Narrativa straniera Romanzi L'analfabeta che sapeva contare
 

L'analfabeta che sapeva contare L'analfabeta che sapeva contare

L'analfabeta che sapeva contare

Letteratura straniera

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Tutto è iniziato un giorno nel 1961 con la nascita di una ragazza di nome Nombeko in una baracca a Soweto. Una persona capace di lasciare il ghetto, lavorare come donna delle pulizie e, imprevedibilmente, diventare il consigliere n. 1 del capo di uno dei progetti più segreti del mondo, legato agli armamenti nucleari. A causa di alcuni missili sudafricani, Nombeko finisce per emigrare dall'altra parte del mondo, il più a nord possibile, ed è così che l'anti-nucleare Svezia si trasforma in una vera e propria centrale nucleare. Il tutto grazie a Nombeko - l'analfabeta che sapeva contare - e ad altri eccentrici personaggi.

Recensione della Redazione QLibri

 
L'analfabeta che sapeva contare 2013-12-28 08:30:59 silvia t
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silvia t Opinione inserita da silvia t    28 Dicembre, 2013
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L'analfabeta che sapeva contare

Avvicinandosi a questo libro ci si avvicina alla follia, all'irrealtà e al divertimento più puro.
Fin dalle prime pagine si respira un'aria strana, ci si rende conto che ad essere raccontato è qualcosa che trascende la realtà e che si pone in quella dimensione in cui stazionano i cartoni animati, dove ogni legge della fisica è dimenticata e dove i personaggi sono al limite dell'umano, in cui le caratteristiche peculiari di ognuno sono portate all'estremo creando delle situazioni esilaranti.
Jonasson riesce a scrivere un romanzo nel vero senso della parola, poiché non è presente solo l'intricatissima trama all'interno dello spesso volume, ma è raccontata la storia di almeno due paesi, il Sudafrica e la Svezia con alcuni accenni ala Cina e ad Israele.
Già da questi pochi elementi si può intuire quanto sia necessario sospendere l'incredulità, se poi si aggiunge che la protagonista, una analfabeta nera si troverà su un camion di patate con il re e il primo ministro di Svezia in compagnia di una bomba atomica e due fratelli gemelli, allora si capisce che il rischi di creare un disastro letterario è più concreto, troppi elementi, troppa carne al fuoco, troppa fantasia; ma il miracolo, invece si compie e pagina dopo pagina si delineano dei personaggi che nella loro estrema unicità riescono a risultate veritieri se posti in quella particolare dimensione e i rapporti tra essi divengo fluidi, così come i dialoghi raffinati e veloci che regalano un ritmo serrato. I personaggi minori sono comunque ben tratteggiati, i Mossad, il presidente della Cina, sono descritti con una lievità che non possono non suscitare l'interesse e l'empatia nonostante tutto.
Quindi il lettore fa un lungo viaggio che lo porterà a conoscere il Sudafrica dell'apartheid e la Svezia in un arco di tempo che compre cento anni e più.
La carta vincente di questo romanzo oltre alla trama che non può non coinvolgere è l'ironia con cui l'autore riesce a infarcire ogni singola parola, ogni dialogo e attraverso questa leggerezza racconta i drammi che hanno attanagliato il mondo, esprime le sue opinioni nascondendole tra gli spazi bianchi delle righe.
Una lettura piacevole, che non vuole innalzarsi un livello superiore di ciò che si prefigge, insegnare qualcosa intrattenendo e divertendo.
Consigliato per trascorrere qualche giorno divertendosi.

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L'analfabeta che sapeva contare 2015-10-20 14:13:28 FrancoAntonio
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FrancoAntonio Opinione inserita da FrancoAntonio    20 Ottobre, 2015
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L’analfabeta sa contare ma i numeri non tornano

Una precisa regola matematica ci insegna che invertendo l’ordine dei fattori il risultato non cambia. Nella fattispecie anche sostituendo un centenario svedese decisamente eccentrico con una ragazzina sudafricana di colore con un cervello matematico ed un acume adamantino il risultato resta immutato: cioè deludente.
La protagonista di questo secondo romanzo di Jonas Jonassonn è Nombeko Mayeki, una quattordicenne sudafricana nata nel quartiere ghetto di Sowetho degli anni sessanta, durante l’apartheid. Si troverà coinvolta, suo malgrado, in una serie di avventure al limite dell’incredibile (ma al limite esterno, credetemi) prima nella baraccopoli; poi, in un segretissimo centro di ricerca atomica, segregata lì per risarcire (lei!) all’ingegnere alcolista che l’ha travolta con l’auto, il grave danno strutturale (all’auto!); in seguito in Svezia, custode per vent’anni di una bomba atomica che non avrebbe neppure dovuto esistere, infine in un camion con il primo ministro, il re di Svezia, due gemelli omonimi, ma specularmente opposti anche come capacità raziocinante, e la suddetta bomba. Il tutto alla ricerca dell’ironia perduta.
Dopo la sorpresa dolce-amara provata nella lettura de "il Centenario che saltò dalla finestra e scomparve" mi ero ripromesso di non avvicinarmi più a Jonasson ed alla sua narrativa se non accompagnato da medici specialisti in neurodeliri: l’autore è troppo fuori di testa per appassionarmi. E dico questo nonostante il primo libro non mi fosse dispiaciuto totalmente, perché alcuni passaggi sono davvero esilaranti.
Tuttavia… tuttavia una amica, non so se per farmi un piacere o per una garbata provocazione, mi ha regalato, a Natale scorso, proprio questo secondo romanzo. L’ho schiaffato in libreria e non ho osato toccarlo per nove mesi.
Poi, però, in un momento in cui avevo penuria di alternative, non ho potuto ignorarlo ulteriormente. Del resto io rispetto i libri ed il generale principio in base al quale, se tu ce li hai, allora vanno letti, comunque e quantunque.
Così mi sono fatto coraggio e l’ho preso in mano. Debbo dire che sono rimasto effettivamente sorpreso, ma da una cosa sola: non credevo che si potessero superare i confini già raggiunti dalla prima opera. E invece…
Invece, leggendolo mi è venuta alla mente una lunghissima teoria di aggettivi per descriverlo: sconclusionato, strambo, scombinato, illogico, incoerente, irrazionale, irriverente, assurdo, inconsistente, a tratti pazzesco, sempre paradossale. Tuttavia questi aggettivi sarebbero poca cosa, infatti esistono molti libri di tal natura che sono assolutamente godibili e il tempo passato a leggerli è tempo ben speso. Ripeto queste caratteristiche potrebbero non essere un gran male se non fosse per l’ultima che descrive il peggior peccato mortale di un libro: noioso, noioso allo stadio terminale. Perché nonostante le trovate bislacche (ecco un altro aggettivo che ben lo descrive) di cui infarcisce ogni pagina della sua storia, Jonasson non cattura l’attenzione del lettore. Un po’ come accade per certi prestigiatori, magari bravissimi, ma di cui conosci già tutti i trucchi utilizzati. Così, come con loro, ormai anche con Jonasson ti aspetti l’uscita stravagante e magari la anticipi pure con l’immaginazione. Quindi, non riesci più a sorprenderti, e la sorpresa sarebbe l’unico atout del romanzo; ti irriti solo.
Di tutto il volume ho apprezzato (ma solo un pochino) il finale, ma è stato un fatto meramente contingente: consapevole che il libro stava per finire mi sono tranquillizzato al pensiero che il prestigiatore Jonasson non poteva tirar più fuori dal cappello a cilindro altri conigli blu a tre teste e, quindi, che il filo narrativo sarebbe proseguito in modo un po’ più logico verso l’epilogo, scontato, che si poteva già prevedere dalle prime pagine.
Del primo libro avevo detto che era stato come dipingere i baffi alla Gioconda. Proseguendo nella metafora ora di questo dovrei dire che, ormai, del quadro di Leonardo non è rimasto che il paesaggio sullo sfondo: ormai la povera Monna Lisa è totalmente sommersa da scarabocchi irriverenti.
Ed il paesaggio, ovvero lo sfondo storico in cui si agitano scompostamente i protagonisti, è l’unica cosa abbastanza coerente. Infatti di una sola cosa debbo dare atto all’autore: l’inquadramento è stato accurato e formalmente corretto, togliendo Nombeko, i due gemelli Holger e tutti gli altri personaggi di contorno, i fatti storici sono piuttosto precisi, ivi compresa la storia delle bombe di Johannesburg, ma questo non aggiunge nulla al contenuto. Il libro non può essere considerato un pamphlet né un resoconto storico degli anni dal 1960 al 2009. Gli agganci alla cronaca di quegli anni sono solo un orpello che nulla aggiunge al racconto se non il tentativo di fare uno sberleffo alla storia.
Ora mi resta solo un cruccio: chi lo va a dire alla mia amica che non intendo più accostarmi allo scrittore svedese?

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Onestamente non mi sento di consigliarlo neppure a chi ha apprezzato incondizionatamente "Il Centenario che saltò dalla finestra e scomparve"
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L'analfabeta che sapeva contare 2015-03-07 13:43:30 Sordelli
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Sordelli Opinione inserita da Sordelli    07 Marzo, 2015
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Fuori di testa

Per quanto mi riguarda, Jonas Jonasson vince il premio "Fuori di melone 2015"!
Ok, esordire così è un po' buffo, ma mi sembrava davvero calzante! Questo libro mi è stato regalato da una cara amica: consapevole del fatto che non fosse il mio genere, è stata spinta a regalarmelo dal fatto che fosse così straordinariamente fuori dall'ordinario; e l'ho davvero adorato!
La vicenda è spalmata su un arco temporale di circa 40 anni o poco più, in cui l'autore riesce a dare piccole nozioni politiche, economiche e socio-culturali a livello...mondiale. Questo da al lettore un quadro generale degli avvenimenti di quasi mezzo secolo. Un'impresa tutt'altro che semplice, ma assolutamente ben riuscita!
Vi troverete catapultati nel Sudafrica dell'apartheid. E poi nel periodo della guerra fredda e delle tensioni mondiali che ne scaturirono; Jonasson poi scomoda il Mossad, la Cina, la Svezia e probabilmente un'altra decina di stati che al momento mi sfuggono.
All'inizio la storia si sdoppia: da un lato viene raccontata l'infanzia e l'adolescenza di un'analfabeta di Soweto (che tanto analfabeta poi non è!), mentre dall'altro lato le peripezie di uno svedese convinto sostenitore della monarchia vi faranno strabuzzare gli occhi per l'assurdità. Come il futuro di questi due individui, o dei discendenti, andranno misteriosamente ad incrociarsi, sta a voi scoprirlo.
Devo ammettere di aver letto molto volentieri questo romanzo così particolare e frizzante: lo stile di Jonasson è coinvolgente e scorrevole e nonostante le assurdità che si srotoleranno sotto ai vostri occhi increduli, la lettura non risulta mai noiosa o difficoltosa. Il romanzo non risulta "pesante" o noioso nemmeno quando l'autore decide di dare al lettore un'infarinatura della situazione politico-economica di un certo Paese in un determinato momento; anzi, devo dire che Jonasson ha la straordinaria capacità di instillare nel lettore una voglia quasi irrefrenabile e incontrollabile di approfondire le vicende storico-culturali riguardanti questo o quel Paese. A tal proposito, ho avuto l'impressione che questo romanzo sia una lettura estremamente indicata per studenti delle scuole superiori, in quanto potrebbe destare una sana curiosità ed una voglia di approfondire determinate dinamiche che hanno influenzato il mondo in cui viviamo oggi.
A livello di contenuto, non so bene cosa l'autore volesse comunicare: a tratti, il romanzo sembra esser stato scritto giusto perchè la storia era scorrevole e interessante; in altri momenti però, mi sono resa conto di come l'autore metta davanti al lettore concetti quasi infantili per la loro semplicità, ma che spiazzano ed invitano alla riflessione il lettore stesso.
Come ho già detto pocanzi, questo libro risulta estremamente piacevole da leggere sia per come è scritto (benissimo!!) sia per l'assurdità della vicenda. Penso sia adatto a chiunque abbia voglia di cimentarsi in una lettura leggera ma non per questo sciocca! Inoltre, vi consiglio di dimenticare quale sia il vostro genere preferito: credo che in ogni caso lo adorerete...come ho fatto io!!!

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L'analfabeta che sapeva contare 2014-08-19 07:59:48 Belmi
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Belmi Opinione inserita da Belmi    19 Agosto, 2014
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Io e Jonasson abbiamo chiuso

Dopo aver letto "Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve", ero incuriosita di leggere il nuovo romanzo di Jonasson.

Il primo romanzo era folle, ironico, divertente e scritto veramente bene. Con tutte queste premesse apro ed inizio a leggere "L'analfabeta che sapeva contare".

Ovviamente Jonasson non è che con il secondo libro ha iniziato a scrivere male, anzi, lui sa scrivere sempre meglio però sono stufa delle sue trame. Con il primo romanzo si era raggiunto la follia, ma con questo si superano i limiti. Va bene essere originali, ma qui si va sempre più sul surreale e deve dire che incomincia a stufarmi.

Quindi ho deciso che non leggerò altro di questo autore, ovviamente se dovesse cambiare tematiche potrei ripensarci ma ora come ora posso solo dire bye bye Jonasson.

Per chi cercasse qualcosa di folle, surreale ma ironico..auguro buona lettura!!

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L'analfabeta che sapeva contare 2014-04-26 18:26:55 Tanu
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Tanu Opinione inserita da Tanu    26 Aprile, 2014
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Formula vincente?

Jonasson arrivava da un'opera che aveva conquistato il mondo, ovvero "Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve" e confermarsi non era semplice. L'autore insiste sul filone "Forrest Gump" con cui l'autore racconta la storia del mondo (o una parte) attraverso personaggi semplici ed improbabili che con disavventure pazzesche e intrise di ironia e comicità, incontrano alcuni dei principali protagonisti della storia recente. Ho trovato questo libro leggermente inferiore al primo che era di una comicità davvero irresistibile anche se questo ha delle gag davvero notevoli, specie quelle che coinvolgono il Re di Svezia. Jonasson è molto bravo ma spero che cambi un po' registro col prossimo libro, se mai ne scriverà un altro, perché non vorrei che diventasse ripetitivo e di conseguenza rovinasse quanto di buono si è letto in queste due opere.

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precedente Jonasson, Aarto Paasillina
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L'analfabeta che sapeva contare 2013-12-29 07:41:11 AndCor
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AndCor Opinione inserita da AndCor    29 Dicembre, 2013
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Una sola probabilità su 45666212810, eppure...

Nombeko Mayeki è una giovane sudafricana che a soli 14 anni viene nominata responsabile della gestione per lo svuotamento latrine del settore B di Soweto, Johannesburg. È analfabeta, ma questo lavoro lo ha ottenuto grazie al suo precocissimo talento per le operazioni matematiche e le funzioni.
Ben presto, però, la ragazza mostra il suo carattere focoso e determinato e viene licenziata. Così decide di andare a Johannesburg per poter realizzare il suo sogno di vivere nella biblioteca della città, ma non ha nemmeno il tempo di arrivare che viene investita da Westhuizen, un ingegnere nucleare con il vizietto del gomito alto.
Oltre al danno, la beffa: il tribunale civile che esamina la causa condanna Nombeko a lavorare per l'ingegnere per sette anni come risarcimento dei danni all'auto.
Intanto, a 9000 Km di distanza, nella città svedese di Södertalije, i coniugi Ingmar - impiegato postale - ed Henrietta - abile sarta - diventano genitori di due gemelli.
Peccato che Ingmar decida di registrare la nascita un solo Holger - così si chiamano entrambi i figli - e manda a scuola alternativamente i due figli così da poter dare loro una doppia istruzione: la cultura scolastica da un lato, le sue idee repubblicane ed antimonarchiche dall'altro. Holger 1, il più inetto, diventerà facinoroso quanto il padre; Holger 2, il più saggio, diventerà uno svedese ben più pacato e riflessivo.

Ho una domanda per voi che mi state leggendo: quante sono le probabilità che, a distanza di anni, i due Holger e Nombeko si incontrino in Svezia insieme al re ed al primo ministro svedesi all'interno di un camion adibito al trasporto di patate?
Non temete, la stessa ragazza sudafricana ha fatto il calcolo per voi: una probabilità su 45666212810 (quarantacinquemiliardiseicentosessantaseimilioniduecentododicimilaottocentodieci, per i numismatici e per gli amanti degli assegni a 12 - dodici - cifre). Con la calcolatrice scientifica, viene 2,18*10^-11, ma adesso basta con la matematica che ho le reminiscenze dei votacci liceali.
Ebbene... Dovete credermi se vi dico che quella minuscola possibilità diventerà realtà!

... Ora sicuramente mi starete maledicendo perché penserete che vi abbia svelato buona parte della trama, ma sforzatevi di credermi un'altra volta se vi dico che ciò che avete letto sinora è solo la minuscola parte di un intreccio talmente lungo che i Bignami perderebbero tutta la loro credibilità se tentassero di riassumerlo.
Perché bisognerebbe raccontarvi del laureato ingegner Westhuizen che non riesce nemmeno a fare un'addizione e di Nombeko che gli spiega le relazioni dei suoi assistenti, della stupidità di Holger 1 e dell'acume di Holger 2, dello spassionato odio che lega Celestine alle forze dell'ordine sin dall'infanzia, dei due agenti del Mossad israeliano e della loro missione da compiere, delle tre ragazze cinesi tanto versatili quanto poco perspicaci, del diplomatico cinese che salverà il mondo dopo essere diventato Presidente della Cina, del folle ceramista americano con la paranoia per i servizi segreti statunitensi, dei rapitori che bevono spensieratamente alcolici insieme ai loro ostaggi, della nonna di origini nobili e del suo buonissimo cicchetto, del primo ministro svedese irascibile, del re svedese che tira il collo ai polli, della bomba atomica mai dichiarata e del suo viaggio da Johannesburg alla Cina passando per la Svezia, ma sono sicuro che preferirete scoprire tutto leggendo il romanzo.

In una narrazione prevalentemente diacronica e caratterizzata da frequenti flashback, l'autore è bravissimo nello sviluppare una trama che sarebbe riduttivo definire 'grottesca' mentre nel mondo si susseguono anche le più importanti vicende dello scorso secolo: il crollo del comunismo sovietico da Brežnev a Gorba?ëv, la modernizzazione cinese post-maoista con Deng Xiaoping e la fine dell'apartheid sudafricana grazie alla lotta di Nelson Mandela. Il tutto sperando che quella bomba atomica ufficialmente mai esistita continui a rimanere nel suo silenzio e non decida tutto d'un tratto di svegliarsi.
Si tratta di un romanzo geniale, dallo stile piccato e dal registro davvero variegato, nel quale Jonasson ha dimostrato come sia possibile raccontare fatti assurdi con bravura ed ingegno, riuscendo ad integrare anche eventi storici di rilievo senza snaturarli e senza che gli amanti della verosimiliglianza gridino allo scandalo.

Un libro leggero e frizzantino, adatto per chi vuole sorridere, ma non disdegna il porgersi delle domande sul mondo di ieri e di oggi.
Lo consiglio a tutti, e, visto il periodo, può essere anche un'ottima idea regalo per i vostri cari.

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