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Easter parade

Letteratura straniera

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Una saga familiare senza concessioni al romanticismo, un limpido ritratto di esistenze borghesi in bilico fra la mediocrità e le aspirazioni. Le protagoniste sono due sorelle, dal carattere diverso - Sarah più solare e convenzionale, Emily più chiusa e indipendente - ma sempre unite da un legame che a tratti si trasforma in rivalità; i loro destini si dipanano per quasi cinquant'anni, sullo sfondo di un'America che man mano perde la sua innocenza gioiosa (quella immortalata in un'istantanea della parata di Pasqua a cui si riferisce il titolo), alla ricerca di una "felicità" difficile tanto da identificare quanto da ottenere.


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Easter parade 2018-01-11 14:05:18 il libraio blu
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il libraio blu Opinione inserita da il libraio blu    11 Gennaio, 2018
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In compagnia di Emily

È forse il miglior romanzo di Richard Yates, scrittore di rara maestria e uomo tormentato (alcolizzato, tabagista, con problemi di depressione). Confessò di essere riuscito a descrivere così bene le sorelle Grimes e il loro mondo perché lui stesso è una delle sorelle, la meravigliosa Emily, uno dei personaggi più riusciti e dolci e disperati che abbia avuto modo di incontrare nel mio cammino di lettore.
È sempre la famiglia il tema trattato da Yates. “Non scrivo altro che della famiglia, non c'è altro di cui scrivere” ebbe modo di puntualizzare. Dell’amara solitudine che regna all’interno di ogni famiglia, verrebbe da dire: luogo di delusioni, sogni infranti, incomprensioni. Il regno dell’infelicità. Date queste premesse può sembrare strano che il romanzo risulti godibile, a tratti addirittura splendido. Per la scrittura fine, calibrata, per le descrizioni impeccabili, e soprattutto per la capacità introspettiva che ti fa amare i personaggi. Lo sai fin dall’incipit che andrà tutto storto, ma non puoi fare a meno di andare avanti nella lettura, partecipare alle vicende, illuderti e sperare. E a volte ti sembra proprio di essere lì, in compagnia di Emily, a bere un mezzo whisky.

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Carver, Fitzgerald, Dubus
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Easter parade 2013-12-01 18:08:28 Mario Inisi
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Mario Inisi Opinione inserita da Mario Inisi    01 Dicembre, 2013
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Pessimismo alla francese

E la sai una cosa buffa? Ho quasi 50 anni e non ho mai capito niente in tutta la mia vita.

Questo libro è una sfilata famigliare, una specie di saga dove ogni personaggio è una barca che sta affondando. Ognuno fa del suo meglio per non guardare l'altro affondare, per non sapere che sta affondando. Ipocrisia? Più che altro consapevolezza intuitiva che non si sfugge al proprio destino (Zola), estremo tentativo di non anticipare la sorte prima che bussi alla porta. E, infatti,bussa. Prima per il padre, solo e affezionato alla famiglia ma da lontano; poi per la madre che finisce nell'ospedale pubblico dove le figlie non la vanno mai a trovare. La donna viene trovata nuda nella sporcizia, lei che ci teneva così tanto alla finezza. Infine c'è la lenta morte di Sara, morte prima intellettuale con la rinuncia alle ali della scrittura, poi morale e fisica con il velo che cade dal quadretto famigliare idilliaco, la scoperta che il marito alza le mani e che Sara è affetta da alcolismo cronico e da conseguente cirrosi. Tutti bevono troppo in questa storia e l'alcol è il palliativo più efficace, la medicina magica che permette ai protagonisti di non guardare in faccia le cose. Questa storia è all'insegna del senso di colpa che ognuno sente quando incontra i famigliari, per cui cerca di vederli e sentirli il meno possibile, addirittura di non pensare a loro. Terribile l'ultima richiesta di aiuto di Sara che sa che non c'è aiuto per lei in quella famiglia.
Ma anche Emily segue Sara a ruota: il precipitare verso la solitudine, la perdita del lavoro (che aveva rifiutato di trovare alla sorella nell'unico attimo in cui poteva essere possibile farlo), la perdita di ogni relazione sentimentale e sociale segnano le ultime pagine del libro. Il libro termina con il weekend di Emily dal nipote preferito, weekend che sa troppo di elemosina e di carità cristiana, che ricorda le telefonate e le richieste d'aiuto di Sara. Il libro termina con il comportamento sgradevolmente fuori le righe della zia Emmy. Raggiunta la consapevolezza dell'inevitabile incontro con il destino, è disposta a chiamare le cose con il loro nome, a guardare la verità in faccia. Tra queste verità, c'è anche probabilmente la consapevolezza che il sacerdote Peter, il nipote intelligente, brillante, dalla casa ordinata, non potrà tenere il disordine fuori dalla sua vita per sempre.
Interessante il ruolo della scrittura per Yates: l'affondamento è preceduto dal non riuscire più a scrivere. La scrittura sembra essere la piccola stanza di frontiera, al confine tra la salute e la malattia mentale, l'ultimo baluardo a difesa dell'integrità psichica e morale della persona. L'ultima difesa offerta dall'immaginazione quando tutte le altre difese, amicizie, persone, amori sono lontani all'orizzonte.

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Zola
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Easter parade 2013-04-01 08:15:14 Cristina72
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Cristina72 Opinione inserita da Cristina72    01 Aprile, 2013
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La Parata di Pasqua

Perché Yates non sembra provare un minimo di pietà per i suoi personaggi?
E' probabile che non ne avesse neanche per se stesso, perpetuamente assetato di alcol, sistematicamente preso a pugni da una vita difficile, fondamentalmente solo.
C'è molto di lui in una delle due sorelle protagoniste del romanzo, mentre Pookie, la loro scomoda madre, ricorda in modo imbarazzante la sua.
The Easter Parade, tradizionale Parata di Pasqua newyorkese, resterà il punto più alto dell'esistenza di Sarah e Tony, giovane coppia che verrà immortalata alla sfilata in una foto del New York Times. L'immagine di perfetta felicità, incorniciata e appesa al muro per anni, somiglierà sempre meno ad una realtà fatta di violenza, umiliazioni e fallimenti - ammesso che abbia mai rappresentato qualcosa di vero.
Sarah, cocca di papà da bambina, poi madre e moglie “felice”, nasconderà sempre dietro un sorriso fatuo e cristallizzato l'inferno domestico che finirà per distruggerla: “E' un matrimonio. Se vuoi restare sposata, impara a sopportare le cose”.
Emily, la sorellina un po' inadeguata, la “povera” Emily, passerà da un uomo all'altro nel suo incolmabile bisogno d'amore, ostentando una sicurezza e un'indipendenza che non ha. Nessuna delle sue relazioni si rivelerà quella giusta: fin dall'inizio, in ognuna di esse si intravede l'inesorabile fine, il vizio di forma con cui prima o poi occorrerà fare i conti.
E i conti non torneranno mai per le sorelle Grimes, zavorrate fin dall'infanzia da una madre ottusa e volgare, rivali nel contendersi l'affetto del padre - altro formidabile perdente.
Chiave di volta del romanzo è la sostanziale incomunicabilità tra i personaggi, chiusi nel loro egoismo, aggrappati a brandelli di felicità, gelosi persino delle loro stesse sofferenze.
Ancora una volta Yates sa dove colpire per fare più male possibile: il sapore aspro della sconfitta si avverte in ogni frase, in ogni singolo aggettivo, buttato là come per caso a smascherare spietatamente ogni illusione.

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Le altre opere di Yates.
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Easter parade 2013-03-30 20:07:15 JUNE
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JUNE Opinione inserita da JUNE    30 Marzo, 2013
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..DAI GROSSI POLSI PENDEVANO PEZZI DI CARNE CRUDA.

il perché e il come si venga affascinati da un libro piuttosto che da un altro rimarrà sempre un mistero,come tra gli esseri umani. Certe storie alla fine non sono nulla di nuovo eppure,si sa,dipende tutto dalla sorgente che le fa trapelare,trasudare,trasalire e quindi “tra..” le pagine che si avvicinavano alla conclusione di questa storia facevo una pausa per non divorarlo subito. Ci sono autori che si vorrebbero accantonare ma non per una questione di noia o difficoltà ma per non doverli accomiatare cosi rapidamente
Easter Parade è scritto da uno di loro,tale Richard Yates e quel che racconta non è solo la storia di due sorelle,della loro famiglia e del loro percorso vestito del realismo Americano,è un magma caldo,vischioso che si muove sotto pelle,denso e che bisbiglia al sangue per fare breccia nello stomaco e poi salire ai bulbi oculari e scioglierli afferrando nuovi lucidi contorni.
I suoi personaggi,come in Revolutionary Road,sono personaggi che covano,il loro magma memorizza,scandisce,conserva senza ricordare il ricordabile e quello che non sanno di aver riposto lo senti ciondolare fra la possibilità di diventare elio per palloncini o un braccio pieno di accidia che farà piazza pulita della tavola ben apparecchiata.
Sarah ed Emily,due sorelle un passato comune ed un evolversi di due personalità fragili in maniera non subito parallela ma speculare.Forse Emily é davvero il personaggio chiave con il rifiuto della cecità che rende unico e speciale Yates,a costo di far male,io ho adorato Emily è lei che mi attrae,che mi commuove e lei che rinnega il vuoto,la superficialità,la solitudine fuggendo al prezzo di un profondo senso di inettitudine e del riciclo di altrettanto isolamento,ed è ancora lei che guarda i volti,i gesti scovando le smorfie distratte ma più rilevatrici del nulla che è dietro all’angolo.Eppure in tutto questo non trova soluzione,approdo o quiete,sarà poi lo stesso barlume di gettare l’ancora nel porto della serenità che darà ancora più dolore nel fallimento.
Sarah invece è la rappresentazione della vacuità,della middle class e della sua facciata dormiente,sembra a tratti,la salvezza per una buona serena esistenza con la partecipazione ai valori che inavvertitamente nel tempo si impongono nella società a costo di perdere la vera essenza della felicità.
Diciamo che non è un libro ovviamente da happy ending ma non si avverte mai la pesantezza del buio,della nullità,questo malessere cosciente e incosciente è composto di frammenti che volteggiano ,come parti di un soffione,nell’alito della commozione concedendoti la verità di desiderare il sole sapendo perfettamente che non potrai mai sentirne il calore mentre sorseggi un milkshake in questa Pasqua piovosa.


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Revolutionary Road
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Easter parade 2012-05-21 16:31:50 gracy
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gracy Opinione inserita da gracy    21 Mag, 2012
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Tra panico e disperazione l'urlo dell'illusione.

Finora di Yates avevo letto solo "Revolutionary Road", un libro struggente senza possibilità di redenzione, sapevo che leggendo quest'altro avrei di nuovo sofferto.
Ebbene si, la sofferenza parte sin dall'inizio:
"Né l'una né l'alta delle sorelle Grimes avrebbe avuto una vita felice, e a ripensarci si aveva sempre l'impressione che i guai fossero cominciati con il divorzio dei loro genitori."
Un padre Walter Grimes, una madre Pookie e due figlie Sarah e Emily, si potrebbe pensare ai soliti personaggi diversi tra loro alla ricerca della felicità. Invece no, piuttosto uno scorrere di vite separate e vissute senza slancio, incapaci di cogliere al volo una qualunque occasione che possa somigliare alla famosa felicità di cui tutti siamo alla ricerca, facendo predominare disperatamente l'insicurezza e non si può non amare il vuoto che si crea attorno quando la narrazione sublime incontra la tristezza, tra fiumi di alcool e cenere di sigarette spente.

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