Narrativa straniera Romanzi erotici La casa delle belle addormentate
 

La casa delle belle addormentate La casa delle belle addormentate

La casa delle belle addormentate

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Un raffinato racconto erotico centrato sulle visite del vecchio Eguchi a un inconsueto postribolo in cui gli ospiti possono passare la notte con giovanissime donne addormentate da un narcotico. Un viaggio tra i più misteriosi recessi della psiche.

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La casa delle belle addormentate 2015-02-05 04:33:00 Bruno Elpis
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Bruno Elpis Opinione inserita da Bruno Elpis    05 Febbraio, 2015
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Tocca il fuso (Malefica)

“La casa delle belle addormentate” di Yasunari Kawabata è un’opera tanto più sorprendente quanto più anestetizzata dalla letargia degli improbabili protagonisti: le belle addormentate (“No, non si trattava di un balocco: per quei vecchi era forse la vita stessa”), vergini prezzolate (“una prostituta vergine, e di quell’età!”) che – immerse nel regno di Morfeo – a occhi chiusi intrattengono anziani clienti (“L’ardente desiderio di sogni irrealizzati dei poveri vecchi, il rimpianto dei giorni perduti, non era tutto racchiuso nei peccati di quella casa dei segreti?”) ormai deprivati, per età, dell’attività erotica.

Invitato da uno di questi vegliardi frequentatori, anche Eguchi (“Alla sua età, Eguchi non voleva aggiungere un altro squallido incontro”), pur sessualmente ancora attivo e quindi potenzialmente pericoloso (“E se in rappresentanza di tutti i vecchi che vengono qui a essere umiliati, per vendetta infrangessi il tabù di questa casa?”), si accosta alle gioie della stravagante casa di tolleranza (“Quanto più strana era la regola, tanto più rigorosamente la doveva osservare”) e in cinque incontri (“Non è la stessa dell’altra volta, allora?”), sempre più ravvicinati nel tempo (“Anche Eguchi a poco a poco era stato preso dalla forza magica delle ragazze costrette al sonno”), conosce le straordinarie interpreti di una modalità erotica insolita (“Non aveva mai trascorso con una donna una notte altrettanto innocente”) e carica di implicazioni.

Gli incontri si svolgono nell’ambientazione magica del luogo, nella luce rossa diffusa dalle tende di velluto, e procedono nella visione della fanciulla che di volta in volta viene assegnata, tra memorie (“Le parole dormire come morto riportarono alla mente di Eguchi il ricordo di una donna”) e ricordi (una geisha che l’aveva rifiutato, l’amante degli arcobaleni, la figlia terzogenita contesa da due pretendenti) suscitati da particolari (“Che abbia dovuto correggersi un labbro leporino?”) e aromi, nel piacere sinora sconosciuto di una sessualità non consumata alle modalità canoniche, attraversare immagini, fantasie e sogni (la donna con quattro gambe; il parto mostruoso della figlia). La prima ragazza ha il sapore di latte, la seconda è la ragazza esperta, la terza quella inesperta, la quarta è la ragazza calda. Nell’ultimo appuntamento il piacere si duplica (“Oggi ci sono due ragazze”): la ragazza bianca e la ragazza bruna, in contemporanea…

Kawabata incanta con una rappresentazione eccentrica dell’eros, blandisce con immagini e parole (“Pensare in un luogo simile a mia madre come alla mia prima donna!”), sorprende con una conclusione che è un colpo di coda tinto di noir (“Chissà per quanto tempo, dopo che il vecchio era morto, la ragazza addormentata aveva continuato a starsene calda accanto al freddo cadavere di lui”) ove amore e morte si combinano tra i profumi dei fiori e nel fragore della risacca. Con gli ideogrammi di quest’opera il Maestro giapponese trasforma – moltiplicandola in un gioco di specchi - la bella addormentata di Perrault nelle riproduzioni delle inconsapevoli, narcotizzate e complici bellezze dagli occhi a mandorla.

Bruno Elpis

Segnalo, a questo link, una rassegna fotografica della mostra che espone circa duecento xilografie erotiche intagliate da maestri come Utamaro, Hirosige o Kokusai:
http://style.corriere.it/persone/lart-de-lamour-au-temps-des-geishas/?ref=26948#gallery

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La bella addormentata di Perrault
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La casa delle belle addormentate 2014-09-11 16:23:42 mia77
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mia77 Opinione inserita da mia77    11 Settembre, 2014
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La casa delle belle addrormentate di Yasunari Kawa

Delicato ed elegante romanzo dove si respira un’atmosfera rarefatta. E’ un viaggio del protagonista nei meandri della propria psiche, che vede come tema principale quello della fugacità della vita. Come in altri romanzi giapponesi, vi è un alternanza fra sogno e realtà e interessante è l’atmosfera onirica che vi si respira. Lo scrittore utilizza un linguaggio delicato e mai volgare ed è molto abile nella descrizione dei corpi delle giovani fanciulle, facendoceli immaginare e odorare. Giovani vergini che con i loro corpi, ma soprattutto con i loro “odori”, rievocano nei frequentatori della casa (tutti “vecchi” sull’orlo del declino) ricordi di tempi passati, ormai andati. Interessante la contrapposizione tra i corpi avvizziti dei vecchi che sono svegli e i bellissimi e sodi corpi delle giovani ragazze, però dormienti. E’presente anche il tema dell’alienazione e della repressone del desiderio del protagonista, che giace con queste giovani ragazze, senza potere godere dei loro corpi. Protagonista il tema della fugacità della vita, vista dal punto di vista di un uomo al tramonto (l’autore quando ha scritto il romanzo aveva 62 anni, quindi un’età vicina a quella del protagonista del libro) e la sua paura all’avvicinarsi della morte. Sicuramente è un libro ben scritto, ma non mi ha particolarmente affascinata e sicuramente non lo annovero tra i romanzi erotici (almeno non nel senso occidentale del genere). Lo consiglio per un arricchimento culturale.

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La casa delle belle addormentate 2012-06-21 08:03:28 C.U.B.
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C.U.B. Opinione inserita da C.U.B.    21 Giugno, 2012
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La bella addormentata sul tatami

Ci sono i racconti lenti e ci sono i racconti meravigliosamente lenti, Ossia la metamorfosi dello stile.
Una dilazione del tempo che se in un certo romanzo si riverserebbe nella noia , in un altro non e’ altro che appropriata bellezza.Con Kawabata, in particolare in questo libro, lentezza e’ splendore.
Posso insistere con un’immagine ? Prendete un fiore. Un fiore di magnolia. Saldamente ancorato al suo ramo, immobile, eppure splendido nelle sfumature dal rosa al bianco latte, inebriante il suo profumo. La sua staticita’ ci permette di osservarlo meglio, godendone appieno.

Esiste una casa, in Giappone, dove giovani donne vengono profondamente addormentate da un narcotico e stese svestite su un tatami alla luce della luna , ingoiate da un sonno piacevolmente profondo. I clienti di questo luogo sono uomini anziani per lo piu’ resi impotenti dall’eta’, cui e’ concesso di coricarsi accanto alla ragazza senza farle del male, e passare la notte dormendole accanto.
Educhi, sessantasettenne ancora padrone del suo vigore , passera’ alcune notti nella casa riposando accanto ad una giovane inerme, ammaliato dalla bellezza della fanciulla, combattuto tra l’eccitazione sessuale ed il buon senso, perso nei ricordi rievocati da quel corpo.
LA CASA DELLE BELLE ADDORMENTATE e’ un romanzo che si sviluppa in notti immobili, coricate anch’esse come un uomo e una donna su un tatami. Vagano la mente, i ricordi, le sensazioni.
La staticita’ dei corpi infonde la bellezza di quella magnolia sul ramo.
Originale la trama tanto quanto pericolosa, basterebbe un attimo per inabissarsi nell’abuso.
Non manca di un sottile erotismo e di una forte sensualita’ questo libro, il lirismo dell’autore e’ profondo e meraviglioso nell’accostamento onirico ragazza / fiore.
Tanto e’ piacevolmente approfondita la descrizione delle giovani, tanto lo e’ la sua splendida visione dei fiori. E cosi’, ti trovi ad accostare la bellezza lussureggiante di una peonia appena sbocciata col viso dalla pelle liscia e le guance rosee di una ninfa avvolta nel sonno.
Cadono i petali, gli anni portano solitudine, giacere accanto alla giovinezza porta il refrigerio di alcune gocce di vita, momentanea consolazione all’isolamento della vecchiaia.

Per chi ama la letteratura giapponese del ‘900, fiori di ciliegio , camelie, kimono di seta, tè verde, l’oriente e le sue tradizioni …Buona lettura.

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La casa delle belle addormentate 2012-03-10 15:36:04 exeter64
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exeter64 Opinione inserita da exeter64    10 Marzo, 2012
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Elegante e raffinato

Un racconto stupendo ed inconsueto, questo di Kawabata. Si narra di un luogo dove anziani ospiti hanno il permesso e privilegio di dormire accanto a belle donne addormentate in un sonno dal quale sembra impossibile svegliarle. E' qui che il protagonista, il sessantasettenne Eguchi, inizia il suo "viaggio" attraverso un mondo sottile ed impalpabile fatto di piccoli gesti e sensazioni (il tè consumato al mattino al risveglio, l'arredamento delle stanze dove si dorme accanto alle ragazze, la scoperta visiva ed il contatto con i giovani corpi femminili e così via...). Ogni serata trascorsa accanto alle "belle addormentate" è un momento per riscoprire l'immensa carica di vitalità che emana un corpo femminile, morbido, caldo, accogliente, pur nella semplice vicinanza durante la notte, senza alcun contatto se non una delicata carezza o l'analisi attenta del loro corpo, dei loro movimenti durante il sonno, del ritmo del loro respiro. Eguchi ritrova quindi vecchi ricordi e sensazioni ormai passati. Le donne conosciute ed amate anni addietro, sono rievocate con nostalgia e malinconia, poichè Eguchi ha la memoria di ciò che è stato e che non potrà tornare. Gli anni che sono inesorabilmente trascorsi, la paura di invecchiare ed il desiderio di non arrendersi al passare del tempo, rendono il racconto intriso di una triste malinconia. Tra sogni e ricordi, il "viaggio" di Eguchi è il medesimo che tutti, prima o poi, dovremo affrontare quando si comincia a considerare il tempo che passa non più come un alleato che ci permetterà di ideare nuovi progetti o nuove aspettative, ma si utilizzerà in funzione di ciò che ricordiamo, di ciò che è stato e di ciò che poteva essere.
Un racconto profondamente erotico e sensuale, descritto con una delicatezza ed eleganza ineccepibili. Il rapporto tra la vita e la morte, il tempo che scorre, i ricordi ed il desiderio di sentirsi ancora vivo ora ed adesso animano la mente di Eguchi che confessa a se stesso debolezze e desideri di un uomo ormai non più giovane ma che non vuole rassegnarsi ancora all'inesorabile scorrere degli anni.

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La casa delle belle addormentate 2011-11-03 20:35:07 OedipaDrake
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OedipaDrake Opinione inserita da OedipaDrake    03 Novembre, 2011
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Tra vita e sogno, sensualità e inquietudine

Un’ordinaria serata estiva, l’aria che accenna appena a stemperare il caldo della giornata, dalla finestra ancora aperta voci ronzanti del televisore dei vicini.
Inizio distrattamente questo racconto di Kawabata. E l’atmosfera si colma del profumo di emozioni celate. Di peonie e di camelie.
Avevo già letto due libri di questo autore giapponese, di cui ho apprezzato soprattutto l’incredibile capacità descrittiva, di una delicatezza straordinaria, ma al contempo altrettanto vivida e avvolgente, sempre al limite tra percezione del reale attraverso il sentire dei personaggi e il loro stesso passato, i loro sogni. Egli sa trasformare ogni parvenza in poesia e acquerello.
Questa novella, tuttavia, va oltre, è così densa nella sua brevità, così soave ma dai tocchi morbosi e inquietanti, che ogni parola, ciascuna immagine, trasuda sensazioni e simbolismi.
Al limite tra il vissuto e il sogno, in una sorta di flusso di coscienza, la storia coinvolge l’anziano Eguchi, il quale visita – prima per curiosità, poi per un’irresistibile attrazione – una casa che offre il singolare servizio di trascorrere la notte accanto a una bellissima fanciulla dormiente. Tutte le giovani donne non sapranno mai chi ha dormito accanto a loro, sono, in un certo senso, “un giocattolo vivente”. In realtà rappresentano molto di più, sia per gli anziani frequentatori della casa che metaforicamente: il confronto sempre presente tra il vecchio che si sta avvicinando alla fine della sua vita e la giovinezza delle donne, il passato che può rivivere solo nel ricordo e lo stato di incoscienza imperturbabile delle giovani, l’anelito alla vita che sfugge per Eguchi e cerca di scuotere in quei corpi abbandonai al sonno che rappresentano la bellezza e la vitalità, la vita e la morte, la fantasia e la realtà, l’immaginazione e la memoria, il sesso e il desiderio.
Così, Eguchi trascorre le sue notti accanto a una “bella addormentata”, durante le quali osservando la ragazza accanto lui, percorrendone con lo sguardo o sfiorandone con le dita particolari del corpo, la sua mente rammenta le storie vissute con le sue vecchie amanti. Volta dopo volta, tuttavia, l’atmosfera nella stanza delle belle addormentate si tinge di sfumature più opprimenti, quasi morbose, fino a far perdere al protagonista il senso ultimo del bene e del male (“sedotto dalla consuetudine e dall'ordine, il senso stesso del male si è intorpidito”).
In questo climax di pensieri e sensazioni, il finale è prettamente simbolico e non apertamente spiegato, concludendosi con una sottile domanda capace di lasciare al lettore un gusto dolceamaro e non pochi brividi (per il bene o per il male?).

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La casa delle belle addormentate 2011-11-03 15:02:09 gio gio 2
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gio gio 2 Opinione inserita da gio gio 2    03 Novembre, 2011
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"Racconti, pensieri e confessioni di un uomo"--

Un racconto intimo. Kawabata sembra voler donarsi al lettore, concedendosi ad esso, denudandosi, mettendo in luce ogni suo più segreto pensiero.

L'intimità che ci conduce a scoprire, attraverso pagine che posseggono uno squisito e limpido candore poetico, non ha a che fare con l'"erotismo diretto", anche se non mancano certo emergere pensieri volti verso i desideri carnali, ma sono espressi in modo tale, che al primo acchito, potrebbero apparire come riflessioni che rimangono solamente in superficie, mentre, in seguito si svelano attraverso una velata luce di palpabile nostalgia. Essi vengono amalgamati insieme alla moltitudine di confessioni ed emozioni che attraverano la mente e l'animo del protagonista Eguchi, mentre giace accanto a giovani donne addormentate.


Il tema dell'onirico, come è ben noto a chi possiede una buona conoscenza della letteratura orientale, è spesso adottato da molti scrittori giapponesi come tema centrale di diverse opere letteraie; in questo caso, l'autore, sembra utilizzarlo in modo variegato.
La contemplazione delle fanciulle dormienti conduce Eguchi verso l'introspezione, una contemplazione volta a se stesso, alla rievocazione delle immagini della propria esistenza che vedrà ripercorrere nelle propria mente come un fotogramma e il denudarsi di queste giovani che, accettando di farsi solo osservare mentre dormono pur non concedendosi in nessun altro modo, mostrano però, ogni loro vurnerabilità.Ogni pensiero sembra essere concesso e persino il tema più temuto entrerà in scena.

"Un ginocchio piegato della ragazza sporgeva in avanti: Eguchi disponeva quindi di uno spazio limitato per le proprie gambe. La ragazza, che dormiva sul fianco sinistro, non aveva il ginocchio destro ripegato sul sinistro in una posizione difensiva, ma teneva la gamba completamenta distesa: Egichi lo capi senza nemmeno guardare."

Uno scritto che lascia una vaga senzasione di inquietudine che compare in modo quasi inafferrabile, come se, in qualche modo qualcosa voglia sfuggurci o, al contrario, farsi rincorrere per esser meglio sondato, compreso.

Da questo racconto ("La casa delle belle addormentate") è stato tratto il romanzo di Marquez "Memoria delle mie puttane tristi".

Gli altri due racconti, compresi nella presente edizione, ("Uccelli e altri racconti" e "Il braccio"), pur presentandosi in modo differente come struttura, posseggono più di un filo conduttore che li unisce : l'egoismo, l'ipocrisia e la meschinità dell'uomo.

Nel primo racconto "Uccelli e altri animali" viene ritratto un uomo che ha un rapporto con la realtà e la carnalità che trasmette nel lettore un insopportabile senso di fastidio e di fortissima antipatia.

Il secondo racconto: "Il braccio" si presenta in modo "fantastico" , una metafora grottesca, qui unico personaggio della vicenda, un uomo intriso di ipocrisia e egoismo.
Questo è ciò che, a parer mio, Kawabata, vuol mettere in evidenza : la meschinità dell'uomo che vuole "impossessarsi" di qualunque cosa senza donar nulla in cambio.
Per quanto riguarda questi due scritti, la mia opinione iniziale si capovolge: egli non scrive per "concedersi" al lettore, ma "scrive a se stesso", senza riserve, senza ombre. Come un vero Diario Personale.

Una lirica raffinata e eccellente.

A tutti gli amanti della lettura giapponese : buona lettura!

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Memoria delle mie puttane tristi, Marquez

Mishima
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