Narrativa straniera Romanzi storici L'albero della febbre
 

L'albero della febbre L'albero della febbre

L'albero della febbre

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La trama e le recensioni di L'albero della febbre, romanzo di Jennifer McVeigh edito da Mondadori. Londra, 1880. Quando suo padre muore all'improvviso, Frances Irvine, cresciuta negli agi della buona società inglese, si ritrova a diciannove anni sola e sommersa dai debiti. È quindi costretta ad accettare la proposta di matrimonio del cugino Edwin Matthews, medico giovane e ambizioso per il quale lei non prova alcuna attrazione, e a raggiungerlo in Sudafrica dove lui ha deciso di esercitare la sua professione. Nel corso del lungo viaggio in nave che la condurrà dal futuro marito, Frances conosce William Westbrook, un uomo affascinante e misterioso del quale si innamora follemente. Giunta a destinazione sposa comunque il cugino, ma la vita nelle aride e inospitali distese del Karoo è molto diversa da quella cui era abituata a Londra. Frances è così concentrata su se stessa e sulle proprie sventure che presta poca attenzione all'incredibile e maestosa bellezza della natura che la circonda, ma soprattutto si lascia trascinare in una torbida storia d'amore illecito, cieca di fronte all'integrità e al valore dell'uomo che ha sposato. Edwin, infatti, preoccupato dall'epidemia di vaiolo che sta decimando gli indigeni impiegati nelle miniere di diamanti di Kimberley, denuncia molto coraggiosamente chi li sta sfruttando, mettendo così a repentaglio i grandi patrimoni dei ricchi proprietari bianchi. Divisa tra la nostalgia del mondo pieno di privilegi in cui è cresciuta, il desiderio di abbandonarsi alla passione e la consapevolezza della miseria e della sofferenza della gente del posto, Frances si ritroverà ad affrontare una scelta cruciale per il suo futuro. L'albero della febbre è un romanzo intenso e commovente ambientato nel Sudafrica del Diciannovesimo secolo, dove gli orrori del colonialismo si consumano sullo sfondo di una natura selvaggia, magnifica e spietata al tempo stesso. Alla puntuale ricostruzione storica, Jennifer McVeigh affianca una tormentata e struggente storia d'amore, capace di commuovere e sorprendere fino all'ultima pagina.

Jennifer McVeigh si è laureata in letteratura a Oxford nel 2002. Prima di dedicarsi alla scrittura ha lavorato nel mondo del cinema, della televisione e dell'editoria. Ha viaggiato a lungo in Africa. Questo è il suo primo romanzo.



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L'albero della febbre 2013-07-07 07:51:18 Pelizzari
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Pelizzari Opinione inserita da Pelizzari    07 Luglio, 2013
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L'ingenua, il mite e il mascalzone

La protagonista di questa storia ambientata alla fine dell'800 è Frances, una donna abituata all'agiatezza dell'Inghilterra nobile e poi trasportata dalla vita nel mondo del Sudafrica. E' una donna che all'inizio ti sembra fragile, ma molto velocemente, durante la lettura, inizi a mal sopportare. Ti chiedi inizialmente cosa può diventare una persona quando non ha più niente a cui aggrapparsi, quando vive la sensazione di non appartenere a niente ed a nessuno, stai un pò dalla sua parte, ma molto velocemente capisci che la sua è solo un'ingenuità ed un'indolenza, che a tratti porta la stessa Frances ad avere disgusto di se stessa. Durante il viaggio verso il Sudafrica viene soggiogata e dominata dal carattere forte di un mascalzone, dalla sua scanzonata eleganza e dal suo fascino. Alla fine della storia, e per fortuna non troppo tardi, Frances comprende che il voler bene può passare anche attraverso il silenzio di una persona molto mite e apparentemente molto poco affascinante. A fare da sfondo una natura sudafricana, di cui avrei apprezzato maggiori descrizioni, anche perchè la capacità narrativa ed in special modo descrittiva dell'autrice è davvero potente.

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L'albero della febbre 2012-07-16 11:41:44 Gondes
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Gondes Opinione inserita da Gondes    16 Luglio, 2012
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L'ALBERO DELLA FEBBRE

Avevo voglia di leggere un qualcosa di diverso; spaziare verso nuovi orizzonti. Ed ecco che vengo colpito dalla copertina di questo libro con un bel albero africano in primo piano. Leggo con entusiasmo la trama, che subito mi convince, e decido che questo sarà il mio prossimo libro.

Davvero un ottimo esordio per questa scrittrice che ha scelto come sfondo alla sua storia, un argomento molto delicato e complesso come il colonialismo inglese della fine del ’800. Una scelta molto coraggiosa in quanto denuncia lo sfruttamento, da parte Inglese, delle miniere di diamanti in Sudafrica. Vengono ricostruite, in maniera molto attenta, le difficili condizioni di vita della popolazione locale, sottomessa dall’uomo bianco a fare lavori massacranti e senza nessun diritto.

La storia scorre molto piacevolmente senza mai calare di ritmo, ben condita da avventura e sentimento. Anche i personaggi mi sono sembrati ben riusciti con un vera anima, spietati e caritatevoli a seconda del ruolo all’interno della storia.

Alla fine della lettura gli interrogativi rimangono, dando diversi spunti per fare un’ approfondito esame di coscienza e guardarsi allo specchio. Chi siamo veramente? E quali sono le cose da valutare prima di giudicare una persona?

Insomma un bella storia dove la protagonista Frances, una giovane ragazza mezza inglese e mezza irlandese, dopo la morte del padre dovrà decidere, per ragioni economiche, di sposare suo cugino, diventato medico e raggiungerlo in Sudafrica. In questo lontano paese il suo futuro sposo è impegnato nella cura del vaiolo, che sta decimando le popolazioni locali impegnate nell’estrazione di diamanti. Durante il viaggio in nave, (molto bella questa parte del libro), conosce un carismatico personaggio di cui si innamorerà pazzamente. Purtroppo per lei, una volta arrivata in Africa, dovrà mantenere la parola data e sposare il suo odiato cugino. La vita in questo continente sarà molto dura, aggravata dal fatto che si troverà al fianco di una persona che lei detesta. Ma purtroppo molte volte le apparenze ingannano e dovrà comunque scegliere il suo futuro basandosi sul presente, che però molte volte può distorce alcune verità nascoste. La ricostruzione dell’ambiente africano è veramente coinvolgente dando il senso della vera difficoltà di vivere in questi luoghi aridi ed impervi.

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