto nei romanzi destinati a un pubblico giovanile, i personaggi sono monoliticamente caratterizzati come positivi o negativi. Mi ha quindi favorevolmente colpito il tentativo dell’autrice di creare un mondo in cui i confini tra male e bene non sono così netti, tracciando un percorso di vita che passa attraverso l’abbattimento dei pregiudizi e la presa di coscienza di quanto si possa avere in comune proprio con chi più si odia.

“Pretendi di dividere le persone tra due estremi. Buone o cattive, affidabili o inaffidabili. Lo capisco. Così è più facile. Ma non è così che funziona la gente”.

Pur non essendo una gran lettrice del genere, credo che il successo di queste storie risieda soprattutto nella capacità di rendere credibile e vicino persino l’universo più fantasioso, grazie ad una sapiente miscela di realtà e immaginazione. A mio parere, è proprio questa sensazione di “apparente normalità” che manca alla galassia di “Carve the Mark”. Il lettore viene inizialmente sommerso da una ricchezza di dettagli e descrizioni pregevole ma alquanto disorientante. Un flusso di energia venerato come divinità, oracoli che preannunciano fati immutabili, poteri speciali chiamati “donicorrente” e una miriade di nomi impronunciabili. Serve più di metà libro per familiarizzare con tutto questo e potersi così concentrare davvero sulla storia e i personaggi. È purtroppo innegabile che questa difficoltà di lettura abbia un certo peso sul complessivo grado di piacevolezza.

Ciò nonostante, un romanzo leggero, semplice ma coinvolgente, che sa farsi apprezzare lasciando la curiosità di scoprire cosa riserverà il seguito, da poche settimane disponibile in libreria.
Per i giovani e gli amanti del genere.

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