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Confessioni di una maschera Confessioni di una maschera

Confessioni di una maschera

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Un giovane cui "difetta in via assoluta qualsiasi forma di voglia carnale per l'altro sesso" deve imparare a vivere celando la propria autentica identità. In pagine in cui risultano indissolubilmente commisti sessualità e candore, esultanza e disperazione, il protagonista di questo romanzo, confessa le esperienze cruciali attraverso le quali è giunto a conoscere se stesso: dalla "adorazione indicibile" per un paio di calzoni all'elaborazione di fantasie sadomasochistiche. L'accettazione di se stesso come uomo diverso dagli altri uomini non si attua senza una lotta, tanto strenua quanto vana, per conquistare la normalità. Ma "le emozioni non hanno simpatia per l'ordine fisso" e i suoi sentimenti reali rimangono, tenaci, quelli nascosti dalla maschera della correttezza ufficiale.

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Confessioni di una maschera 2017-12-05 11:28:36 Cristina72
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Cristina72 Opinione inserita da Cristina72    05 Dicembre, 2017
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Ma non è Proust

Reazione tiepida a questo romanzo di Yukio Mishima, scrittore affrontato per la prima volta.
Si parte dall'infanzia dell'io narrante, con pagine che raccontano la sensibilità morbosa di un bambino cagionevole che manifesta già segretamente tendenze omosessuali.
Tra fantasie erotiche sadiche e voglia di “normalità”, il protagonista è affascinato dalla morte ma non rinuncia alla vita, preda di laceranti contraddizioni che lo inducono a scindere i sentimenti platonici e intermittenti verso una donna e il desiderio sessuale che gli ispirano da sempre i corpi maschili.
Potente, per quanto mortifero, quest'ultimo, con tutta la forza che deriva dall'autenticità, destabilizzante il primo, carico com'è di sentimenti forse costruiti a tavolino (non è dato sapere fino a che punto) e di una frustrazione che mina alle fondamenta la sua pace mentale:
“...certo, io sono incapace di amare una donna”.
Il tutto è raccontato con frasi involute e un po' verbose che ricordano e probabilmente emulano lo stile di Proust, senza però essere alleggerite dal brio e dallo charme tipici dello scrittore francese, che riusciva ad universalizzare le sue sensazioni e quelle altrui con uno sguardo acuto verso uomini e cose; sguardo che in Mishima, troppo concentrato su se stesso, resta a un livello superficiale.

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Confessioni di una maschera 2017-01-03 15:45:17 Mario Inisi
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Mario Inisi Opinione inserita da Mario Inisi    03 Gennaio, 2017
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L'amore platonico

Ecco perchè il lupo di Cappuccetto Rosso voleva mangiarsi la nonna: ma purtroppo in casa Mishima non è arrivato in tempo, forse sapeva che anche lì avrebbe fatto una brutta fine. Questo romanzo è molto interessante dal punto di vista letterario e soprattutto dal punto di vista umano perchè racconta una realtà così indicibile che l'autore ha dovuto per buona parte della sua vita indossare una maschera. La maschera del titolo è richiamata all'inzio del romanzo dal gusto per il travestimento di Yukio bambino. Però essa ha un valore simbolico di nascondimento dell'identità piuttosto che di desiderio di mutare di identità (in una femminile). L' omosessualità di Yukio è parziale e strana, unita a una vena di sadismo, non sembra una omosessualità effettiva. La confessione contenuta nel romanzo è un grande atto di coraggio: gli potrebbe far perdere il suo solo amico, ma il peso della finzione gli è diventato insostenibile. La vita di Yukio inizia nel peggiore dei modi: sottratto alla madre dalla nonna inferma vive recluso per il timore della nonna che la madre se lo riprenda. Il padre riesce a tenere lontano dalla terribile vecchia gli altri figli ma impiega 9 anni a riprendersi Yukio.
Il carattere di Yukio ne esce minato alla radice: nessuna figura femminile di attaccamento, nessun salutare complesso di Edipo ma allo stesso tempo un certo rancore verso il padre che non si è imposto sulla nonna lasciandolo nelle sue grinfie fino a 9 anni e psicologicamente anche oltre ( se non passava un giorno a settimana in casa della nonna cascava il mondo). Per di più il padre che non si è mai imposto sulla vecchia lo costringe a studiare legge e quanto la materia gli interessi si capisce perfettamente.
Detto questo Yukio-ragazzino si scopre invertito come dice lui ma purtroppo non del tutto: sente attrazione per gli uomini ma si innamora delle donne. Da qui una condizione terribile di non poter unire anima e corpo in un rapporto d'amore di cui avrebbe estremamente bisogno. Bellissimo il suo rapporto d'amore platonico con la sorella del suo più caro amico, Soniko; che però non osa sposare per mancanza di attrazione fisica.
Il romanzo in sè è una richiesta di amore e di accettazione. La conclusione fa sentire anche al lettore quanto Yukio si sia potuto sentire tagliato fuori dal mondo e lontano dall'umanità, condannato a una percezione negativa di sè e a un senso di peccato e di stortura morale incancellabile. Solo il rapporto d'affetto con Soniko ha su di lui un effetto purificante e di sollievo. Ma crede che un simile rapporto non possa esistere o sopravvivere nel mondo degli adulti, ma solo in una strana nicchia residuo dell'infanzia destinata a sparire, la cui esistenza è precaria. Forse la scrittura del romanzo potrebbe contenere il rimpianto di non avere avuto abbastanza fiducia in Soniko e nell'amore. A un certo punto la porta si chiude o così pare per la sua non disponibilità a togliere la maschera.
"Innanzitutto è forse ammissibile un amore che non abbia alcun fondamento nel desiderio dei sensi? Non è questo un assurdo ovvio e lampante? Ma poi mi si affacciò un altro pensiero: ammesso che la passione umana abbia la virtù d'innalzarsi al disopra di ogni assurdo, come si può sostenere che non abbia anche quella d'innalzarsi al disopra dei propri assurdi?"

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Confessioni di una maschera 2016-04-27 14:25:15 kuraishinju
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kuraishinju Opinione inserita da kuraishinju    27 Aprile, 2016
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Una scelta infelice

Quest’opera di Mishima racchiude appieno la mentalita` e la filosofia (ancora in via di sviluppo pero`) dello stesso scrittore. Narrato in prima persona, questo romanzo racconta la crescita psicologica di un ragazzo, dall’eta` infantile fino ai vent’anni circa, focalizzandosi prevalentemente sui dissidi interiori, sulla scoperta` di se`, e sul proprio individualismo. Il protagonista, alter ego dello scrittore stesso, e` un mezzo efficace per sviluppare un’autobiografia romanzata, la quale ci porta efficacemente a riflettere su temi molto importanti nella vita di Mishima, come il culto della bellezza e della morte, la sessualita`, l’eroicita` samuraica e non, e l’attrazione verso il dolore fisico. La trama, infatti, fa solo da sfondo alle riflessioni filosofiche dell’autore, rendendo la lettura scorrevole, intrigante e di facile comprensione.
E` un libro consigliatissimo a chi si affaccia per la prima volta alla letteratura di Mishima, ma anche a chi vuole integrare le proprie conoscenze attraverso un’ottima pseudo-autobiografia poiche` si presenta come una lettura con meno pretese rispetto ad opere piu` mature (ad esempio la tetralogia del mare della fertilita`).
Unica pecca che mi sento di sottolineare e` la traduzione: essendo l’edizione italiana tradotta dall’americano, nel passaggio si e` andato a perdere lo stile abbastanza semplice e conciso che permea l’opera in lingua originale, ma, soprattutto, molte frasi sono state stravolte prendendo un significato diverso da quelle in giapponese. Scelta editoriale molto infelice, a mio parere, e del tutto non necessaria, la quale purtroppo ha influito anche su altre opere dell’autore (La foresta in fiore, Dopo il banchetto, ecc.), privando noi lettori della possibilita` di cogliere appieno il significato che l’autore voleva dare ai suoi romanzi.

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Confessioni di una maschera 2014-06-17 12:11:00 C.U.B.
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C.U.B. Opinione inserita da C.U.B.    17 Giugno, 2014
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Kamen no kokuhako

Lui e' facilmente identificabile con una proiezione di se stesso.
Lui era un bambino diverso dagli altri, immerso nei libri e attratto inesorabilmente da figure maschili. Da odori di uomini, da dettagli di uomini: un'ascella, un costato, spalle forti.
Lui era un adolescente in cui le immagini di bambino si fecero carne, sensualita' , erotismo eppure nessuna donna scatenava la sua sessualita' come per i coetanei.
Gli altri sono uguali a lui, quindi lui e' uguale agli altri. Autoipnosi ama definirla, un'autoipnosi consapevole che spinge l'individuo alla costruzione di una maschera . Uno strato di falsita' che dovrebbe amalgamarlo alla maggioranza , instillando una possibilita' eterosessuale. Eccolo allora cercare labbra e corpi di donne, privo di desiderio nel disperato tentativo di ottenere una libidine affatto estranea alla sua impotenza.

Ambientato per lo piu' a Tokyo nel periodo del secondo conflitto mondiale, si avverte l'incertezza del diritto alla vita dei vivi che popolano una citta' bombardata, nella corsa verso la sopravvivenza ai rifugi antiaerei. Un luogo dove la separazione e' normalita', il rincontrarsi miracolo. E ancora il fluttuare demenziale post-Hiroshima della gente per strada che teme un secondo attacco a Tokyo, in attesa dello scoppio di un'altra atomica. Un indugio che a lungo andare potrebbe farsi pazzia anelando a una guerra finita, persa o vinta che sia.

Fortemente autobiografico, i riferimenti alla fanciullezza di Mishima come al suo periodo universitario sono palesi cosi' come concettualmente sono evidenti affinita' tra il personaggio del romanzo ed il suo autore in carne e ossa. Forse la stessa maschera potrebbe celare i tratti somatici dello scrittore anche dal punto di vista sessuale, chissa' che non sia una confessione molto intima. Del resto spesso si legge della sua promiscuita', sebbene io non abbia mai trovato dichiarazioni esplicite nella saggistica o trovato riscontri certi nelle biografie.

La splendida penna ci offre uno spaccato molto intenso della conflittualita' di un uomo, al di là della parte romanzata io credo sia molto interessante l'aspetto biografico - o potenzialmente biografico - del testo moderatamente impegnativo. Buona lettura.

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Confessioni di una maschera 2014-04-27 19:35:31 Bruno Elpis
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Bruno Elpis Opinione inserita da Bruno Elpis    27 Aprile, 2014
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Una maschera a nudo

“Confessioni di una maschera” è opera pervasa da disperata solitudine e ripercorre l’affiorare e l’affermarsi di una tendenza sessuale vissuta in modo colpevole rispetto alle convenzioni. Yukio Mishima scatta una spietata radiografia, analizza le manifestazioni di un modo di essere e ne scompone la reazione istintiva: la negazione, il camuffamento. Il narratore è Kochan: testo autobiografico? Probabilmente sì…

Infanzia

L’attrazione per l’ambiguità (“Si chiamava Giovanna d’Arco. La storia racconta che andò in guerra indossando abiti maschili…”) pervade ricordi d’infanzia impregnati di aromi (“L’odore di sudaticcio dei soldati – quell’odore simile a una brezza di mare, simile all’aria, avvampante d’oro, che sovrasta la spiaggia…”) e premonizioni intellettuali (“Fino alla fanciullezza le mie idee in merito all’esistenza umana non si sono allontanate una sola volta dalla teoria agostiniana della predestinazione”), si manifesta nei giochi (“La mia passione dei travestimenti si acuì…”) e già si tinge di tonalità sinistre (“D’altro canto, me la godevo a immaginarmi delle situazioni in cui io stesso morivo in battaglia oppure ero trucidato”). Siamo nella prima fase della mascherata: “Quanto il prossimo considerava una posa da parte mia era invece una manifestazione della necessità di affermare la mia natura genuina, mentre era per l’appunto una mascherata quello che il prossimo considerava il mio io genuino”.

Adolescenza

La scoperta di pulsioni sessuali ritenute anomale è motivo di disagio (“Il giocattolo rizzava inoltre la testa verso la morte e le pozze di sangue e le carni nerborute”) ed è stimolata (“Era una riproduzione del San Sebastiano di Guido Reni”) da impulsi soprattutto estetici (“Il corpo del giovane – lo si potrebbe perfino paragonare a quello di Antinoo, il favorito di Adriano…”). Ben presto i sensi sono attratti da Omi, il più virile e rudimentale dei compagni (“la selvaggia malinconia insita nella carne affatto incontaminata dall’intelletto”), preferibilmente durante il gioco e gli esercizi ginnici (“Doveva trattarsi di una vertigine mentale, di un’irrequietezza in cui il mio intimo equilibrio rischiava di essere distrutto dalla vista di ciascun movimento pericoloso di Omi”). L’esperienza (auto)erotica vive episodi inconsueti... come quello con il mare…
Scocca il momento dell’accettazione della mascherata: “Quand’anche dovesse essere una mascherata pura e semplice e niente affatto la mia vita, era venuto ugualmente il momento in cui bisognava ch’io mi mettessi in cammino, che trascinassi avanti i miei torpidi piedi.”

Gioventù

La gioventù è scandita dalla frequentazione di una ragazza, Sonoko. Ma è sempre un’esperienza molto cerebrale (“Non facevo altro che spingermi a deambulare in circoli perpetui d’introspezione”), tormentata (“Quali sentimenti proverei se fossi un altro ragazzo… una persona normale?”) e vissuta nel ripiegamento sulla “brutta abitudine” (“sfavilli di solitudine depravata”). Anche il primo bacio è vissuto in modo innaturale: “L’importante per me stava nel fatto ch’ero diventato un uomo che conosce i baci”.
Kochan rifiuta il matrimonio con Sonoko e comunica la sua decisione per posta, in modo burocratico (“Provai un certo conforto nel vedere la mia infelicità maneggiata in modo così efficiente e sbrigativo”). L’esperienza fallimentare in un bordello è una prova definitiva. Intanto le domande si susseguono come le onde nel mare.
“E’ forse ammissibile un amore che non abbia alcun fondamento nel desiderio dei sensi?”
“Ammesso che la passione umana abbia la virtù d’innalzarsi al di sopra di ogni assurdo, come si può sostenere che non abbia anche quella di innalzarsi al di sopra dei propri assurdi?”
La mascherata diviene coessenziale (“A lungo andare la recita è diventata una parte integrante della mia natura”), cosciente (“Sto diventando una di quelle persone incapaci di credere a nulla che non sia contraffatto”) e tragicamente intrisa del senso della morte (“Era nella morte che avevo scoperto l’autentico scopo della mia vita”) storicamente incombente (“Poteva essere un presentimento della bomba atomica che non doveva tardare a scoppiare?”).

Bruno Elpis

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... Pirandello
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Confessioni di una maschera 2012-12-13 16:26:23 enricocaramuscio
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enricocaramuscio Opinione inserita da enricocaramuscio    13 Dicembre, 2012
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Confessioni lucide e schiette, senza moralismi nè

E' incredibilmente difficile affrontare la vita quando si ha la consapevolezza di essere diversi dagli altri, di avere qualcosa di anormale, qualcosa che agli occhi di una società bigotta e conservatrice non può che apparire raccapricciante. E' dura non poter vivere seguendo i propri istinti e i propri desideri per evitare di essere additati come dei mostri. Ne sa qualcosa il giovane Kochan, che sin da piccolo si rende conto della sua omosessualità e dei problemi che potrebbero venire fuori se qualcuno scoprisse il suo segreto. Già in tenera età trova gusto nell'impersonare personaggi femminili, prova attrazione per le immagini di aitanti cavalieri proposte dai suoi libri illustrati, resta affascinato dai pantaloni attillati di un giovane vuotatore di pozzi neri, si innamora di un compagno di scuola. Entra in un circolo vizioso di autoerotismo da lui definito la sua "brutta abitudine" con cui tenta di sfogare le sue lussuriose e perverse fantasie. Consapevole della stranezza dei suoi istinti arriverà egli stesso ad autodefinirsi un essere mostruoso e si vedrà costretto ad indossare una sorta di maschera e a soffocare il suo modo di essere ostentando una personalità che in realtà non gli appartiene, per dare a chi gli sta intorno una parvenza di normalità. Finirà col mettersi alla prova costringendosi a provare interesse per le donne, accorgendosi ben presto che forse è possibile ingannare gli altri ma proprio non si può raggirare la propria coscienza. Mishima racconta le confessioni del protagonista senza ipocrisie né moralismi, in modo lucido e schietto, sfiorando il cinismo ma al tempo stesso dimostrando grande sensibilitá e una notevole capacità di coinvolgere il lettore e di creare empatia anche per un personaggio particolare come Kochan. La prosa é molto curata, il racconto in prima persona aiuta a capire la psiche del protagonista anche se di contro il suo spiccato egocentrismo finisce col dare poca rilevanza ai personaggi che lo accompagnano e che vengono relegati al ruolo di semplici comparse. Ma forse era proprio questa l'intenzione dell'autore, mettere in evidenza un personaggio che può definirsi un suo alter ego trattando un tema a lui caro come quello dell’omosessualità, senza demonizzarlo né divinizzarlo.

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Confessioni di una maschera 2012-04-01 19:56:38 Romina
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Romina Opinione inserita da Romina    01 Aprile, 2012
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Confessioni ( esasperate) di una maschera

Un romanzo di 219 pagine intrise di personalità, che mi ha lasciato in sospeso fino all'ultima riga.

Non mi aspettavo nulla dalla lettura di questo libro, attendevo solo, con animo neutro, che ciò che leggevo mi pervadesse; sono rimasta letteralmente incantata dal modo di scrivere di questo scrittore, dal suo accento sui dettagli, dai colori (isterici a tratti) con i quali riempie l'anima del romanzo.

La storia è, in effetti, autobiografica: racconta dalla nascita fino all'età giovanile il percorso di un ragazzo che tra esasperazione e inquietudine si trascina fino alla maggiore età considerandosi costantemente un reietto; egli vive nel senso di colpa e nella non accettazione perché omosessuale e perché sadicamente attratto da truculente scene che accendono il suo erotismo. Questo suo modo di essere e di pensare lo porterà ad indossare una maschera per nascondere agli altri la sua non normalità, impedendo quindi al vero se stesso di uscire fuori, relegando ogni azione ad una mera finzione, non riuscendo mai a godere davvero della vita. Nel corso del romanzo toccherà con mano la sua “diversità” invaghendosi di un suo compagno di scuola, invece in età più adulta, grazie all'incontro con una ragazza si convincerà di poter accaparrare quella fetta di normalità da lui tanto agognata, illudendosi di poter amare Sonoko, una ragazza come tante ma per lui meravigliosamente unica, come “unica” è l'emozione che lei suscita in lui, unica ma, non abbastanza eccitante.

Mi ha colpito moltissimo l'andamento del libro che nonostante sia intriso di dettagli esasperati, ti trascina con se senza mai annoiarti, il suo essere così introspettivo ti fa annegare dentro te stesso e se pur cerchi di nuotare per tornare a galla non puoi che lasciarlo fare, annegare insieme a lui nell'abisso tormentato della sua anima è un piacere, vorresti entrare nel libro e gridargli: “mostrati al mondo! Sii te stesso machittelofafare! guarda che la vita è una sola!” ma, ovviamente, non puoi farlo ed allora ti limiti a farti trascinare dalla corrente Mishima...tutto cio' che vive il nostro protagonista è mentale, egli non si azzarderà mai a concretizzare le sue fantasie, non si concederà mai di sciogliere la catena che avvolge le sue mani, non capirà mai di essere un normale essere umano, il giudizio spietato verso se stesso e “la sua brutta abitudine” decideranno sempre per lui.

Mi ha commosso la sua sofferenza, mi ha commosso la solitudine e il giudizio così spietato verso se stesso. Sono stata acciuffata per i capelli dalle parole dure come pietre scritte dall'autore e il mio cuore ha sobbalzato per i colori vividi di questo romanzo che considero un capolavoro.

Nell'utobus che mi portava a scuola incontravo spesso un'anemica signorina. La freddezza del suo contegno destò il mio interesse. Quella signorina guardava sempre fuori dal finestrino con aria apatica, quasi fosse arcistufa di tutto, e mentre stava così assorta, non si poteva non restar colpiti dalla caparbietà ch'esprimevano le labbra leggermente imbronciate. Quando lei non era sull'autobus, mi sembrava che mancasse qualcosa, e senza neanche accorgemene trattenevo il fiato nella speranza di vederla ogni volta che salivo sul veicolo.
Mi chiesi se non potesse trattarsi del cosidetto amore. Non lo sapevo, punto e basta. Non avevo la più pallida idea che esistesse qualche nesso fra l'amore e il desiderio sessuale. Inutile dire che nel corso della mia infatuazione per Omi non mi ero mai sforzato di applicare la parola amore al fascino diabolico ch'egli esercitava su di me. E ancora, proprio nell'istante in cui mi domandavo se la vaga emozione che avvertivo nei confronti della ragazza dell'autobus fosse o non fosse amore, ecco che potevo sentirmi attratto dal giovane e grossolano conducente, con quei capelli troppo lustri per il denso strato di brillantina.
Tanto profonda era la mia ignoranza che mi sfuggiva la contraddizione implicita in questo caso. Non mi accorgevo che nel mio modo di guardare il profilo del giovane conducente era insito qualcosa d'inevitabile, soffocante, penoso, opprimente, mentre era con sguardo alquanto manierato, innaturale e presto stanco che osservavo l'anemica signorina. Fin quando fossi rimasto all'oscuro del divario fra questi due punti di vista, essi avrebbero coabitato dentro di me senza molestarsi a vicenda, senza venire in conflitto.

La corrente Mishima .........direi che quest'uomo la sapeva lunga...

Sayonara

Romina

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